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Giuseppe Braico

Season Team

  • AIAC_371 - Metaponto - 2004
    Nella necropoli urbana l'intervento ha riguardato un tratto che occupa la piana alluvionale del fiume Basento, sul lato meridionale della città. Il numero delle presenze nei lotti sepolcrali può variare a seconda della composizione dei singoli nuclei familiari e della loro durata nel tempo. Al momento l'occupazione della necropoli non sembra superare i primi decenni del III secolo a.C., in perfetta sincronia con la profonda contrazione economica e con il forte calo demografico che interessa tutta la città. Da segnalare un corredo femminile, forse pertinente ad una madre defunta e seppellita con i figli neonati, entro sarcofago di calcare riferibile alla fine del VII secolo a.C. e inizi del secolo successivo, tra i più antichi trovati a Metaponto. Tra i materiali si distinguono pissidi con il motivo dei cerchi concentrici, phialai mesonphaliche in bronzo, kotylai, oinochoai, aryballoi corinzi e laconici, un balsamario plastico, configurato a testa elmata di tradizione insulare, un louterion con anse a rocchetto o configurate a protome umana, ed un alabastron in bucchero grigio eolico. La maggior parte di questi contenitori è di produzione locale. Il suo rinvenimento lungo un asse viario di accesso alla città, all'interno di un nucleo sepolcrale frequentato anche nel periodo successivo, prova l'avvenuta organizzazione dello spazio extraurbano tra la fine del VII secolo a.C. e gli inizi del successivo. La continuità di occupazione è documentata dalla deposizione poco più tarda di una seconda tomba, il cui corredo propone oinochoai e hydriai di probabile importazione o tradizione ionico-insulare e una kylix del tipo Siana. Il corredo di un'altra tomba, invece, con l'hydria a figure rosse vicina alle opere dell'officina del pittore di Pisticci, conferma l'uso prolungato di questo settore nel V secolo a.C., a fronte di una diffusa carenza di queste testimonianze nel resto della necropoli urbana. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_512 - Casa Ricotta - 2004
    A Casa Ricotta l'attenzione degli operatori è stata richiamata dall'emergere sul terreno, subito dopo le arature profonde, di una forte concentrazione di piccoli ciottoli fluviali e frammenti ceramici, sicuramente fluitati. A lato del grande canale di bonifica del Consorzio, realizzato intorno agli anni '50 per raccogliere le acque meteoriche provenienti dai primi rilievi collinari e per canalizzare le quelle della falda superficiale, sono state riconosciute le strutture di due ambienti a pianta quadrangolare. L'edificio è stato nettamente tagliato, per tutta la sua lunghezza, dallo scavo del canale moderno. Il lento, progressivo dilavamento del terreno e la vegetazione spontanea hanno obliterato successivamente ogni traccia. La tecnica costruttiva impiega laterizi, blocchi regolari, frammenti di pietra calcarea, ciottoli e malta. Tra i materiali è stato anche reimpiegato un capitello dorico tardoarcaico, proveniente di sicuro dal saccheggio di un edificio sacro del santuario urbano. La struttura sembra databile ad una fase altomedievale, sulla base dei pochi materiali ceramici recuperati nell'area circostante. Da questo intervento sembra che l'area marginata ad Ovest dai primi rilievi collinari ed a Nord dalla città antica costituisca una forte centralità topografica. Qui scorre il fiume Basento e qui convergono naturalmente le acque meteoriche e quelle di falda. Anche gli antichi canali di drenaggio della città riversano qui le loro acque. L'attuale piano regolare è il risultato di una sedimentazione plurisecolare determinata dalle esondazioni fluviali e dalle ripetute alluvioni. Queste ultime hanno modificato l'aspetto dei luoghi trascinando dalle aree interne e dai terrazzi sabbie, limi ed argille. Sotto la spessa coltre superficiale sembra esistere una documentazione archeologica ancora del tutto sconosciuta. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_521 - Torre di Mare - 2003
    Lo scavo nella proprietà di Cosimo Andrisani, ha riguardato un nuovo settore della necropoli urbana meridionale. Al momento sono state individuate oltre 90 sepolture, organizzate lungo un asse Est-Ovest corrispondente ad un'importante arteria stradale extraurbana. Le tombe sono aggregate per nuclei familiari, all'interno dei quali l'architettura funeraria è omogenea. Le tombe più antiche sono a fossa semplice o a sarcofago, ricavato da un unico blocco di calcare. Nei livelli più superficiali le deposizioni sono "a cappuccina" o con una semplice tegola di copertura. Si segnala una tomba a doppia deposizione, del tipo a semicamera con grosse lastre squadrate di calcare, rivestita con intonaco decorato da un fregio di fiori di melograno. Il corredo più antico (seconda metà del V secolo a.C.) è composto da lekythoi figurate di produzione locale e altri vasi connessi al rituale funebre, quattro strigili in bronzo, una lira, punte di lance e di giavellotto, lo stilo con il coltello-rasoio, due cinturoni in bronzo e un considerevole numero di barrette in piombo, forse pesi per rete da combattimento. Si tratta di strumenti poco utilizzati in ambiente coloniale, e forse appartenenti ad un guerriero osco-sannita (retiarius?) estraneo alla comunità greca. Da un'altra tomba appartenente ad una giovane donna di circa 18 anni proviene il coperchio di una pisside in marmo decorato con un gruppo plastico raffigurante Europa sul Toro. Il mito ha una chiara allusione alle nozze. Da un'altra tomba ancora provengono vasi d'importazione corinzia in associazione (per la prima volta) con pissidi cilindriche decorate a cerchi concentrici di produzione locale e rinvenute in prevalenza nei depositi votivi santuariali. Si tratta delle testimonianze funerarie più antiche sul lato meridionale della città. Questa scoperta conferma il processo di organizzazione della città e del territorio avviato e completato già nei primi decenni del VI secolo a.C. (Maria Luisa Nava)