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AIAC_3786 - Grotta Mario Bernardini - 2015
Tra il 13 settembre e il 4 ottobre 2015 si è svolta la prima campagna di ricerche archeologiche nel deposito del Paleolitico medio/superiore di Grotta M. Bernardini, all'interno del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano - Nardò (LE). Le ricerche sono state condotte su concessione ministeriale in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.
Gli obiettivi perseguiti in questa prima campagna sono stati la pulizia dell'area antistante l'ingresso della grotta e la pulizia della sezione esposta al termine delle campagne di scavo dirette dal Prof. Borzatti all'inizio degli anni settanta del secolo scorso. Il fine era documentare in dettaglio sia le modalità di intervento della precedente equipe di scavo che le trasformazioni verificatesi nei decenni intercorsi tra i due progetti di ricerca. In questi decenni la pineta piantata negli anni 50' del secolo scorso ha mutato notevolmente il paesaggio del parco. Anche il pianoro adiacente la parete calcarea nella quale si apre M. Bernardini, che si è in buona parte formato per accumulo dei sedimenti asportati dalla grotta durante le campagne di scavo condotte da Borzatti, è ora occupato da alberi di pino.
Le prime attività di pulizia dell'area sono state supportate dal personale dell'A.R.I.F. (Agenzia Regionale Attività Irrigue e Forestali) che opera all'interno del Parco. Sono stati così rimossi alcuni arbusti e tagliati i rami più bassi dei pini prossimi all'imbocco della cavità. Le operazione sono poi continuate rimuovendo il cumulo di pietrame strutturato in piccola specchia sperimentale e lo strato di terreno recente attuale misto ad aghi di pino. I sedimenti messi in luce sono costituiti da un terreno scuro che è stato denominato US1 e da sedimento rosso-arancio, esito delle attività di vagliatura delle precedenti campagne di scavo e concentrato nelle parti perimetrali del pianoro.
É stata impostata la quadrettatura di scavo nella porzione prospiciente e intersecante la vecchia sezione di scavo includendo punti di allineamento sull'intera area. Si è quindi proceduto alla rimozione del pietrame della “specchia”, quasi interamente inclusa nell'area della quadrettatura, al suo interno sono stati ritrovati lattine di bibite e oggetti in plastica. La base della struttura taglia US1 e scopre un'esigua porzione di sedimento rosato mentre poggia direttamente sui cumuli di rimaneggiato nella partecipazione ovest.
L'asportazione di US1 è stata eseguita in due tagli, contiene sporadici materiali ceramici anche di epoca storica e scarsi frammenti ossei.
Contemporaneamente è stata ripulita la sezione esposta dalle vecchie ricerche. Questa mostra una sequenza di sedimenti sabbiosi a matrice calcarea contenenti materiali archeologici e intercalati a pietrame nella porzione più alta della serie, la porzione inferiore è caratterizzata da una sedimentazione sub-orizzontale che include livelli di tephra e presenta analogie con la serie stratigrafica della vicina Grotta del Cavallo. Nel complesso la sezione si trova in buono stato di conservazione nella parte centrale mentre la porzione a sud (geografico), utilizzata in passato come passaggio per scendere in grotta, presenta un generale scivolamento e incoerenza dei sedimenti sommitali.
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AIAC_543 - La Pineta - 2013
Nel corso del 2013 sono continuate le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi dell’area archeologica di Isernia La Pineta. In particolare lo scavo ha interessato i qq. 176, 177, 178, 179 del settore I-1, già indagati negli anni precedenti fino all’unità stratigrafica denominata 3s6-9.
L’esplorazione della sottostante unità stratigrafica 3colluvio, livello caratterizzato, come già noto, da materiale litico e paleontologico immerso in una matrice sabbiosa debolmente concrezionata, ricca di materiale piroclastico, ha confermato la sua natura di fenomeno di colata colluviale.
L’esplorazione ha inoltre consentito di porre in luce l'US 3s10, che si sovrappone al 3a e a tratti al sottostante 3b. Essa si caratterizza per una matrice sabbiosa limosa messa in posto per flusso (debris flow) del tutto simile ad una colata di fango e per questo motivo non si può considerare strettamente in deposizione primaria. Tuttavia lo stato fisico dei materiali e la loro articolata concentrazione non pare aver subito un intenso trasporto, quanto piuttosto spostamenti di lieve entità seppure sufficienti a limitare gli originari rapporti planimetrici tra i differenti reperti.
Questa archeosuperficie, individuata per le prima volta nel corso delle indagini svolte nel 1993 in occasione della realizzazione dei plinti di sostegno dell’attuale padiglione degli scavi, è molto ricca in reperti paleontologici e litici e potrà contribuire in futuro ad approfondire il tema della formazione delle archeosuperfici di Isernia La Pineta, oltre che il loro contenuto e l’organizzazione spaziale.
Si sottolinea l’individuazione e il recupero di significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest'area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. In particolare, in questa area indagata, la frequenza degli strumenti in calcare è superiore alla media registrata in altri settori. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e nuclei.
Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative.
Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti provenienti da differenti università e istituzioni nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da numerose lezioni e da attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività sull’area degli scavi hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.
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AIAC_543 - La Pineta - 2014
Dal 7 al 26 luglio 2014 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell'Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Gli interventi di scavo condotti nel 2014 nel sito paleolitico di Isernia La Pineta si aprono con una importante scoperta che conferisce nuova forza alle consuete attività di ricerca e documentazione: un incisivo di un bambino, verosimilmente ascrivibile, in base alla cronologia del livello archeologico (ovvero circa 600.000 anni), a _Homo heidelbergensis_. Il dente allo stato attuale delle ricerche rappresenta il più antico resto umano rinvenuto in Italia. La scoperta, avvenuta grazie al lavaggio e al successivo vaglio del sedimento proveniente dallo scavo, riveste particolare importanza perché consente di far luce su u periodo cronologico scarsamente rappresentato da resti umani in Europa.
L’area oggetto delle attività di scavo è la medesima dell'anno precedente, ovvero il quadrante 1 del I settore di scavo, e include i quadrati 166-169-176-177-178-179. Lo scavo ha visto l’asportazione delle unità stratigrafiche 3s6-9 e 3 colluvio, che restituiscono reperti litici e faunistici, fino all'US 3b che si presenta sterile, fatta eccezione per alcuni frammenti di piccole dimensioni di osso e selce al contatto con la sovrastante US 3 colluvio. Nei quadrati 169, 178 e 179, asportato integralmente il livello sterile 3b, si giunge all’archeosuperficie 3c, scavata, tra il 1980 e il 1993, su una superficie di 52 mq. I reperti litici e paleontologici, la cui concentrazione è minore rispetto all’archeosuperficie 3a, sono inglobati da una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri.
Oltre all'applicazione delle consuete metodologie di scavo, di caratterizzazione stratigrafica e di analisi, catalogazione e restauro dei reperti, sono state applicate nuove tecnologie, sia per il rilevamento e la documentazione dei reperti in fase di scavo che per la restituzione 3D dell'archeosuperficie.
Relativamente al primo aspetto è stata portata avanti la sperimentazione di un nuovo metodo di rilevamento e documentazione, che vede l’eliminazione delle schede materiali cartacee e la registrazione, tramite l’utilizzo di un tablet, di tutte le informazioni relative al reperto che sono disponibili online in tempo reale su un sito appositamente dedicato.
Relativamente al rilievo fotogrammetrico della paleosuperficie, si segnala la sperimentazione dell’uso di un micro-drone multi-rotore (quadricottero) per riprese aeree. Il rilevo tridimensionale è stato eseguito dalla “Divisone droni” del Laboratorio ad Alta Tecnologia TekneHub dell’Università di Ferrara, in collaborazione con il laboratorio GREAL (Geographic Reseach and Application Laboratory) dell’Università Europea di Roma. Il rilievo tridimensionale dell’archeosuperificie 3a e dell’area attualmente in fase di scavo sarà utile sia a fini divulgativi che scientifici. Il modello potrà, infatti, essere utilizzato per una navigazione virtuale sulla superficie dello scavo e darà importanti informazioni inerenti la distribuzione spaziale dei reperti.