Name
Carlo Romano

Season Team

  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2013
    Durante la campagna 2013 è iniziato lo scavo estensivo del sito di Malga Staulanza, oggetto di sondaggi nel 2011 e 2012. Questi avevano portato in luce un’industria litica abbastanza abbondante riferita all’Epigravettiano recente. Nel corso dell’intervento del 2013 è stata indagata una superficie di 5,25m2. L’area interessata dalle indagini è ubicata su un piccolo pianoro delimitato da due solchi erosivi creati dal flusso idrico, a monte di un dosso di limitata estensione. Dopo l’asporto delle zolle di erba è iniziato lo scavo del sedimento con la cazzuola. Sono stati coordinati tutti i pezzi di dimensioni superiori a 0,5 cm ed è stato setacciato tutto il sedimento a secco per il recupero dei reperti più piccoli. I materiali rinvenuti (essenzialmente industria litica e frustoli carboniosi) provengono dalle US 1 (a partire dalla porzione immediatamente sottostante la cotica erbosa), US 7 e US 12. Lo scavo estensivo ha, in grossa misura, confermato le sequenza stratigrafica individuata nel corso delle campagne precedenti. Alla base dell’orizzonte organico superficiale (US 1) è, però, sembrato opportuno distinguere un livello caratterizzato da una matrice di colore bruno e dalla presenza di radi carboncini (US 12), che nelle campagne precedenti era stato scavato assieme ad US 1. Al di sotto di questo si colloca uno strato a matrice limo-argillosa di colore bruno-rossastro che assieme alle US soprastanti ingloba l’industria litica (US 7). Chiude la sequenza il livello denominato US 8 che in base all’approfondimento del 2011 si è visto essere sterile. US 8 rappresenta un livello limo-argilloso di colore grigio con scheletro di arenite vulcanica della taglia della ghiaia. Nei quadrati F1-101 al di sotto di US 1 è stata identificata una concentrazione di carboncini di morfologia circolare e spessore centimetrico denominata US 14, interpretabile come un focolare non strutturato. Tale US riempiva una lieve depressione lenticolare impostata al tetto di US 7, caratterizzata da un’evidente rubefazione della superficie. Non avendo restituito manufatti non è stato possibile mettere in relazione il suddetto focolare con l’occupazione preistorica. Potrebbe, infatti, trattarsi di una struttura molto più recente. Questo particolare dovrà essere verificato mediante datazioni radiometriche. Complessivamente la campagna 2013 ha permesso di rinvenire diverse centinaia di reperti litici scheggiati, 371 dei quali rilevati singolarmente con la stazione totale. Il ritrovamento di numerosi elementi ritoccati, ed in particolar modo di alcune armature a dorso, ha permesso di confermare l’attribuzione culturale all’Epigravettiano recente.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha costituito un ampliamento rispetto a quella del 2013. Complessivamente è stata indagata una superficie di 4,25 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (US 1) è stato messo in luce su tutti i quadrati un livello di colore bruno (US12- suolo sub-attuale) con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici e apparati radicali che si approfondisce per uno spessore variabile tra i 5 e i 12 cm. Al di sotto di questo si è individuato un livello di colore bruno-rossiccio (US7), contenente carboncini e manufatti litici e uno scheletro composto da rado pietrisco centimetrico e decimetrico, rappresentante la porzione decapitata e fortemente disturbata di un suolo di probabile età tardoglaciale (M. Bassetti, indagini in corso). In alcuni riquadri il tipico sedimento di US 7 è apparso frammisto a inclusi di terreno argilloso di colore grigiastro (argilla pura grigiastra) talvolta ricco di carboncini (ceppaie). In altri punti il suolo è risultato, invece, ben conservato (US 18) e caratterizzato al tetto da un livelletto violaceo passante al biancastro (orizzonte eluviale) e al letto da un orizzonte illuviale rosso. Nella porzione sud-ovest della superficie indagata si è riscontrata una situazione anomala: sotto US 12 è affiorato un livello costituito da matrice limosa parzialmente rubefatta (US 17) al di sotto del quale è stato messo in luce uno strato a carboni a disposizione planare fortemente disturbato da bioturbazioni (radici, tane) (US19). Questo ultimo si appoggiava su uno strato caratterizzato da sedimento limoso di colore arancione-rossastro con scheletro quasi assente, in alcuni punti formante una crosta rossastra (US22). Si segnala, inoltre, nella stessa zona la presenza di una piccola chiazza di sedimento limoso di colore marrone con abbondanti carboncini (US15), contenuta in una depressione poco profonda (US 16), che si adagiava sopra US 17 e di una chiazza di sedimento limo-argilloso di colore bruno-grigiastro-verdastro (US20) contenuta in una piccola depressione (US21) formata da una sottile crosta rossastra compatta (deposizione selettiva di ossidi di ferro in presenza di un evento di bioturbazione?). Questa ultima si adagiava direttamente sopra US 22. Un’interpretazione certa di queste evidenze (struttura da fuoco o ceppaia?) potrà essere proposta solo in seguito alle indagini di dettaglio in programma. Al termine della campagna, su tutta l’area indagata, è stato raggiunto il tetto di US8, strato fango sostenuto sterile ad andamento deformato adagiato su un livello di dolomie e fortemente bioturbato. Abbondanti reperti litici riferibili alla fase finale dell’Epigravettiano sono stati rinvenuti all’interno delle US 7, 12 e 18, confermando le ipotesi relative alla cronologia del sito. Di questi, ne sono stati rilevati con la stazione totale 278, mentre i restanti sono stati raccolti tramite setacciatura a secco del sedimento.