AIAC_3468 - Torcello, Shared Culture 2012, Area a Nord della Cattedrale - 2012L’attività di scavo archeologico, di analisi archeometrica e di restauro dei materiali provenienti dalle indagini avviate a Torcello nel 2012 rappresentano uno dei momenti centrali del progetto Interreg “Shared Culture,” ovvero “Patrimonio culturale Condiviso”. In accordo con il Comune di Venezia, proprietario delle aree indagate, (Assessorato al Patrimonio e Assessorato alle Attività Culturali), le équipe dell’Università Ca’ Foscari (Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica, il Centro IDEAS, Dipartimento di Economia) e della Regione Veneto (Unità Complessa Progetti Strategici e Politiche Comunitarie e Direzione Beni Culturali) hanno selezionato un’area dell’isola di Torcello non ancora nota da un punto di vista archeologico e, nello stesso tempo, di altissima importanza dal punto di vista della valorizzazione archeologica dell’isola.
Procedendo a ritroso nel tempo, è emerso con chiarezza come nella parte dell’isola indagata vi sia stata una grande fase di abbandono e di sistematica spoliazione delle strutture abitative. Tra il XVI e XVII secolo, dunque, avviene un netto cambiamento di uso. Aree precedentemente abitate vengono trasformate in campi agricoli. Ciò pare corrispondere al definitivo spostamento del nucleo più consistente della popolazione Torcellana, ormai stabilita a Mazzorbo e Burano.
Tra il 1300 e il 1500, invece, l’area è densamente abitata e assomiglia a un piccolo quartiere di città. Case e cortili sono organizzati intorno a un elemento centrale, un campiello. Il “campo” è strutturato intorno a un grande sistema di approvvigionamento idrico, ovvero un pozzo alla veneziana. Il grande pozzo è realizzato completamente con materiali di recupero di età romana, probabilmente provenienti dalla vicina Altino. Intorno al pozzo sono state portate alla luce le strutture in negativo (ovvero le spoliazioni e le fondazioni) di un’area abitativa. Nel campo si affaccia una serie di case caratterizzate da un’edilizia in legno, di alta qualità (X-XI sec.). Tali edifici presentano significative tracce strutturali che permettono la loro ricostruzione in abitazioni a due piani, a quattro vani, di cui i due inferiori sono probabilmente dedicati alle attività di magazzino e stoccaggio per le attività artigianali/commerciali. Tra un edificio e l'altro vi sono cortili, funzionali alle attività da svolgere all'aperto. Ogni edificio, inoltre, si affaccia sull'acqua, che è l'unica via di comunicazione tra un settore e l'altro della città.
Le fasi più antiche, nei secoli centrali del Medioevo, sono invece caratterizzate da una struttura produttiva, con una piccola fornace, molto tagliata dalle fasi successive.
Un secondo saggio ha messo in luce una stratigrafia altomedievale piuttosto complessa. Una capanna medievale caratterizzata da edilizia in legno (buche di palo) con un grande focolare rettangolare sagomato con argilla e mattoni di riuso, copre l’abbandono di un edificio piuttosto monumentale caratterizzato da un’edilizia di tipo più “classico”, con ampie fondazioni in pietra e alzati in mattoni di recupero (sempre di origine romana). L’edificio era porticato, le colonne erano formate da mattoni semicircolari. Pare potersi datare al VII secolo (prima metà). L’edificio si trovava presso la riva e l’attacco di un molo, formato da grosse pietre di tipo calcareo: per questo motivo sembra si tratti di un magazzino per le merci.
L’edificio porticato è tagliato su una frequentazione anteriore, una riva strutturata databile al I sec. d.C, con una chiara frequentazione (anfore, ceramiche ad uso domestico, resti di pasto) fino a tutto il II sec. d.C.
Anche in un terzo settore, lontano dalla chiesa di Santa Maria Assunta, si sono individuate una serie di case di età medievale, in muratura, con pavimenti e rialzi in argilla, che coprono case altomedievali, con alzati in legno, piani in argilla e focolari a terra. Il dato archeologico indica un tipo di insediamento molto denso
AIAC_4980 - Dvigrad - 2005Radovi izvedeni 2005. god. na području Dvigrada predstavljaju nastavak opsežnog programa sanacije ovog vrijednog spomeničkog kompleksa. Dvigrad se nalazi oko 2 km SZ od Kanfanara i danas vidljive ruševine većim dijelom predstavljaju ostatke posljednje faze naselja u kojem se kontinuirano živjelo od prapovijesti do kraja 17. st., kada nakon višegodišnjih ratova i učestalih epidemija kuge i malarije naselje biva napušteno. Osim redovnog krčenja raslinja i građevinske sanacije nekoliko manjih objekata u južnom dijelu naselja, tijekom lipnja 2005. god. provedena su arheološka istraživanja unutar crkve Sv. Sofije. Crkva Sv. Sofije smještena je na središnjem, ujedno i najvišem platou Dvigrada i predstavlja dominantnu točku čitavog naselja. Istraživanjima provedenim 60-ih godina prošlog stoljeća utvrđeno je postojanje triju glavnih faza (ranokršćanske, predromaničke i romaničke) izgradnje objekta. Posljednje arheološko istraživanje, iako revizijske naravi, pružilo je nove podatke o izgledu dviju starijih faza crkve (ranokršćanske i predromaničke). U crkvi su također istražene dvije kosturnice i dvije grobnice. Za sve su iskorištene prirodne udubine u živoj stijeni. Uz arheološko istraživanje, tijekom 2005. godine na crkvi su izvedeni i konzervatorski radovi, u okviru kojih je u potpunosti saniran apsidalni dio crkve, te sjeverni zid romaničke faze. Prilikom tih radova u zidu sjeverne apside romaničke crkve nađen je ulomak pluteja oltarne pregrade. Nakon završetka kampanje iskop je privremeno zaštićen geotekstilom i tamponom, a u sklopu predstojećih konzervatorskih radova predviđeno je vraćanje zatečenoga kamenog popločenja (Martina Barada 2006, Hrvatski arheološki godišnjak 2/2005, 200–202).