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Assunta Cocchiaro

Season Director

  • AIAC_3536 - Brindisi - 2011
    A Brindisi, in concomitanza con i lavori di ristrutturazione del complesso della “Casa del Turista” (ex Scuola Marinara), la cui facciata principale prospetta nel porto interno della città, sul lungomare Regina Margherita, è stata condotta nel 2011 - nell'ambito di un progetto di restauro dell'intero stabile, finanziato dal Comune di Brindisi - una campagna di scavo di tipo estensivo nell’area centrale del cortile meridionale del complesso. L'indagine, diretta della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, si è svolta all'interno di un'area già esplorata nel 1999 e nel 2000, mediante apertura di saggi esplorativi nell’area centrale e settentrionale del cortile. I risultati ottenuti con la campagna di scavo del 2011, integrati con la documentazione delle precedenti indagini, hanno permesso di ricostruire la sequenza delle fasi di frequentazione di un complesso che, grazie alla sua strategica posizione, ha avuto per la città un ruolo storico fondamentale a partire dall’età romana fino ai nostri giorni. Le tracce più antiche, risalenti all’età romana, sono documentate da strutture databili alla prima età imperiale e riconducibili all'impianto di un edificio, la cui dislocazione lungo la costa, potrebbe far supporre una destinazione di tipo commerciale. Una fase di distruzione, documentata da strati di crollo, è collocabile fra il III e IV secolo d.C. Sugli strati di livellamento vengono creati nuovi spazi destinati allo svolgimento di attività produttive legate, verosimilmente, alla lavorazione di metalli; ipotesi motivata dalla presenza di scorie di bronzo e monete, oltre a materiale ceramico databile al V-VII secolo. Una fase di frequentazione medievale è documentata da strutture e strati che hanno restituito materiale collocabile tra il XIII e il XVI secolo. Allo stesso ambito cronologico si riferiscono i resti strutturali pertinenti all’impianto di una chiesa e a sepolture d’inumati rinvenute all’interno del cortile, nel quale era stata ricavata una piccola area cimiteriale. Fino al XIV secolo la storia del sito e della chiesa stessa sono strettamente legati alle proprietà e all’influenza dell'ordine monastico cavalleresco dei Templari.
  • AIAC_3537 - Brindisi - 2010
    A Brindisi, durante i lavori di ristrutturazione di un appartamento posto al piano terra di uno stabile in Via Lauro 32, nel centro storico della città, alle spalle del tempio medievale di S. Giovanni al Sepolcro, sono emersi reperti strutturali e ceramici di età romana e medievale. Grazie ad un finanziamento erogato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ha potuto programmare con un intervento d'urgenza, una breve indagine archeologica estesa su quasi tutta l’area interessata alla ristrutturazione del vano e verificare, mediante l’apertura di tre saggi di scavo, la consistenza dei rinvenimenti occasionalmente riportati alla luce. Le più antiche tracce strutturali emerse sono relative ad un asse stradale e a un muro in opera quadrata realizzato con grossi blocchi isodomi di tufo relativo all’impianto di un' _insula_ di età romana; la struttura delimita il lato sud-orientale di uno spazio antistante l’accesso alle _fauces_ di una _domus_ che si estende oltre il muro perimetrale nord dello stabile moderno, al di sotto del tempietto medievale di S. Giovanni al Sepolcro. Il muro prospetta a sud su uno dei cardini del reticolo viario urbano, di cui è stato messo in luce parte del lastricato. La strada, esposta per circa un terzo della larghezza originaria, è delimitata da una crepidine in blocchi di tufo con piano in cocciopesto. Una fase di frequentazione successiva a quella d’impianto dell'_insula_ è documentata nei saggi 1 e 3 da una sequenza di strati di livellamento che alzano la quota del piano stradale. Un’occupazione del sito in età medievale è documentata nel saggio 3 da un setto murario fondato sugli strati di obliterazione della _domus_ e dai materiali ceramici provenienti da una fossa rinvenuta nel saggio 2, il cui riempimento ha restituito prevalentemente ceramica maiolica ed invetriata.

Season Team

  • AIAC_1184 - Egnazia - 2014
    Nel 2014 il ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ ha approfondito le indagini nel settore a Sud del foro in cui ricadono anche le terme e nell’area del santuario dell’acropoli. Nel settore a Sud del foro, la zona attigua alle terme risulta in modo sempre più chiaro fittamente occupata, a partire dal II secolo a.C., da strutture residenziali di pregio, caratterizzate da planimetrie articolate. Impostata in questo periodo, la dimora al momento meglio nota, già in parte evidenziata negli ultimi anni, presenta uno spazio aperto centrale a sviluppo longitudinale con ambulacri sui lati lunghi che raccordano ambienti disposti in maniera speculare. A questa _domus_ è ora possibile riferire l’area aperta già individuata nella scorsa campagna di scavo, nella quale i numerosi tagli circolari e rettangolari fanno pensare ad un albereto organizzato alla maniera ricordata da Varrone nel De re rustica (1, 8, 1-3) per la vite a pergolato, che richiedeva l’alternanza di vitigni e alberi, affinché i tralci dei primi potessero sostenersi ai rami dei secondi per formare la pergola. Nella prima età imperiale la dimora è obliterata da un edificio pubblico che ne mantiene la spazialità in senso longitudinale e a chiusura dell’area centrale prevede un’abside quadrangolare in opera quadrata a grandi blocchi. Il monumento, finora ignoto, fornisce dunque nuovi e significativi elementi sull’ampio intervento urbanistico, condotto tra l’età augustea e la prima età imperiale, che realizza il foro e gli edifici pubblici che gravitano intorno alla piazza, come la basilica civile e le terme. Nonostante in questa zona le strutture del periodo tardoantico siano state in gran parte rasate nell’ambito dell’attività agricola moderna, consistenti indicatori rimandano ad un cantiere per la costruzione di un edificio a tre navate, che utilizza come fondazioni le strutture precedenti di andamento longitudinale. La navata centrale, più ampia, è chiusa da una nuova abside quadrangolare impostata su quella più antica. Il monumento di età imperiale è dunque trasformato in un edificio religioso, che si aggiunge al già ricco nucleo di monumenti ecclesiastici del periodo della diocesi e che impone una invasiva trasformazione del settore residenziale vicino al foro. Tra i pochi, ma significativi materiali, che documentano il rimodellamento del complesso architettonico, si segnala un capitello ionico di alto pregio, rilavorato per accogliere i simboli cristiani del nodo di Salomone e dei tralci di vite. Nell’area dell’acropoli le ultime indagini hanno permesso nuove acquisizioni sul santuario nella fase di maggiore monumentalità, riferibile all’intervento urbanistico del periodo di Traiano. Il tempio su podio già indagato è il fulcro di una vasta area sacra, estesa per mq 1550 circa e definita da un quadriportico con due ampie esedre quadrangolari al centro dei lati lunghi. Al muro di chiusura del portico si appoggiano ambienti costruiti subito all’esterno del recinto monumentale, forse con funzione di tabernae, uno dei quali, nell’angolo sud-orientale, è completamente conservato negli elevati (circa m 2,70), perché inglobato in una delle torri del castrum bizantino che cinge l’acropoli alla fine del VI secolo. Di questa torre è stato evidenziato per la prima volta il sistema costruttivo che prevede una doppia cortina, con nucleo di pietrame e sabbia ed elevato con il caratteristico profilo a scarpa, di cui si conserva un’estremità. A contenimento del nuovo impianto è realizzato un poderoso antemurale utile anche a garantire una prima linea di difesa. Allo stesso periodo e con ogni probabilità ad un esponente di spicco della guarnigione stanziata nella fortificazione rimanda una residenza che, tra le altre unità abitative estese nell’area dell’antico santuario, si distingue per l’articolazione degli ambienti, almeno sei, disposti intorno ad un atrio centrale. Il crollo della dimora e degli altri spazi residenziali di questo settore sul finire del VII secolo potrebbero essere riferiti ad un evento bellico connesso, verosimilmente, con la graduale avanzata dei Longobardi in Puglia, culminata nello stesso periodo con la conquista di Brindisi e di Taranto. Indicatore significativo della presenza longobarda sembra, subito all’esterno del muro di chiusura del santuario, la sepoltura di un uomo con il suo cane, pratica rituale che per questo periodo è ben attestata proprio in necropoli longobarde dell’Italia centrale e settentrionale, oltre che della Germania orientale.