AIAC_1184 - Egnazia - 2014Nel 2014 il ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ ha approfondito le indagini nel settore a Sud del foro in cui ricadono anche le terme e nell’area del santuario dell’acropoli.
Nel settore a Sud del foro, la zona attigua alle terme risulta in modo sempre più chiaro fittamente occupata, a partire dal II secolo a.C., da strutture residenziali di pregio, caratterizzate da planimetrie articolate. Impostata in questo periodo, la dimora al momento meglio nota, già in parte evidenziata negli ultimi anni, presenta uno spazio aperto centrale a sviluppo longitudinale con ambulacri sui lati lunghi che raccordano ambienti disposti in maniera speculare. A questa _domus_ è ora possibile riferire l’area aperta già individuata nella scorsa campagna di scavo, nella quale i numerosi tagli circolari e rettangolari fanno pensare ad un albereto organizzato alla maniera ricordata da Varrone nel De re rustica (1, 8, 1-3) per la vite a pergolato, che richiedeva l’alternanza di vitigni e alberi, affinché i tralci dei primi potessero sostenersi ai rami dei secondi per formare la pergola.
Nella prima età imperiale la dimora è obliterata da un edificio pubblico che ne mantiene la spazialità in senso longitudinale e a chiusura dell’area centrale prevede un’abside quadrangolare in opera quadrata a grandi blocchi. Il monumento, finora ignoto, fornisce dunque nuovi e significativi elementi sull’ampio intervento urbanistico, condotto tra l’età augustea e la prima età imperiale, che realizza il foro e gli edifici pubblici che gravitano intorno alla piazza, come la basilica civile e le terme.
Nonostante in questa zona le strutture del periodo tardoantico siano state in gran parte rasate nell’ambito dell’attività agricola moderna, consistenti indicatori rimandano ad un cantiere per la costruzione di un edificio a tre navate, che utilizza come fondazioni le strutture precedenti di andamento longitudinale. La navata centrale, più ampia, è chiusa da una nuova abside quadrangolare impostata su quella più antica. Il monumento di età imperiale è dunque trasformato in un edificio religioso, che si aggiunge al già ricco nucleo di monumenti ecclesiastici del periodo della diocesi e che impone una invasiva trasformazione del settore residenziale vicino al foro. Tra i pochi, ma significativi materiali, che documentano il rimodellamento del complesso architettonico, si segnala un capitello ionico di alto pregio, rilavorato per accogliere i simboli cristiani del nodo di Salomone e dei tralci di vite.
Nell’area dell’acropoli le ultime indagini hanno permesso nuove acquisizioni sul santuario nella fase di maggiore monumentalità, riferibile all’intervento urbanistico del periodo di Traiano. Il tempio su podio già indagato è il fulcro di una vasta area sacra, estesa per mq 1550 circa e definita da un quadriportico con due ampie esedre quadrangolari al centro dei lati lunghi. Al muro di chiusura del portico si appoggiano ambienti costruiti subito all’esterno del recinto monumentale, forse con funzione di tabernae, uno dei quali, nell’angolo sud-orientale, è completamente conservato negli elevati (circa m 2,70), perché inglobato in una delle torri del castrum bizantino che cinge l’acropoli alla fine del VI secolo. Di questa torre è stato evidenziato per la prima volta il sistema costruttivo che prevede una doppia cortina, con nucleo di pietrame e sabbia ed elevato con il caratteristico profilo a scarpa, di cui si conserva un’estremità.
A contenimento del nuovo impianto è realizzato un poderoso antemurale utile anche a garantire una prima linea di difesa. Allo stesso periodo e con ogni probabilità ad un esponente di spicco della guarnigione stanziata nella fortificazione rimanda una residenza che, tra le altre unità abitative estese nell’area dell’antico santuario, si distingue per l’articolazione degli ambienti, almeno sei, disposti intorno ad un atrio centrale.
Il crollo della dimora e degli altri spazi residenziali di questo settore sul finire del VII secolo potrebbero essere riferiti ad un evento bellico connesso, verosimilmente, con la graduale avanzata dei Longobardi in Puglia, culminata nello stesso periodo con la conquista di Brindisi e di Taranto. Indicatore significativo della presenza longobarda sembra, subito all’esterno del muro di chiusura del santuario, la sepoltura di un uomo con il suo cane, pratica rituale che per questo periodo è ben attestata proprio in necropoli longobarde dell’Italia centrale e settentrionale, oltre che della Germania orientale.