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Assunta Cocchiaro

Season Team

  • AIAC_1184 - Egnazia - 2015
    Nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ le ricerche del 2015 si sono concentrate con approfondimenti sistematici nel settore residenziale già in parte indagato a Sud del foro. Le nuove evidenze, lette insieme al complesso dei dati raccolti negli ultimi anni, permettono di distinguere in maniera quasi completa due dimore di prestigio, una articolata intorno ad un peristilio centrale ed un’ampia _domus_ ad atrio. Il tessuto urbano che si va definendo presenta dunque il _balneum_ del Foro e le due residenze accostate in successione, senza soluzione di continuità e senza individuare aree di passaggio. Allo stato attuale delle indagini l’accesso ad entrambe le dimore può essere ipotizzato sul fronte meridionale, oltre l’attuale limite di scavo, in corrispondenza di una strada con orientamento Ovest-Est perpendicolare al percorso della via Traiana, individuata attraverso le prospezioni geofisiche condotte nell’ambito del Progetto FIRB 2012 ‘Archeologia dei paesaggi della Puglia Adriatica in età romana: tecnologie innovative per una pianificazione sostenibile e una fruizione identitaria’. Nella _domus_ attigua alle terme, intorno al peristilio centrale si snoda un ambulacro che immette in una serie di ambienti provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. La lettura dell’impianto originario è resa difficoltosa dal fatto che spazi e strutture sono stati profondamente rimaneggiati a partire dagli inizi del V secolo d.C., per riconvertire questo edificio, insieme alle terme, come manifattura di materiale utile all’edilizia. L’altra dimora ha il suo fulcro in un ampio atrio (m 9 x 8) con _impluvium_ centrale ben conservato e con ambienti che si sviluppano su tutti i lati. L’indagine ha finora documentato in maniera più chiara l’articolazione del periodo tardoantico, con una prima fase che termina entro la fine del IV secolo e con una rapida ristrutturazione, entrambe connotate da soluzioni di pregio nell’articolazione degli spazi e nelle decorazione, che rivelano l’alto tenore della residenzialità aristocratica nelle aree più vicine al foro. Nella seconda fase in particolare, tra l’atrio che si restringe intorno ad un nuovo impluvio e la strada di accesso, si colloca un impianto termale, poco esteso, ma ben strutturato. Si tratta di una nuova e interessante testimonianza dello spostamento in ambito privato, con una destinazione esclusiva ed elitaria, dell’attività termale che fino a pochi decenni prima era stata appannaggio del vicino _balneum_ pubblico ormai destrutturato. In uno degli ambienti di questa residenza, numerosi elementi inducono a riconoscere nell’ultima fase d’uso un’attività di tesaurizzazione di oggetti preziosi anche più antichi, forse appartenuti alla storia della famiglia, tra cui spicca un icosaedro in cristallo, poliedro composto da 20 triangoli equilateri (lato di 2 cm), su ognuno dei quali è incisa una cifra dell’antico sistema numerico greco alfabetico, con i numeri da 1 a 20. Con la nuova sistemazione la _domus_ viene utilizzata pochi decenni fino a quando, nel corso del V secolo, è obliterata dall’edificio religioso già individuato nel 2014, con pianta longitudinale a tre navate chiusa da un’abside quadrangolare. Il monumento cristiano ingloba nelle fondazioni le strutture del lato orientale della residenza, mentre l’area dell’atrio diviene spazio aperto per l’accesso al nuovo edificio, provvista di pozzi legati ancora alla grande cisterna che aveva raccolto le acque dagli impluvia succedutisi nella vicenda edilizia di questa dimora. Contestualmente, a poca distanza, l’antica casa a peristilio e le terme ormai dismesse sono trasformate in fabbrica per produrre calce e laterizi, evidentemente richiesti dai grandi cantieri vicini, in una città che mostra in modo sempre più chiaro la complessa vitalità del proprio impianto urbano, pur nelle profonde trasformazioni del paesaggio tardoantico.