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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2014
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica.
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2015
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da Homo neanderthalensis nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus_ _spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus_ _scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica.
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2016
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una dettagliata ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate dall’uomo preistorico nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5. Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia.
Su alcuni resti di carnivori (soprattutto _Ursus spelaeus_ ) sono state rinvenute delle tracce di macellazione riconducibili sia ad uno sfruttamento per scopi alimentari che al recupero delle pellicce.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica
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AIAC_4945 - Doss Penede - 2019
Nel 2019, attraverso un accordo triennale tra l’Università di Trento, la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento ed il Comune di Nago-Torbole, è iniziato il progetto di scavi e ricerche archeologiche presso il sito preromano e romano del Doss Penede a Nago (TN). Il sito si colloca su un dosso calcareo che, nonostante gli appena 285 m s.l.m., ne consente uno straordinario controllo visivo a 360° su un’ampia porzione di territorio che comprende gran parte del Lago di Garda, la bassa valle del Sarca, il terrazzo di Nago e attraverso esso il corridoio naturale che collega la valle del Sarca con quella dell’Adige.
Nonostante l’attuale pertinenza alla Provincia di Trento, il comprensorio alto-gardesano dove si trova il sito fu attribuito nel tardo I secolo a.C. all’ager di Brixia. Il sito era noto localmente a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, grazie ad una serie di segnalazioni seguite ad operazioni di ripulitura effettuate da appassionati locali. Dato il notevole livello di conservazione delle strutture, alcune delle quali emergenti prima dello scavo, e l’ampio arco cronologico indicato sia dalle murature visibili che dai reperti mobili raccolti in passato, si è ritenuto che il Doss Penede potesse costituire il punto di partenza di un più ampio progetto volto ad indagare le trasformazioni della rete insediativa, dei sistemi economici e dei paesaggi nell’area compresa tra Alto Garda e valle del fiume Sarca tra la seconda età del Ferro e la tarda età imperiale (VI a.C.-V d.C.).
Lo scavo del 2019 si è concentrato su quattro aree poste alle pendici occidentali del dosso, dove è stata messa in luce parte dell’abitato d’altura organizzato mediante terrazzi isorientati a cui si addossano edifici di varia funzione. Le trasformazioni in chiave monumentale e l’addensarsi delle costruzioni sembrano collocarsi a cavallo tra il I secolo a.C. ed il I d.C., mentre l’occupazione, laddove si sono potute raccogliere datazioni certe non pare superare il III/IV d.C. Particolarmente significativo il fatto che in almeno tre delle quattro aree di scavo siano presenti evidenze riferibili all’occupazione della seconda età del Ferro. Esse sono rappresentate da attività di rettifica della roccia calcarea per realizzare spazi edificabili e da resti di opere di terrazzamento a grandi blocchi posti in opera a secco e successivamente incorporati nelle murature a sacco romane, che invece fanno largo uso di malta di calce. La resilienza dei siti d’altura sviluppatisi nell’ambito della cultura di Fritznes-Sanzeno o retica diffusa in area trentina nella seconda età del Ferro e caratterizzati da continuità insediativa in età romano-imperiale è un fenomeno di grande interesse, ben documentato anche più a nord nel territorio anaune. Attraverso una convenzione triennale, le ricerche proseguiranno nel 2020-2021 con l’obiettivo di completare gli scavi iniziati e di investigare nuove aree, anche al fine di rendere fruibile nel medio termine una porzione del sito.