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Sem Scaramucci, Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.

Season Director

  • AIAC_3525 - La Pietra - 2014
    Il sito di La Pietra (442 metri .s.l.m.). si trova vicino alla confluenza tra i torrenti Farma e Farmulla (Roccastrada, Grosseto). L’area archeologica si estende per circa 3 ha intorno ad un potente affioramento roccioso, del diametro di 500 metri, di radiolariti appartenenti alla formazione dei Diaspri del Dominio Ligure. Il sito venne segnalato per la prima volta da Marroni e Gambassini nel 1998. Negli anni ’90 vennero eseguite ricognizioni di superficie che permisero di inquadrare la fase di maggiore attività del sito nell’ambito dell’età del Rame. Vennero infatti notate somiglianze tra le industrie litiche presenti in superficie e quelle della nota cava-officina di Valle Lagorara in Liguria. Si poté così ipotizzare anche per La Pietra la presenza di un’importante cava con attività di officina litica destinata alla produzione di preforme per punte foliate. Nel 2013 la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana in collaborazione con l' Università di Siena, ha effettuato nuove ricognizioni ed un saggio di scavo. E' stata individuata un’area a contatto con la parete sud dell’affioramento, dove il distacco di un grande-blocco di frana ha creato uno spazio, chiuso su tre lati e protetto da un leggero aggetto della parete, favorevole allo svolgimento delle attività di scheggiatura ed alla successiva conservazione delle tracce archeologiche. L’area, di ca. 20 mq denominata “Riparo”,mostrava in superficie evidenti tracce di attività di _débitage_ . E' stato deciso di concentrare qui le indagini per verificare la consistenza del deposito. Sono stati investigati complessivamente due quadrati da 1x1 m. suddivisi in quadranti 33x33 cm . E' stato riconosciuto un unico strato, costituito da un accumulo artificiale di detrito dovuto all’attività di cavatura e di officina. La matrice è costituita da terreno a forte componente organica. sono state recuperate preforme perlopiù frammentarie, abbandonate a diversi stadi di lavorazione, alcune schegge tecniche e frammenti di percussori in pietra dura. Nel mese di Aprile 2014 si è svolta la prima campagna di scavo. L’indagine si è concentrata nell’area “Riparo”. È stato avviato lo scavo di due nuovi quadrati, B1 e B2, adiacenti a quelli investigati nel 2013. Sono stati eseguiti 4 tagli in quadranti da 33x33. Il materiale recuperato è costituito da grandi quantità di residui di lavorazione e da alcune preforme scartate, oltre che da numerosi frammenti di percussori litici in rocce ofiolitiche e, più raramente, quarzite. Nei pianori di mezzacosta sottostanti l’affioramento in direzione del Farma sono stati individuati e raccolti, in corrispondenza di buche clandestine, alcuni nuclei e frammenti di lamelle ascrivibili, almeno in parte, all’Epigravettiano. Inoltre nel terreno di risulta di uno scasso eseguito a mezzo meccanico per la manutenzione della strada è stata recuperata abbondante industri litica, sempre inerente ad attività di officina e anch'essa riferibile probabilmente al paleolitico Superiore Un’ispezione accurata della base dello sperone roccioso ha permesso di stabilire come l’intera parete sud sia caratterizzata da segni di cavatura degli starti di radiolarite. Le tracce di cavatura sono visibili anche al di sopra dell’area Riparo, e in vari punti della parete ad altezze non raggiungibili senza un qualche tipo di supporto

Season Team

  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2016
    La campagna di scavo 2016 ha avuto luogo nel periodo compreso tra il 12 e il 30 Luglio. I primi giorni sono stati dedicati alla ripulitura dell’area di scavo e al ripristino della quadrettatura e del livello 0. E’ stata inoltre iniziata la realizzazione della pianta georeferenziata della grotta con l’inserimento dell’attuale quadrettatura e della vecchia trincea di scavo (scavi Gambassini anni ’70/’80 del secolo scorso). Lo scavo stratigrafico è stato condotto per settori di 25 x 25 cm al fine di identificare dettagliatamente la posizione dei reperti di dimensioni anche molto piccole che vengono in genere recuperati al vaglio. Per la denominazione degli strati si è deciso di conservare quella adottata negli anni precedenti. Tra gli scopi delle nuove indagini vi è quello di ampliare l’area di scavo in modo da raccogliere dati significativi ai fini della ricostruzione della distribuzione spaziale dei reperti e quindi delle diverse aree di attività nelle varie fasi abitative. E’ stato, pertanto, deciso di estendere l’indagine verso sud, nella zona adiacente alla trincea Gambassini, occupata dai quadrati L11-14 e I 11-14. Lo scavo ha interessato anche un blocco residuo di deposito di circa 2 x 1 m, poggiante su un grosso masso di crollo e situato in corrispondenza dei quadrati G e H 15, in quanto soggetto a possibile smottamento. In questi quadrati è stato asportato inizialmente un piccolo lembo dello strato _ars_ (arancione sabbioso: Proto-aurignaziano finale) ancora presente in G 15. Si è poi proceduto ad asportare lo strato gic (giallo concrezionato: Proto-aurignaziano a micropunte a dorso marginale) di spessore variabile. In H15 è stato individuato e scavato, all’interno dello strato gic un focolare (70 x 90 cm) non strutturato allocato in una lieve depressione. Asportato lo strato gic si è scoperto il tetto dello strato rsa’ (rosso sabbioso: Proto-aurignaziano a lamelle Dufour) nel quale è stato effettuato un primo taglio. Nell’area occupata dai quadrati L/I 11/14 si è proceduto allo scavo della base dello strato gic in L 11-13 e I 12-13. Anche qui, in L11-12 è stato scoperto un piccolo focolare (60 x 90 cm) non strutturato, incastrato tra un grande masso e una grossa pietra. Entrambi i focolari sono stati campionati per analisi micromorfologiche e datazioni 14C. In I13, tolto lo strato gic, è stato scoperto il tetto di rsa’ ed effettuato un primo taglio in questo strato. Lo strato gic, di colore grigio rosato, è formato da un sedimento a componente leggermente limosa ed è normalmente concrezionato salvo nelle zone vicino ai due focolari dove ha consistenza più morbida. Tra i materiali rinvenuti (fauna molto frammentata, litica, molluschi) sono da segnalare diverse micropunte a dorso marginale e numerose conchiglie marine forate. Lo strato rsa’ è formato da sedimento sabbioso di colore rosso con scheletro a blocchetti calcarei derivati dal disfacimento della volta. Tra i materiali (ossa molto frammentate, litica) è da segnalare la presenza di lamelle Dufour; sono per ora assenti gli ornamenti (molluschi forati). Nel corso dell’ultima settimana di scavo studiosi dell’Università di Oxford hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2015
    La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali. La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico. L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita. Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano. Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2016
    La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio. In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite. In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm. Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali. Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità. Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.