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- Adriana Moroni- Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia.
Season Director
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AIAC_3302 - Grotta dei Santi - 2014La campagna di scavo 2014 (svoltasi tra il mese di maggio e il mese di giugno), ha avuto come principale obbiettivo l’inizio dell’indagine nei livelli musteriani in posto (che lo scorso anno erano stati ripuliti del terreno rimaneggiato che li aveva obliterati), nonché il prelievo di una serie di campioni finalizzati a vari tipi di datazioni radiometriche e ad analisi micromorfologiche dei sedimenti e di alcuni focolari. Lo scavo ha interessato in diversa misura, tutti gli orizzonti antropici individuati. Relativamente all’orizzonte superiore (livelli 110 e 111) sono stati indagati i quadrati G7, H6, I5, I6 e L5. Nel tg 2 del livello 111 è stata messa in luce una superficie d’abitato caratterizzata dalla presenza di due focolari, alla cui quota si trovavano sparsi sul terreno numerosi manufatti, resti di fauna e di malacofauna. Uno dei focolari (H6 111 tg. 2) era stato in buona parte distrutto da una grande tana. Dalla porzione conservata è stato, tuttavia, possibile calcolarne il diametro approssimativo, 60 cm circa, e lo spessore, massimo 5-7 cm. Il secondo focolare (I5 111 tg 2), risulta, invece, integro, almeno nella porzione finora scavata. Per quanto concerne l’orizzonte intermedio, rappresentato dal livello 150, la relativa paleosuperficie è stata scoperta nei quadrati F6, F7, H5, G5, G6 e I4 Anche su questo piano di abitato, particolarmente ricco di resti faunistici e di malacofauna, è stato messo in luce un focolare (ancora da scavare), purtroppo in parte asportato dall’erosione del mare olocenico. Dell’orizzonte 1004, è stato scavato nei quadrati F3, F4, G3, G4, H2, H3, H4 lo spesso strato di argilla sterile (900) che lo sigilla a tetto. Se la campagna di scavo 2013 aveva definitivamente messo in evidenza il grande potenziale informativo e l’eccezionalità del record archeologico conservato alla Grotta dei Santi, inserendola a pieno titolo, per quanto riguarda il Paleolitico medio, nel novero dei giacimenti più significativi a livello europeo, con la campagna 2014 si sono consolidate una serie di collaborazioni sia nazionali che internazionali che sanciscono quest’importanza nell’ambito del consesso scientifico mondiale. Oltre alla oramai assodata collaborazione con l’Università brasiliana di San Paolo, è infatti da segnalare la costituzione di una collaborazione ufficiale con il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia. Un’ulteriore collaborazione viene portata avanti con l’Università di Pisa (ma vi partecipa anche l’Università di Firenze) per le datazioni sugli speleotemi e l’indagine geo-radar del deposito. Come ogni anno la campagna di scavo si è svolta con l’appoggio logistico del Corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Ercole, del Comune di Monte Argentario, dell’Accademia Mare Ambiente di Porto Santo Stefano e dei Divers di Monte Argentario. Alla campagna hanno partecipato studenti e dottorandi delle Università di Siena, di Pisa e dell’Università Brasiliana di San Paolo, oltre a docenti e ricercatori delle stesse Università e dell’Università di Firenze.
Season Team
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AIAC_1104 - Trebbio - 2014Nell’ambito del progetto finalizzato a individuare i confini dell’insediamento dell’età del Ferro di Trebbio, nell’agosto 2014, è stato realizzato un sondaggio nella particella n. 142 del foglio di mappa 62. La trincea effettuata, lunga 20 m e della larghezza di 1,60 m, ha interessato la porzione meridionale della particella, a partire dal margine a contatto con la particella n. 30. L’escavazione ha raggiunto, rispetto al piano di campagna, la profondità media di 100 cm. Nella sezione nord-ovest è stata quasi subito intercettata, a 38 cm di profondità, una chiazza di terreno antropico, situata appena sotto l'arativo, della quale è stato intaccato solo il lembo iniziale. La chiazza, relativa molto probabilmente all’insediamento dell’età del Ferro, conteneva terreno misto a carboni e rari e minuti frammenti ceramici, aveva forma lenticolare e presentava in sezione una larghezza massima di 15 cm. La colorazione scura si interrompeva in maniera decisa per lasciare il posto a un terreno limoso giallastro sterile. Proseguendo con l’escavazione della trincea il terreno si è mantenuto ancora sterile per circa 18 m. Negli ultimi due metri, a una profondità di 35 cm, praticamente a contatto con l’arativo, è emerso in sezione un livello con frammenti di laterizi, in mezzo ai quali è stato recuperato un frammento di coppetta emisferica con listello tipo Goud 38/ forma 34 del Conspectus. Onde evitare di danneggiare ulteriormente il livello romano il sondaggio è stato interrotto.
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AIAC_3525 - La Pietra - 2014Il sito di La Pietra (442 metri .s.l.m.). si trova vicino alla confluenza tra i torrenti Farma e Farmulla (Roccastrada, Grosseto). L’area archeologica si estende per circa 3 ha intorno ad un potente affioramento roccioso, del diametro di 500 metri, di radiolariti appartenenti alla formazione dei Diaspri del Dominio Ligure. Il sito venne segnalato per la prima volta da Marroni e Gambassini nel 1998. Negli anni ’90 vennero eseguite ricognizioni di superficie che permisero di inquadrare la fase di maggiore attività del sito nell’ambito dell’età del Rame. Vennero infatti notate somiglianze tra le industrie litiche presenti in superficie e quelle della nota cava-officina di Valle Lagorara in Liguria. Si poté così ipotizzare anche per La Pietra la presenza di un’importante cava con attività di officina litica destinata alla produzione di preforme per punte foliate. Nel 2013 la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana in collaborazione con l' Università di Siena, ha effettuato nuove ricognizioni ed un saggio di scavo. E' stata individuata un’area a contatto con la parete sud dell’affioramento, dove il distacco di un grande-blocco di frana ha creato uno spazio, chiuso su tre lati e protetto da un leggero aggetto della parete, favorevole allo svolgimento delle attività di scheggiatura ed alla successiva conservazione delle tracce archeologiche. L’area, di ca. 20 mq denominata “Riparo”,mostrava in superficie evidenti tracce di attività di _débitage_ . E' stato deciso di concentrare qui le indagini per verificare la consistenza del deposito. Sono stati investigati complessivamente due quadrati da 1x1 m. suddivisi in quadranti 33x33 cm . E' stato riconosciuto un unico strato, costituito da un accumulo artificiale di detrito dovuto all’attività di cavatura e di officina. La matrice è costituita da terreno a forte componente organica. sono state recuperate preforme perlopiù frammentarie, abbandonate a diversi stadi di lavorazione, alcune schegge tecniche e frammenti di percussori in pietra dura. Nel mese di Aprile 2014 si è svolta la prima campagna di scavo. L’indagine si è concentrata nell’area “Riparo”. È stato avviato lo scavo di due nuovi quadrati, B1 e B2, adiacenti a quelli investigati nel 2013. Sono stati eseguiti 4 tagli in quadranti da 33x33. Il materiale recuperato è costituito da grandi quantità di residui di lavorazione e da alcune preforme scartate, oltre che da numerosi frammenti di percussori litici in rocce ofiolitiche e, più raramente, quarzite. Nei pianori di mezzacosta sottostanti l’affioramento in direzione del Farma sono stati individuati e raccolti, in corrispondenza di buche clandestine, alcuni nuclei e frammenti di lamelle ascrivibili, almeno in parte, all’Epigravettiano. Inoltre nel terreno di risulta di uno scasso eseguito a mezzo meccanico per la manutenzione della strada è stata recuperata abbondante industri litica, sempre inerente ad attività di officina e anch'essa riferibile probabilmente al paleolitico Superiore Un’ispezione accurata della base dello sperone roccioso ha permesso di stabilire come l’intera parete sud sia caratterizzata da segni di cavatura degli starti di radiolarite. Le tracce di cavatura sono visibili anche al di sopra dell’area Riparo, e in vari punti della parete ad altezze non raggiungibili senza un qualche tipo di supporto
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AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2015Nell’ambito del progetto di valorizzazione delle evidenze preistoriche situate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano promosso dalla Soprintendenza Archeologica della Campania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente – UR di Preistoria e Antropologia dell'Università di Siena, è stato programmato di riprendere le ricerche stratigrafiche nelle Grotta di Castelcivita, un giacimento preistorico tra i più importanti non solo a livello regionale ma anche nel contesto scientifico nazionale e internazionale. Il deposito preistorico della grotta è stato oggetto di indagine sistematica da parte dell’Università di Siena, in collaborazione con l’allora Soprintendenza alle Antichità di Salerno, sotto la direzione del prof. Paolo Gambassini, negli anni tra il 1975 e il 1988. La ripresa delle indagini è giustificata, oltre che dall'indubbia importanza scientifica del giacimento e dalla possibilità di acquisire nuovi e più completi dati derivati dai moderni approcci di ricerca, dal rinnovato interesse da parte degli enti locali a valorizzare il territorio anche sotto il profilo archeologico. La campagna 2015 è stata dedicata a verificare le condizioni del giacimento, per quanto riguarda lo stato di conservazione del deposito e delle sezioni stratigrafiche, e alla ripulitura e ripristino dell’area di scavo. Tra queste ultime attività è da segnalare lo svuotamento di una canaletta che attraversava obliquamente l’area di scavo adiacente alla cancellata esterna e che era stata costruita negli anni ’70 per il passaggio di un cavo elettrico destinato all’illuminazione delle Grotte. L’escavazione della canaletta aveva purtroppo inciso i livelli preistorici, raggiungendo forse il tetto del Musteriano. Lungo le sue sezioni interne sono infatti visibili chiaramente resti di focolari. A parte il danno dovuto a questa struttura (che risale però a vecchia data), il resto del deposito è apparso ben conservato e assai promettente dal punto di vista scientifico.
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AIAC_4323 - Riparo di Aterrana - 2016La campagna di ricerche condotta nel corso del mese di luglio 2016 ha avuto come obiettivi la valutazione dell'estensione areale del deposito di interesse archeologico e la sua documentazione, al fine di comprendere meglio le potenzialità del sito e di impostare nel miglior modo possibile le future strategie di scavo. In questo contesto è stato rimosso il terreno superficiale che copriva il tetto del deposito archeologico. Al termine della pulizia della superficie del sito è stata anche ripulita l'area del saggio di scavo eseguito dal prof. Gambassini dell'Università degli Studi di Siena nel 2005 nei quadrati C12 e C-B 14. Le sezioni e la base dello scavo sono state ripulite per documentare la sequenza stratigrafica messa in luce e per eseguire alcune valutazioni a livello sedimentologico. È stato fissato un nuovo punto zero sulla parete del riparo ed è stata impostata la nuova quadrettatura. L'area di interesse archeologico presenta un'estensione areale di circa 40 mq. Una volta ultimato il rilievo manuale, ne è stato eseguito uno fotografico con restituzione del fotopiano sia in 2D che in 3D. In data 26/07, assieme al prof. Tom Higham, direttore della Radiocarbon Accelerator Unit, Research Laboratory for Archaeology and the History of Art, University of Oxford, sono stati prelevati campioni di sedimento per le datazioni OSL. Il sedimento è stato campionato in condizioni di buio dalla sezione B-C 12, sia dalla parte alta della US 33 (campione 2) che dalla US 40 (campione 1). Al termine della campagna di ricerche, il tetto del deposito archeologico messo in luce, nonché le sezioni e il fondo del saggio eseguito nel 2005, sono stati protetti con teli in polietilene e ricoperti successivamente con il terreno rimosso all'inizio della campagna di ricerche. La trincea di scavo eseguita nel 2005 è stata completamente riempita. Essendosi trattato di una campagna volta a documentare l'estensione complessiva del deposito archeologico, a fissare un nuovo punto zero e a mettere in posa una nuova quadrettatura, nel corso delle ricerche non sono stati recuperati reperti archeologici di alcun genere. Alla campagna di scavo, effettuata dal 17 al 30 luglio, ha partecipato oltre agli scriventi: Patrizia Grotta. Un forte ringraziamento al Centro socio-culturale di Aterrana per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale di Montoro per il contributo alle spese sostenute.