AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2014Le ricerche condotte durante la campagna maggio-luglio 2014 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica. Restano da approfondire le problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo, poiché l’intervento si è concentrato sulla rimozione dell’interro moderno e lo svuotamento di fosse e trincee in un’area di circa 1000 mq.
Nell’ampio settore indagato, l’asporto dell’interro moderno – che, come sottolineato, rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di evidenze già in parte intercettate nel corso della precedente campagna, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall’età tardo-repubblicana sino almeno al V sec. d.C. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla fine del V sec. d.C.
In particolare, le evidenze hanno consentito di riconoscere l’esistenza di almeno tre distinte unità abitative, affacciate lungo il cardo massimo: nel corso della presente campagna, l’indagine si è concentrata sull’unità centrale. Le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita, che il precario stato di conservazione delle strutture e i limitati approfondimenti stratigrafici consentono per ora di tratteggiare solo sommariamente, in particolare per quanto riguarda i secoli che vanno dall’occupazione originaria all’inizio del IV sec. d.C.
E’ invece certo come l’abitazione abbia conosciuto nel tempo molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria, che nella sua fase meglio precisabile - intorno alla metà del IV sec. d.C. - si articolava intorno all’ampio ambiente di rappresentanza già individuato nel 2013 e pavimentato da un prezioso rivestimento in _opus sectile_. A ovest di questo doveva trovarsi un’area riscaldata e probabilmente attrezzata ad ambiente termale, rimasta in uso almeno fino alla metà del V sec. d.C., di cui rappresentano validi indizi i resti individuati (pavimento con pilastrini, apprestamenti drenanti, tracce di fuoco).
A partire dalla metà del V sec. d.C., gli interventi assumono un’entità più modesta, fino ad arrivare a una occupazione estremamente precaria in un contesto probabilmente già degradato e in parte spogliato, come mostrano le numerose buche di palo e le tracce di attività di tipo artigianale.
L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2016Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2016 si sono concentrate sul fondo a nord-ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di acquisire elementi relativi alla planimetria - e allo sviluppo diacronico - di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, verificando l’ipotesi di un’acquisizione, in epoca tardoantica, di alcuni spazi a essa pertinenti da parte dell’abitazione meridionale.
Nel settore indagato, lo scavo ha consentito di indagare le strutture relative a una _domus_ confinante con l’edificio precedentemente indagato, posto a settentrione di questo e contraddistinto da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dalla fine del I sec. a.C. sino perlomeno all’inizio del V sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla metà del V sec. d.C.
Per quanto riguarda la _domus_ settentrionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno quattro fasi di vita, concluse da un intervento di spoliazione che ha fortemente intaccato le strutture presenti. Alla fase di impianto - tra fine I sec a.C. e inizio I sec. d.C. - appartengono una serie di strutture murarie accomunate dall’identica tecnica edilizia, che delimitavano un pavimento musivo geometrico e figurato policromo probabilmente esteso a coprire l’intera area indagata (24 x 6 m). Contestualmente alle strutture murarie e alle relative stesure pavimentali venne realizzato il sistema di smaltimento delle acque, imperniato su una serie di canalette di scolo.
L’abitazione ha conosciuto alcuni modesti interventi di restauro collocati in età medioimperiale, che precedono una fase di modifiche anche sostanziali a livello di planimetrie e destinazioni d’uso, da porsi fra la fine del IV e l’inizio del V sec. d.C. Questi cambiamenti comportarono un riassetto complessivo dell’orientamento dei vani dell’abitazione, in seguito alla realizzazione di una vasta area scoperta e di un’imponente sala di rappresentanza absidata orientata in senso nord-sud e pavimentata in _opus sectile_. Il cantiere di costruzione dell’abside, posto lungo il lato settentrionale del vano e accessibile tramite un gradino, determinò dismissione ed obliterazione dell’antica pavimentazione musiva – rimasta in uso fino ad allora - e di gran parte delle strutture delle fasi precedenti, analogamente a quanto avvenne più a ovest, dove una corte scoperta lastricata si sovrappose ai resti della sistemazione pavimentale. Tale ingente intervento edilizio comportò anche un generale riassetto dell’impianto di regimazione idrica, con la costruzione di nuove condutture che si sostituirono in parte alle precedenti.
Dopo sporadici interventi che testimoniano un uso precario dell’abitazione, di difficile datazione, l’area venne pesantemente intaccata da azioni di spolio, che coinvolsero non solo le strutture murarie e le sistemazioni pavimentali, ma anche le infrastrutture di smaltimento delle acque. Queste attività hanno riguardato in maniera particolarmente invasiva il settore occidentale del saggio, completamente sconvolto a seguito della realizzazione di fosse e buche finalizzate alla ricerca e al recupero dei materiali da costruzione, in buona parte asportati.
I materiali recuperati dai riempimenti di questi scassi hanno fornito un appiglio per una collocazione nel tempo di questi interventi, riferibili a un’epoca certamente posteriore alla metà del V sec. d.C. e forse attribuibile al VI-VII sec. d.C.