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Maria Diletta Colombo-Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise

Season Team

  • AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2014
    Le attività di studio del sito paleolitico di Guado San Nicola a Monteroduni (IS), oggetto di scavi sistematici dal 2008 al 2011 da parte dell’equipe di ricerca del Prof. Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara, hanno finora consentito la ricostruzione del contesto paleoambientale, geomorfologico e cronologico del sito, delle strategie di sussistenze e del comportamento tecno-economico degli ominini che hanno frequentato l’area durante il Pleistocene medio, tra 400.000 e 350.000 anni fa. L’interdisciplinarietà degli studi, unitamente all’integrazione dei contributi di specialisti provenienti da università e istituzioni nazionali e internazionali, hanno confermato l’importanza del sito di Guado San Nicola, la cui rilevanza non si limita al solo contesto locale ma acquisisce significato anche a livello europeo ed extra-europeo, viste la ricchezza della documentazione e l’attestazione di elementi innovativi dal punto di vista culturale quale la padronanza del metodo di scheggiatura Levallois. La comparsa del metodo Levallois, che convenzionalmente segna il limite tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio e in Europa, allo stato attuale delle conoscenze, non risulta più antica di 350.000-300.000 anni fa. Pertanto il giacimento di Guado San Nicola, data la sua antichità, costituirebbe uno dei siti chiave nell’ambito del dibattito sull’origine dei complessi culturali del Paleolitico medio e delle sue relazioni con i complessi precedenti. Vista l’importanza del sito, dal 7 al 26 luglio 2014 sono state effettuate specifiche analisi e attività di studio per approfondire determinati aspetti di rilevante interesse. A seguito della sistemazione e revisione del materiale litico e paleontologico, è stato pianificato il programma dettagliato dello studio funzionale e tracceologico dell’industria litica, supportato dalle attività di sperimentazione della scheggiatura del materiale litico tramite l’utilizzo di percussori duri e teneri. Sono state poi condotte analisi dettagliate sugli aspetti archeozoologici, con particolare riferimento all’individuazione di strie di macellazione, morfotipi da fratturazione intenzionale e coni di percussione. La presenza di stigmate da percussione su quattro palchi di cervidi risulta verosimilmente connessa all’utilizzo quali percussori nella scheggiatura del materiale litico, ipotesi corroborata dalle caratteristiche dell’industria litica. Pertanto le analisi funzionali e le attività di sperimentazione consentiranno di meglio definire il comportamento tecnologico, le competenze tecniche, le scelte e le esigenze di produzione dei gruppi umani che hanno frequentato l’area di Monteroduni nel Pleistocene medio, confrontando i risultati con quanto noto a livello europeo. Si è posta particolare attenzione all’analisi spaziale, analizzando la distribuzione dei reperti e la densità di questi, integrando i dati relativi all’insieme litico e faunistico con quelli spaziali e tafonomici, al fine di rilevare eventuali concentrazioni di origine antropica. Si è proceduto poi al lavaggio del sedimento e al vaglio al fine di individuare resti di micromammiferi che potessero contribuire ad un più preciso inquadramento cronologico e paleoambientale del sito. È stata, infine, effettuata una ricognizione dell’area circostante a quella oggetto di studio al fine di individuare fonti di approvvigionamento della materia prima.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2018
    Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo. Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano. L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.