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Michele Andrea Sasso

Season Team

  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2014
    Nel mese di ottobre 2014, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione ministeriale nella località di Fondo Giuliano, presso l’abitato di Vaste. Precedenti ricerche archeologiche, avviate nel 1991, avevano portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo), con elementi riferibili anche ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). Le ricerche si sono concentrate in due settori: il primo presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le indagini degli anni scorsi avevano rilevato la presenza di una cava e di una fornace messapica, il secondo ad ovest delle chiese in corrispondenza di una grotta scavata nel banco di roccia. I. _Area della cava_. Al di sotto dello strato di accumulo superficiale, si è messo in luce il banco di roccia. Sono state identificate nuove tracce relative all’attività estrattiva messapica, databile tra il IV ed il III sec. a.C. sulla base del modulo dei blocchi destinati all’estrazione, corrispondenti a quelli impiegati nelle fortificazioni dell’insediamento. Lo scavo ha inoltre permesso di seguire la prosecuzione verso nord di una strada medievale, già rinvenuta negli anni passati, segnata da profonde carraie. Una di esse intercetta una tomba a fossa (US 2205), scavata nel banco di roccia, priva di elementi della deposizione. Un'altra sepoltura è stata rinvenuta a pochi metri di distanza. Al suo interno erano presenti resti antropologici notevolmente rimaneggiati (US 2203) con alcuni elementi del corredo: frammenti di due armille in bronzo ed un vago in vetro. Sulla base della posizione e del confronto con le altre tombe presenti nelle vicinanze, entrambe le sepolture possono essere attribuite alla necropoli paleocristiana di V-VI secolo. Esse hanno forma rettangolare a sezione trapezoidale con pareti rastremate in alto e piccolo cuscino ricavato all’estremità ovest. II. _Area della grotta_. La grotta (US 2300) è ubicata a circa 18 m ad ovest rispetto all’ingresso del _martyrium_ di V-VI secolo. L’ambiente è scavato nel banco di roccia calcareo, con apertura rivolta verso l’edificio di culto. Inizialmente sono stati messi in luce alcuni grandi massi crollati dalla volta della cavità; inoltre, in corrispondenza dell’attuale ingresso, si è evidenziato un muro costituito da un filare di grandi pietre informi, posizionate in modo da delimitare l’accesso alla grotta (US 2309). È ipotizzabile che questa struttura a secco, realizzata in tempi moderni con pietre recuperate nelle vicinanze, sia servita a chiudere lo spazio interno destinandolo a ricovero di animali ed attrezzi agricoli. Su uno dei massi è incisa una croce. Dopo aver liberato la cavità dai livelli di accumulo moderno, si è messo in luce uno strato di tufo sbriciolato e compatto, a contatto con il piano di roccia. Quest’ultimo risulta profondamente segnato da attività di estrazione di piccoli blocchi di pietra calcarea, il cui modulo è riconducibile alle tecniche edilizie comuni tra XVII e XIX secolo. Tuttavia, è stato anche possibile riconoscere le tracce di alcune tombe ricavate nel banco di calcarenite. Esse sono appena leggibili, poiché la cava ne ha comportato la quasi completa distruzione. Alle sepolture vanno riferiti pochi resti osteologici ed alcuni frammenti di lucerne nordafricane recuperati nel terreno di accumulo superficiale. In origine l’ingresso alla grotta doveva trovarsi più avanzato verso est, come indica la presenza di un varco nella roccia, definito da una soglia in pietra. In epoca paleocristiana, dunque, la cavità fu destinata ad accogliere un nucleo di sepolture, in maniera speculare alla situazione riscontrata nel settore posto alle spalle dell’abside. Numerose croci incise sulle pareti costituiscono un ulteriore indizio della frequentazione connessa al _martyrium_.