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Vincenzo Spagnolo- Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_1197 - Roca - 2015
    La campagna di scavi del 2015 si è protratta per quattro settimane, a cavallo tra i mesi di settembre e ottobre. Ad essa hanno partecipato 41 studenti dell’Università del Salento, organizzati in due turni, che hanno conseguito crediti formativi. Le indagini si sono concentrate nel settore sudoccidentale dell’insediamento, nel SAS VI, dove due distinte campagne condotte nel 1994 e 1995 avevano consentito di riportare alla luce vari ambienti di edifici tardomedievali dislocati ai lati di una strada che attraversava l’abitato da N a S. Lungo la strada si aprivano numerosi silos granari interrati, alcuni dei quali conservavano in posto i coperchi litici originari. Nella stessa area erano stati riportati alla luce anche i resti di una torre quadrangolare medievale, precedente all’impianto dell’abitato, e un pozzo quadrangolare di epoca protoellenistica, di cui rimaneva pressoché integra la vera costruita con conci squadrati. Con il prosieguo delle indagini in questo settore nelle stesse campagne erano stati raggiunti i livelli di occupazione protostorici e indagati alcuni lembi superstiti di una grande struttura del Bronzo finale 2, denominata capanna-magazzino per la presenza al suo interno di numerosi dolii cordonati in ceramica figulina. Analisi gascromatografiche condotte di recente hanno dimostrato che questi grossi contenitori erano destinati allo stoccaggio di olio di oliva. Si è operato in quest’area perché un progetto del Comune di Melendugno (proprietario dei terreni), recentemente ammesso ai finanziamenti, prevede di attuarvi una serie di interventi di protezione, restauro e valorizzazione. Tra questi interventi programmati figura il ripristino dei piani pavimentali e dei rivestimenti stradali dell’abitato tardomedievale alle quote originarie al fine di impedire ulteriori erosioni e scalzamenti sotto il piano di fondazione dei muri, che ne causerebbero il crollo. Si è ritenuto, quindi, fosse urgente e necessario indagare e asportare i livelli di occupazione protostorici ancora in posto, al di sopra degli strati sterili e della bancata calcarenitica di base. Le indagini hanno consentito di riportare alla luce varie buche di palo, sia circolari sia quadrangolari, che consentiranno di integrare la restituzione planimetrica della capanna-magazzino. Sono stati inoltre recuperati abbondanti materiali ceramici pertinenti alla fase di occupazione della stessa struttura; una concentrazione particolare di manufatti è stata riscontrata all’interno di una fossa rettangolare che si apriva nel piano pavimentale. A conclusione della campagna, una settimana è stata dedicata al completamento dei rilievi.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2014
    Dal 6 al 25 ottobre 2014 sono proseguite le ricerche nel deposito del Paleolitico medio del Riparo l'Oscurusciuto nella gravina di Ginosa (Taranto). Nel corso di questa campagna è iniziato lo scavo della superficie di abitato (US 15), sigillata dallo strato di tefra (US 14) attribuito al tufo verde del Monte Epomeo di Ischia (55ky BP). Lo scavo, effettuato per quadranti di 25 cmq, ha interessato uno spessore di 2/3 mm per un'area di circa 12 mq. Tra i reperti ossei è sempre dominante la presenza dell'uro: da una prima analisi è stato possibile stimare un numero minimo di cinque individui, di età diverse. L'analisi dell'industria litica necessita di uno studio più approfondito in laboratorio per individuare se, all'interno di una prevalente produzione Levallois unipolare ricorrente comune ai livelli finora attraversati, siano presenti variazioni nella gestione della materia prima e nella conduzione della catena operativa. In questa fase di lavoro sono emerse tracce di un piccolo focolare con ceneri alla sommità, probabilmente impostato in fossetta, situato all'interno della struttura “A” individuata nella campagna 2012 e costituita da un semicerchio di pietre, di circa 2 metri di raggio, addossato alla parete Nord del riparo. Una seconda interessante evidenza, venuta alla luce in questa prima analisi della superficie, è relativa alla struttura “B”, individuata nel 2013. Questa struttura è costituita da un allineamento di tre gruppi di pietre che sembrano racchiudere lo spazio dell'angolo N/W del riparo, caratterizzato da scarsa presenza di materiale antropico. All'interno di uno di questi gruppi di pietre, due delle quali in posizione verticale, è stata individuata una fossetta larga 25 cm e profonda 10 cm (lo scavo di un probabile secondo riempimento potrebbe ridefinirne la profondità). In un'ipotesi di ricostruzione di questa struttura, la fossetta costituirebbe una delle sedi di elementi lignei appoggiati alla parete del riparo. Tutte le pietre affioranti nella superficie, alcune delle quali attribuite alle probabili strutture e tutte mantenute _in situ_, sono state misurate e analizzate da un punto di vista litologico (D. Aureli). Il complesso è rappresentato in gran parte da blocchi di calcarenite e da pochi elementi di calcare di minori dimensioni. Questi ultimi risultano localizzati esclusivamente tra i gruppi di pietre che delimitano le strutture. Per giungere alla completa analisi dell'area dovrà essere ultimato lo scavo della superficie nella prossima campagna per i rimanenti 6 mq. Lo studio in corso sulla distribuzione dei materiali su questa superficie di abitato fornirà informazioni sul diverso utilizzo degli spazi. Le ricerche sono state condotte dall'UR di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Siena su concessione ministeriale in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Allo scavo hanno partecipato oltre agli scriventi: Claudia Abruzzese, Daniele Aureli, Giuseppe Bellomo, Francesco Colopi, Vanya Delladio, Giulia Marciani, Roxane Rocca, Rita Scardino, Gabriele Senatore, Marco Serradimigni, Vincenzo Spagnolo. Un forte ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2015
    Nella campagna del settembre 2015 è stato ultimato lo scavo della superficie di abitato US 15. Nel corso di questa operazione non sono state asportate le pietre delle strutture, le cui basi risultano immerse in US 16. Dopo il prelievo del materiale litico e faunistico della paleosuperficie effettuato nel 2013, visibile dopo l'eliminazione del tefra, nell'ottobre 2014 fu iniziato lo scavo dei primi 3-4 millimetri di sedimento del piano di frequentazione al fine di ottenere un quadro completo dei reperti presenti nell'ultima fase di utilizzo del riparo, prima della caduta dello spesso strato di ceneri vulcaniche (US 14) riferite al Tufo Verde del Monte Epomeo di Ischia (55ky BP). Lo scavo è quindi proseguito per i rimanenti 6 mq, con recupero del materiale per quadranti di 25 cm di lato. Nei quadrati G11, E-F 12, E-F 13 il sedimento era particolarmente concrezionato. In queste aree è risultata difficoltosa l'estrazione dei resti faunistici. Gran parte del materiale è stato rinvenuto in posizione orizzontale. All'interno delle strutture, come già evidenziato nelle scorse campagne, il materiale è sporadico. In relazione al gruppo di pietre in E 12 (struttura B), non è emerso il previsto affossamento, rinvenuto invece lo scorso anno tra le pietre di F 11-12. Tra le ossa determinabili, sempre fortemente frammentate, l'uro risulta la specie più frequente. L'industria litica rinvenuta è riconducibile, come quella degli strati sovrastanti, al sistema di produzione Levallois ricorrente ed è costituita soprattutto da piccole schegge e débris, indizio di una lavorazione della selce sul posto. Andrà verificato, tramite gli studi previsti a breve, se la scarsità di prodotti di dimensioni medio/grandi e di strumenti sia riconducibile o meno ad un prelievo ed esportazione dei manufatti di utilizzo fuori dall'accampamento al momento del suo abbandono. All'apertura della campagna, il testimone Nord risultava interessato da recenti tane di roditori. Vista la precarietà della parte alta di questa porzione di sedimento addossata a una parete del Riparo, è stato iniziato lo scavo dell'unità stratigrafica superiore (US 4) nei quadranti C11 IV e C12 IV. Il materiale, molto abbondante, presenta numerosi elementi verticali o inclinati. Il sedimento è friabile ad eccezione di una piccola porzione concrezionata contro parete nel quadrante C11 IV. Sono frequenti piccoli frammenti di calcarenite, probabilmente derivati da distacchi dalle pareti. Alla campagna di scavo, effetttuata dal 9 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Giuseppe Bellomo, Vanya Delladio, Giulia Marciani, Noemi Interlandi, Errico Pontis, Rita Scardino, Gabriele Senatore, Vincenzo Spagnolo. Un sentito ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2016
    Nel settembre 2016 è proseguito lo scavo del testimone Nord, iniziato negli ultimi giorni della campagna dello scorso anno. Le indagini in questo lembo di stratigrafia addossato ad una delle pareti del riparo hanno tre obiettivi principali: a) recuperare i dati delle US 4 e 5 di questo testimone, in pericolo di crollo per la presenza di un complesso di tane; b) integrare i dati spaziali delle unità stratigrafiche con focolari: US 9, 11, 13; c) ampliare l'esplorazione della superficie di abitato US 15, mettendo in luce i rapporti tra le due strutture delimitate da pietre e la parete Nord del riparo stesso. Le ricerche in questa campagna hanno interessato l'unità stratigrafica 4 nei quadrati C11-12-13 per un'ampiezza complessiva di circa 2 mq. Questa piccola area è risultata particolarmente ricca di reperti litici e ossei, spesso rinvenuti in addensamenti. Lo scavo è stato effettuato in tre tagli artificiali di 8-10 cm di spessore. Il sedimento, compatto ma friabile, ha facilitato il recupero dei materiali, ad eccezione di una porzione nel quadrato C11, concrezionata contro parete. All'inizio dello scavo il sistema di tane (US 90) era visibile sia sulla parete del testimone (US 4 e 5), sia, molto parzialmente, sulla sommità di US 4 (questa unità costituiva il tetto del testimone stesso, conservato a partire dalla campagna del 2003). Nel corso dello scavo, nei tagli 2 e 3 di US 4 il complesso di tane è stato messo in luce per una maggiore estensione: una galleria principale si sviluppa da Est ad Ovest, con uno sbocco nell'angolo Nord-Ovest del riparo. In questo punto, le escavazioni da parte di roditori hanno probabilmente interessato anche unità più profonde (US 9, 11). La galleria principale, nel quadrato C11 e in parte in C12, si sviluppa addossata alla roccia. Rami secondari proseguono all'esterno sulla parete del testimone. Queste tane risultavano beanti con riempimento alla base sciolto ben distinguibile dal sedimento di US 4. Nei quadrati C12-13-14 è stata messa in luce la sommità di US 5, della quale è stata scavata una piccola parte in C12 III. Tra i resti faunistici di US 4, sono abbondanti i frammenti di diafisi di ossa lunghe: è stata riconosciuta la presenza di _Bos primigenius_ , _Dama dama_ e _Sus scrofa_. L'industria litica non presenta sostanziali novità: il sistema di produzione Levallois ricorrente è sempre dominante sui sistemi volumetrico o addizionale. Solo si osserva, rispetto ai livelli sottostanti, una maggiore frequenza della modalità unipolare convergente, accanto a quella a stacchi paralleli. Sono rappresentate tutte le fasi della catena operativa, dalla inizializzazione della messa in forma del blocco all'abbandono dei nuclei. Quanto ai prodotti ritoccati, sempre non particolarmente numerosi, i raschiatoi soprattutto lunghi prevalgono sulle punte e sui denticolati. Si segnala il rinvenimento, sporadico nelle campagne precedenti, di alcuni ciottoli che sembrano utilizzati come percussori/ritoccatoi. Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Francesco Boschin, Serena Ciullo, Jacopo Crezzini, Lucia Dallafior, Loris Di Vozzo, Melania Farnese, Alessandra Macco, Giulia Marciani, Vincenzo Spagnolo. Un forte ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2017
    Lo scavo ha interessato gli ultimi lembi dell'unità stratigrafica 4 (taglio III) nei quadrati C11-12, C14-15, mettendo così in luce il tetto delle unità 5 e 7. Il sedimento non cementato ha consentito un facile recupero dei materiali nei quadrati C11 e C12, mentre nei quadrati C14-15 lo scavo si è dimostrato più difficoltoso a causa del terreno concrezionato. Terminata questa prima fase, le ricerche si sono concentrate sulle unità stratigrafiche 5 e 6, le quali sono costituite da più livelli alternati di ceneri e carboni relativi a un focolare dall’ampiezza di circa due metri e mezzo, posto contro parete nell’angolo Nord-Ovest del riparo. Questo focolare è alloggiato in una depressione a tetto dell’Unità 7 (US negativa 35). Nei quadrati C10 e C11 il focolare risultava quasi completamente distrutto dal sistema di tane (US 90), già messo in luce durante la campagna precedente. Tale complesso intaccava in maniera sostanziale il deposito anche nel quadrato C12 (e in modo molto limitato nel C13) con due gallerie sovrapposte, ma in comunicazione tra loro tramite alcuni tratti verticali. L’unità stratigrafica 5 è stata scavata in due tagli artificiali di 10 cm di spessore, mentre l’US 6, riconosciuta solo in un’area limitata, è stata asportata in un unico taglio. Le ricerche hanno portato quindi alla luce l’unità negativa US35, che costituisce la superficie della depressione nella quale il focolare era alloggiato. Nelle aree non disturbate da US 90 è stato possibile individuare il bordo della depressione contro la parete nord del riparo. Successivamente, nei quadrati C11-12-13-14-15 è stata asportata US 7 fino al raggiungimento del tetto di US 8. US 7 si presenta più povera di materiali rispetto alle unità soprastanti ed è compromessa dal sistema di tane (US 90) nei quadrati C11-12. Procedendo con lo scavo tale complesso è andato allargandosi e si è rivelato essere costituito da un’unica ampia galleria estesa da Ovest verso Est, la quale, a tetto dell’unità stratigrafica 8, occupa i quadrati C10-11-12 e in parte C13. Per lasciare il testimone Nord quanto più stabile possibile al termine della campagna, nel quadrato C12 lo scavo ha raggiunto il tetto dell’Unità stratigrafica 9. In quest’area US 8 si è rivelata povera di materiali. La maggior parte dei resti faunistici recuperati nel corso della campagna di scavo sembrano appartenere a Bos primigenius. A questi si aggiungono rari frammenti di ossa di cervidi. Non si segnalano novità quanto alla produzione litica (Levallois ricorrente dominante). La lavorazione avveniva almeno in parte sul posto, come dimostrato dai numerosi elementi di prima messa in forma (corticati), da nuclei esauriti o abbandonati perché incidentati, da qualche percussore e da alcuni rimontaggi. Fra i manufatti trasformati mediante il ritocco si segnalano alcune punte integre all’apice, accanto ai raschiatoi, che sono in qualche caso denticolati e prevalentemente su supporti laminari. Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Vincenzo Spagnolo, Veronica Barbi, Francesco Colopi, Lucia Dallafior, Clarissa Dominici, Victor Dubarry, Vito Punzi e Nico Sasso.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2018
    Nel corso del mese di settembre 2018 è proseguito lo scavo del testimone Nord, il quale si estende nei quadrati C11-C15, già oggetto di indagine nelle tre precedenti campagne. Non si segnalano tracce di effrazioni nell’area di scavo, mentre sembra essersi intensificata, nel corso dell’anno, l’attività di roditori, rettili e vegetali nei sedimenti del testimone. Lo scavo ha inizialmente interessato l’unità stratigrafica 8, caratterizzata da una scarsa quantità di materiali sia litici che faunistici. La minor compattezza del sedimento nei quadrati C12-C13 ha semplificato il recupero dei reperti, mentre in parte del quadrato14 e nel quadrato 15 lo scavo è risultato più difficoltoso a causa del sedimento concrezionato. Una volta rimossa l’unità 8 è iniziata l’indagine della sottostante US 9, asportata in due tagli artificiali di cinque centimetri di spessore l’uno. L’Unità 9, oltre ad aver restituito maggiori quantità di reperti, è contraddistinta anche dalla presenza di focolari. In particolare, nel quadrato C14 sono state individuate le unità stratigrafiche 92 (Fig. 2) e 94, entrambi focolari impostati in fossette, costituiti da livelli di ceneri e carboni, e l’unità 93, interpretata come una circoscritta concentrazione di materiale carbonioso. Anche l’unità stratigrafica 9, così come alcune delle unità soprastanti, in questa parte dell’area di scavo è interessata dal sistema di tane US 90, costituito da un terreno molto più sciolto e quindi facilmente riconoscibile. In particolare, il sedimento rimaneggiato dall’attività di roditori (e ulteriormente rielaborato da gechi, lucertole e radici) è presente nei quadrati C11, C12 e, solo marginalmente, in C13. La maggior parte dei resti faunistici ritrovati nell’Unità 9 è riconducibile all’uro, anche se sono stati riconosciuti alcuni elementi scheletrici di cavallo e daino. I frammenti più comuni sono relativi a porzioni di diafisi di ossa lunghe (fratturate per il recupero del midollo) e denti. In alcune aree, soprattutto in vicinanza della parete rocciosa del riparo, i reperti si presentano spesso verticali o immersi obliquamente nel sedimento, a testimonianza di possibili disturbi nella deposizione degli stessi. Ulteriori analisi di archeologia spaziale chiariranno se in quest’area può essere avvenuto un accumulo caotico di materiali di scarto da parte dei gruppi neandertaliani che hanno frequentato il riparo. La rimozione dell’US 9, proseguita per tutta la campagna di scavo, è avvenuta nei quadrati C12-15, mettendo in evidenza il tetto della US 11. Nel quadrato C11, fortemente sconvolto dal sistema di tane US 90, l’Unità 9 non è stata scavata in modo da mantenere stabile il testimone in quell’area a fine campagna di scavo. Infine, nel quadrato C14 sono stati scavati altri due focolari (rispettivamente US 10 e US 95), entrambi a tetto di US 11 e considerati in fase con essa. I due focolari risultano impostati in fossette di circa 25-30 cm di diametro, e costituiti da uno strato carbonioso coperto da una crosta di cenere notevolmente indurita. Alla base della fossetta di US 95 è emerso il tetto di un altro focolare, denominato US 96. Dai focolari scavati (US 10, 92, 93, 94 e 95) sono stati prelevati blocchetti di sedimento per condurre analisi microstratigrafiche. In data 19 settembre, i colleghi Tom Higham e Marin Fruen (Università di Oxford) hanno registrato la radioattività naturale del sito in corrispondenza delle Unità stratigrafiche 26, 20-21 e 11 per calibrare le datazioni OSL eseguite su sedimenti prelevati l’anno precedente. Lo stato del testimone Nord a fine campagna è il seguente: US 90 in C11 I-II e C12 II; US 9/1 in C11; tetto US 11 in C12, C13, C14, C15; tetto US 96 in C14 IV. Non si sono osservate diversità sostanziali riguardo le modalità di produzione/trasformazione dei manufatti litici: nuclei e prodotti indiziano la presenza del sistema integrato Levallois, soprattutto unipolare ricorrente, accanto a sistemi addizionali, tutti volti all’ottenimento di prodotti generalmente allungati. Anche il rapporto fra i manufatti trasformati tramite ritocco non cambia: raschiatoi in genere su supporto laminare, seguiti da punte. Fra queste ultime si segnalano morfologie vicine al grattatoio. Come già nella campagna precedente sono stati rinvenuti alcuni ciottoli possibili percussori/ritoccatoi. Sono stati infine individuati due rimontaggi.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2019
    Nel corso del mese di settembre 2019 è proseguito lo scavo del testimone Nord, esteso nei quadrati C11-C15 (Fig. 1). Tale testimone è già stato oggetto di indagine nelle quattro precedenti campagne. Lo scavo ha interessato gli ultimi lembi dell’unità stratigrafica 9 nei quadrati C11-C12 e l’unità stratigrafica 11 in tutta l’area di indagine. L’unità 11, ricca di materiali faunistici e litici presenta, lungo i suoi 10-15 cm di spessore, alcuni livelli di rarefazione dei reperti, a testimonianza del fatto che si tratta di un palinsesto composto dalla somma di differenti fasi di occupazione. Come già notato negli anni precedenti, i quadrati C14 e 15 presentano un sedimento più concrezionato e tenace; al contrario, il recupero dei reperti risulta meno impegnativo man mano che ci si sposta verso l’angolo N-W del riparo (quadrati C10-11). Nei quadrati C13 e C14 sono state individuate rispettivamente le unità stratigrafiche 97 e 96, 98 e 99 (Fig. 2), tutte relative a focolari impostati in fossette di piccole dimensioni, che vanno a chiudere contro la parete settentrionale del riparo l’allineamento di punti di fuoco messo in luce nell’Unità stratigrafica 11 durante le precedenti campagne. Interessante anche un’area di materiale carbonioso, forse dovuta alla pulizia di un focolare, nel quadrato C14. La maggior parte dei resti faunistici ritrovati nell’Unità 11 è riconducibile al bue selvatico, anche se sono stati riconosciuti alcuni elementi scheletrici di cavallo e di cervide. I frammenti più comuni sono relativi a porzioni di diafisi di ossa lunghe (fratturate per il recupero del midollo) e denti. L'industria litica non mostra novità rispetto a quanto già conosciuto per il resto dell’US. Le materie prime usate per la scheggiatura sono locali e sembrano essere presenti tutte le fasi della catena operativa. Gli elementi ritoccati risultano scarsi. In prossimità della parete rocciosa del riparo, i reperti hanno spesso giacitura verticale o fortemente inclinata, a testimonianza di possibili disturbi nella deposizione degli stessi. Ulteriori analisi di archeologia spaziale permetteranno di valutare un possibile accumulo caotico di materiali di scarto in quest’area del sito da parte dei gruppi neandertaliani che lo hanno frequentato. Nelle aree nelle quali l’Unità Stratigrafica 11 è stata rimossa completamente (attraverso lo scavo di due tagli artificiali) è emersa la sottostante unità 13, caratterizzata da una differente matrice (al sedimento originatosi dal disfacimento della locale calcarenite si aggiunge in questa unità una frazione di sabbia vulcanica, legata alla presenza del tefra US 14). Come per i livelli superiori, anche l’unità stratigrafica 11 è interessata dal sistema di tane e gallerie US 90 (Fig. 3), dovuto all’azione congiunta di radici, roditori e rettili. La porzione rimaneggiata del deposito è molto ampia nei quadrati C10-11 (ne intacca la quasi totalità) e si riduce nei quadrati C12-13 fino a scomparire nella parte orientale del deposito (C14-15). Nel quadrato C11 è stata raggiunta la base della sacca di deposito sconvolto che sembra quindi non aver intaccato la parte più profonda dello strato 11. Dai focolari scavati (US 96, 97, 98 e 99) sono stati prelevati blocchetti di sedimento per condurre analisi microstratigrafiche. In data 15 settembre, il collega dott. Ivan Martini (DSFTA, Università degli Studi di Siena) ha eseguito un campionamento di sedimenti lungo tutta la sequenza del riparo. Le analisi sedimentologiche vengono svolte nell’ambito del progetto finanziato dalla National Geographic Society “The key role of cave and shelter clastic successions in defining the replacement of Neandertals by Modern Human”, di cui il dott. Martini è direttore. Oltre ad aver portato avanti lo studio stratigrafico, sono state posizionate alcune “trappole sedimentologiche” sotto le pareti del riparo per misurare la deposizione naturale di calcarenite nel sito durante il corso dell’anno. Questo permetterà di valutare il tasso di accumulo di sedimenti dovuti al disfacimento della parete rocciosa e ottenere delle stime sui tempi di formazione di alcuni livelli del deposito archeologico. Lo stato del testimone Nord a fine campagna è il seguente: US 90 in C10 e localmente in C11 e C12. Tetto US 13 in C11, C12, e C13 I; US 11/2 in C13 II, C14 I-II e C15; US 11/3 in C13 III-IV e C14 III-IV (Fig. 4).
  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2017
    La campagna di scavo 2017 ha avuto luogo nel periodo compreso tra il 10 e il 30 Luglio. Quest’anno, nel corso dello scavo dello strato Protoaurignaziano a micropunte a dorso marginale tipo Castelcivita(gic = giallo concrezionato), è emersa la presenza di un piano di abitato con ossa e selci. Questo ci ha indotti ad estendere l’indagine ai quadrati M 11-14, I 11 e I 14 nell’intento di mettere in luce quanta più paleosuperficie possibile al fine di non perdere informazioni preziose. Nei quadrati L11, 12 e M11,12, 13e 14 sono stati scavati i tagli 1, 2 e 3 di questo strato, costituito da una sabbia che si presenta ovunque indurita più o meno tenacemente. Unica eccezione un’area ben delimitata in L-M 11 e 12: qui infatti il gic si distingue per avere una consistenza friabile, essendo completamente privo di concrezioni (gic morbido). Il gic morbido si localizza nella stessa area occupata dal focolare rinvenuto nel 2016 in L11-12. Contestualmente è proseguito lo scavo nei quadrati G15 e H15. Qui si è proseguito con l’indagine nello strato rsa’ (= rosso sabbioso, riferibile al Protoaurignaziano a lamelle Dufour) con lo scopo di raggiungere il tetto dei livelli uluzziani, ossia dello strato che Gambassini aveva denominato rsa”. Sono stati effettuati i tagli 2, 3, 4, 5.Il sedimento sabbioso, sempre ricco di elementi calcarei più o meno alterati, ha restituito una grande quantità di manufatti litici, incluse numerose lamelle, a fronte di una quasi totale assenza di altre categorie di reperti, in primis quelli faunistici. Alla base del tg 4 è stato portato alla luce un grande focolare situato fra G e H 15, in parte sconvolto da disturbi post-deposizionali. Questo focolare poggia su un livello di sabbie di colore arancio sterili le cui caratteristiche non trovano riscontro in nessuno degli strati descritti da Gambassini. A fine campagna è stato necessario rimuovere, lungo la sezione, una grossa zolla (corrispondente a parte dei settori O, P, Q) che minacciava di staccarsi. Qui sono stati effettuati i tagli 5, 6 e 7. Alla base del tg 6 è stato scoperto il lembo residuo di un focolare. In associazione a questa struttura è stato rinvenuto materiale cospicuo (compresi resti di fauna) con caratteri ben diversi dai reperti litici dello strato precedente. Riteniamo possa trattarsi del tetto dell’occupazione uluzziana. Mentre l’rsa’ scavato nei quadrati G15 e H15 ha restituito, come si è detto, una grande quantità di litica (in particolare lamelle ritoccate e non), non altrettanto si può dire del soprastante strato gic che quest’anno è stato piuttosto avaro di reperti (al contrario del 2016). Una novità è stato il campionamento di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul aDNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono effettuate al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine.
  • AIAC_4323 - Riparo di Aterrana - 2016
    La campagna di ricerche condotta nel corso del mese di luglio 2016 ha avuto come obiettivi la valutazione dell'estensione areale del deposito di interesse archeologico e la sua documentazione, al fine di comprendere meglio le potenzialità del sito e di impostare nel miglior modo possibile le future strategie di scavo. In questo contesto è stato rimosso il terreno superficiale che copriva il tetto del deposito archeologico. Al termine della pulizia della superficie del sito è stata anche ripulita l'area del saggio di scavo eseguito dal prof. Gambassini dell'Università degli Studi di Siena nel 2005 nei quadrati C12 e C-B 14. Le sezioni e la base dello scavo sono state ripulite per documentare la sequenza stratigrafica messa in luce e per eseguire alcune valutazioni a livello sedimentologico. È stato fissato un nuovo punto zero sulla parete del riparo ed è stata impostata la nuova quadrettatura. L'area di interesse archeologico presenta un'estensione areale di circa 40 mq. Una volta ultimato il rilievo manuale, ne è stato eseguito uno fotografico con restituzione del fotopiano sia in 2D che in 3D. In data 26/07, assieme al prof. Tom Higham, direttore della Radiocarbon Accelerator Unit, Research Laboratory for Archaeology and the History of Art, University of Oxford, sono stati prelevati campioni di sedimento per le datazioni OSL. Il sedimento è stato campionato in condizioni di buio dalla sezione B-C 12, sia dalla parte alta della US 33 (campione 2) che dalla US 40 (campione 1). Al termine della campagna di ricerche, il tetto del deposito archeologico messo in luce, nonché le sezioni e il fondo del saggio eseguito nel 2005, sono stati protetti con teli in polietilene e ricoperti successivamente con il terreno rimosso all'inizio della campagna di ricerche. La trincea di scavo eseguita nel 2005 è stata completamente riempita. Essendosi trattato di una campagna volta a documentare l'estensione complessiva del deposito archeologico, a fissare un nuovo punto zero e a mettere in posa una nuova quadrettatura, nel corso delle ricerche non sono stati recuperati reperti archeologici di alcun genere. Alla campagna di scavo, effettuata dal 17 al 30 luglio, ha partecipato oltre agli scriventi: Patrizia Grotta. Un forte ringraziamento al Centro socio-culturale di Aterrana per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale di Montoro per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2015
    La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali. La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico. L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita. Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano. Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2016
    La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio. In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite. In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm. Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali. Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità. Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.