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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C.
1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi.
2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico.
3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2015
Le aree di intervento nel corso della campagna 2015 sono state tre: gli strati dell’Appenninico/ inizio del Subappenninico posti a sud delle mura, subito a est della porta di accesso all’abitato; i livelli dello stesso periodo posti nella zona sud-orientale dell’area di scavo; gli strati subappenninici a sud-est della grande trincea provocata dall’azione della ruspa nel 1979.
Nei settori più settentrionali della prima area ci si è fermati alla testa degli strati appenninici, segnata da un esteso acciottolato. Nei settori più meridionali lo scavo è stato ulteriormente approfondito, fino a porre in luce due strutture delimitate da muretti a secco curvilinei.
Nella seconda area si è proceduto nell’individuazione per un breve tratto della fronte interna delle mura appenniniche. In alcuni punti, come già constatato più a nord-ovest, il riempimento originario delle mura appenniniche in pietrame a secco fu in parte sostituito con l’apporto di terreno, delimitato verso l’abitato da un muretto di contenimento. E’ stato individuata inoltre un’ulteriore fossa cilindrica, che si va ad aggiungere a quelle messe in luce nei precedenti anni. Verso nord-ovest le mura appenniniche appaiono tagliate da una profonda fossa a pianta trapezoidale, da interpretare presumibilmente come uno dei saggi Quagliati degli inizi del ‘900. Il saggio è stato riaperto per rilevare la stratigrafia e successivamente colmato di nuovo: sembra aver intercettato, oltre al riempimento delle mura appenniniche, anche quello, assai più profondo, delle mura protoappenniniche.
Il saggio si approfondiva ulteriormente, fino a raggiungere un livello che, dai pochi frammenti ceramici individuati, potrebbe essere riferibile al Neolitico.
Particolarmente significativi appaiono i risultati ottenuti dalle indagini relative ai livelli subappenninici nella terza area. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, tutta l’area più meridionale appare interessata da estesi episodi di incendio e da consistenti accumuli di concotto a essi legati. Anche se è necessario acquisire maggiori dati, nella parte centrale dell’area sembrano essere riconoscibili due strutture a pianta quadrangolare parzialmente sovrapposte, entrambe distrutte dal fuoco. Quella superiore, delimitata da una canaletta, ma in parte asportata in antico nella porzione nord-occidentale, ha restituito una scarsa quantità di reperti. Quella inferiore presenta, oltre a ceramica d’impasto, diversi frammenti di ceramica tornita e dipinta di tipo italo-miceneo, in gran parte rovinati dall’esposizione ad alte temperature. Sono attestate anche ingenti quantità di semi e si riconoscono resti di tavole/pali carbonizzati. Le aree circostanti mostrano tracce meno consistenti di incendio, ma la presenza di un piano in argilla (probabilmente un’area aperta esterna alle strutture) esposto a tale evento, con almeno una piastra di cottura.
Tra i materiali diversi dalla ceramica sono stati rinvenuti in particolare un frammento di fibula presumibilmente ad arco di violino e due teste di spillone con decorazione a occhi di dado in materia dura di origine animale.
E’ stata inoltre effettuata, grazie alla disponibilità di Bruno Mandelli, una ripresa aerea con un drone, che consente di avere un’immagine aggiornata dell’intera area di scavo.
Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire le dinamiche insediative del sito dal pieno periodo imperiale al primo XIV secolo d.C., quando ormai abbandonato diventa oggetto di sistematiche espoliazioni. Le precedenti campagne archeologiche hanno portato in luce le strutture murarie appartenenti a una domus di età imperiale pluristratificata e alle regioni absidali di due edifici di culto databili uno al VI e l’altro al VII secolo d.C.
La domus è costituita da almeno due corpi di fabbrica, il più antico dei quali è ubicato a Nord/Est del muro di delimitazione Sud/Ovest dell’edificio (USM 11), mentre il secondo, di poco successivo, è compreso tra il muro appena detto e il suo parallelo posto a 3.80 m più a Sud/Ovest (USM 12), correlato da un’esedra di 3,5 m (USM 351), che lega con l’USM 12=250 verso Sud/Est. Questa struttura si imposta su un edificio più antico, corredato da intonaci dipinti a finto marmo e pavimenti musivi a tessere bianche alternate a rare losanghe nere.
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AIAC_3632 - Grotta La Porta - 2014
La prima campagna di scavo si è svolta dal 25 agosto al 12 settembre 2014 ed ha visto la partecipazione di studenti e laureandi dei tre atenei di Roma. In base ai dati raccolti durante i precedenti sopralluoghi preliminari si è deciso di aprire vari saggi di scavo: saggi 1-2-3 nella prima sala di accesso (ambiente A) e il saggio 4 nella sala definita nella segnalazione come ambiente B. Il saggio 3 è stato aperto a ridosso di un rientro della parete ovest della sala che ne riduce drasticamente l’ampiezza. L’indagine, approfonditasi per circa 50 cm, ha evidenziato un livello archeologico fortemente compromesso da attività antropiche recenti. Il saggio 1 è stato aperto lungo la parete est della sala adiacente all’ingresso, in corrispondenza di una nicchia a parete che si è ravvisata essere un probabile inghiottitoio. Anche in questo caso il livello è risultato essere fortemente compromesso da attività antropiche recenti che hanno tagliato la pavimentazione stalagmitica, insistente nella porzione centrale della sala. Da segnalare in questo saggio il rinvenimento nel terreno smosso di tre ciottoli dipinti in ocra databili alla periodo neolitico.
Il saggio 2 insiste sull’unico lembo non compromesso dall’attività antropica recente. L’indagine ha rivelato, oltre un primo livello rimescolato superficiale, un livello archeologico dello spessore di circa 50 cm particolarmente ricco di manufatti e azioni antropiche (US 3-4-8) che è stato ipotizzato trattarsi di una fase di frequentazione durante la quale sono stati scaricate in avvallamenti naturali forti concentrazioni di cenere e sono stati deposti alcuni pesi da telaio di forma tronco piramidale e frammenti di ceramica semidepurata e depurata dipinta da porre in un arco cronologico tra il IV e il III sec. a.C.
In posizione centrale, nei pressi dell’imbocco del cunicolo C, è stato aperto il saggio di scavo 4 che ha coperto lo spazio compreso fra la parete est della sala e una grossa stalagmite addossata alla parete ovest. In superficie, il livello di calpestio attuale appariva rimescolato con una concentrazione particolare di materiale ceramico lungo il limite est del saggio dove l’andamento del terreno andava a costituire una piccola conchetta che si accentuava nei pressi dell’imbocco del cunicolo (Sala C). Lo scavo ha messo in luce un livello ancora inquinato da reperti moderni sia ceramici che organici (US 100) su gran parte della superficie del saggio. A completamento di un secondo taglio, invece, la situazione emersa appariva priva da reperti moderni inquinanti. L’US 102, considerata in _situ_, è uno strato a matrice sabbiosa con cenere e carboni che ha restituito numerosi frammenti ceramici relativi a grandi contenitori e un reperto in ossidiana. Lungo il limite nord-est del saggio, è stato intercettato un livello di crosta stalagmitica (US 103), inglobato in uno più recente, contenente carboni, cenere, numerosi resti umani e frammenti ceramici in impasto, allo stato attuale delle ricerche non risulta ancora chiara la collocazione delle eventuali deposizioni in questa area della grotta. Infine lungo il condotto (Sala C) la ripulitura superficiale ha evidenziato la presenza di ossa umane e resti ceramici sconvolti in antico, la cui indagine viene rimandata alla prossima campagna di scavo.