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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2014
La campagna di scavo del 2014 ha costituito un ampliamento rispetto a quella del 2013. Complessivamente è stata indagata una superficie di 4,25 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (US 1) è stato messo in luce su tutti i quadrati un livello di colore bruno (US12- suolo sub-attuale) con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici e apparati radicali che si approfondisce per uno spessore variabile tra i 5 e i 12 cm. Al di sotto di questo si è individuato un livello di colore bruno-rossiccio (US7), contenente carboncini e manufatti litici e uno scheletro composto da rado pietrisco centimetrico e decimetrico, rappresentante la porzione decapitata e fortemente disturbata di un suolo di probabile età tardoglaciale (M. Bassetti, indagini in corso). In alcuni riquadri il tipico sedimento di US 7 è apparso frammisto a inclusi di terreno argilloso di colore grigiastro (argilla pura grigiastra) talvolta ricco di carboncini (ceppaie). In altri punti il suolo è risultato, invece, ben conservato (US 18) e caratterizzato al tetto da un livelletto violaceo passante al biancastro (orizzonte eluviale) e al letto da un orizzonte illuviale rosso.
Nella porzione sud-ovest della superficie indagata si è riscontrata una situazione anomala: sotto US 12 è affiorato un livello costituito da matrice limosa parzialmente rubefatta (US 17) al di sotto del quale è stato messo in luce uno strato a carboni a disposizione planare fortemente disturbato da bioturbazioni (radici, tane) (US19). Questo ultimo si appoggiava su uno strato caratterizzato da sedimento limoso di colore arancione-rossastro con scheletro quasi assente, in alcuni punti formante una crosta rossastra (US22). Si segnala, inoltre, nella stessa zona la presenza di una piccola chiazza di sedimento limoso di colore marrone con abbondanti carboncini (US15), contenuta in una depressione poco profonda (US 16), che si adagiava sopra US 17 e di una chiazza di sedimento limo-argilloso di colore bruno-grigiastro-verdastro (US20) contenuta in una piccola depressione (US21) formata da una sottile crosta rossastra compatta (deposizione selettiva di ossidi di ferro in presenza di un evento di bioturbazione?). Questa ultima si adagiava direttamente sopra US 22. Un’interpretazione certa di queste evidenze (struttura da fuoco o ceppaia?) potrà essere proposta solo in seguito alle indagini di dettaglio in programma.
Al termine della campagna, su tutta l’area indagata, è stato raggiunto il tetto di US8, strato fango sostenuto sterile ad andamento deformato adagiato su un livello di dolomie e fortemente bioturbato.
Abbondanti reperti litici riferibili alla fase finale dell’Epigravettiano sono stati rinvenuti all’interno delle US 7, 12 e 18, confermando le ipotesi relative alla cronologia del sito. Di questi, ne sono stati rilevati con la stazione totale 278, mentre i restanti sono stati raccolti tramite setacciatura a secco del sedimento.
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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2015
La campagna di scavo 2015 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013 e 2014 ed ha comportato l’apertura di una superficie di 6,50 m2, ampliando l’area indagata in direzione della malga (Nord-Est), a partire dalla zona in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti.
Dopo la rimozione della cotica erbosa sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 è apparso un’ulteriore suolo di colore rossastro (US 23), di consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato. Questo presentava una particolare abbondanza di manufatti al passaggio con la sottostante US 18.
US 18, paleosuolo di probabile età tardoglaciale (suolo bruno/cambisuolo), caratterizzato da una matrice rossastra (illuviale, precedentemente denominato US 7) e da chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo, presentava andamento abbastanza regolare nella porzione centrale dello scavo, corrispondente alla parte più pianeggiante del pianoretto su cui insiste il sito, mentre tendeva ad approfondirsi e ad assumere un andamento più irregolare lateralmente, dove il piano di campagna degrada verso i due rivoli che delimitano il pianoretto stesso. In alcune aree appariva fortemente disturbato. In una delle zone indagate, verso la sezione Est, formava una depressione di forma ovalare. Le selci, abbondanti, riempivano la depressione fino a pochi cm dalla base. L’ipotesi attuale è che possa trattarsi di un’antica ceppaia, analoga a quelle già rinvenute nel 2013. Nelle aree centrali dove si presentava più stabile, l’US 18 assumeva colore via via più chiaro, approfondendosi. In generale, all’interno dell’orizzonte illuviale, US 18 conteneva uno scheletro di taglia centimetrica composto principalmente da blocchi di arenite vulcanica.
Un’unica area era caratterizzata da una situazione differente rispetto a quella appena esposta: ubicata nella zona adiacente alla sezione Ovest questa presentava, tra US 23 e US 18, una concentrazione di carboni isolati (US 26), tagliata da una piccola depressione (probabilmente di origine naturale) (US 25) riempita da sedimento limo-argilloso di colore bruno scuro-marrone piuttosto sciolto (US 24).
Al termine della campagna su tutta l’area indagata è stato messo in luce il tetto di US 8, livello basale, sterile, della sequenza. Questo risultava degradante verso i due rivoli che isolano il pianoretto e piuttosto ondulato in alcune zone, per effetto delle bioturbazioni, analogamente a quanto riscontrato per US 18. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.
Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1.000 manufatti litici, il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2016La campagna di scavo 2016 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013, 2014 e 2015 ed ha comportato l’apertura di una superficie globale di 5,50 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti) e S-O. Sono inoltre stati aperti due sondaggi esterni di 50 cm di lato.
Dopo la rimozione della cotica erbosa (riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Al di sotto di US 12, solo su una porzione della superficie aperta, compariva il suolo denominato US 23 (consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato); sulla restante era attestato un passaggio diretto tra US 12 a US 18 (suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto). I manufatti litici, attestati lungo tutta la sequenza, si addensavano al passaggio tra US 23 e US 18 e tra US 12 e US 18. Lo scavo dell’orizzonte eluviale di US 18 ha rivelato la presenza di diversi carboncini all’interno delle chiazze violacee nei quadrati più stabili e meno disturbati. Da segnalare la presenza di un livello a matrice argillosa di colore grigio scuro-nerastro (US 27), attestato su un’area ristretta di circa 1m x 0,50 m, interpretato come il riempimento di una cavità originata da radici/ceppaia; questo appariva inglobato all’interno di US 18 e 8. Non trattandosi di un “taglio” vero e proprio (ma di un rimaneggiamento _in situ_ dei sedimenti che non ha comportato asporto) non è stata identificata un’unità stratigrafica negativa. La sequenza, omogenea su tutta la superficie esplorata, appariva, caratterizzata di bioturbazioni diversamente accentuate da zona a zona, attribuibili principalmente all’azione di radici e ceppaie. In uno dei due sondaggi esterni US 18 non era presente e i manufatti rarefatti (probabile area di riporto di in corrispondenza di un piccolo dosso).
Al termine della campagna, su tutta la superficie esplorata, è stato messo in luce US 8, livello basale sterile di origine glacio-lacustre, il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.
Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1000 manufatti litici (600 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2017
Durante la campagna di scavo 2017 si è ampliata ulteriormente la superficie esplorata tra il 2013 e il 2016 interessando un’area di 5,25 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti).
Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione in situ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 era presente US 18, un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale, a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto. Nella porzione più meridionale dell’area esplorata sono state rilevate alcune discontinuità stratigrafiche legate sia a fattori naturali che antropici. Al tetto di US 18 è stata individuata una lente carboniosa interpretabile come un focolare non strutturato (US 28). Una volta asportata US 18, inoltre, è stata identificata la prosecuzione di US 27 (identificata nel 2016), ossia un livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro interpretato come il riempimento di una cavità originata da una ceppaia. US 27 si approfondiva al di sotto di un livello con caratteristiche tessiturali e colorimetriche simili a quelle del livello glacio-lacustre sterile (US 8) che costituisce la base della sequenza archeologica. Quest’ultimo è stato ridenominato US 8B e interpretato come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici. Inoltre, al tetto di US 8B, è stata individuata un’altra struttura di combustione denominata US 31. Accanto a questa ceppaia ne è stata identificata una seconda, di dimensioni più ridotte, denominata US 29. In questa stessa zona dello scavo, nelle porzioni non interessate dalla presenza delle ceppaie, dopo la rimozione di US 18 è apparso un livello marcatamente bruno-aranciato con numerose concrezioni calcitiche, denominato US 30. Tale livello sembra costituire un’alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro e potrebbe essere legato alla presenza di una grossa struttura di combustione nelle zone adiacenti. Una simile situazione era, infatti, stata rilevata anche in corrispondenza del focolare datato (su base radiometrica, ma privo di materiali diagnostici) all’Età del Rame, individuato nel 2014.
L’intervento si è chiuso con la messa in luce della già citata US 8 il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.
Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1700 manufatti litici (772 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
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AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2018Durante la campagna 2018 è proseguito lo scavo estensivo del deposito archeologico identificato nel 2011 e in precedenza indagato tra gli anni 2012 e 2017, ampliando l’area d’intervento verso Est (qq. H-N1 e M-N1-105), su una superficie di 3,75 m2.
Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1(suolo attuale) fino a mettere in luce il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Solo su una limitata porzione dell’area aperta (qq. M-N/1), questo appariva eroso e affiorava direttamente US 18 (un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale con manufatti litici e resti carboniosi).
In seguito allo scavo di US 12 è apparsa una situazione stratigrafica piuttosto articolata. Nella porzione più settentrionale è stata identificata una struttura di combustione. Al tetto, questa presentava un’estensione ampia (qq. M-N/101-105) ed era caratterizzata da un solo bruno ricco di carboncini (US 33 e 34) dello spessore di qualche centimetro. La struttura si approfondiva solo nell’area interessata dai qq. M-N/103-105, caratterizzandosi come un livello a matrice limosa di colore rosso intenso contenente abbondanti carboni, associati a sedimento fine di colore grigio chiaro (cenere?) (US 35) contenuto in una lieve depressione di origine naturale o antropica (US 36) ricavata all’interno di US 18.
Nell’area meridionale (qq. H-L1) US 18 appariva, invece, tagliato da due strati sovrapposti: US 8b, interpretata come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici, e US 27 (identificata nel 2016), livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro riconducibile al riempimento di una cavità originata da una ceppaia.
Completata la rimozione delle suddette UUSS, su tutta la superficie aperta (ad eccezione delle zone dove questa era stata rimossa per effetto della ceppaia) è stata scavata US 18. Nell’area corrispondente ai qq. M1, M-N/1,101-103, sotto questa ultima, è apparso un livello di colore marcatamente bruno-aranciato con concrezioni calcitiche (US 30 -alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro). L’intervento si è chiuso con la messa in luce di US 8 (strato limo-argilloso con ghiaino di arenite sterile che costituisce la base della sequenza).
Complessivamente la campagna di scavo ha permesso il recupero di oltre 800 manufatti litici il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione del Mesolitico antico.
Contestualmente alla prosecuzione dello scavo del sito principale, sono stati effettuati dei carotaggi manuali (n. 14) e dei sondaggi (n. 9 di 50 x 50 cm di lato) presso una zona umida posta circa 200 m più a valle, alla base del dosso morenico prospiciente il sito, con il fine di ricostruire la morfologia originaria e comprendere il potenziale di questo contesto per la ricostruzione della storia vegetazionale e antropica dell’area. Solo due saggi (12 e 17) hanno restituito rispettivamente 10 e 2 manufatti litici, facendo ipotizzare la presenza di un secondo insediamento paleo-mesolitico nell’area di Casera Staulanza.