Name
Roberto Cavicchi
Organisation Name
Università di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici

Season Team

  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha costituito un ampliamento rispetto a quella del 2013. Complessivamente è stata indagata una superficie di 4,25 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (US 1) è stato messo in luce su tutti i quadrati un livello di colore bruno (US12- suolo sub-attuale) con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici e apparati radicali che si approfondisce per uno spessore variabile tra i 5 e i 12 cm. Al di sotto di questo si è individuato un livello di colore bruno-rossiccio (US7), contenente carboncini e manufatti litici e uno scheletro composto da rado pietrisco centimetrico e decimetrico, rappresentante la porzione decapitata e fortemente disturbata di un suolo di probabile età tardoglaciale (M. Bassetti, indagini in corso). In alcuni riquadri il tipico sedimento di US 7 è apparso frammisto a inclusi di terreno argilloso di colore grigiastro (argilla pura grigiastra) talvolta ricco di carboncini (ceppaie). In altri punti il suolo è risultato, invece, ben conservato (US 18) e caratterizzato al tetto da un livelletto violaceo passante al biancastro (orizzonte eluviale) e al letto da un orizzonte illuviale rosso. Nella porzione sud-ovest della superficie indagata si è riscontrata una situazione anomala: sotto US 12 è affiorato un livello costituito da matrice limosa parzialmente rubefatta (US 17) al di sotto del quale è stato messo in luce uno strato a carboni a disposizione planare fortemente disturbato da bioturbazioni (radici, tane) (US19). Questo ultimo si appoggiava su uno strato caratterizzato da sedimento limoso di colore arancione-rossastro con scheletro quasi assente, in alcuni punti formante una crosta rossastra (US22). Si segnala, inoltre, nella stessa zona la presenza di una piccola chiazza di sedimento limoso di colore marrone con abbondanti carboncini (US15), contenuta in una depressione poco profonda (US 16), che si adagiava sopra US 17 e di una chiazza di sedimento limo-argilloso di colore bruno-grigiastro-verdastro (US20) contenuta in una piccola depressione (US21) formata da una sottile crosta rossastra compatta (deposizione selettiva di ossidi di ferro in presenza di un evento di bioturbazione?). Questa ultima si adagiava direttamente sopra US 22. Un’interpretazione certa di queste evidenze (struttura da fuoco o ceppaia?) potrà essere proposta solo in seguito alle indagini di dettaglio in programma. Al termine della campagna, su tutta l’area indagata, è stato raggiunto il tetto di US8, strato fango sostenuto sterile ad andamento deformato adagiato su un livello di dolomie e fortemente bioturbato. Abbondanti reperti litici riferibili alla fase finale dell’Epigravettiano sono stati rinvenuti all’interno delle US 7, 12 e 18, confermando le ipotesi relative alla cronologia del sito. Di questi, ne sono stati rilevati con la stazione totale 278, mentre i restanti sono stati raccolti tramite setacciatura a secco del sedimento.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2015
    La campagna di scavo 2015 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013 e 2014 ed ha comportato l’apertura di una superficie di 6,50 m2, ampliando l’area indagata in direzione della malga (Nord-Est), a partire dalla zona in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti. Dopo la rimozione della cotica erbosa sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 è apparso un’ulteriore suolo di colore rossastro (US 23), di consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato. Questo presentava una particolare abbondanza di manufatti al passaggio con la sottostante US 18. US 18, paleosuolo di probabile età tardoglaciale (suolo bruno/cambisuolo), caratterizzato da una matrice rossastra (illuviale, precedentemente denominato US 7) e da chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo, presentava andamento abbastanza regolare nella porzione centrale dello scavo, corrispondente alla parte più pianeggiante del pianoretto su cui insiste il sito, mentre tendeva ad approfondirsi e ad assumere un andamento più irregolare lateralmente, dove il piano di campagna degrada verso i due rivoli che delimitano il pianoretto stesso. In alcune aree appariva fortemente disturbato. In una delle zone indagate, verso la sezione Est, formava una depressione di forma ovalare. Le selci, abbondanti, riempivano la depressione fino a pochi cm dalla base. L’ipotesi attuale è che possa trattarsi di un’antica ceppaia, analoga a quelle già rinvenute nel 2013. Nelle aree centrali dove si presentava più stabile, l’US 18 assumeva colore via via più chiaro, approfondendosi. In generale, all’interno dell’orizzonte illuviale, US 18 conteneva uno scheletro di taglia centimetrica composto principalmente da blocchi di arenite vulcanica. Un’unica area era caratterizzata da una situazione differente rispetto a quella appena esposta: ubicata nella zona adiacente alla sezione Ovest questa presentava, tra US 23 e US 18, una concentrazione di carboni isolati (US 26), tagliata da una piccola depressione (probabilmente di origine naturale) (US 25) riempita da sedimento limo-argilloso di colore bruno scuro-marrone piuttosto sciolto (US 24). Al termine della campagna su tutta l’area indagata è stato messo in luce il tetto di US 8, livello basale, sterile, della sequenza. Questo risultava degradante verso i due rivoli che isolano il pianoretto e piuttosto ondulato in alcune zone, per effetto delle bioturbazioni, analogamente a quanto riscontrato per US 18. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1.000 manufatti litici, il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.