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AIAC_3584 - Grotta delle Nottole - 2013
La Grotta delle Nottole è collocata sul Monte Nerone, nelle marche settentrionali. L’interesse per questo contesto nasce dall’esigenza di comprendere gli aspetti del rituale nelle cavità naturali da parte delle antiche popolazioni dell’età del Bronzo. Le prime ricerche furono condotte tra il 2001 e il 2005. Dopo un periodo di interruzione le indagini sono state riprese nel 2013. Questa cavità si pone in relazione al gruppo di grotte della gola del Sentino, con elementi che suggeriscono rapporti nell’ambito della _facies_ di Grotta Nuova lungo la fascia medio-tirrenica con una utilizzazione fino al Bronzo recente. La frequentazione periodica, la mancanza di sepolture e di strutture abitative, la presenza però di numerosi focolari con un ambiente dominato da acque di stillicidio, rende sempre più plausibile una funzione cultuale della grotta.
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AIAC_3584 - Grotta delle Nottole - 2017
Tra il 6 e il 30 giugno 2017 è stata condotta la quarta campagna di scavo nella Grotta delle Nottole in località Fondarca, presso Pieia nel Comune di Cagli (PE – Marche). La grotta, collocata sul Monte Nerone nelle Marche settentrionali, costituisce un contesto importante per la conoscenza delle cavità naturali utilizzate per scopi rituali dalle popolazioni dell’età del Bronzo in Italia centrale.
Dopo le prime ricerche condotte tra il 2001 e il 2005 dall’Università della Tuscia, le indagini furono riprese nel 2013. Gli scavi hanno confermato che questa cavità si pone in relazione al gruppo di grotte della gola del Sentino, con elementi che suggeriscono rapporti nell’ambito della _facies_ di Grotta Nuova lungo la fascia medio-tirrenica con una utilizzazione fino al Bronzo recente.
La campagne 2015 e 2016, che hanno avuto come obiettivo l’ampiamento dell’area di scavo, hanno confermato la frequentazione periodica della grotta, cui si aggiunge la mancanza di sepolture e di strutture abitative. La presenza di numerosi focolari in un ambiente dominato da acque di stillicidio e la presenza di una fauna costituita da ovicaprini, bovini e in un caso di orso su cui sono evidenti tracce di macellazione per un uso selettivo delle carni, rende sempre più plausibile una funzione cultuale della cavità. La campagna 2017 si è concentrata soprattutto nella zona interna, adiacente all’ingresso. Una spessa sequenza stratigrafica ha confermato una frequentazione in epoca romana proprio in questa zona della grotta già nella seconda metà del III secolo a.C. Quindi l’uso della grotta in epoca romana è accertata dal III avanti al III secolo dopo Cristo. Il materiale ceramico, alcune monete e ampie aree di fuoco sono le testimonianze più cospicue di questo periodo. Lo strato di epoca romana più antico oblitera completamente i sottostanti livelli dell’età del Bronzo. Proprio nei quadrati prospicienti l’ingresso è stata messa in luce per la prima volta una piccola struttura in pietra costituita da un profondo buco di palo rastremato, circondato da pietre di sostegno. Altre pietre dovevano costituire una sorta di muretto a secco solo parzialmente esposto. Con la campagna 2017 l’area di scavo complessiva, dalle prime ricerche sistematiche ad oggi, ha raggiunto quasi 100 metri quadrati di esposizione.