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AIAC_2823 - S’Elighe Entosu - 2017
Dal 22 maggio al 14 luglio e dal 4 al 21 settembre 2017 si è svolta la campagna di scavo presso la tomba IV della necropoli a domus de janas, ai sensi della concessione ministeriale, di durata biennale (2016-2017).
Le indagini stratigrafiche si sono concentrate nel tratto anteriore del dromos a e nell’adiacente vano b, nel quale lo scavo è stato portato a conclusione. In entrambi i vani tutte le US in prossimità delle pareti sono interessate da un elevato processo di alterazione.
L’intervento nel corridoio è stato limitato allo scavo dell’US 112 e 114, che corrispondono a fasi di pavimentazione e successive ristrutturazioni, caratterizzate da piani di ciottoli, pietre poligonali e lastrine.
Un rilevo fotogrammetrico con APR è stato effettuato il 14 luglio nel corridoio, con la collaborazione della società Oben s.r.l., spin-off dell’università di Sassari.
Nel vano b è stato rimosso totalmente il lastricato US 100, in parte realizzato con blocchi lavorati provenienti da strutture preesistenti. Al di sotto sono emersi strati di frequentazione in cattivo stato di conservazione: i resti di un battuto in calcare (US 115), piani di ciottoli, ben conservati in aree limitate (US 116 e US 119), un esteso strato molto compatto (US 117), una zona centrale interessata da attività di combustione (UUSS 121 e 123), verosimilmente un focolare mal conservato, dai limiti irregolari, con zone ad alta concentrazione di carbone (US 123). A contatto con il pavimento, in tutta l’area, fatta eccezione per la fascia adiacente la parete di ingresso, interessata dalla presenza di uno strato molto compatto, a granulometria fine (US 122), è presente un battuto calcareo, conservato per uno spessore di circa 20 cm solo presso la parete Nord-Ovest. Nella parte restante del vano fu asportato quasi totalmente (residua per uno spessore massimo di 2 cm), come testimoniano evidenti tagli e buche. Nel pavimento si aprono due buche irregolari, verosimilmente di origine naturale, una bassa fossetta sub-ellittica e una coppella circolare a base piana.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2014
_Area II-III_
Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti ad orizzonti cronologici diversi (dall’età arcaica all’età tardoantica), all’interno dei quali le stratigrafie della prima e della media età repubblicana sono risultate le più ricche di materiali, di documenti e di informazioni. Alla fine del VI/inizi del V secolo è possibile attribuire una fondazione apparentemente di forma ovale con paramento costituito da scaglie di tufo rosso legate con argilla e con _emplecton_ dello stesso materiale, di non chiara interpretazione (basamento di un _oikos_ , contrafforte della pendice?). L’elevato doveva essere realizzato in graticcio, come dimostrano i resti di argilla concotta frammista a legno carbonizzato rinvenuti negli strati del IV secolo a.C., quando la struttura sembra essere stata distrutta dal fuoco e non più ricostruita.
Tracce di bruciato compaiono nelle stratigrafie medio-repubblicane, che registrano un radicale rialzamento dei piani d’uso delle _Curiae veteres_ in seguito ad un incendio (tracce del sacco gallico del 390 a.C.?). La riconfigurazione della pendice avviene mediante scarichi di terre ricche di materiale ceramico contraffortate con muretti in blocchi di cappellaccio di reimpiego o con apprestamenti di scaglie di tufo rosso. Accanto ai reperti che scandiscono almeno tre fasi di intervento tra IV e inizi del III secolo a.C., una parte dei manufatti appartiene ai rivestimenti fittili di uno o più edifici che dobbiamo immaginare nelle _Curiae_ nella sua fase arcaica e alto-repubblicana (coppi e coppi di colmo dipinti, tegole e lastre di rivestimento dipinte, antefisse) e agli arredi del santuario (arule, _pithoi_ , _louteria_ ), in alcuni casi ritualmente seppelliti ( _piacola_ ). Le uniche strutture del IV secolo a.C. rinvenute sono alcune fogne in cappellaccio o in tegole che restano in uso fino all’età cesariana e/o neroniana, quando viene realizzato un grande condotto N-S in opera laterizia, e un pozzo (che tuttavia potrebbe essere di età arcaica) realizzato con lastre di cappellaccio, restaurato in opera incerta agli inizi del I secolo a.C. e abbandonato in età augustea. Benché gli interventi posteriori abbiano ritagliato questo settore del Palatino con ogni sorta di murature, ci sembra di poter confermare che la parte occidentale del santuario (quella che ricade nell’Area II) si presenti dal IV secolo sino alla metà del I a.C. (età cesariana) come un grande spazio aperto, retrostante il _naos_ che poniamo ad Est, ai piedi della collina (Area III), per analogia a quanto accadrà nelle età successive.
_Area IV (c.d. Terme di Elagabalo)_
Lo scavo di quest’area si è concluso nel 2013. Nel 2014 un piccolo intervento ha interessato nell’edificio con cortile di età severiana una fondazione forse di VI secolo d.C., già segnalata nella Relazione del 2013, che ha reimpiegato come inerti nel calcestruzzo straordinari frammenti scultorei in marmo bianco. Ai ritratti di Settimio Severo e di una fanciulla di età tardo-severiana si sono aggiunti nel 2014 altri 4 ritratti di personaggi della famiglia imperiale severiana e tardo-severiana (solo in un caso si può pensare ad un imperatore della metà del III secolo), un’erma doppia e un’erma tricefala probabilmente di età adrianea, una statua acefala di Hermes, sette busti e un frammento di altorilievo di grandi dimensioni con figura loricata.
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AIAC_953 - Pyrgi - 2015
La campagna di scavo del 2015 ha interessato la fascia a Nord del Santuario Monumentale, proseguendo lo scavo in estensione avviato nel 2009 in corrispondenza del raccordo tra la Caere-Pyrgi e l'asse stradale glareato diretto al porto orientale di Pyrgi.
A nord della via glareata, è proseguito lo scavo nel sottosuolo dell’edificio monumentale in opera quadrata di tufo (intorno al 500 a.C.), interpretato come casa-torre in rapporto a un varco di ingresso sulla sede stradale. E' stato in parte evidenziato un edificio delimitato da strutture con fondazioni in pietrame a secco e alzato in mattoni crudi e provvisto di un pavimento in battuto di tufo, articolato in almeno due ambienti e ristrutturato nel corso della seconda metà del VI sec.a.C.
A sud della via glareata, l'area di indagine è stata ampliata in direzione dell'entroterra di ulteriori 200 mq precisando lo sviluppo planimetrico del grande isolato attestato contro i due assi stradali e articolato in sequenze di vani affacciati su un'area cortilizia. Lo splateo ha permesso di portare in luce l'ala occidentale dell'isolato, preceduta da un portico scandito da colonne con basi in peperino, e intaccata longitudinalmente da tre larghi e profondi fossati post-antichi.
Lo scavo ha privilegiato l'angolo settentrionale dell'isolato, al raccordo dei due tracciati stradali, evidenziando un fabbricato articolato in più vani e delimitato sul lato sud da una stretta intercapedine muraria. Tale intercapedine è percorsa da una fognatura in blocchi di tufo funzionale a drenare l'area cortilizia verso l'entroterra, che prosegue attraversando diagonalmente il tracciato della Caere-Pyrgi. Lo spaccato dei fossati post-antichi dimostra che tale edificio è preceduto da almeno due fasi costruttive, con diverso impianto planimetrico. A tale porzione dell'isolato sono attribuibili più tetti decorati databili nella seconda metà del VI sec.a.C.: ai frammenti recuperati in precedenza dagli strati di abbandono finali, si è aggiunto quest'anno un frammento di antefissa di tipo campano a testa gorgonica (530-520a.C.).
Lo scavo degli ambienti appartenenti all'ala meridionale dell'isolato ha permesso di intercettare un consistente deposito di materiali, che si riferisce con ogni probabilità allo svolgimento di una cerimonia collettiva di espiazione/purificazione, in occasione della ristrutturazione dell'edificio di pertinenza intorno al 500 a.C. Il deposito comprendeva infatti oggetti ricomponibili, reiterati e specificatamente selezionati: alla sfera del bere alludono in particolare diversi esemplari di anfore di importazione e di _kantharoi_ e calici in bucchero deposti all'intorno di un cratere a vernice nera; alla sfera della preparazione e consumo del cibo carneo preceduti dal sacrificio alludono invece l'abbondante quantità di ossa animali (in particolare, mandibole), le olle di diverso formato e i frammenti di fornello.
L'indagine ha infine interessato un secondo isolato, solo parzialmente portato in luce sul versante del Santuario Monumentale. In questo settore è presente una platea quadrangolare in blocchi di tufo rosso, dotata di una probabile funzione idraulica: lo scavo del 2015 ha infatti evidenziato una opera di canalizzazione sotterranea in blocchi di tufo che da essa prende avvio, garantendo il drenaggio dell'area in direzione dell'entroterra.