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Emanuele Giannini

Season Team

  • AIAC_4813 - Via Boccea – Via Frontali - 2018
    Lo scavo, preliminare alla verifica delle presenze archeologiche in un’area destinata all’impianto di una stazione di servizio, ha portato al rinvenimento di un palinsesto stratigrafico costituito da un tratto di strada in tagliata di tufo (IV/III sec. a.C. - IV sec. d.C.), una cava per la coltivazione di tufo (III-II sec. a.C.), una cava per l’estrazione di pozzolana (I sec. a.C. - I sec. d.C.) e alcune sepolture di età imperiale (II sec. d.C.). La prossimità topografica con la villa indagata da M.L. Marchi e Fiorenzo Catalli sulla vicina Collina delle Muse ha permesso di mettere in connessione tutte le nuove evidenze con le diverse fasi di vita di questo complesso residenziale, arricchendone così la ricostruzione storica.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2014
    Le indagini condotte nel 2014 hanno permesso di riportare alla luce un frammento di Roma, finora sconosciuto, immediatamente a est del Santuario di Vesta, nell’area aperta ormai due anni or sono (2012) e conclusa in questa campagna di scavo. Nella nuova area di scavo lo scorso anno era stato possibile documentare che il luogo di culto riportato alla luce davanti alla struttura da noi identificata con la porta Mugonia di età arcaica e tardo repubblicana, risaliva almeno alla seconda metà dell’VIII sec. a.C. ed era attivo senza soluzione di continuità sino agli inizi del II sec. a.C. A questa area cultuale si accedeva dalla strada (il cd. clivo Palatino A), che dalla Sacra via saliva verso la menzionata porta: al suo interno, nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. fu costruito un ambiente rettangolare, con elevati in pisè, al centro del quale era un focolare monumentale. La campagna di questo anno ha permesso non solo di precisarne la cronologia (fase laziale IVA1), ma di appurare che era preceduta da una fase precedente: la fase più antica viene semplicemente restaurata nella fase laziale IVA1, senza una modifica sostanziale della sua articolazione. Al centro di questo primo sacello, successivamente ricostruito, verrà posizionato l’altare. Ma la costruzione dell’edificio cultuale non segna l’inizio della storia di questa parte delle pendici palatine. Una delle novità più eclatanti è stata la scoperta che questo sacello viene costruito sopra gli strati di obliterazione dei resti dell’abitato proto urbano. Il raggiungimento del deposito naturale ha permesso di documentare l’intera sequenza stratigrafica del pendio: la più antica frequentazione dell’area è costituita dai resti di capanne, costruiti a partire dalla fase laziale IIB e riproposti senza soluzione di continuità (per un totale di 5 fasi), fino alla fase laziale IIIB1, quando sono distrutte. Questi resti sono indubbiamente da connettersi, con quelli, più esigui, documentati precedentemente pochi metri a monte.