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Angela Saraceni

Season Team

  • AIAC_537 - Guardemmauro - 2002
    Lungo il percorso dell'Oleodotto, sul Tronco 1, un nucleo di sepolture di IV secolo a.C. è stato individuato in località Guardemmauro, nel comune di Grumento Nova, nelle immediate vicinanze del Centro Olio ENI. La necropoli è ubicata su un fertile terrazzo collinare, attualmente coperto da un fitto bosco di cerri, prospiciente la riva sinistra del fiume Agri. Le tombe sono a fossa terragna delimitata da pietre o a. cassa di tegole. Le deposizioni maschili sono contraddistinte dalla presenza dello strumentario da fuoco in piombo (alari, spiedi e candelabro), del cinturone e della punta di lancia, mentre caratterizzano quelle femminili gli ornamenti (fibule in bronzo). Il corredo ceramico, simile per composizione sia nelle sepolture maschili sia in quelle femminili, è costituito dal cratere, associato all'anfora o alla nestoris a figure rosse, oltre a skyphoi, coppette e patere a vernice nera. Oltre ai lavori di costruzione dell'oleodotto, ormai oggi ultimati, attualmente in Val d'Agri l'ENI sta realizzando una complessa rete di condotte di collegamento tra i vari pozzi petroliferi. Anche in questo caso, si è resa necessaria una puntuale e continua attività di sorveglianza archeologica che ha portato alla realizzazione di una serie di specifici interventi di tutela e scavo archeologico. Le indagini hanno fornito nuovi dati sulle forme di occupazione del territorio, con particolare riferimento al periodo di occupazione lucana e alle fasi della romanizzazione. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_539 - Masseria Nigro - 2001
    All'occupazione lucana del territorio grumentino si riferisce un monumentale edificio collocato su un dosso dominante il versante sinistro dell'Agri. Ad un primo momento (IV secolo a.C.) vanno riferite strutture lignee e numerose fosse rituali contenenti statuette, patere, coppette, bombylia, integri e fratturati, associati a resti di focolari. Sempre nel corso del IV secolo viene realizzato un edificio con grandi muri a doppio paramento con emplekton, di cui resta solo un tratto. Con la terza fase si costruisce una nuova estesa struttura (circa 1000 mq) realizzata con muri poco spessi in cui sono reimpiegati frammenti di tegole e di kalypteres del precedente edificio. Gli ambienti sono coperti da tetto in tegole ad eccezione di un vano. Un ambiente contiene un monumentale focolare-eschara costituito da quattro blocchi angolari che delimitano un'area rettangolare, con al centro un punto concotto. Ivi sono documentate deposizioni rituali di oggetti (olpetta e coppette a vernice nera), pesi da telaio e un fascio di spiedi spezzati avvolti da una catena. Il vano adiacente è destinato alla cottura di cibi e alla lavorazione dei cereali (presenza di macina per grano), è in parte pavimentato con lastre calcaree. Un altro vano funge da magazzino (presenza di cinque grandi pithoi). All'esterno si trova una fornace per vasellame di medie e grandi dimensioni (camera di combustione a pianta quadrangolare, sostegno a doppio corridoio e praefurnium unico) e un pozzo monumentale per il rifornimento idrico. L'edificio, per la particolarità dei rinvenimenti sembra essere stato destinato, oltre che a funzioni abitative, anche a luogo di riunione delle élites lucane locali. Il complesso viene distrutto e abbandonato nel corso della prima metà del III secolo a.C., in concomitanza con la fondazione di Grumentum e riutilizzato parzialmente nel corso del II secolo a.C., quando alcuni ambienti risultano utilizzati come singole cellule abitative. (Maria Luisa Nava)