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Season Team
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AIAC_1897 - Porto - 2008
Geophysics:
The three year programme of magnetometer survey on the Isola Sacra began in the north-eastern corner of the island and has detected:
• Structures to the south of the Fossa Traiana between Sant Ippolito and the Capo due Rami
• that are possibly associated with the _Statio Marmorum_
• Road alignments
• Field boundaries
• Possible tomb structures overlooking the Tiber.
Excavation:
The main _focus_ of excavations remained the large open area at the eastern edge of the Palazzo Imperiale initiated in 2007. The sequence here is now clearer. Considerable emphasis was directed towards the southern side of the channel excavated in 2007. While the expected southern mole has proved elusive, the excavations uncovered the northern face and a range of rooms belonging to the large building delimiting the southern side of the channel: this runs for 250m in an east-west direction, and was c. 80 m wide. This southern wall face embodied a high complex structural sequence running from the 1st through to the later 5th centuries AD.
More was learned about the circular building uncovered in 2007. It was in fact ovoid in shape (c. 42m x 35 m) and may have acted as a centre for the registration of incoming cargoes. Emphasis was also directed towards the excavation of the sequence of cisterns at its northern end. It now seems certain that these were built during the Trajanic and Hadrianic periods, undergoing an important series of modifications down into the late antique period, as well as providing evidence for limited occupation during the 11th-13th centuries AD. It is possible that these were the easternmost of a line of cisterns along the northern façade of the Palazzo Imperiale, that were fed by an aqueduct running along the south side of the channel uncovered in 2007, and which may have been used to provide freshwater for ships leaving Portus on their return journeys.
Additional fieldwork included a programme of geoarchaeological coring in the excavation area (J-P Goiran, Universite de Lyons), as well as a sub-bottom profile survey of the Trajanic basin in collaboration with the Duca Sforza Cesarini.
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AIAC_512 - Casa Ricotta - 2004
A Casa Ricotta l'attenzione degli operatori è stata richiamata dall'emergere sul terreno, subito dopo le arature profonde, di una forte concentrazione di piccoli ciottoli fluviali e frammenti ceramici, sicuramente fluitati. A lato del grande canale di bonifica del Consorzio, realizzato intorno agli anni '50 per raccogliere le acque meteoriche provenienti dai primi rilievi collinari e per canalizzare le quelle della falda superficiale, sono state riconosciute le strutture di due ambienti a pianta quadrangolare. L'edificio è stato nettamente tagliato, per tutta la sua lunghezza, dallo scavo del canale moderno. Il lento, progressivo dilavamento del terreno e la vegetazione spontanea hanno obliterato successivamente ogni traccia. La tecnica costruttiva impiega laterizi, blocchi regolari, frammenti di pietra calcarea, ciottoli e malta. Tra i materiali è stato anche reimpiegato un capitello dorico tardoarcaico, proveniente di sicuro dal saccheggio di un edificio sacro del santuario urbano. La struttura sembra databile ad una fase altomedievale, sulla base dei pochi materiali ceramici recuperati nell'area circostante.
Da questo intervento sembra che l'area marginata ad Ovest dai primi rilievi collinari ed a Nord dalla città antica costituisca una forte centralità topografica. Qui scorre il fiume Basento e qui convergono naturalmente le acque meteoriche e quelle di falda. Anche gli antichi canali di drenaggio della città riversano qui le loro acque. L'attuale piano regolare è il risultato di una sedimentazione plurisecolare determinata dalle esondazioni fluviali e dalle ripetute alluvioni. Queste ultime hanno modificato l'aspetto dei luoghi trascinando dalle aree interne e dai terrazzi sabbie, limi ed argille. Sotto la spessa coltre superficiale sembra esistere una documentazione archeologica ancora del tutto sconosciuta. (Maria Luisa Nava)
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AIAC_521 - Torre di Mare - 2003
Lo scavo nella proprietà di Cosimo Andrisani, ha riguardato un nuovo settore della necropoli urbana meridionale. Al momento sono state individuate oltre 90 sepolture, organizzate lungo un asse Est-Ovest corrispondente ad un'importante arteria stradale extraurbana. Le tombe sono aggregate per nuclei familiari, all'interno dei quali l'architettura funeraria è omogenea. Le tombe più antiche sono a fossa semplice o a sarcofago, ricavato da un unico blocco di calcare. Nei livelli più superficiali le deposizioni sono "a cappuccina" o con una semplice tegola di copertura.
Si segnala una tomba a doppia deposizione, del tipo a semicamera con grosse lastre squadrate di calcare, rivestita con intonaco decorato da un fregio di fiori di melograno. Il corredo più antico (seconda metà del V secolo a.C.) è composto da lekythoi figurate di produzione locale e altri vasi connessi al rituale funebre, quattro strigili in bronzo, una lira, punte di lance e di giavellotto, lo stilo con il coltello-rasoio, due cinturoni in bronzo e un considerevole numero di barrette in piombo, forse pesi per rete da combattimento. Si tratta di strumenti poco utilizzati in ambiente coloniale, e forse appartenenti ad un guerriero osco-sannita (retiarius?) estraneo alla comunità greca.
Da un'altra tomba appartenente ad una giovane donna di circa 18 anni proviene il coperchio di una pisside in marmo decorato con un gruppo plastico raffigurante Europa sul Toro. Il mito ha una chiara allusione alle nozze.
Da un'altra tomba ancora provengono vasi d'importazione corinzia in associazione (per la prima volta) con pissidi cilindriche decorate a cerchi concentrici di produzione locale e rinvenute in prevalenza nei depositi votivi santuariali. Si tratta delle testimonianze funerarie più antiche sul lato meridionale della città.
Questa scoperta conferma il processo di organizzazione della città e del territorio avviato e completato già nei primi decenni del VI secolo a.C. (Maria Luisa Nava)