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Valentina Mantovani - Università degli studi di Padova

Season Team

  • AIAC_93 - Nora, Tempio romano - 2014
    Nel corso della campagna di scavi 2014 sono state portate a compimento le indagini stratigrafiche nell’area dell’edificio noto come Tempio romano. L’edificio, che sorge alle pendici orientali del cosiddetto Colle di Tanit, a nord-ovest del complesso forense e immediatamente ad est del teatro, è stato oggetto delle ricerche da parte dell’Università degli Studi di Padova a partire dal 2008, riprendendo lo scavo dai livelli oltre ai quali non si erano approfondite le indagini condotte da G. Pesce nel 1952. Le operazioni svolte nel settembre 2014 sono state svolte all’interno di tre diversi saggi (PP-PQ, PS2, PS4), al fine di colmare alcune lacune conoscitive relative al complesso di culto medio imperiale e nel tentativo di ampliare le conoscenze pertinenti alle frequentazioni precedenti dello spazio successivamente occupato dal Tempio romano. Sul lato orientale dell’area indagata (saggi PP-PQ) lo scavo ha permesso di superare con ragionevole sicurezza i dubbi concernenti l’assetto della porzione orientale dello spazio destinato al culto. Sono state individuate, infatti, le tracce relative al lungo muro orientato in senso nord-sud, che costituiva nel contempo tanto il limite orientale dell’intero complesso sacro quanto la struttura di contenimento del potente interro, funzionale alla fondazione dell’edificio di culto di età medio imperiale.. Lo scavo di questo settore ha permesso inoltre di individuare varie testimonianze relative alle fasi più antiche e si è approfondito sino al livello di suolo sterile, ponendo in luce una fitta sequenza di buche di palo praticate nei livelli di frequentazione arcaica dell’area, nonché un punto di fuoco collocato direttamente sulla roccia in posto e contenuto da ciottoli disposti con andamento semicircolare. Sul lato opposto dell’area indagata è stato completato lo scavo dell’ambiente PS2, uno dei tre vani allineati lungo il perimetrale occidentale del complesso sacro medio imperiale. In questo saggio è stato possibile negli anni esaminare un’interessante sequenza stratigrafica, indicativa del protrarsi di un’estesa fase insediativa che, dal III sec. d.C., rimonta ancora una volta fino all’età arcaica. Proprio alla prime frequentazioni dell’area va riferita la presenza di uno straordinario apprestamento per la cottura di cibi, costituito da una fossa delimitata da assi lignee, contenente un’anfora appositamente tagliata e reimpiegata allo scopo. Il contenitore conservava ancora all’interno i carboni pertinenti al suo ultimo fuoco, che, sottoposti a datazione calibrata con il metodo del radiocarbonio, risultano riferibili a un periodo compreso tra l’VIII e il VI sec. a.C. Un’analoga successione insediativa, che attesta l’ininterrotta frequentazione del sito dall’età arcaica sino a quella romana imperiale, è stata documentata anche nel saggio PS4, situato immediatamente all’esterno dello stesso muro perimetrale occidentale. Anche in questo contesto, si sono messe in luce strutture pertinenti alle fasi precedenti di occupazione, sino a giungere al livello di suolo sterile, pure inciso da una buca di palo, ulteriore testimonianza dei complessi strutturali stagionali in materiale deperibile, certamente dislocati in tutta l’area indagata. Al termine dello scavo, nella seconda parte della campagna, sono stati attuati i previsti interventi di reinterro, consolidamento e valorizzazione delle strutture murarie del Tempio romano. Tale operazione, concordata con la Soprintendenza Archeologia della Sardegna, risponde alla duplice esigenza da un lato di garantire la conservazione delle murature di età romana imperiale, dall’altro di permettere la piena intelligibilità dell’edificio e dei suoi ambienti attraverso il ripristino dei piani d’uso originari. È stato dunque scelto di preservare le evidenze pertinenti alle fasi precedenti, rivestite di tessuto non tessuto e ricoperte di materiale drenante, valorizzando così l’edificio templare datato al III sec. d.C. Il reinterro ha permesso dunque la ricostituzione dei livelli pavimentali del complesso di culto, in parte consistente compromessi dopo gli spogli di età post-antica e non più percepibili a seguito degli scavi degli scorsi anni Cinquanta. La stesura di livelli di ghiaia superficiali, finalizzati a integrare le pavimentazioni mancanti, ha inoltre consentito di evidenziare, mediante la diversa colorazione dei ghiaini impiegati, le diverse funzioni degli spazi, seguendo il criterio già felicemente applicato nel vicino contesto del Foro.