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Jacopo Bonetto Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali

Season Director

  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2016
    Nel corso della campagna di scavo 2016, l’Università di Padova ha ripreso le indagini archeologiche nelle necropoli fenicie e puniche, situate in quel settore di abitato antico posto al centro del promontorio, nell’area già occupata dalla base della Marina Militare. Le attività di scavo hanno consentito di mettere in luce nuove sepolture, che dimostrano come la necropoli ebbe una lunga continuità di vita, dall’epoca arcaica fino almeno alla media età imperiale, caratterizzata da una coesistenza, seppur a diversi livelli cronologici, di due sepolcreti con differenti riti funerari (incinerazione ed inumazione). La Tomba 11 si configura come un taglio di forma rettangolare operato nel banco roccioso. Sul fondo della tomba fu ubicato l’accumulo di ossa calcinate del defunto, frammiste a terra di rogo, mentre in corrispondenza dei lati brevi del taglio, venne disposto il corredo fittile, costituito da una brocca ad orlo espanso in red-slip, due ollette monoansate non tornite e un’anforetta in bucchero (seconda metà del VII secolo a.C. circa). La Tomba 21 è una sepoltura ad incinerazione apprestata entro un taglio praticato nel banco arenitico. Tale sepoltura fu parzialmente sconvolta in età romana, ma ha restituito alcuni piccoli frammenti di ossa combuste, nonché il collo e l’orlo di una brocca a fungo. La Tomba 16 è una sepoltura arcaica che si conservava quasi integralmente; si è potuta accertare la presenza dei resti di un incinerato le cui ossa non dovettero essere state bruciate ad alte temperature. Queste furono poi ritualmente addossate ad un’olletta fittile monoansata deposta in un angolo al fondo del taglio (pieno VII sec. a.C.). La Tomba 18 si componeva di un profondo taglio nella roccia sterile che progressivamente si andava restringendo. Il taglio era a sua volta sigillato mediante una grossa lastra arenitica lavorata e lisciata, mantenuta stabile e in piano grazie ad alcuni elementi di zeppatura ai lati e immediatamente al di sotto di essa. All’interno, al di sotto del terreno di infiltrazione, sono stati rinvenuti numerosi frammenti ossei combusti, cui era associato un corredo, composto da due ollette monoansate sovrapposte l’una all’altra, una brocca ad orlo espanso e una brocca trilobata con ansa spezzata ritualmente (pieno VII sec. a.C.). Parallelamente allo scavo delle incinerazioni fenicie, l’indagine si concentra su una tomba ad ipogeo con copertura in lastre litiche, realizzata sul banco arenitico (Tomba 8). Nel pozzo di accesso sono stati riscontrati consistenti livelli di riempimento a matrice limo-sabbiosa caratterizzati dalla presenza di numerose ossa umane; nel settore più occidentale del pozzo tale dispersione lascia il posto ad una deposizione umana di cui rimane la sola porzione superiore, con evidente connessione anatomica a livello vertebrale e toracico e cranio reclinato all’indietro. Poco oltre ed alla stessa quota, viene individuato un ulteriore accumulo di ossa umane, accatastate a ridosso della parete di fondo del pozzo. Entrambe le deposizioni poggiano su un sottile strato terroso che copre un’estesa massicciata formata da blocchi lapidei di varie dimensioni. Ad una profondità di circa 1 m dai lastroni di copertura, il pozzo si restringe formando una banchina di circa 30 cm di larghezza, sotto la quale si apre un’ampia anticamera. Lungo il lato breve occidentale si apre invece la porta di accesso alla camera funeraria, disassata rispetto all’asse della tomba. Il materiale rinvenuto tra i numerosi scapoli lapidei è riferibile ad un contesto tardo-imperiale. Anche la Tomba 9 fu realizzata mediante un taglio nel banco arenitico. La fossa si presenta coperta da due lastre in arenaria, alloggiate entro una risega realizzata nel banco roccioso. L’attività più antica finora documentata vide la deposizione di tre individui inumati: un bambino è collocato al di sopra della porzione pelvico-lombare di un adulto; di un terzo inumato, collocato leggermente a nord-ovest dei precedenti, sono state finora individuate esclusivamente le ossa dei piedi e la porzione inferiore di tibia e perone. Il corredo, collocato sopra e a lato dei primi due inumati descritti, consiste in 4 unguentari vitrei, due anelli d’oro, delle perline e amuleti in osso lavorato di una collana, che doveva essere infine arricchita da un pendaglio conformato a protome umana (circa IV-III sec. a.C.). Il sepolcro fu parzialmente perturbato dalle riaperture di età successiva; i corpi non si presentano in perfetta connessione anatomica e risultano carenti di buona parte delle ossa. Le sepolture erano infatti coperte da livelli di riempimento terrosi che hanno restituito numeroso materiale di età romana misto a ceramica di età punica.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2017
    Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest. L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2018
    Le indagini svolte dall’Università degli Studi di Padova tra settembre e ottobre 2018 nell’area dell’ex base della Marina Militare nel settore nord-occidentale della penisola di Nora si sono concentrate sia nel saggio 1, dove si sta intervenendo dal 2014, sia in corrispondenza della lunga trincea ad ovest di quest’ultimo, aperta nel corso del 2017. Lo scavo del saggio 1, dove negli anni passati sono venute alla luce varie tombe di età fenicia e punica, ha restituito quest’anno una nuova tomba a fossa (tomba 22), incisa nel banco arenitico. La tomba conserva due inumazioni sovrapposte con corredo; al di sopra del più recente dei due inumati, vennero scaricate ossa umane non in connessione anatomica, probabile esito della periodica pulizia dei vicini ipogei. Più ad ovest, nella trincea aperta nel 2017, sono stati praticati tre approfondimenti. Nel primo di questi (A) si è documentato il taglio corrispondente alla trincea realizzata da G. Patroni nel 1901; raggiunto il banco arenitico a 0,97 m s.l.m. si sono messe in luce incisioni nella roccia, con ogni probabilità da ricondurre a tagli di cava realizzati in età romana, dopo la dismissione della necropoli fenicia e punica. L’area venne infine obliterata da potenti riporti, sopra i quali è stata intercettata una struttura muraria pertinente ad una fase tarda. Anche nell’approfondimento B è stato individuato un fronte di cava romano che andava a tagliare e sezionare un ipogeo punico, di cui restano parte del pozzo d’accesso e dell’anticamera. Infine nell’approfondimento C è stata scavata una cisterna a bagnarola, che pure intercetta una tomba punica ad ipogeo, già in precedenza intaccata da attività di cava romane.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2014
    Le indagini condotte dall’Università di Padova nel corso della campagna di scavi 2014 nel settore orientale dell’abitato di Nora (saggio PO) si sono concentrate nell’area oltre il limite est del foro e, in particolare, alle spalle della cosiddetta “Casa Sarda”, presso un edificio non interessato dagli scavi del secolo scorso. Dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008 e una serie di prospezioni geofisiche condotte nel 2009 dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli “Federico II”, quest’anno è stato dato nuovo avvio alle indagini stratigrafiche, conseguendo una migliore conoscenza dello sviluppo planimetrico dell’edificio, senza però poterne ancora stabilire la funzione. Allo stato attuale delle indagini, le ricerche nel saggio PO hanno permesso di definire l’esistenza di almeno sette ambienti contigui che a una prima analisi sembrerebbero appartenere a un unico complesso edilizio, per quanto il riconoscimento delle strutture perimetrali appaia ancora incerto. Sicura è comunque la sua originaria prosecuzione verso nord, oltre i limiti imposti dall’erosione marina e dallo sbancamento artificiale effettuato in corrispondenza della “Casa Sarda”, dove si scorge tra l'altro in parete la presenza di una scala di raccordo tra livelli di calpestio diversi. Le strutture murarie, seppur rasate a una quota omogenea, si presentano interrate in buono stato di conservazione per un alzato di circa 1 m. A un primo ambiente (I), gravemente compromesso, sito all’angolo nord-occidentale del complesso, si allinea a sud un secondo vano (II; 5,25 x 5,08 m), caratterizzato da una pavimentazione in cementizio e da pareti rivestite da intonaci. Numerosi e raffinati frammenti di intonaci dipinti contenuti nei livelli di interro del vano II potrebbero trovarsi in stato di crollo, a meno che non si tratti di riporti in giacitura secondaria. Una grande fossa di spoliazione post-antica ha intercettato il perimetrale meridionale dell’ambiente, verosimilmente per asportare la soglia che doveva dare adito a un più ampio vano quadrangolare confinante sul lato sud (III; 7,14 x 6,75 m), del quale pure si conserva la porzione inferiore delle murature intonacate; anche in questo caso è stato identificato il pavimento in cementizio, in quota con quello del vano precedente. Immediatamente a est dell’ambiente II si trova un corridoio (IV; 2,3 x 5,2 m), al centro del quale è stato individuato un pozzo/cisterna costituito da un’imboccatura di forma quadrangolare con lati di circa 42 cm, la quale dà accesso a una canna che scende in profondità per circa 1 m per aprirsi poi in una camera ancora oggi parzialmente riempita d’acqua. La struttura idraulica presenta una pianta pressoché circolare (diam. ca. 1,5 m; prof. ca. 3,3 m) e conserva eccezionalmente integra la copertura a doppio spiovente. Un’ulteriore struttura idraulica, verosimilmente una cisterna del tipo “a bagnarola”, è stata identificata in un ambiente a est del corridoio IV (V; 3,4 x 4,6 m). Si tratta di uno spazio allungato, a sua volta in comunicazione con il vano VI (3,4 x 7,3 m), caratterizzato da una larga apertura rivolta verso sud. L'ultimo ambiente (VII), non ancora indagato, sembra presentare una pianta allungata con orientamento nord-sud, conforme a quella dell’intero complesso edilizio.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2015
    Nel corso della campagna di scavi 2015, le indagini dell’Università di Padova nella porzione orientale della penisola di Nora sono proseguite nell’area ad est del foro, alle spalle dell’edificio moderno noto come «Casa Sarda». Nel saggio denominato PO, lo scavo, dopo un primo sondaggio esplorativo effettuato nel 2008 e la ripresa delle indagini estensive a partire dal 2014, è stato approfondito e ampliato quest’anno con l’obiettivo di sviluppare la conoscenza dell’articolazione planimetrica degli edifici di età imperiale romana che occupano questo settore dell’abitato e che allo stato attuale delle ricerche sono solo parzialmente noti. Nell’ambiente II si è portato a termine lo scavo dei due potenti strati di riempimento che obliteravano la porzione superstite delle quattro strutture murarie perimetrali e il piano pavimentale in cementizio. Tali strati presentavano al loro interno numerosissimi frammenti di intonaci dipinti e materiale edilizio di vario genere, in particolare tegole e coppi. Il piano pavimentale è risultato coperto da un sottile strato di vita, precedente all’accumulo dei livelli di obliterazione, il quale si estendeva verso est anche sopra la soglia che metteva originariamente in comunicazione l’ambiente II con l’attiguo vano IV, dotato di una capiente cisterna ipogea. In corrispondenza della soglia, sopra il sottile strato di vita, fu in un secondo momento realizzata una tamponatura muraria che venne ad occludere il passaggio tra i due ambienti. Più a est lo scavo si è approfondito negli ambienti V e VI, due vani comunicati allungati in senso nord sud che, in via preliminare, sembrerebbero fungere da diaframma tra il complesso costituito dagli ambienti I-IV e un edificio contiguo composto almeno dagli ambienti VII-VIII. Nel vano V si è portato a termine lo scavo della cisterna identificata già nella scorsa campagna di ricerche e avente la consueta planimetria “a bagnarola”: la struttura idraulica è infatti caratterizzata dalla tipica pianta rettangolare con entrambi i lati brevi curvilinei (ca. 3,2 x 1,1 m), presenta un andamento pressoché conforme a quello dei perimetrali dell’ambiente entro la quale è compresa e si approfondisce al di sotto del piano di calpestio per ca. 3,3 m. L’acqua confluiva nella cisterna mediante due apprestamenti: una prima canaletta era alimentata da un pluviale inserito nel perimetrale del vano VI che, attraversato il tramezzo che separava i due ambienti, si gettava nell’angolo sud-occidentale dell’invaso; una tubatura proveniente pure dall’esterno del vano V e costituita nella sua porzione terminale da un collo d’anfora reimpiegato (Dressel 1), confluiva invece nell’angolo sud-orientale della cisterna. Nell’ambiente VI è stato possibile identificare almeno due fasi edilizie. In un primo momento, inquadrabile a partire dal II sec. d.C., l’intero vano, accessibile da un largo varco verso sud, ma anche da due aperture secondarie lungo le pareti est e ovest, risulta pavimentato da un piano in cementizio e presenta, a ridosso della parete orientale, una struttura in argilla cruda, rivestita di intonaco lungo la fronte occidentale e alta alcune decine di centimetri; un secondo apprestamento strutturale, di cui si conserva solo la traccia in negativo nella pavimentazione, doveva trovarsi nell’angolo nord-occidentale dell’ambiente, mentre, nell’angolo opposto della stessa parete, una breve scalinata costituita da due gradini dava accesso al vano V. Nella seconda fase tanto il pavimento quanto la struttura in pisé e il più basso dei due scalini vengono obliterati mediante riporti di terreno sigillati da una massicciata funzionale alla stesura di una pavimentazione, malamente conservata lungo il perimetrale orientale del vano e posta a una quota compatibile con quella del piano di calpestio dell’ambiente V; a questo stesso momento vanno attribuite le tamponature dei due varchi d’accesso all’ambiente posti lungo le pareti occidentale e orientale. Ad est dei vani V e VI è stato possibile identificare quest’anno due distinti ambienti: il primo, pressoché quadrangolare (VII; 4,1 x 3,9 m) si trova immediatamente ad est dell’ambiente V, mentre più a meridione si sviluppa il più ampio vano VIII (4,1 x 5,5 m), forse originariamente aperto verso sud, ma in una seconda fase circoscritto anche su questo lato da un apprestamento in grandi blocchi di forma irregolare e non connessi mediante legante. Le indagini sono state infine rivolte anche a nord dell’ambiente VII nello spazio risparmiato dallo scasso effettuato in occasione della costruzione della «Casa Sarda» (vano IX). Per quanto le condizioni del tutto lacunose dell’ambiente non ne permettano al momento una precisa definizione planimetrica, si possono già da ora identificare tre gradini che conducono verso un piano del complesso posto a quota inferiore rispetto a quella dei vani sinora indagati, forse compatibile con quella dell’ambiente I; dallo scavo dei livelli immediatamente a nord del perimetrale meridionale dell’ambiente IX sono infine stati recuperati intonaci parietali in crollo, in straordinario stato di conservazione e caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2016
    Le ricerche condotte dall’Università di Padova nel settore orientale dell’abitato di Nora (area P) tra settembre e ottobre 2016 si sono concentrate nell’area oltre il limite orientale del foro e in particolare nel saggio a sud-ovest della c.d. Casa Sarda (saggio PO). Qui, dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008, dal 2014, con cadenza annuale, si sta procedendo alla lettura stratigrafica e planimetrica di un complesso edilizio di età romana imperiale. In questa campagna, le indagini si sono dapprima concentrate nel vano IX (4,4 x 4,6 m), dove le ricerche avevano preso avvio già nel 2015, con la rimozione di grandi frammenti di intonaco parietale in stato di crollo, caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate. Lo scavo ha messo in luce in stato di giacitura primario anche consistenti lacerti di murature in crudo intonacate che, come i circostanti intonaci frammentari, sono stati asportati documentandone la posizione topografica, al fine di assecondare in un secondo momento la ricostruzione della partitura decorativa delle pareti individuate. È stato inoltre identificato il crollo della copertura del vano, costituita da tegole e coppi, che, a seguito del cedimento delle strutture murarie in materiale deperibile, collassò andando parzialmente ad obliterare una breve gradinata che caratterizza l’angolo sud-orientale dell’ambiente. I sottostanti piani di battuto pavimentale presentavano infine notevoli lacune che hanno consentito di effettuare un limitato approfondimento destinato a documentare i livelli di fondazione dell’edificio e di definire il limite costituito dallo scasso che in età contemporanea venne effettuato per posizionare gli impianti di scarico della c.d. Casa Sarda. Più a ovest, oltre la tamponatura di un varco nell’angolo sud-occidentale del vano IX, lo scavo ha interessato il corridoio X (4,9 x 1,2 m) che, con orientamento est-ovest, si apre a nord con una soglia che conduce al piccolo ambiente XI (2,9 x 2,5 m), poco conservato a ragione delle profonde asportazioni di età moderna e contemporanea; verso ovest il vano X si raccorda invece con il corridoio IV (1,3 x 5,2 m), parzialmente indagato nel corso delle passate campagne. La rimozione dei livelli di abbandono degli ambienti IV, X-XI, pure caratterizzati dalla frequente presenza di frammenti di intonaco e di laterizi, ha anche qui consentito la messa in luce di livelli sovrapposti di battuto pavimentale, testimoni di una frequentazione del complesso prolungata nel tempo. Significativo è soffermarsi sui livelli di defunzionalizzazione della pavimentazione in laterizi dell’ambiente IV: contestualmente alla spoliazione del piano pavimentale, venne asportata anche la copertura e parte delle spallette, pure in laterizi, della canaletta di «troppo pieno» che, diramandosi dal pozzo-cisterna indagato nel 2014 al centro del vano, proseguiva nel vano I, costeggiando le pareti orientale e settentrionale del vano II; in un secondo momento nella stessa fossa di spoglio venne praticato un secondo taglio in cui fu depositato un gruzzolo di 49 monete di bronzo, sigillato da una colata di malta e definitivamente obliterato dal riempimento che andò a colmare la lacuna lasciata nel corridoio dallo scasso della canaletta. Sulla base di uno studio preliminare avviato dal prof. M. Asolati secondo le modalità concordate con M. Canepa ed I. Sanna, il tesoretto sembra essere databile nella seconda metà del III sec. e va quindi ad inquadrare con precisione l’ultima fase di vita dell’ambiente in esame, precedente ai livelli di crollo e di abbandono dell’edificio. Ha infine preso avvio lo scavo dell’ambiente VIII (4,1 x 4,1 m), che si sviluppa immediatamente a sud del vano IX e che ha presentato un panorama stratigrafico analogo, se non meglio conservato, rispetto a quest’ultimo: rimossi i livelli più superficiali, sono anche qui emersi laterizi in stato di crollo pertinenti al tetto dell’edificio e sovrapposti tanto a frammenti d’intonaco dipinto, molti dei quali caratterizzati da tracce d’incannucciato che sembrano rimandare al rivestimento del soffitto dell’ambiente, quanto a lacerti di murature in crudo, talora di lunghezza superiore ad 1,5 m, caratterizzate su ambo le fronti da rivestimenti parietali dipinti.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2017
    Nel corso della campagna di scavo 2017 l’Università degli Studi di Padova ha ripreso lo scavo del vano VIII dell’edificio ad est del foro di Nora. Sottoposti al livello di crollo della copertura in laterizi dell’ambiente, già asportata nel 2016, su buona parte della superficie del vano si sono individuati tanto frammenti d’intonaco dipinto di piccole e medie dimensioni, immersi con orientamento caotico in una matrice argillosa, quanto veri e propri lacerti di muratura in mattoni crudi, caratterizzati da rivestimenti parietali dipinti su ambo le fronti. Questi ultimi, talora di lunghezza superiore a 1,5 m e con pareti intonacate conservate continuativamente anche per 0,8 mq, si trovavano senz’altro in uno stato di crollo indisturbato. Asportati integralmente i livelli di crollo, è stato possibile documentare una fase di abbandono del vano, caratterizzata dalla quasi completa distruzione della pavimentazione in cementizio, preservata _in situ_ per una modesta superficie nell’angolo nord-occidentale dell’ambiente, e da una profonda fossa di spoliazione in cui giaceva una soglia frammentaria in autobreccia andesitica, forse abbandonata durante l’asporto in età tardo antica a causa della mole notevole. Lo stato del tutto lacunoso della pavimentazione ha consentito l’avvio delle indagini al di sotto dei suoi livelli di preparazione, solamente impostato e rinviato alle prossime campagne di scavo, ma che già da ora ha permesso di identificare una precedente fase edilizia, caratterizzata da una grande struttura muraria che attraversa trasversalmente e pressoché a metà il vano VIII.
  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2018
    Nella campagna di scavo svoltasi tra settembre e ottobre 2018, le indagini si sono concentrate nel settore occidentale del saggio. È possibile oggi confermare che l’edificio di età imperiale sia attraversato in senso est-ovest da un lungo corridoio (vano X); lo scavo ha inoltre permesso di acquisire un nuovo dato, ossia che su tale ambulacro, collegato tramite il vano IV al settore meridionale del complesso, si aprono verso nord almeno tre vani di modeste dimensioni con accesso disassato (ambienti I, XI, XII), che vanno dunque a definire il limite settentrionale conservato dell’edificio. Le attività di ricerca si sono poi concentrate nel vano III, che corrisponde al settore sud-occidentale del complesso e che ha restituito un complesso panorama stratigrafico relativo alle fasi di abbandono e distruzione dell’edificio. Rimossi i livelli corrispondenti allo spianamento del crollo del vano, è stato possibile ridefinire i limiti dell’ambiente, in quanto è stato riportato in luce lo zoccolo di base del perimetrale orientale; inoltre, al centro del vano è venuto alla luce un basamento parallelepipedo in arenaria sul quale si conserva la traccia circolare di una colonna che doveva essere funzionale alla copertura dell’edificio. Hanno affiancato l’intervento di scavo le attività di ricomposizione delle plaques di intonaco venute alla luce in questa e nelle passate campagne, in gran parte da livelli di crollo; tale indagine, oltre a restituire pregnanti dati sulla cultura artistica norense del III sec. d.C., ha permesso di meglio comprendere le dinamiche di crollo dell’edificio e di chiarire alcune questioni relative ai sistemi di copertura dello stesso.
  • AIAC_3742 - Nora, Santuario di Eshmun/Esculapio - 2016
    In occasione della campagna di scavo 2016, svoltasi nel mese di settembre, una parte delle ricerche si è concentrata, per il secondo anno, presso il cd. tempio di Esculapio. In particolare la ricerca ha interessato l’area occupata dalla grande corte mosaicata posta tra il limite settentrionale del santuario, a cui vi si accedeva tramite una scalinata riconoscibile _in situ_ esclusivamente dai punti di imposta dei gradini sul muro di destra, e la scalinata a sud che dava accesso al pronao del tempio. Lo scavo ha previsto l’allargamento, verso ovest e verso nord, del saggio indagato lo scorso anno presso la corte mosaicata, in corrispondenza della lacuna del mosaico, delimitando una nuova area di indagine di 4 x 5 metri (fig. 11). Dallo studio del deposito stratigrafico ed archeologico sono emersi dati interessanti riguardanti le fasi di una struttura di epoca punica, riferibile forse al santuario che Gennaro Pesce identifica come il grande santuario punico. Dal livello di fondo è emersa la roccia naturale di tipo andesitico che caratterizza l’intero promontorio del santuario. I livelli direttamente superiori alla roccia sono costituiti da spessi strati di argilla impiegati per livellare l’area e privi di materiale ceramico. Su questi si imposta una struttura in grandi ciottoli con andamento ovest-est e prosecuzione ortogonale verso nord. Tra i grandi ciottoli di questa struttura, interpretabile come fondazione di un muro, sono stati rinvenuti frammenti ceramici riconducibili ad età punica e sono stati inoltre prelevati frammenti di carbone per future analisi di laboratorio. Gli strati di livellamento di argilla vengono in un secondo momento tagliati da una fossa di fondazione per la messa in opera di un muro (già identificato in parte durante la campagna di ottobre 2015) caratterizzato da grandi blocchi di arenite perfettamente squadrati ed aventi una lunghezza che varia tra i 70 cm e 1 m, larghezza 50-55 cm e spessore 20-25 cm. I cinque blocchi messi in luce sono disposti con un probabile andamento modulare: uno disposto per testa e due per lungo, poi nuovamente uno per testa ed un ultimo, leggermente più grande e parzialmente coperto perché in prosecuzione oltre il limite del saggio, posto probabilmente per lungo. Erano assemblati a secco con zeppature di scapoli lapidei in prossimità della fossa di fondazione e tra i blocchi, quando questi non aderivano perfettamente l’uno all’altro. Da una prima analisi questo muro sembra allineato ad un muro messo in luce da G. Pesce, disposto ad L ad ovest del saggio, costituito anch’esso da blocchi di arenite ben squadrati; inoltre il muro indagato risulta parallelo al grande muro tra la corte e il pronao, assegnato ad una fase pre-romana già nel secolo scorso. Infine, dopo la defunzionalizzazione del muro e della struttura in grandi ciottoli, in età imperiale l’area viene coperta da livelli preparatori costituiti da un vespaio in ciottoli e scapoli lapidei e una stesura di malta di calce per la costruzione del mosaico tutt’ora parzialmente visibile.

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