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AIAC_2965 - Omo della Roccia - 2015
Durante la campagna 2015 si è deciso di operare con un saggio di scavo in due settori: presso il terrazzamento 2A e presso il terrazzamento 3.
Il terrazzamento 2A ha orientamento E-W, è lungo 4,80 m, è composto da 2-3 filari di pietre delle dimensioni di 10-20 cm; si tratta di un muro a secco, alto circa 50 cm, il cui orientamento appare anomalo rispetto a quello di tutti gli altri terrazzamenti individuati, non essendo ortogonale ma parallelo al pendio. Si appoggia su uno strato (US 1) limo argilloso, di colore bruno e consistenza compatta. Esso, in seguito alla semplice ricognizione di superficie 2014, appariva contenere concotti, materiale litico (un’ascia in pietra levigata) e organico. In seguito alla scavo il terrazzamento 2 a si è rivelato essere il muro meridionale di una piccola struttura quadrangolare, fortemente abrasa sui lati settentrionale e soprattutto orientale; ancora riconoscibili alcuni strati antropici (US 2= piano d’uso ad andamento sub-planare, sottostante US1, formato da brecciola in matrice di terriccio franco; US 2 A probabile sistemazione pre-pavimentale, sottostante US2, costituita da pietre di 5-8 cm di diametro) significativi di un’occupazione/ utilizzo databile, sulla base del materiale rinvenuto, alle fasi finali dell’età del Bronzo. Si segnalano tra i rinvenimenti frammenti fittili significativi, quali orli frammentari di scodelloni; orli appiattiti esoversi di piccoli recipienti; orli decorati a tacche o a cordonature oblique; pareti cordonate; prese impostate su carena e prese a bugna insellata; orli di tazzine.
Si è operato con uno scavo anche lungo il terrazzamento 3, suddiviso in tre settori (A e B = terrazzamento 3 lungo, C = terrazzamento 3 breve). Il terrazzamento 3 lungo ha orientamento N-S, 14 m di lunghezza e 75 cm di altezza; si tratta di un muro a sacco composto sul fronte da pietre calcaree di grandi dimensioni (40-45 cm) il cui riempimento, visibile in alcune zone di crollo, è composto da pietre di pezzatura minore. Forma un terrazzamento concavo verso valle, profondo 1,80 m. Il terrazzamento 3 breve con orientamento N-S, 6,4 m di lunghezza, 1,35 m di altezza, è un terrazzo convesso verso valle, composto da conci litici a secco con pezzatura variabile; la profondità del muro è di 2 m circa.
Le operazioni di pulitura e scavo lungo tali terrazzamenti hanno portato all’individuazione di piani di attività, sui quali sono stati rinvenuti molti reperti in selce, consistenti di scarti di lavorazione ma anche peduncoli di punte di freccia, talloni di ascia in pietra levigata, schegge ritoccate, una macina frammentaria; assai interessante il rinvenimento di un piccolo strumento in rame: sembra essere un ritoccatore, uno dei primissimi strumenti in metallo utilizzati per lavorare la selce. L’insieme dei rinvenimenti indica una datazione coerente con l’età del Rame/ antica età del Bronzo.
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AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2014Le indagini condotte dall’Università di Padova nel corso della campagna di scavi 2014 nel settore orientale dell’abitato di Nora (saggio PO) si sono concentrate nell’area oltre il limite est del foro e, in particolare, alle spalle della cosiddetta “Casa Sarda”, presso un edificio non interessato dagli scavi del secolo scorso. Dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008 e una serie di prospezioni geofisiche condotte nel 2009 dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli “Federico II”, quest’anno è stato dato nuovo avvio alle indagini stratigrafiche, conseguendo una migliore conoscenza dello sviluppo planimetrico dell’edificio, senza però poterne ancora stabilire la funzione.
Allo stato attuale delle indagini, le ricerche nel saggio PO hanno permesso di definire l’esistenza di almeno sette ambienti contigui che a una prima analisi sembrerebbero appartenere a un unico complesso edilizio, per quanto il riconoscimento delle strutture perimetrali appaia ancora incerto. Sicura è comunque la sua originaria prosecuzione verso nord, oltre i limiti imposti dall’erosione marina e dallo sbancamento artificiale effettuato in corrispondenza della “Casa Sarda”, dove si scorge tra l'altro in parete la presenza di una scala di raccordo tra livelli di calpestio diversi. Le strutture murarie, seppur rasate a una quota omogenea, si presentano interrate in buono stato di conservazione per un alzato di circa 1 m.
A un primo ambiente (I), gravemente compromesso, sito all’angolo nord-occidentale del complesso, si allinea a sud un secondo vano (II; 5,25 x 5,08 m), caratterizzato da una pavimentazione in cementizio e da pareti rivestite da intonaci. Numerosi e raffinati frammenti di intonaci dipinti contenuti nei livelli di interro del vano II potrebbero trovarsi in stato di crollo, a meno che non si tratti di riporti in giacitura secondaria. Una grande fossa di spoliazione post-antica ha intercettato il perimetrale meridionale dell’ambiente, verosimilmente per asportare la soglia che doveva dare adito a un più ampio vano quadrangolare confinante sul lato sud (III; 7,14 x 6,75 m), del quale pure si conserva la porzione inferiore delle murature intonacate; anche in questo caso è stato identificato il pavimento in cementizio, in quota con quello del vano precedente.
Immediatamente a est dell’ambiente II si trova un corridoio (IV; 2,3 x 5,2 m), al centro del quale è stato individuato un pozzo/cisterna costituito da un’imboccatura di forma quadrangolare con lati di circa 42 cm, la quale dà accesso a una canna che scende in profondità per circa 1 m per aprirsi poi in una camera ancora oggi parzialmente riempita d’acqua. La struttura idraulica presenta una pianta pressoché circolare (diam. ca. 1,5 m; prof. ca. 3,3 m) e conserva eccezionalmente integra la copertura a doppio spiovente.
Un’ulteriore struttura idraulica, verosimilmente una cisterna del tipo “a bagnarola”, è stata identificata in un ambiente a est del corridoio IV (V; 3,4 x 4,6 m). Si tratta di uno spazio allungato, a sua volta in comunicazione con il vano VI (3,4 x 7,3 m), caratterizzato da una larga apertura rivolta verso sud. L'ultimo ambiente (VII), non ancora indagato, sembra presentare una pianta allungata con orientamento nord-sud, conforme a quella dell’intero complesso edilizio.
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AIAC_4626 - Passo Mucchione - 2012
La campagna Agno-Leogra si è concentrata nel 2012 in due località vicine: una squadra ha operato sul Passo del Mucchione (Comune di Monte di Malo, Valdagno), un’altra nella Valle dei Mercanti, presso la chiesetta di San Rocco (Comune di Torrebelvicino). Questa seconda località è interessante perché ha costituito per secoli lo sbocco delle attività di estrazione mineraria delle vallate a monte, indagate nella campagna 2011 che ne ha evidenziato la ricchezza di miniere. Nel luglio 2012 si è operata una ricognizione di superficie a transetti nelle zone contermini alla Chiesetta di San Rocco, individuando parecchie scorie prodotte da attività di raffinazione dei minerali e pulendo alcune finestre stratigrafiche che mostrano interessanti evidenze di intervento antropico. L’intervento con il magnetometro ha individuato una serie di possibili strutture murarie sepolte, che sembrano essere pertinenti allo sfruttamento seicentesco connesso alla chiesetta e ad un lazzaretto sorto per la peste.
Sul passo del Mucchione, un colle basaltico come già scritto, si è scavato, portando alla luce un fondo di capanna con focolare e soglia, di età non precisata; due strutture megalitiche, anch’esse ancora non databili con esattezza; molti frammenti ceramici in situazione per lo più di giacitura secondaria, fluitati lungo il pendio, databili alle fasi finali dell’età del Bronzo. Negli ultimi giorni di scavo si è inniziato a portare alla luce lacerti di strutture in associazione a frammenti ceramici, per cui si intende procedere con lo scavo nel prossimo anno.