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Francesca Barbieri

Season Team

  • AIAC_536 - Catacombelle - 2002
    Un'area di necropoli è stata individuata tra il centro di Viggiano e la riva sinistra del fiume Agri. Le sepolture (IV secolo a.C.), sono afferenti ad un abitato collocato presumibilmente sull'altura retrostante. Sono state portate in luce 91 tombe, tra cui alcune databili al VI-VII secolo d.C. La necropoli è organizzata per nuclei di cinque-sei tombe, raggruppate attorno ad una di maggior monumentalità. Si documentano fosse terragne semplici e delimitate da pietre; a cassa di tegole e cappuccine. Il rituale funerario è quello dell'inumazione, l'ustrinum e il bustum. Le sepolture più ricche sono pertinenti a defunti di sesso maschile. Lo status di guerriero è enfatizzato dalla presenza di uno o due cinturoni e armi da offesa (punte di lancia). Lo strumentario da fuoco in piombo (alari, spiedi e candelabro) è attestato esclusivamente in corredi maschili, così pure i vasi in bronzo. Il corredo ceramico comprende l'anfora, la nestoris, il cratere, vasellame da mensa a vernice nera, patere, il guttus e le coppette miniaturistiche, forse utilizzate per contenere offerte. Il cratere assume chiaramente una funzione rituale per la collocazione isolata rispetto al resto del corredo e per l'associazione con strumenti propri del sacrificio, come il coltello.I corredi femminili sono composti da pesi da telaio, fibule in bronzo o in ferro, collane in pasta vitrea. I servizi ceramici sono meno articolati di quelli maschili (lekythos, lekane e hydria), ma presentano frequentemente forme per contenere oli profumati. Le sepolture infantili si distinguono per la presenza di forme miniaturizzate. Sono attestate forme monumentali afferenti alla classe ceramica di Gnathia. La necropoli databile al VI-VII secolo d.C. si compone di sette sepolture a fossa terragna delimitata da pietre con copertura in tegole. Pochi gli elementi di corredo (un'olla acroma, un paio di orecchini a cerchio e un bicchiere in bronzo). Le sepolture si dispongono nell'area circostante una calcara realizzata successivamente. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_537 - Guardemmauro - 2002
    Lungo il percorso dell'Oleodotto, sul Tronco 1, un nucleo di sepolture di IV secolo a.C. è stato individuato in località Guardemmauro, nel comune di Grumento Nova, nelle immediate vicinanze del Centro Olio ENI. La necropoli è ubicata su un fertile terrazzo collinare, attualmente coperto da un fitto bosco di cerri, prospiciente la riva sinistra del fiume Agri. Le tombe sono a fossa terragna delimitata da pietre o a. cassa di tegole. Le deposizioni maschili sono contraddistinte dalla presenza dello strumentario da fuoco in piombo (alari, spiedi e candelabro), del cinturone e della punta di lancia, mentre caratterizzano quelle femminili gli ornamenti (fibule in bronzo). Il corredo ceramico, simile per composizione sia nelle sepolture maschili sia in quelle femminili, è costituito dal cratere, associato all'anfora o alla nestoris a figure rosse, oltre a skyphoi, coppette e patere a vernice nera. Oltre ai lavori di costruzione dell'oleodotto, ormai oggi ultimati, attualmente in Val d'Agri l'ENI sta realizzando una complessa rete di condotte di collegamento tra i vari pozzi petroliferi. Anche in questo caso, si è resa necessaria una puntuale e continua attività di sorveglianza archeologica che ha portato alla realizzazione di una serie di specifici interventi di tutela e scavo archeologico. Le indagini hanno fornito nuovi dati sulle forme di occupazione del territorio, con particolare riferimento al periodo di occupazione lucana e alle fasi della romanizzazione. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_538 - La Monaca - 2002
    La presenza di un insediamento a monte della necropoli di Catacombelle è confermata dal rinvenimento di una fornace a pianta rettangolare, orientata in senso nord/sud (con prefurnio a nord). La camera di combustione a pianta quadrangolare è a corridoio centrale e praefurnium (tipo II/b Cuomo di Caprio). La struttura si presenta molto compromessa e priva della parte occidentale della camera. Il praefurnium conserva ancora la copertura. La fornace era destinata sia alla cottura di tegole, che di vasellame di medie e grandi dimensioni. Alcuni frammenti a vernice nera permettono di datare la struttura al IV secolo a.C. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_539 - Masseria Nigro - 2001
    All'occupazione lucana del territorio grumentino si riferisce un monumentale edificio collocato su un dosso dominante il versante sinistro dell'Agri. Ad un primo momento (IV secolo a.C.) vanno riferite strutture lignee e numerose fosse rituali contenenti statuette, patere, coppette, bombylia, integri e fratturati, associati a resti di focolari. Sempre nel corso del IV secolo viene realizzato un edificio con grandi muri a doppio paramento con emplekton, di cui resta solo un tratto. Con la terza fase si costruisce una nuova estesa struttura (circa 1000 mq) realizzata con muri poco spessi in cui sono reimpiegati frammenti di tegole e di kalypteres del precedente edificio. Gli ambienti sono coperti da tetto in tegole ad eccezione di un vano. Un ambiente contiene un monumentale focolare-eschara costituito da quattro blocchi angolari che delimitano un'area rettangolare, con al centro un punto concotto. Ivi sono documentate deposizioni rituali di oggetti (olpetta e coppette a vernice nera), pesi da telaio e un fascio di spiedi spezzati avvolti da una catena. Il vano adiacente è destinato alla cottura di cibi e alla lavorazione dei cereali (presenza di macina per grano), è in parte pavimentato con lastre calcaree. Un altro vano funge da magazzino (presenza di cinque grandi pithoi). All'esterno si trova una fornace per vasellame di medie e grandi dimensioni (camera di combustione a pianta quadrangolare, sostegno a doppio corridoio e praefurnium unico) e un pozzo monumentale per il rifornimento idrico. L'edificio, per la particolarità dei rinvenimenti sembra essere stato destinato, oltre che a funzioni abitative, anche a luogo di riunione delle élites lucane locali. Il complesso viene distrutto e abbandonato nel corso della prima metà del III secolo a.C., in concomitanza con la fondazione di Grumentum e riutilizzato parzialmente nel corso del II secolo a.C., quando alcuni ambienti risultano utilizzati come singole cellule abitative. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_539 - Masseria Nigro - 2002
    Le indagini relative al monumentale edificio esteso su una superficie di ca. 1400 mq, di cui 1000 indagati e 400 individuati tramite indagini geofisiche sono state concluse. I dati disponibili permettono di ricostruire tre fasi di occupazione. Fase I (prima metà del IV secolo a.C.). Edificio articolato in lunghi ambienti rettangolari. Un ambiente porticato è destinato ad attività domestiche (presenza di un focolare centrale e fosse con resti di fornelli). Fase II (metà IV secolo a.C.). Viene impiantato un monumentale edificio incentrato su un cortile lastricato, attorno a cui si sviluppano 16 ambienti, disposti in doppia fila sui lati occidentale e settentrionale. In due ambienti la presenza di numerosi pesi da telaio e di resti di macina indica una funzione domestica, legata ad attività femminili; in un altro, aperto sul cortile, la presenza di un forno con volta in concotto va connessa alla cottura dei cibi. L'ambiente interpretabile come sala da banchetto restituisce abbondante ceramica a vernice nera. Il cortile è circondato da portici con colonne su tre lati. Fase III (fine IV-prima metà del III secolo a.C.). L'edificio subisce alcune trasformazioni con la rifunzionalizzazione degli spazi. Vengono creati nuovi ambienti (per un totale di 25 vani) e il lato settentrionale viene monumentalizzato con un portico. Il cortile lastricato viene coperto da un tetto e destinato a magazzino. Gli ambienti disposti a nord del nuovo cortile basolato sono destinati ad attività rituali, come testimoniano le deposizioni rituali e l'eschara. Nell'ambiente connesso con il vano dotato di eschara si trovano ossa di animali nei pressi di una struttura a pianta rettangolare, probabile ara per la macellazione degli animali. L'edificio viene abbandonato nel corso del III secolo a.C. La presenza di tutti questi elementi confermano la destinazione polifunzionale, politico-religiosa e abitativa dell'edificio evidentemente destinato a luogo di riunione delle élites locali. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_540 - San Giovanni - 2002
    Su uno dei terrazzi collinari posti lungo la riva sinistra del fiume Agri è stata individuata una fattoria lucana occupata dalla seconda metà del IV agli inizi del I secolo a.C. Al primo impianto (seconda metà IV secolo a.C.) sono attribuibili due ambienti (stalle), pavimentati con selci grezze e comunicanti con un lungo ambiente porticato, destinato ad attività domestiche e conviviali. Nel cortile antistante sono stati individuati un focolare e numerose buche di palo per una copertura leggera. A nord si colloca un ambiente di piccole dimensioni; all'esterno si leggono le tracce di un probabile asse viario. Segue una fase di monumentalizzazione (III secolo a.C.), che prevede una riorganizzazione degli spazi attorno ad un cortile centrale porticato e la creazione di nuovi vani. Viene realizzato, sul lato est, un ingresso monumentale, preceduto da due semiportici, in asse con il cortile. Ai lati dell'ingresso si collocano due ambienti, di cui uno adibito a culti domestici e l'altro alla lavorazione dei cereali. Nel cortile è interrato un pithos privo di fondo probabilmente destinato a scopi rituali. Il cortile è dotato di un sistema di canalizzazione per il deflusso delle acque e di una pavimentazione in spicatum litico. Nella III fase (momento avanzato del III-inizi II secolo a.C.), la costruzione di un muro divide l'intero edificio in due distinte aree funzionali: a destinazione domestica e di rappresentanza. A nord viene costruita una serie di ambienti probabilmente relativi ad un nucleo indipendente rispetto a quello originario. Il cortile centrale pavimentato viene trasformato in un ambiente coperto e il sistema di canalizzazione viene obliterato. Nella IV fase (seconda metà II-inizi I secolo a.C.), l'edificio viene ristrutturato e destinato quasi esclusivamente ad attività produttive: si documentano lo stoccaggio delle olive e la lavorazione della lana. L'edificio risulta abbandonato agli inizi del I secolo a.C., in seguito ad un evento improvviso. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_578 - Costa Collina - 2001
    All’Eneolitico e all’età del Bronzo (III-II millennio a.C.) risale una struttura originariamente in legno, forse un riparo utilizzato in relazione ai percorsi della transumanza, nel vallone San Pietro di Viggiano, in località Costa Collina. Tra i reperti rinvenuti, si segnalano frammenti di ceramica a squame che rimandano all’Eneolitico, mentre frammenti con ricca decorazione plastica si inquadrano nell’ambito dell’età del Bronzo. Nella medesima località, a breve distanza dalla struttura protostorica, è stata scavata una grande fornace di tipo verticale a pianta circolare. Lo scavo ha restituito esclusivamente una grande quantità di laterizi da copertura e mattoni, alla cui produzione era verosimilmente destinata la struttura, rendendo oltremodo difficile ogni ipotesi di datazione. Tuttavia, la tipologia e la tecnica costruttiva permettono di istituire confronti con analoghe strutture artigianali, datate tra I e II secolo d.C. e riproposte in periodi successivi senza particolari modificazioni strutturali. Con la collaborazione di ENI questa fornace è stata asportata dal luogo di rinvenimento e trasferita presso il Museo di Grumento, dove potrà essere protetta e presentata al pubblico, in forme adeguate. Nella stessa località sono state poi individuate due sepolture di VI-VII secolo d.C., da riconnettere ad un piccolo insediamento rurale. Entrambe sono costituite da una fossa terragna ad andamento subrettangolare molto stretto, orientata nord-ovest/sud-est. Una sepoltura ha restituito due inumazioni di individui adulti. Ad un primo inumato è forse possibile attribuire un pettine di osso con chiodini di ferro ritrovato "schiacciato" lungo la parete orientale. Ad un secondo individuo, deposto ad un livello superiore e in posizione supina, sono riferibili due orecchini di filo di bronzo a sezione quadrangolare ed estremità a ganci contrapposti con vaghi di pasta vitrea. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_582 - Piano dei Valloni - 2001
    Presso il Fosso Piano dei Valloni, in territorio di Grumento Nova, è stato scavato un edificio orientato in senso NE/SW. Gli ambienti sono disposti su due file sul lato nord e aperti su un ampio cortile meridionale, di cui resta parte dell'imponente lastricato, con tre ingressi, di cui due lungo il lato ovest, ed uno, carrabile, a sud. Tutti i restanti ambienti erano coperti da tetto in tegole, eccetto il vano 5. Il vano 2, per la presenza di un fornello collocato su un piano di laterizi e di numerosa ceramica da fuoco, era destinato alla cottura dei cibi. L'ambiente 3 fungeva da vano di servizio, probabilmente per la conservazione delle derrate alimentari all'interno di pithoi. Il vano 5, a cielo aperto, presentava nell'angolo sud-est una vasca semicircolare per la lavorazione dell'argilla, da collegare probabilmente ad un'area di cottura ubicata nelle vicinanze. Nell'angolo nord-est resta un lembo di una pavimentazione in tessere in terracotta. L'edificio presenta tre fasi costruttive. Della prima (III secolo a.C.), restano due muri che sembrano definire un vano stretto e lungo. La seconda fase (II secolo a.C.) corrisponde alla monumentalizzazione della struttura, con una frequentazione che perdura fino al I secolo d.C. La terza fase (I secolo d.C.) comporta un semplice rifacimento del piano di calpestio del cortile Tra i materiali rinvenuti, si segnalano una testina in terracotta della seconda metà del IV secolo a.C., un denario romano in argento (111-110 a.C.), numerosa ceramica a pasta grigia, un frammento di fondo di coppa di sigillata italica con bollo di Titus Rufrenus Rufius (fine I secolo a.C.-primi anni I secolo d.C.), prodotta a Bolsena e un frammento di pithos con scena a rilievo raffigurante un personaggio in lotta con un serpente, di fronte ad un gallo. (Maria Luisa Nava)
  • AIAC_583 - Valloni - 2001
    La necropoli si sviluppa lungo il pendio di una collina che domina la valle dell'Agri, in contrada Valloni di Viggiano. Le sepolture (secondo e terzo quarto del IV secolo a.C.), sono relativi ad un ricco gruppo familiare insediato in una fattoria ubicata, probabilmente, sulla sommità dell'altura. Le tombe sono del tipo a fossa con defunti deposti in posizione supina entro casse lignee, di cui restano tracce. Tra gli elementi del corredo il cratere assume la valenza di vaso rituale, in quanto è presente in sepolture maschili e femminili, e talvolta reca all'interno vasi per bere e per versare. Quasi onnipresente è il guttus con medaglione centrale a rilievo (testa di menade, di satiro, con erote o motivi vegetali). Gli individui di sesso maschile sono connotati dal cinturone in bronzo, mentre non sono mai attestate armi da offesa. Il defunto della tomba 8, oltre a indossare un cinturone bronzeo, ne presentava altri due deposti lungo il corpo; nella stessa sepoltura vi è uno splendido diadema con foglie di alloro, in argento: simbolo di eroizzazione e di virtù militari. Le deposizioni femminili hanno restituito gioielli in bronzo o in argento, oltre a vasi per unguenti (oinochoe in pasta vitrea, lekythoi), per contenere acqua (hydriai) o legati al mondo muliebre, quali il vaso nuziale (lebes gamikos). La nestoris è attestata nelle due tombe più ricche del gruppo, una femminile, e l'altra maschile. Completa i corredi lo strumentario da fuoco (alari, spiedi e candelabro in piombo). La ceramica a figure rosse nelle sepolture è relativa a ceramografi vicini al Pittore di Haken e all'apulizzante Pittore della Foglia d'Edera, entrambi attualmente da localizzare in Lucania (Val d'Agri, valle del Noce e Vallo di Diano). Un altro consistente gruppo di vasi figurati è ascrivibile alla cerchia del Pittore di Roccanova, le cui botteghe sono anch'esse attive nella valle dell'Agri. (Maria Luisa Nava)