-
AIAC_536 - Catacombelle - 2002
Un'area di necropoli è stata individuata tra il centro di Viggiano e la riva sinistra del fiume Agri. Le sepolture (IV secolo a.C.), sono afferenti ad un abitato collocato presumibilmente sull'altura retrostante. Sono state portate in luce 91 tombe, tra cui alcune databili al VI-VII secolo d.C.
La necropoli è organizzata per nuclei di cinque-sei tombe, raggruppate attorno ad una di maggior monumentalità. Si documentano fosse terragne semplici e delimitate da pietre; a cassa di tegole e cappuccine. Il rituale funerario è quello dell'inumazione, l'ustrinum e il bustum.
Le sepolture più ricche sono pertinenti a defunti di sesso maschile. Lo status di guerriero è enfatizzato dalla presenza di uno o due cinturoni e armi da offesa (punte di lancia). Lo strumentario da fuoco in piombo (alari, spiedi e candelabro) è attestato esclusivamente in corredi maschili, così pure i vasi in bronzo. Il corredo ceramico comprende l'anfora, la nestoris, il cratere, vasellame da mensa a vernice nera, patere, il guttus e le coppette miniaturistiche, forse utilizzate per contenere offerte. Il cratere assume chiaramente una funzione rituale per la collocazione isolata rispetto al resto del corredo e per l'associazione con strumenti propri del sacrificio, come il coltello.I corredi femminili sono composti da pesi da telaio, fibule in bronzo o in ferro, collane in pasta vitrea. I servizi ceramici sono meno articolati di quelli maschili (lekythos, lekane e hydria), ma presentano frequentemente forme per contenere oli profumati. Le sepolture infantili si distinguono per la presenza di forme miniaturizzate. Sono attestate forme monumentali afferenti alla classe ceramica di Gnathia.
La necropoli databile al VI-VII secolo d.C. si compone di sette sepolture a fossa terragna delimitata da pietre con copertura in tegole. Pochi gli elementi di corredo (un'olla acroma, un paio di orecchini a cerchio e un bicchiere in bronzo). Le sepolture si dispongono nell'area circostante una calcara realizzata successivamente. (Maria Luisa Nava)
-
AIAC_537 - Guardemmauro - 2002
Lungo il percorso dell'Oleodotto, sul Tronco 1, un nucleo di sepolture di IV secolo a.C. è stato individuato in località Guardemmauro, nel comune di Grumento Nova, nelle immediate vicinanze del Centro Olio ENI. La necropoli è ubicata su un fertile terrazzo collinare, attualmente coperto da un fitto bosco di cerri, prospiciente la riva sinistra del fiume Agri. Le tombe sono a fossa terragna delimitata da pietre o a. cassa di tegole. Le deposizioni maschili sono contraddistinte dalla presenza dello strumentario da fuoco in piombo (alari, spiedi e candelabro), del cinturone e della punta di lancia, mentre caratterizzano quelle femminili gli ornamenti (fibule in bronzo).
Il corredo ceramico, simile per composizione sia nelle sepolture maschili sia in quelle femminili, è costituito dal cratere, associato all'anfora o alla nestoris a figure rosse, oltre a skyphoi, coppette e patere a vernice nera.
Oltre ai lavori di costruzione dell'oleodotto, ormai oggi ultimati, attualmente in Val d'Agri l'ENI sta realizzando una complessa rete di condotte di collegamento tra i vari pozzi petroliferi.
Anche in questo caso, si è resa necessaria una puntuale e continua attività di sorveglianza archeologica che ha portato alla realizzazione di una serie di specifici interventi di tutela e scavo archeologico. Le indagini hanno fornito nuovi dati sulle forme di occupazione del territorio, con particolare riferimento al periodo di occupazione lucana e alle fasi della romanizzazione. (Maria Luisa Nava)
-
AIAC_538 - La Monaca - 2002
La presenza di un insediamento a monte della necropoli di Catacombelle è confermata dal rinvenimento di una fornace a pianta rettangolare, orientata in senso nord/sud (con prefurnio a nord). La camera di combustione a pianta quadrangolare è a corridoio centrale e praefurnium (tipo II/b Cuomo di Caprio). La struttura si presenta molto compromessa e priva della parte occidentale della camera. Il praefurnium conserva ancora la copertura.
La fornace era destinata sia alla cottura di tegole, che di vasellame di medie e grandi dimensioni. Alcuni frammenti a vernice nera permettono di datare la struttura al IV secolo a.C. (Maria Luisa Nava)
-
AIAC_539 - Masseria Nigro - 2001
All'occupazione lucana del territorio grumentino si riferisce un monumentale edificio collocato su un dosso dominante il versante sinistro dell'Agri.
Ad un primo momento (IV secolo a.C.) vanno riferite strutture lignee e numerose fosse rituali contenenti statuette, patere, coppette, bombylia, integri e fratturati, associati a resti di focolari.
Sempre nel corso del IV secolo viene realizzato un edificio con grandi muri a doppio paramento con emplekton, di cui resta solo un tratto.
Con la terza fase si costruisce una nuova estesa struttura (circa 1000 mq) realizzata con muri poco spessi in cui sono reimpiegati frammenti di tegole e di kalypteres del precedente edificio. Gli ambienti sono coperti da tetto in tegole ad eccezione di un vano. Un ambiente contiene un monumentale focolare-eschara costituito da quattro blocchi angolari che delimitano un'area rettangolare, con al centro un punto concotto. Ivi sono documentate deposizioni rituali di oggetti (olpetta e coppette a vernice nera), pesi da telaio e un fascio di spiedi spezzati avvolti da una catena. Il vano adiacente è destinato alla cottura di cibi e alla lavorazione dei cereali (presenza di macina per grano), è in parte pavimentato con lastre calcaree. Un altro vano funge da magazzino (presenza di cinque grandi pithoi). All'esterno si trova una fornace per vasellame di medie e grandi dimensioni (camera di combustione a pianta quadrangolare, sostegno a doppio corridoio e praefurnium unico) e un pozzo monumentale per il rifornimento idrico.
L'edificio, per la particolarità dei rinvenimenti sembra essere stato destinato, oltre che a funzioni abitative, anche a luogo di riunione delle élites lucane locali.
Il complesso viene distrutto e abbandonato nel corso della prima metà del III secolo a.C., in concomitanza con la fondazione di Grumentum e riutilizzato parzialmente nel corso del II secolo a.C., quando alcuni ambienti risultano utilizzati come singole cellule abitative. (Maria Luisa Nava)
-
AIAC_539 - Masseria Nigro - 2002
Le indagini relative al monumentale edificio esteso su una superficie di ca. 1400 mq, di cui 1000 indagati e 400 individuati tramite indagini geofisiche sono state concluse. I dati disponibili permettono di ricostruire tre fasi di occupazione.
Fase I (prima metà del IV secolo a.C.). Edificio articolato in lunghi ambienti rettangolari. Un ambiente porticato è destinato ad attività domestiche (presenza di un focolare centrale e fosse con resti di fornelli).
Fase II (metà IV secolo a.C.). Viene impiantato un monumentale edificio incentrato su un cortile lastricato, attorno a cui si sviluppano 16 ambienti, disposti in doppia fila sui lati occidentale e settentrionale. In due ambienti la presenza di numerosi pesi da telaio e di resti di macina indica una funzione domestica, legata ad attività femminili; in un altro, aperto sul cortile, la presenza di un forno con volta in concotto va connessa alla cottura dei cibi. L'ambiente interpretabile come sala da banchetto restituisce abbondante ceramica a vernice nera. Il cortile è circondato da portici con colonne su tre lati.
Fase III (fine IV-prima metà del III secolo a.C.). L'edificio subisce alcune trasformazioni con la rifunzionalizzazione degli spazi. Vengono creati nuovi ambienti (per un totale di 25 vani) e il lato settentrionale viene monumentalizzato con un portico. Il cortile lastricato viene coperto da un tetto e destinato a magazzino. Gli ambienti disposti a nord del nuovo cortile basolato sono destinati ad attività rituali, come testimoniano le deposizioni rituali e l'eschara.
Nell'ambiente connesso con il vano dotato di eschara si trovano ossa di animali nei pressi di una struttura a pianta rettangolare, probabile ara per la macellazione degli animali. L'edificio viene abbandonato nel corso del III secolo a.C.
La presenza di tutti questi elementi confermano la destinazione polifunzionale, politico-religiosa e abitativa dell'edificio evidentemente destinato a luogo di riunione delle élites locali. (Maria Luisa Nava)
-
AIAC_540 - San Giovanni - 2002
Su uno dei terrazzi collinari posti lungo la riva sinistra del fiume Agri è stata individuata una fattoria lucana occupata dalla seconda metà del IV agli inizi del I secolo a.C.
Al primo impianto (seconda metà IV secolo a.C.) sono attribuibili due ambienti (stalle), pavimentati con selci grezze e comunicanti con un lungo ambiente porticato, destinato ad attività domestiche e conviviali. Nel cortile antistante sono stati individuati un focolare e numerose buche di palo per una copertura leggera. A nord si colloca un ambiente di piccole dimensioni; all'esterno si leggono le tracce di un probabile asse viario.
Segue una fase di monumentalizzazione (III secolo a.C.), che prevede una riorganizzazione degli spazi attorno ad un cortile centrale porticato e la creazione di nuovi vani. Viene realizzato, sul lato est, un ingresso monumentale, preceduto da due semiportici, in asse con il cortile. Ai lati dell'ingresso si collocano due ambienti, di cui uno adibito a culti domestici e l'altro alla lavorazione dei cereali. Nel cortile è interrato un pithos privo di fondo probabilmente destinato a scopi rituali. Il cortile è dotato di un sistema di canalizzazione per il deflusso delle acque e di una pavimentazione in spicatum litico.
Nella III fase (momento avanzato del III-inizi II secolo a.C.), la costruzione di un muro divide l'intero edificio in due distinte aree funzionali: a destinazione domestica e di rappresentanza. A nord viene costruita una serie di ambienti probabilmente relativi ad un nucleo indipendente rispetto a quello originario. Il cortile centrale pavimentato viene trasformato in un ambiente coperto e il sistema di canalizzazione viene obliterato.
Nella IV fase (seconda metà II-inizi I secolo a.C.), l'edificio viene ristrutturato e destinato quasi esclusivamente ad attività produttive: si documentano lo stoccaggio delle olive e la lavorazione della lana. L'edificio risulta abbandonato agli inizi del I secolo a.C., in seguito ad un evento improvviso. (Maria Luisa Nava)