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Michele Sicolo

Season Team

  • AIAC_548 - Balsignano - 2004
    Area di frequentazione stabile su pianoro di due ettari prospiciente Lama Lamasinata, a sud di Bari, a partire dal Neolitico Antico (in cronologia assoluta C14 non calibrata 6523 +/- 45 BP), a ceramica impressa evoluta e in adorna e in minima percentuale da dipinta in bruno e a doppia tecnica (impressa e dipinta). Due grandi strutture abitative a pianta all'incirca quadrata (m 7x4) sono state individuate ed esplorate, a partire dal 1993, al centro del pianoro, distanti tra loro venti metri circa. Con pavimentazione a vespaio di pietrame e battuto di argilla pressata, presentano orientamento Est/Ovest sul lato lungo. L'elevato era costituito da impalcato ligneo integrato da canne, con rivestimento interno ed esterno di terre argillose del luogo. A sud di entrambe, aree destinate ad attività funzionali con presenza di focolari su basole calcaree, con industrie tipiche delle comunità neolitiche dedite alla cerealicoltura come elementi di falcetto in selce, macine in pietra calcarea e grandi olle in ceramica impressa per la conservazione delle derrate alimentari. Una terza struttura delimitata da un recinto in pietra con ceramica dipinta a fasce rosse ubicata più a monte indica che il sito sopravvive ancora alla fine del V millennio a.C. come del resto era già deducibile da una sepoltura, la n. 2, con individuo in posizione contratta sul fianco destro, entro fossa contornata da blocchi litici, priva di corredo, rinvenuta a sud-est della capanna 1. Una sepoltura femminile, la n. 3, è invece riferibile alle fasi antiche del sito, in posizione fortemente contratta su un fianco entro una semplice fossa, anch'essa priva di corredo. (Francesca Radina)
  • AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004
    Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq. L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti. Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco. Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area. A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)
  • AIAC_550 - Falce del Viaggio-Ariscianne - 2003
    Il litorale di Belvedere - Ariscianne è noto da anni per aver restituito, a seguito delle mareggiate, documentazione archeologica (industria su selce e su pietra, resti osteologici faunistici, ceramiche, metalli, monete, tegolame, ecc.) riferibile ad un arco temporale compreso tra il Paleolitico Superiore e il Medio Evo. Le ricerche paleoambientali hanno permesso inoltre di ricostruire un ambiente lagunare preesistente, di richiamo soprattutto per le comunità del Neolitico. Allo scopo di avviare lo studio e la riqualificazione dell'area, nell'ambito del "Progetto integrato di recupero storico-ambientale, ricerca e fruizione dell'area costiera in località Belvedere Ariscianne del Comune di Barletta", sono state previste indagini geomorfologiche (Università degli Studi di Bari). Le indagini archeologiche avviate in punti diversi con 9 saggi hanno accertato che il complesso sistema di canalette di drenaggio dall'entroterra verso la costa, forse in corrispondenza di un'area lagunare sono databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo d.C. Esse attestano un probabile impianto extraurbano cui ricollegare anche la presenza di una torre a base quadrangolare posta più a Sud, la cui fondazione appare sommersa dal mare. Buche di palo risultano invece precedenti e attribuibili ad un insediamento dell'età del Bronzo di cui al momento non sono state rintracciate altre emergenze (II millennio a.C.). E' stata contemporaneamente avviata una campagna di prospezioni subacquee per la stesura di una carta archeologica anche dei fondali, soprattutto in relazione alla possibile esistenza di depositi paletnologici sommersi ai quali riferire l'abbondante industria litica e la ceramica preistorica rinvenuti sulla battigia. Sono state identificate alcune aree di dispersione di industria litica tra 2 e 7 metri di profondità, ed un deposito di torbe indicativo della presenza di un'antica laguna. Due relitti di epoca romana sono stati inoltre individuati a bassa profondità, ancora in discreto stato, nonostante la continua attività di rapina di ricercatori clandestini. (Francesca Radina)
  • AIAC_551 - Masseria Stevanato - 2004
    Alla periferia occidentale di Bari scoperta fortuita dell'insediamento del tardo neolitico su un terrazzo ai margini Lama Valenzano, una delle antiche incisioni a carattere torrentizio che attraversando la Conca di Bari scendono verso la costa. In un'area funzionale alle attività di stoccaggio, occupata da silos e pozzetti artificiali nel banco calcareo, il deposito archeologico si presentava esiguo e fortemente eroso. Poco distante, nell'area di scavo del saggio F, è stato possibile indagare un'analoga struttura ipogeica a pozzetto, intatta, a profilo circolare all'imboccatura e sezione tronco-conica (prof. m 1,70, diam. 1 m.), foderata sul lato SO da pietre e frammenti di macine in pietra calcarea. Sul fondo si trovava un deposito (5 corna di Bos con parti craniali, un cranio umano integro e parti craniali e ossa lunghe umane disposti a circolo lungo la base della fossa) collegabile a manifestazioni rituali, magico-religiose del mondo neolitico. Macine subovali e contenitori in ceramica (coppa troncoconica in impasto grigio con decorazione incisa all'interno, scodella con ansa subcutanea in impasto grigio di dimensioni diverse, vaso a collo a superfici chiare o lucide di colore rosso vivo, pareti di olle in impasto grigio con decorazione graffita a reticolo), inquadrano la struttura nella seconda metà del IV millennio a.C. Industria litica in selce e ossidiana, tra cui alcune punte di freccia, accompagnavano la deposizione, dislocata intorno a tre grandi e piatte lastre in pietra, al centro del pozzetto. Contestuale ad essa l'accensione di un fuoco, attestata da lenti di cenere sul fondo. A 20 metri di distanza, in direzione NE, si intercetta un'area di frequentazione delimitata da un battuto argilloso e da una fossa con pietre combuste e cenere, coevo alla struttura precedente. Nelle immediate adiacenze una deposizione umana in giacitura primaria, ancora in connessione, priva tuttavia di fossa, la cui postura è fortemente disarticolata, lascia immaginare un decesso dell'individuo per cause accidentali e quindi una deposizione non intenzionale. (Francesca Radina)