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Gianluca Caramia

Season Team

  • AIAC_550 - Falce del Viaggio-Ariscianne - 2003
    Il litorale di Belvedere - Ariscianne è noto da anni per aver restituito, a seguito delle mareggiate, documentazione archeologica (industria su selce e su pietra, resti osteologici faunistici, ceramiche, metalli, monete, tegolame, ecc.) riferibile ad un arco temporale compreso tra il Paleolitico Superiore e il Medio Evo. Le ricerche paleoambientali hanno permesso inoltre di ricostruire un ambiente lagunare preesistente, di richiamo soprattutto per le comunità del Neolitico. Allo scopo di avviare lo studio e la riqualificazione dell'area, nell'ambito del "Progetto integrato di recupero storico-ambientale, ricerca e fruizione dell'area costiera in località Belvedere Ariscianne del Comune di Barletta", sono state previste indagini geomorfologiche (Università degli Studi di Bari). Le indagini archeologiche avviate in punti diversi con 9 saggi hanno accertato che il complesso sistema di canalette di drenaggio dall'entroterra verso la costa, forse in corrispondenza di un'area lagunare sono databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo d.C. Esse attestano un probabile impianto extraurbano cui ricollegare anche la presenza di una torre a base quadrangolare posta più a Sud, la cui fondazione appare sommersa dal mare. Buche di palo risultano invece precedenti e attribuibili ad un insediamento dell'età del Bronzo di cui al momento non sono state rintracciate altre emergenze (II millennio a.C.). E' stata contemporaneamente avviata una campagna di prospezioni subacquee per la stesura di una carta archeologica anche dei fondali, soprattutto in relazione alla possibile esistenza di depositi paletnologici sommersi ai quali riferire l'abbondante industria litica e la ceramica preistorica rinvenuti sulla battigia. Sono state identificate alcune aree di dispersione di industria litica tra 2 e 7 metri di profondità, ed un deposito di torbe indicativo della presenza di un'antica laguna. Due relitti di epoca romana sono stati inoltre individuati a bassa profondità, ancora in discreto stato, nonostante la continua attività di rapina di ricercatori clandestini. (Francesca Radina)
  • AIAC_551 - Masseria Stevanato - 2004
    Alla periferia occidentale di Bari scoperta fortuita dell'insediamento del tardo neolitico su un terrazzo ai margini Lama Valenzano, una delle antiche incisioni a carattere torrentizio che attraversando la Conca di Bari scendono verso la costa. In un'area funzionale alle attività di stoccaggio, occupata da silos e pozzetti artificiali nel banco calcareo, il deposito archeologico si presentava esiguo e fortemente eroso. Poco distante, nell'area di scavo del saggio F, è stato possibile indagare un'analoga struttura ipogeica a pozzetto, intatta, a profilo circolare all'imboccatura e sezione tronco-conica (prof. m 1,70, diam. 1 m.), foderata sul lato SO da pietre e frammenti di macine in pietra calcarea. Sul fondo si trovava un deposito (5 corna di Bos con parti craniali, un cranio umano integro e parti craniali e ossa lunghe umane disposti a circolo lungo la base della fossa) collegabile a manifestazioni rituali, magico-religiose del mondo neolitico. Macine subovali e contenitori in ceramica (coppa troncoconica in impasto grigio con decorazione incisa all'interno, scodella con ansa subcutanea in impasto grigio di dimensioni diverse, vaso a collo a superfici chiare o lucide di colore rosso vivo, pareti di olle in impasto grigio con decorazione graffita a reticolo), inquadrano la struttura nella seconda metà del IV millennio a.C. Industria litica in selce e ossidiana, tra cui alcune punte di freccia, accompagnavano la deposizione, dislocata intorno a tre grandi e piatte lastre in pietra, al centro del pozzetto. Contestuale ad essa l'accensione di un fuoco, attestata da lenti di cenere sul fondo. A 20 metri di distanza, in direzione NE, si intercetta un'area di frequentazione delimitata da un battuto argilloso e da una fossa con pietre combuste e cenere, coevo alla struttura precedente. Nelle immediate adiacenze una deposizione umana in giacitura primaria, ancora in connessione, priva tuttavia di fossa, la cui postura è fortemente disarticolata, lascia immaginare un decesso dell'individuo per cause accidentali e quindi una deposizione non intenzionale. (Francesca Radina)