Name
Girolamo Fiorentino
Organisation Name
Università del Salento

Season Team

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
    Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse. In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012. In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est. Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5). In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione. Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11). In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12). In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
    Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C. 1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi. 2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico. 3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2015
    Le aree di intervento nel corso della campagna 2015 sono state tre: gli strati dell’Appenninico/ inizio del Subappenninico posti a sud delle mura, subito a est della porta di accesso all’abitato; i livelli dello stesso periodo posti nella zona sud-orientale dell’area di scavo; gli strati subappenninici a sud-est della grande trincea provocata dall’azione della ruspa nel 1979. Nei settori più settentrionali della prima area ci si è fermati alla testa degli strati appenninici, segnata da un esteso acciottolato. Nei settori più meridionali lo scavo è stato ulteriormente approfondito, fino a porre in luce due strutture delimitate da muretti a secco curvilinei. Nella seconda area si è proceduto nell’individuazione per un breve tratto della fronte interna delle mura appenniniche. In alcuni punti, come già constatato più a nord-ovest, il riempimento originario delle mura appenniniche in pietrame a secco fu in parte sostituito con l’apporto di terreno, delimitato verso l’abitato da un muretto di contenimento. E’ stato individuata inoltre un’ulteriore fossa cilindrica, che si va ad aggiungere a quelle messe in luce nei precedenti anni. Verso nord-ovest le mura appenniniche appaiono tagliate da una profonda fossa a pianta trapezoidale, da interpretare presumibilmente come uno dei saggi Quagliati degli inizi del ‘900. Il saggio è stato riaperto per rilevare la stratigrafia e successivamente colmato di nuovo: sembra aver intercettato, oltre al riempimento delle mura appenniniche, anche quello, assai più profondo, delle mura protoappenniniche. Il saggio si approfondiva ulteriormente, fino a raggiungere un livello che, dai pochi frammenti ceramici individuati, potrebbe essere riferibile al Neolitico. Particolarmente significativi appaiono i risultati ottenuti dalle indagini relative ai livelli subappenninici nella terza area. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, tutta l’area più meridionale appare interessata da estesi episodi di incendio e da consistenti accumuli di concotto a essi legati. Anche se è necessario acquisire maggiori dati, nella parte centrale dell’area sembrano essere riconoscibili due strutture a pianta quadrangolare parzialmente sovrapposte, entrambe distrutte dal fuoco. Quella superiore, delimitata da una canaletta, ma in parte asportata in antico nella porzione nord-occidentale, ha restituito una scarsa quantità di reperti. Quella inferiore presenta, oltre a ceramica d’impasto, diversi frammenti di ceramica tornita e dipinta di tipo italo-miceneo, in gran parte rovinati dall’esposizione ad alte temperature. Sono attestate anche ingenti quantità di semi e si riconoscono resti di tavole/pali carbonizzati. Le aree circostanti mostrano tracce meno consistenti di incendio, ma la presenza di un piano in argilla (probabilmente un’area aperta esterna alle strutture) esposto a tale evento, con almeno una piastra di cottura. Tra i materiali diversi dalla ceramica sono stati rinvenuti in particolare un frammento di fibula presumibilmente ad arco di violino e due teste di spillone con decorazione a occhi di dado in materia dura di origine animale. E’ stata inoltre effettuata, grazie alla disponibilità di Bruno Mandelli, una ripresa aerea con un drone, che consente di avere un’immagine aggiornata dell’intera area di scavo. Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire le dinamiche insediative del sito dal pieno periodo imperiale al primo XIV secolo d.C., quando ormai abbandonato diventa oggetto di sistematiche espoliazioni. Le precedenti campagne archeologiche hanno portato in luce le strutture murarie appartenenti a una domus di età imperiale pluristratificata e alle regioni absidali di due edifici di culto databili uno al VI e l’altro al VII secolo d.C. La domus è costituita da almeno due corpi di fabbrica, il più antico dei quali è ubicato a Nord/Est del muro di delimitazione Sud/Ovest dell’edificio (USM 11), mentre il secondo, di poco successivo, è compreso tra il muro appena detto e il suo parallelo posto a 3.80 m più a Sud/Ovest (USM 12), correlato da un’esedra di 3,5 m (USM 351), che lega con l’USM 12=250 verso Sud/Est. Questa struttura si imposta su un edificio più antico, corredato da intonaci dipinti a finto marmo e pavimenti musivi a tessere bianche alternate a rare losanghe nere.
  • AIAC_135 - Via B. Franklin - 2009
    Tra il 2005 e il 2009, nel Rione Testaccio, antico distretto portuale e commerciale dell’Urbe, è stato condotto un ampio intervento di scavo archeologico, sotto la sorveglianza della Soprintendenza, connesso alla realizzazione da parte di Roma Capitale del nuovo mercato rionale. Lo scavo del Nuovo Mercato Testaccio, un quadrilatero di circa un ettaro, partito dalla quota stradale di 15,00 metri s.l.m., si è approfondito fino a raggiungere la quota di 9,00 metri ca. s.l.m ha restituito una stratigrafia ininterrotta dall’età primo imperiale alla età contemporanea (fig. 1). Una fase primo imperiale (età augustea-età flavia; I sec. d.C.) ha messo in luce nel settore nordorientale dello scavo e poi in quello occidentale, un sistema di ambienti coperti e cortili scoperti serviti da viabilità di servizio che risultano peculiari per il materiale da costruzione utilizzato. Tutti i “muri” del sistema sono infatti realizzati con anfore svuotate e reimpiegate impilate le une sulle altre. Allo stato attuale questo sistema di ambienti è stato identificato, nel settore nordorientale come un’ampia area di discariche per materiale edilizio di reimpiego, costituito per la maggior parte da materiale anforario e laterizio, mentre nel settore occidentale come ambienti, probabilmente di magazzino, con piani pavimentali in terra battuta ben riconoscibili (fig. 2). La successiva fase di età medio imperiale (età traiano-adrianea; fine I sec. d. C. -metà II sec. d.C.) è caratterizzata nella porzione occidentale dello scavo dai livelli di costruzione di un edificio di forma trapezoidale, identificato come horreum, costituito da file di ambienti rettangolari prospettanti su un ampio piazzale porticato centrale ed in parte coperto dalle moderne via B. Franklin, a ovest, e via A. Manuzio, a nord. Di questo magazzino si conservano esclusivamente i livelli di costruzione. L’horreum venne infatti interamente spoliato in età antica (fine III-inizi IV sec. d.C.) fino alle soglie del piano terreno e un muro in crollo in situ testimonia l'abbandono dell'area (figg. 3-4). Nella parte orientale dello scavo si sono individuati i resti delle fondazioni di quello che è stato identificato come un edificio a pilastri e navate, probabilmente coevo all’horreum e anch’esso completamente spoliato in età antica. Per quanto riguarda l’epoca medievale, le labili tracce conservate hanno fatto ipotizzare una frequentazione sporadica, piuttosto che una vera e propria occupazione dell’area indagata. A partire dall’età rinascimentale, invece, le evidenze archeologiche testimoniano inequivocabilmente la vocazione agricola del territorio e il carattere rurale del paesaggio, che si conservarono fino a quando il Testaccio, alla fine dell’Ottocento, divenne un quartiere, seppure periferico, di Roma capitale. Sullo scavo, alla fase rinascimentale appartengono tracce di attività agricola, costituite da solchi paralleli, il vicolo della Serpe, noto dalla cartografia storica, che corre grosso modo in direzione nord-sud e i resti di un casale rinascimentale. Le analisi archeobotaniche sui campioni di terra indicano la presenza di vigne e frutteti, con orti e, poco, frumento, combinazioni abbastanza tipiche della cd. “Policoltura mediterranea”. Della fase contemporanea lo scavo ha restituito le fondazioni di alcuni edifici di edilizia popolare noti come “villinetti”, costruiti dall’Istituto Autonomo Case Popolari (oggi ATER) negli anni venti del ‘900 e demoliti alla fine degli anni ’60. Dopo l’intervento di riqualificazione urbana l’area accoglie oggi un mercato cittadino, un’area archeologica sotterranea visitabile, uno museo archeologico interattivo per bambini ed è parte del Museo Diffuso del Rione Testaccio, che comprende anche la Porticus Aemilia e l’Emporium.
  • AIAC_2048 - Salinelle - 2008
    Nell’ambito dei lavori di realizzazione dell’Acquedotto del Locone che, durante l’estate del 2008, sono stati condotti nel comune di Canosa di Puglia, è stata individuata e scavata una tomba a grotticella di epoca eneolitica con 6 deposizioni umane. L’area si trova nella valle dell’Ofanto, da cui dista, in linea d’aria, circa 500 m, e ricade all’interno di una coltivazione di alberi di palma a pochi chilometri dal centro abitato, in una zona pianeggiante, a 65 metri sul livello del mare. Purtroppo i lavori per l’impianto del palmeto e per la posa della condotta idrica hanno asportato la porzione superiore e la parte centrale della struttura. La tomba è orientata in direzione NNO-SSE, ed è costituita da due celle sub-ellittiche ed un “pozzetto di accesso” di morfologia sub-circolare (delle dimensioni ricostruite di m 0,80 N-S; m 1,10 E-W) posto tra le due celle, delimitato da due lastroni in pietra calcarea con la probabile funzione di chiusura degli ambienti. Nella cella 1 (m 2,50 N-S; m 2 E-W) sono deposti due individui adulti, uno di sesso femminile ed uno di sesso maschile, in posizione, rispettivamente, supina-rattratta e rannicchiata. Dalla leggera sovrapposizione delle ossa notata in fase di scavo sembra possibile ipotizzare che il soggetto maschile sia stato deposto prima della donna. In prossimità delle ginocchia dell’uomo è stato rinvenuto un “pugnale” in selce (tipo Gaudo) a lavorazione monofacciale. Nella cella 2 (m 2 E-W; m 1,70 N-S – misura ricostruita) sono deposti quattro individui, di cui tre adulti rannicchiati ed un bambino con le ossa non in connessione: i dati antropologici sembrano indicare che le deposizioni non sono avvenute contestualmente ma che ci sia stato uno spostamento intenzionale del corpo del bambino per fare spazio ad un’inumazione successiva. Si riconosce con certezza il sesso femminile di uno degli adulti, a cui è associato un “pugnale”, della stessa tipologia dello strumento rinvenuto nella cella 1, ma di dimensioni inferiori, e una punta di freccia, entrambi in selce. Il rituale di inumazione prevedeva un corredo funerario costituito, oltre che dagli strumenti in selce associati ad individui specifici, da vari contenitori ceramici (almeno tre parzialmente ricostruibili per più della metà) rinvenuti nell’area del “pozzetto d’accesso”. E’ interessante notare che strumenti generalmente attribuiti al sesso maschile, come le punte di freccia e i “pugnali”, in questo caso sono associati ad entrambi i sessi e che, come evidenzia l’analisi preliminare delle tracce d’uso, sono stati utilizzati per la lavorazione di materiale vegetale. Si nota inoltre, una differenza nell’uso dello spazio tra le inumazioni all’interno della cella 1, deposte in uno spazio più ampio, e quelle della cella 2, molto vicine l’una all’altra, tra cui si riconoscono tracce di deposizioni non contestuali. Anche se la tomba di via Salinelle è un’evidenza isolata, rappresenta l’opportunità di effettuare alcune considerazioni su un contesto funerario eneolitico al momento ancora poco conosciuto nell’ambito dell’archeologia pugliese, riferibile alla cultura del Gaudo, come evidenziano la tipologia della tomba e del materiale di corredo. Non è da escludere, inoltre, che l’area sia stata interessata da altre evidenze funerarie, come attesta il rinvenimento, a poca distanza, di frammenti ceramici relativi alla stessa facies eneolitica e fauna, non associabili ad una particolare struttura, ma che permette di ipotizzare che la frequentazione dell’area non si sia limitata alla tomba rilevata.
  • AIAC_2049 - Palata (Saggio 1 e Saggio 2) - 2008
    Durante l'estate del 2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell'Acquedotto del Locone, a pochi chilometri dal centro abitato di Canosa di Puglia, in località Palata, sono state messe in luce le tracce di due villaggi trincerati neolitici. Ci troviamo nella valle dell’Ofanto, a 500 m dall’attuale corso del fiume, in un’area pianeggiante, leggermente rilevata (74 m sul livello del mare), coltivata a vigneto, uliveto e frutteto. Lo scavo di due saggi, a 250 m di distanza l’uno dall’altro, ha messo in evidenza una stratificazione archeologica che attesta la frequentazione di quest’area dal Neolitico antico all’Eneolitico. Nel Saggio 1 la frequentazione più antica, impostata sulla bancata calcarenitica, è costituita dalla porzione di un fossato a sezione conica, cui si collega una struttura sub-circolare con pareti dal profilo concavo – aggettante che può essere interpretata come fondo di capanna o area funzionale destinata ad attività connesse al fossato. Il fossato è interessato da varie fasi di riempimento, la più antica delle quali è caratterizzata da sottili livelli sabbiosi con abbondanti frammenti ceramici (impresse evolute), industria litica, fauna, carboni. La morfologia concava e le caratteristiche del riempimento rimandano ad un’origine naturale dello strato che potrebbe essersi depositato durante il periodo d’uso della struttura. I livelli superiori hanno un differente carattere in quanto costituiti da un sedimento piuttosto omogeneo associato a pietre e massi di varie dimensioni che sembrano intenzionalmente sistemati allo scopo di obliterare la struttura in un momento in cui l’area aveva evidentemente cambiato funzione. Che l’area sia stata successivamente frequentata è testimoniato dalle strutture realizzate nei livelli di obliterazione, tra cui due pozzetti, un altro probabile fondo di capanna e la fossa di sepoltura di un individuo adulto di sesso femminile. Il materiale archeologico non è molto abbondante, ma la ceramica (elementi dipinti in bianco e rosso) presente nel “fondo di capanna” suggerisce un orizzonte più vicino al Neolitico Medio. Il Saggio 2 si presentava fortemente compromesso dai lavori precedentemente svolti nell’area che hanno asportato gli strati antropici superficiali e parte delle strutture, costituite dalla porzione di un fossato/compound che sembrerebbe svilupparsi verso S e parte di una struttura sub-circolare, anch’essa, come nel saggio 1, legata al fossato. I livelli di riempimento delle strutture sono interessati da livelli carbonatici (duricrust) che, formatisi in periodi più aridi, evidenziano discontinuità preesistenti (tagli verticali e superfici orizzontali) interpretabili come fosse, strutture e probabili piani di calpestio. La sequenza degli strati neolitici è sigillata dalla sepoltura in fossa di un individuo adulto di sesso maschile, rannicchiato sul fianco sinistro e privo di corredo. Particolarmente significativo è, infine, il rinvenimento di una fossa circolare del diametro di 80 cm ca., tagliata negli strati di riempimento del fossato. La struttura è costituita da una sistemazione a secco di pietre medio-piccole che coprono un accumulo di fauna e ceramica eneolitica. La tipologia della struttura e le tracce di esposizione al calore riconoscibili sulle pietre, fanno pensare ad una probabile fossa di combustione. I due saggi, benché di limitata estensione, indicano che l’area è stata oggetto di una frequentazione estesa e continua nel tempo. Le due aree indagate, a poca distanza l’una dall’altra, presentano infatti modalità di frequentazione simili durante il Neolitico, con una prima fase d’uso del fossato associabile a tracce di attività abitativa, e una successiva destinazione funeraria al riempimento dei fossati. Nel caso del Saggio 2, inoltre, la frequentazione si è protratta fino all’Eneolitico.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2009
    Gli scavi nell’insediamento dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati nel 2005 e sono tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato diversi anni fa da un saggio condotto dal Prof. G. De Benedittis, è in parte interessato da presenze successive, di età classica e medievale. Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base meridionale dell’emergenza naturale su cui sorge la Rocca medievale, tali presenze sono marginali ed è stato quindi possibile esplorare l’insediamento dell’età del Bronzo su una superficie relativamente ampia. Il deposito archeologico di età preistorica, di cui non si è ancora raggiunta la base, ha un consistente spessore. I livelli finora esplorati sembrano comunque tutti riferibili a un momento avanzato del Bronzo, ma si sono rinvenuti anche materiali che fanno ipotizzare un inizio precedente di occupazione del sito nel corso dell’età del Bronzo. Sembra quindi che l’insediamento abbia avuto una lunga durata, probabilmente connessa alla posizione particolare del luogo, che domina il corso del Biferno, o episodi ripetuti di occupazione. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di diverse piastre di cottura, più volte rifatte nello stesso luogo. Si può quindi pensare che nel momento più recente di vita dell’insediamento dell’età del Bronzo l’area oggetto di indagine fosse destinata a svolgere attività di cottura del cibo o tostatura dei cereali. Abbondanti sono le ossa di animali e i reperti vegetali, sia sotto forma di semi che di carboni. Tra i resti di animali domestici sembrano prevalere quelli dei caprovini, che raggiungono circa il 35% del campione, seguiti dai suini e dai bovini, che si collocano poco al di sotto del 20%. Una certa incidenza ha la caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo (forse utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per i diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono due strutture murarie di grandi dimensioni, in pietrame a secco, realizzate in due momenti successivi, il riempimento di un’ampia depressione artificiale e parte di quella che sembra essere una struttura a tumulo. Quest’ultima è stata individuata nell’ultima campagna di scavo e dovrà essere meglio definita. La funzionalità delle strutture murarie citate è anch’essa da definire: tra le ipotesi più probabili ci sono quelle che si tratti di opere di terrazzamento oppure di fortificazione. Resta infine sostanzialmente da scavare tutta la depressione artificiale, che sembra avere una forma ovaleggiante e potrebbe essere stata destinata ad attività di combustione, data la notevole presenza di lembi di terreno bruciato e concotto nella porzione già messa in luce. E’ presumibile che sia stata realizzata in una fase precedente al Bronzo Recente, ma i problemi connessi sia con l’aspetto cronologico che con quello della sua funzione originaria potranno essere affrontati solo dopo che sarà stata scavata.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2010
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005, grazie alla collaborazione tra la cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise. L’area interessata dagli scavi si trova alla base di un’emergenza rocciosa posta sulla riva destra del fiume Biferno, di interesse strategico per quanto concerne la possibilità di penetrare dalla costa adriatica verso le aree interne dell’Appennino, in relazione sia alle attività di sussistenza che alle attività di scambio. Il deposito archeologico attualmente esplorato è riferibile ad un momento avanzato del Bronzo Recente (indicativamente XII secolo a.C.), ma la presenza di materiali più antichi costituisce l’indizio di una occupazione di lunga durata nel corso dell’età del Bronzo, probabilmente connessa con la sua posizione particolare. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di un’area di attività all’aperto, caratterizzata da una serie di piani funzionali probabilmente destinati ad attività di preparazione, trasformazione di alimenti, compresa la tostatura dei cereali e la macellazione della carne, ed il loro consumo collettivo (a giudicare dall’analisi funzionale dei manufatti ceramici). Le determinazioni faunistiche finora effettuate hanno consentito di individuare, accanto alle specie domestiche (tra cui prevalenti sono i caprovini con il 35%), una discreta presenza di specie selvatiche (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per il diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono alcune strutture di grandi dimensioni, tuttora in corso di scavo, relative ad un’occupazione precedente, ma probabilmente non del tutto contemporanee tra loro. Si tratta in particolare di due strutture a pianta quadrangolare in pietrame a secco, esplorate solo parzialmente, realizzate in due momenti successivi, che probabilmente erano opere di fortificazione. Si è scavata gran parte del riempimento di un’ampia depressione artificiale, verosimilmente da ricondurre ad attività di combustione. E’ stata inoltre messa in luce parte una struttura a tumulo. In corrispondenza della parte sommitale di quest’ultimo è stata individuata una porzione sgombra da pietre, di forma quadrangolare, delimitata da lastrine litiche allineate disposte di taglio. All’interno, il deposito ha restituito alcuni frammenti di ossa umane, tra cui una porzione di calotta cranica. Tale rinvenimento spinge a riconsiderare le evidenze già note per la fase più antica di frequentazione del sito (struttura di combustione infossata e strutture monumentali in pietrame a secco) sotto una diversa prospettiva. L’area sembra infatti caratterizzata da una frequentazione che coinvolge probabilmente anche aspetti legati al rituale, anche se, come già detto, le strutture citate potrebbero essere non del tutto contemporanee. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni frammenti di manufatti in metallo (tra cui uno riferibile a una cuspide, uno a pugnale e uno a un coltello) ed elementi in ambra e pasta vitrea, rinvenuti nel corso delle diverse campagne di scavo in relazione ai vari livelli di frequentazione descritti sopra. Essi permettono di affrontare alcune problematiche utili alla comprensione non solo della specifica situazione della comunità dell’età del Bronzo di Oratino, in relazione alla capacità e all’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.
  • AIAC_2464 - Montecorvino - 2013
    Dal 24 giugno al 27 luglio 2013 si è svolta l’8a campagna di ricerca archeologica in località Montecorvino (comune di Volturino, provincia di Foggia). L'intervento costituisce la 6a stagione di scavo archeologico su questo insediamento abbandonato dei Monti Dauni, dopo le prime due dedicate ad operazioni preventive e di diagnostica archeologica. Questa stagione di ricerca ha proseguito l’esplorazione del rilievo su cui sorge il _castrum_, concentrandosi in particolare nell’area est (saggio III) e nel settore nordovest (saggio IV) e si è proposta di indagare più ampiamente la zona dell’abitato (saggio VI). _Saggio III. Area nord-est del castrum_ È stata ripresa l’indagine del fianco orientale della collina, più ad Est dei saggi effettuati negli anni precedenti, per verificare sia la natura del rialzo su cui sorge l’insediamento fortificato, sia la presenza del fossato, suggerita dalla conformazione del terreno. Lo scavo ha portato ad intercettare un grande ambiente, forse un magazzino, e a riconoscere lavori di sistemazione del fianco collinare, ascrivibili, in base ai materiali, alla tarda età angioina. Queste vestigia furono poi obliterate da strati argillosi, su uno dei quali fu costruita, in età tardo medievale, una nuova cortina di terrazzamento o delimitazione in cui si apriva una porta, poi tompagnata. L’abbandono dell’area è collocabile nel corso dell’Età moderna, _Saggio IV. Area nord-ovest del castrum_ In questo settore sono stati svolti unicamente lavori di pulizia e diserbaggio. Essi hanno consentito di porre meglio in luce la cresta del muro di recinzione nordoccidentale dell’area del _castrum_, appoggiato alla torre pentagonale, e di osservare che a questa struttura di cinta dovevano addossarsi internamente alcuni ambienti. Anche sul versante ad est della torre pentagonale si è rilevata la presenza di una cortina di recinzione, leggibile però soltanto sul paramento esterno e distante circa 1,80 m dalla torre stessa; è possibile che in questo punto esistesse una porta di accesso all’area castrense, protetta dall’edificio pentagonale. _Saggio VI. Area dell’abitato_ Nel settore urbano si è ampliata e approfondita l’indagine del fabbricato individuato nel 2012, con la finalità di indagarne il vano ovest; le ricerche hanno consentito di delineare 4 fasi di occupazione cui si associano diversi interventi di distruzione e costruzione. Un secondo sondaggio è stato impostato a nord-ovest dell’edificio, area verosimilmente interessata dalla presenza della strada principale che attraversava l’intero poggio; qui, al disopra di un primo livello d’uso connesso ad irregolari cordoli di pietre giustapposte, sono state intercettate due fosse-immondezzaio, colme di terra argillosa, carboni, ossa animali, cariossidi, fr. ceramici e, limitatamente alla più grande delle due, mattoni cotti e crudi. Nell’area settentrionale del saggio, a seguito di una più accurata pulizia degli strati umiferi, sono stati messi in evidenza diversi allineamenti murari pertinenti a strutture verosimilmente abitative e/o funzionali. In questo settore lo scavo ha riguardato esclusivamente una fossa per la conservazione di derrate, ubicata quasi al limite nord del saggio, colmata non prima del XIV sec.
  • AIAC_2464 - Montecorvino - 2014
    Dal 9 giugno al 26 luglio 2014 si è svolta la nona campagna di ricerca archeologica in località Montecorvino (comune di Volturino, prov. di Foggia). Questo intervento costituisce la 7a stagione di scavo archeologico su questo insediamento abbandonato dei Monti Dauni, dopo le prime due dedicate ad operazioni preventive e di diagnostica archeologica. Questa stagione di ricerca ha proseguito l’esplorazione del rilievo su cui sorge il castrum, concentrandosi in particolare nell’area est (saggio III) e nel settore meridionale (saggio II), si è proposta di indagare più ampiamente la zona dell’abitato (saggio VI) e ha ripreso il saggio nella chiesa cattedrale (saggio I) Saggio I - Area della cattedrale I lavori di rimozione della pietraia localizzata a Ovest del margine di scavo dell’episcopio, mediante mezzi meccanici, ha consentito di riconoscere, sia pur in cresta, alcuni elementi strutturali, utili alla ricostruzione generale del complesso. In particolare è stato intercettato il muro occidentale pertinente all’ampliamento del nucleo edilizio primigenio (limitato all’amb. 5 costruito nel periodo IVa, nel tardo XIII sec.), che pertanto venne ad assumere nel periodo IVb (XIV sec.) le ragguardevoli dimensioni di circa 175 m2 (18,80x9,30 m.). Non è stato possibile appurare se il settore esteso ad Ovest degli ambb. 24 e 28 sia anch’esso costruito o rappresenti uno spazio recintato, scoperto, adibito ad usi differenti da quelli più strettamente abitativi. In appoggio al muro occidentale dell’amb. 24 è stato individuato un insieme strutturale articolato, interpretabile, per lo meno nella sua configurazione finale, come una scala di accesso al piano superiore dell’ala Est. In ogni caso gli scavi 2014 condotti nel settore si sono incentrati prevalentemente all’interno della parte orientale del fabbricato, specificatamente all’interno dell’amb. 24, uno dei vani aggiunti nel periodo IVb (XIV sec.), insieme all’amb. 15 cui era collegato da una porta; l’amb. 24 si affacciava a Nord su un corridoio (amb. 28) adiacente alla chiesa, sul quale prospettavano due accessi affiancati all’aula di culto, l’ingresso all’amb. 5 ed una porta di collegamento con la parte occidentale del polo. L’indagine stratigrafica ha consentito di accertare la funzione del vano 24 (dotato anche di una banchina aderente al muro ovest) come amb. di servizio, nel quale erano forse depositati gli attrezzi agricoli ed in cui si provvedeva alla loro manutenzione (traccia di piccole attività metallurgiche documentate da scorie di ferro); l’incendio delle travi di un solaio (forse di un soppalco) o ancora del sottotetto, seguito dal crollo del tetto e della parte sommitale dei muri, obliterò le tracce dell’uso originario dello spazio, successivamente riadattato per una frequentazione di tipo precario (periodo IVc o V: XV sec.); i crolli successivi (periodo V-VI: tardo XV-XVI sec.) ne decretarono la dismissione sancita anche dal tompagno della porta di accesso. Saggio II. Area sud del castrum La ripresa dello scavo in questa area ha analizzato il quadro stratigrafico esterno al tratto meridionale della cortina della rocca castrale della cittadina. In particolare la ricerca archeologica ha rinvenuto due segmenti murari di differenti fasi e fatture. Entrambi si collocano stratigraficamente ad un periodo insediativo antecedente al circuito perimetrale castrense; sulla base dei reperti ceramici queste strutture risultano obliterate ante XIII secolo, verosimilmente seconda metà Saggio III. Fronte orientale del castrum In quest’area è stato messo in luce un allineamento murario di circa 8 m. che potrebbe rappresentare il fronte murario di recinzione dell’area signorile in epoca bassomedievale e di articolazione della configurazione planimetrica interna. La testata muraria potrebbe segnare il segno del varco di accesso al castrum , dal versante dell’abitato con attraversamento del fossato. Saggio VI. Area dell’abitato Nel settore urbano si è ampliata e approfondita l’indagine del fabbricato individuato nel 2012-2013, con la finalità di indagarne il vano sud; le ricerche hanno consentito di articolare ulteriormente i periodi di occupazione in cinque momenti cui si associano diversi interventi di distruzione e costruzione. La fase più antica è rappresentata da un piano d’uso in terra battuta su cui fu installata una serie di fosse di forma circolare o elissoidale. La successiva frequentazione, presuntivamente collocabile in epoca bassomedievale è costituita dall’edificazione di un grande ambiente di forma rettangolare (8.70x6.40), con piano d’uso in terra battuta. Successivamente tale edifico fu frazionato e articolato in più spazi e ambienti tramite setti murari divisori. ( Pasquale Favia e Roberta Giuliani, Cinzia Corvino, Vincenzo Valenzano)
  • AIAC_548 - Balsignano - 2004
    Area di frequentazione stabile su pianoro di due ettari prospiciente Lama Lamasinata, a sud di Bari, a partire dal Neolitico Antico (in cronologia assoluta C14 non calibrata 6523 +/- 45 BP), a ceramica impressa evoluta e in adorna e in minima percentuale da dipinta in bruno e a doppia tecnica (impressa e dipinta). Due grandi strutture abitative a pianta all'incirca quadrata (m 7x4) sono state individuate ed esplorate, a partire dal 1993, al centro del pianoro, distanti tra loro venti metri circa. Con pavimentazione a vespaio di pietrame e battuto di argilla pressata, presentano orientamento Est/Ovest sul lato lungo. L'elevato era costituito da impalcato ligneo integrato da canne, con rivestimento interno ed esterno di terre argillose del luogo. A sud di entrambe, aree destinate ad attività funzionali con presenza di focolari su basole calcaree, con industrie tipiche delle comunità neolitiche dedite alla cerealicoltura come elementi di falcetto in selce, macine in pietra calcarea e grandi olle in ceramica impressa per la conservazione delle derrate alimentari. Una terza struttura delimitata da un recinto in pietra con ceramica dipinta a fasce rosse ubicata più a monte indica che il sito sopravvive ancora alla fine del V millennio a.C. come del resto era già deducibile da una sepoltura, la n. 2, con individuo in posizione contratta sul fianco destro, entro fossa contornata da blocchi litici, priva di corredo, rinvenuta a sud-est della capanna 1. Una sepoltura femminile, la n. 3, è invece riferibile alle fasi antiche del sito, in posizione fortemente contratta su un fianco entro una semplice fossa, anch'essa priva di corredo. (Francesca Radina)
  • AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004
    Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq. L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti. Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco. Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area. A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)
  • AIAC_601 - Faragola - 2013
    Dal 16 settembre al 26 ottobre del 2013 si è svolta la decima campagna di indagini archeologiche sistematiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno consentito di acquisire ulteriori dati sullo sviluppo e sull’articolazione planimetrica della villa e, in particolare, sulle fasi di abbandono della residenza tardoantica, sulle nuove forme del popolamento rurale e sui caratteri dell’abitato, strutturatosi tra i corpi di fabbrica del complesso architettonico preesistente, a partire dagli inizi del VII sec. d.C. e protrattosi, con mutamenti morfologici anche significativi, probabilmente fino alla metà del IX sec. d.C. Sono state riprese le indagini nel nucleo edilizio costruito sul versante orientale del sito, dove le ricerche condotte negli anni 2006, 2009 e 2012 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un settore, topograficamente distinto dal corpo centrale della villa, ma ad essa limitrofo, interessato, tra la fine del VI ed il VII-VIII secolo, da una intensa rioccupazione a scopo abitativo-funzionale e secondariamente artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro). Le ricerche sono state condotte, in particolare, in corrispondenza dello spazio centrale del complesso. L’assenza di stratigrafie contestuali alle fasi costruttive originarie non consente un puntuale inquadramento cronologico e funzionale di questo corpo di fabbrica che tuttavia, sulla base delle caratteristiche planimetriche e dimensionali, potrebbe essere identificato con un granaio, magazzino e/o deposito. Maggiori elementi sono stati acquisiti sulle fasi di rioccupazione di età altomedievale quando la costruzione di setti murari divisori portò alla creazione di sette ambienti gravitanti su una corte centrale, costruiti riutilizzando i muri perimetrali preesistenti. Dotati di una o più piastre di cottura e/o riscaldamento, hanno restituito suppellettili da cucina e da mensa, contenitori per la conservazione delle derrate, attrezzi e campanacci per animali, indicativi di un uso polifunzionale e promiscuo di tali vani. Una destinazione artigianale caratterizza un ambiente, destinato alla lavorazione dei metalli e forse anche, in una fase, la porzione occidentale della corte. I caratteri strutturali, l’organizzazione spaziale e l’omogeneità dei vani, sembrerebbero rinviare ad unità abitative del personale di servizio dell’abitato altomedievale. Saggi di approfondimento hanno interessato tre vani del nucleo localizzato a Nord del complesso cenatio-portico, dove le indagini condotte nel 2008 e nel 2009 avevano portato alla luce una serie di ampi vani costruiti nel V sec. d.C., destinati probabilmente ad accogliere cucine, dispense e verosimilmente, al piano superiore, il settore residenziale, e oggetto di una intensa frequentazione altomedievale di tipo abitativo e produttivo. Al di sotto di una vasca per la decantazione/stagionatura dell’argilla, datata al tardo VII sec., è stato rinvenuto un monumentale ambiente absidato, conservato solo nella sua porzione orientale e privo dell’originaria pavimentazione. I molteplici rifacimenti impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica del vano, databile al IV sec. d.C., identificabile in via ipotetica con un ninfeo. Le indagini in quest’area hanno consentito di evidenziare la spoliazione radicale di altri due ambienti, attraverso una sistematica pratica di recupero di tutti gli elementi riutilizzabili, riciclabili e rivendibili in _situ_ o altrove, dai rivestimenti pavimentali e parietali, ai materiali da copertura. Non si è conservata nessuna traccia delle fasi di vita tardoantiche. In un saggio impostato ad Est del nucleo residenziale composto da _cenatio_ -terme è stata portata alla luce una canaletta, allineata con un tratto di canalizzazione di adduzione dell’acqua già individuato in passato e diretta verso una cisterna localizzata in prossimità della soglia di accesso al complesso della _cenatio_. Sono visibili anche rifacimenti della copertura in laterizi della struttura da mettere in relazione con interventi di manutenzione necessari al funzionamento della canaletta la cui direzione consente di ipotizzare il collegamento con un _castellum aquae_ verosimilmente costruito sul versante collinare orientale del sito. Più a Sud è stata parzialmente indagata una grande vasca realizzata con tegole poste in opera in modo molto regolare, delimitata da tegoloni infissi verticalmente nel terreno, interpretata come dispositivo per la decantazione/pestatura e/o stagionatura dell’argilla. Il rinvenimento di tale vasca e le sue dimensioni confermano l’importanza, sia in età tardoantica che altomedievale, dell’artigianato fittile, orientato alla produzione non solo di ceramiche ma anche verosimilmente di laterizi da copertura, favorito senza dubbio dalla grande disponibilità di argilla presente in questo comparto territoriale.

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