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AIAC_3743 - Santa Rosa di Poviglio - 2016
Nella campagna 2016 condotta nella Terramara Santa Rosa di Poviglio è continuata l’esplorazione del fossato che separa i due abitati ( Villaggio Grande e Villaggio Piccolo) ed il passaggio che li separa. Numerosi nuovi dati sono stati acquisiti sulla dinamica dell’insediamento e sul suo rapporti con l’evoluzione dell’ambiente.
Il fossato risulta esistere già dalle prime fasi del Villaggio Piccolo (BM2) e viene coinvolto alla fine di questo periodo da eventi alluvionali di notevole portata che depositano al suo interno uno spesso strato sabbioso. Su di questo viene scavato un canale di durata effimera, che viene anch’esso obliterato da successive alluvioni. Su queste viene realizzata una prima fase di palificazione connessa alla costruzione del passaggio, con tutta probabilità alla fine del Bronzo medio (BM3), al tempo della fondazione del Villaggio Grande. La struttura del passaggio così delineata viene rafforzata durante Bronzo recente (BR2) accumulandovi il terreno derivante dalla demolizione e dall’asporto delle stratigrafie del Villaggio Piccolo. Al margine di tale accumulo viene realizzata poi una ulteriore palificazione che si compone di almeno quattro file parallele di grandi pali, su di una larghezza di più di cinque metri ed una lunghezza di circa venti metri che si appoggiano ad una struttura, forse a gabbioni, parallela al margine del Villaggio. Negli strati di abbandono di questa struttura sono poi venuti in luce materiali ceramici, non noti precedentemente, che risalirebbero ad un momento molto avanzato del Bronzo Recente, indicando la possibilità che nell’area in esame sia conservata la stratigrafia dell’estrema fase del villaggio, altrove asportata dall’erosione, aprendo nuove prospettive lo studio della crisi che determinò la fine della civiltà terramaricola.
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AIAC_3743 - Santa Rosa di Poviglio - 2017
La campagna di scavo 2017 nella Terramara Santa Rosa (Poviglio, Reggio Emilia) è stata dedicata all’esplorazione del passaggio fra Villaggio Piccolo e Villaggio Grande, in proseguo agli scavi già intrapresi negli anni 2015 e 2016. E’ stato pertanto aperto un ampio settore nel fossato della terramara che, a partire dal margine del Villaggio Piccolo, attraversava la parte più profonda del fossato stesso e giunge poi fino al Villaggio Grande.
Gli strati sommitali registrano in tutta l’area indagata una frequentazione che si colloca tra l’età del Bronzo Recente avanzata e l’inizio del Bronzo finale, contemporanea quindi al collasso del sistema terramaricolo. Tale frequentazione, caratterizzata da scarso materiale archeologico disperso in depositi colluviali e di ristagno idrico, sembra indicare un generale degrado delle strutture dell’abitato, ormai in via di abbandono.
Grazie alle buche di pali venute in luce nella campagna del 2017 che si vanno ad aggiungere a quelle delle precedenti campagne, il ponte della fase del Bronzo Recente avanzato, risulta composto di cinque linee di buche di palo distribuite su di una larghezza di m 10 e di una lunghezza di m 32, differenziandosi così sensibilmente dai passaggi noti al margine meridionale del Villaggio Grande di dimensioni assai più modeste. Il ponte che collega i due villaggi appare quindi opera di grandi dimensioni, di grande impegno costruttivo e coerente con le massicce opere difensive avviate in questo periodo nel contesto della ristrutturazione dell’intero villaggio.
La stagione particolarmente asciutta che ha caratterizzato l’anno 2017, ha permesso di procedere agevolmente con l’esplorazione della parte più profonda del fossato a ridosso del Villaggio Piccolo, notevolmente ostacolata dall’acqua nascente nel corso delle precedenti campagne. E’ stato così possibile stabilire la natura fluviale dei depositi che vi si accumularono tra il tardo Bronzo Medio ed il Bronzo Recente avanzato, dapprima ad opera di un debole flusso idrico e successivamente per effetto di importanti eventi alluvionali. In relazione con i depositi della prima fase è venuto in luce un allineamento di buche di palo probabilmente relativo al più antico passaggio già evidenziato durante la campagna dello scorso anno.
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AIAC_4497 - San Michele di Valestra - 2017
San Michele di Valestra è un sito d’altura dell’Appennino reggiano risalente all’età del Bronzo che venne scoperto nel contesto delle esplorazioni speleologiche delle vicine a gotte partire dagli anni ’50 del secolo scorso. Le ricerche sul sito culminarono con un sondaggio stratigrafico condotto a cura del CAI di Modena tra il 1965 ed il 1972 ( Bellodi et al. 1979).
Sulla base dei risultati di queste ricerche, il sito appare di interesse per lo studio del crollo della civiltà delle terramare (Bronzoni 1997, Cremaschi 1997), che, come è noto, scompare bruscamente alla fine del Bronzo recente. Il sito infatti pur adiacente e culturalmente connesso all’area delle terramare supera la crisi senza apparente interruzione insediativa e dal suo studio pertanto si potrebbero acquisire elementi significativi per meglio comprendere questo evento.
La campagna del 2017 ha portato un notevole progresso nelle conoscenze, mettendo in luce lo straordinario spessore della serie stratigrafica conservata (più di 5 metri) nonché elementi strutturali significativi: nella parte basale una piattaforma di lastre di arenarie, forse delimitante un edificio, nella parte più alta buche di pali strutturali associate ad un cumulo di cenere. Il materiale archeologico raccolto indica che la vita del sito si è svolta nell’arco del Bronzo recente e nel Bronzo finale e unitamente ai dati stratigrafici attesta continuità di insediamento per tutto l’intervallo cronologico che va da BR1 al BRF senza lacune significative. L’abbandono avviene ben più tardi della crisi delle terramare, forse in coincidenza al brusco cambiamento climatico che avviene al passaggio fra i periodi Subboreale e Subatlantico.
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AIAC_4590 - Grotta Riparo Carlo Cosma (Uluzzo C) - 2017
La ripresa delle ricerche nel deposito archeologico di Uluzzo C risponde alla necessità di arricchire i dati disponibili per le fasi di passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore in Italia, corrispondenti all’arrivo in Europa di Homo sapiens ed all’estinzione dei Neandertaliani, in un territorio che, per l’abbondanza di siti, la ricchezza dei depositi ed il sovrapporsi delle fasi crono- culturali, risulta fondamentale nella ricostruzione dei sistemi antropici di questa fase della preistoria. La necessità di aumentare i dati disponibili sulla preistoria del Salento è una diretta conseguenza degli studi degli ultimi anni, in cui nuove evidenze antropologiche (Benazzi et al. 2011) e cronologiche (Higham et al. 2009; Higham et al. 2014) mostrano come il Salento sia il luogo in Europa con la più antica evidenza di Homo sapiens. Purtroppo, a causa della insufficienza di nuovi dati ed alla inadeguatezza del record antropologico corrente (due denti decidui isolati proveniente da Grotta del Cavallo), è allo stato attuale molto difficile proporre un modello coerente ed esaustivo delle modalità di popolamento dell’Italia da parte di H. sapiens. Questo progetto nasce dall’idea di acquisire dati archeologici in un contesto di scavo moderno, in cui inserire con certezza eventuali nuovi fossili umani, un passo fondamentale per comprendere le dinamiche del popolamento umano in Europa, e nello specifico in Italia.