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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2010
La campagna di scavo è stata condotta dal 24 Maggio al 30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca . E’ stata posta in luce la stessa situazione stratigrafica già riscontrata nei sondaggi degli anni precedenti con la successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufo) anche in deposizione primaria, contenenti abbondante materiale paleontologico e preistorico.
La registrazione planimetrica e stratigrafica dei materiali, delle planimetrie e delle sequenze stratigrafiche sono state possibile grazie al supporto della stazione totale GEO-TOP GTS 605.
Il materiale litico raccolto è abbondante e si caratterizza per la presenza di numerosi bifacciali, in selce ed in calcare, associati a schegge e nuclei, strumenti e percussori. Tra gli strumenti si annoverano soprattutto raschiatoi e denticolati.
Abbondante è la fauna rappresentata da resti dentari e diafisari di erbivori di grossa taglia, tra cui cervidi, rinoceronti, elefanti, bovini e cavalli. Particolare è il rinvenimento di numerosi resti di palchi di cervidi, tra cui porzioni basali con rosetta, frammenti di aste e numerosi frammenti di pugnali. Lo studio archeozoologico ha permesso l’individuazione di strie riconducibili ad attività di taglio (macellazione) mediante l’utilizzo di uno strumento litico
Per le analisi sedimentologiche, palinologiche e radiometriche, diverse sono state le campionature delle varie US. In particolare per le datazioni radiometriche si è proceduto al prelievo di 5 campioni di sedimento nelle immediate vicinanze di resti dentari in precedenza selezionati mediante l’utilizzo di strumentazione specifica che misura il decadimento radioattivo.
Massima cura è stata posta nel restauro del materiale osseo in quanto i resti si presentano diversamente interessati da fenomeni post deposizionali che hanno influito, su una diversa scala di valori, nella loro conservazione.
I dati acquisiti in scavo sono stati informatizzati con la creazione di una banca dati alfanumerica sempre aggiornabile, da incrociare con un’ulteriore banca dati in Acces contenente la registrazione di tutti i codici delle schede RA riconosciute dal sistema informatizzato del Ministero per i Beni Culturali. La cartografia realizzata è stata interfacciata con la banca dati delle schede tramite l’applicazione del programma Arcview, che gestisce i dati raccolti al fine di creare un sistema georeferenziato che possa impostare una qualsiasi analisi di distribuzione spaziale e statistica.
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AIAC_265 - Grotta Reali - 2006
La scoperta del giacimento musteriano di Grotta Reali, nel comune di Rocchetta a Volturno (Is), risale al 2001, a seguito di ricognizioni in località Olivella, nei pressi della Madonna delle Grotte, zona interessata da fenomeni di carsismo che prendono forma di cavità di varia ampiezza.
Poiché la grotta si apre alla base di una parete di travertino interessata da lavori di cava che ne hanno alterato la morfologia, le ricerche si sono svolte in forma di prospezioni e raccolte sistematiche di materiale litico e faunistico di superficie. Questa prima fase si è incrociata con lo studio dei reperti litici che, in assenza di dati sulle modalità di formazione del deposito, hanno permesso una collocazione cronologica del complesso in un orizzonte recente del Paleolitico medio (75-35000 anni fa) e alla facies del Musteriano.
Lo scavo sistematico e stratigrafico ha messo in evidenza un sito antropizzato, come rivela il recupero, di abbondante materiale litico in giacitura primaria. In particolare, reperti litici e ossei recanti tracce di alterazione da calore. Tali evidenze, unite alla presenza di cenere e frustoli carboniosi e, in generale, alla forte componente organica, lasciano ipotizzare che si tratti di un focolare o di un’estesa area di combustione. L’elevato grado di frammentarietà di reperti ossei risulta imputabile all’attività antropica, come rivela la presenza, su alcuni elementi, di strie di macellazione e incavi di percussione. Le determinazioni faunistiche hanno rilevato la presenza di diverse specie quali cervo, capriolo, stambecco, uro, orso, iena, volpe e lupo, alcune delle quali probabilmente cacciate in un’area prossima alla grotta. La presenza di uccelli acquatici, come l’anatra, chiarisce il tipo di ambiente circostante la grotta, verosimilmente caratterizzato dalla presenza di specchi d’acqua. (MiBAC)
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AIAC_543 - La Pineta - 2004
Il sito individuato alla fine degli anni '70 del secolo scorso a nord est della città, è stato attrezzato per rispondere alle esigenze di accurati scavi stratigrafici e delle più moderne indagini interdisciplinari, che consentano di tracciare un quadro esauriente sull'evoluzione del territorio e sul suo più antico popolamento.
Nel Paleolitico inferiore, intorno a 700.000 anni fa, piccoli gruppi di individui che vivevano di cacciava hanno scelto un'area in prossimità di un corso d'acqua, accampandovisi più volte.
Negli strati sono stati individuati i resti dell'attività di caccia con alcune ossa, selezionate e fratturate intenzionalmente, di vari tipi di selvaggina, gli strumenti in selce e in calcare e blocchi di pietra depositati in grande quantità a "lastricare" una delle superfici esplorate.
L'ampliamento degli scavi negli ultimi anni ha consentito di portare avanti l'individuazione delle archeosuperfici: quella denominata 3a, caratterizzata da notevole ricchezza di reperti e da segmenti anatomici di fauna conservati interamente, e l'altra, definita 3S10, di cui si sta ancora valutando il meccanismo relazionale con la precedente.
Situazioni e discontinuità stratigrafiche consentono interpretazioni più articolate sulla posizione sedimentaria degli strati e sulla formazione delle archeosuperfici. Sono stati individuati un affioramento di depositi travertinosi tra superfici acquitrinose e laghetti più o meno ampi, "isolotti" che offrivano sicurezza ai cacciatori paleolitici.
Inoltre gli scavi hanno consentito il recupero, il posizionamento e la classificazione di abbondantissimo materiale sia archeologico che paleontologico. (Cristiana Terzani)
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AIAC_543 - La Pineta - 2010
La campagna di ricerca scientifica per l’anno 2010 è stata condotta nel periodo 5-30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca.
L’obiettivo della campagna è stato volto all’ampliamento dell’area situata all’interno del padiglione degli scavi e si è configurata quale naturale continuazione dell’esplorazione degli anni precedenti. Le attività svolte sono state le seguenti:
- scavo e messa in luce dei reperti attraverso l’utilizzo di bisturi, punteruoli, cazzuole e scalpelli;
- registrazione delle informazioni relative a ogni reperto mediante la compilazione di una scheda materiali cartacea redatta per ogni quadrato e US che prevede la rilevazione, con bussola, dell’inclinazione e dell’orientamento del pezzo, nonché il calcolo delle coordinate spaziali mediante la stazione totale (modello GTS-605), e fotografia generale del quadrato che si sta coordinando per la successiva fase di disegno planimetrico mediante software specifico di ortorestituzione;
- asportazione del materiale e attività di restauro in situ;
- disegno delle sezioni archeologiche e compilazione delle schede US secondo i canoni previsti dall’Ufficio del Catalogo Generale;
- lavaggio e siglatura dei reperti litici in selce e calcare;
- attività di lavaggio e vaglio del sedimento asportato in fase di scavo;
- attività di restauro paleontologico.
_Lo scavo_
L’area oggetto di intervento ha interessato un’estensione di circa 9 mq localizzata a ridosso dell’archeosuperficie 3a, dove si è proceduto alla continuazione dello scavo dei quadrati già attivati negli anni precedenti e all’apertura di nuovi quadrati fondamentali per l’ampliamento e l’individuazione della stessa archeosuperficie.
Nelle fasi di scavo sono stati seguiti nel loro sviluppo orizzontale e verticali, e di conseguenza rilevati planimetricamente e asportati, due principali livelli stratigrafici denominati, secondo la definizione proposta da Coltorti et alii (1983) e Ferrari et alii (1992), rispettivamente 3colluvio e 3S6-9.
_I reperti raccolti_
Nel complesso di tutti i livelli indagati e di tutti i quadrati oggetto di scavo, il materiale archeologico risulta essere molto abbondante; numerosi sono infatti i resti ossei recuperati tra cui denti isolati, frammenti di mandibola, vertebre, omeri, falangi soprattutto di bisonti ed un canino di ippopotamo.
Per l’industria litica si ha la netta predominanza degli elementi in selce su quelli in calcare e in travertino; tra i reperti in selce la caratterizzazione tipologica più frequente è quella delle schegge, seguita dai nuclei e dai _debris_. Per il calcare la categoria più frequente è quella dei ciottoli non modificati a cui seguono i ciottoli scheggiati tipo “chopper” e le schegge.