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Maria Carla Somma- Vasco La Salvia Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti

Season Director

  • AIAC_3548 - Capestrano - 2016
    _L’Abitato_ L’abitato è cinto da diversi circuiti murari difensivi e sostruttivi, che presentano almeno due fasi di utilizzazione, una databile alla fase ellenistico-romana, mentre la seconda ad età tardo-medievale. Sulla sommità del colle, che fungeva da acropoli, sono stati portati in luce due templi, “Tempio A” e “Tempio B”, ascrivibili al periodo tra III e I sec. a.C. Il primo tempio (A) risulta poco conservato, soprattutto per la parte relativa al podio, scavato direttamente nel substrato roccioso della collina. Il secondo, il Tempio B, ancora in fase di scavo, è molto interessante, sia per la tipologia di materiali, sia per le fasi più tarde di riutilizzo dell’area, con sepolture altomedievali che riutilizzano i materiali lapidei del tempio. Da segnalare è la presenza di numerosissimi frammenti di intonaci colorati, con una decorazione ad onde, attestati anche in area campana e tarentina. Sempre nella particella 191 del foglio 8 di Capestrano, è stata indagata l’area delle cosiddette Capanne, che si trova subito ad ovest dell’area del tempio B, alle coordinate: 42°16’53.23’’N – 13°46’18.34’’E ad una elevazione di 395/400 m slm. La capanna principale, che era già stata indagata negli anni precedenti presenta un ingresso ‘ufficiale’ sul fronte Nord-Ovest, con pali lignei più grandi, forse a scandire un rudimentale ‘porticato’ tripartito che riparasse l’ingresso alla capanna dalle intemperie. La tecnica costruttiva in cui era stata realizzata la struttura sembra segnare un momento di passaggio tra V e IV secolo a.C., con l’utilizzo di uno scheletro portante in pali in legno di quercia, uno zoccolo in ciottoli e terra ed un alzato probabilmente ancora in pisè. Difficile è dire con certezza la tipologia di copertura, che aveva ovviamente una intelaiatura lignea, su ciò probabilmente poggiava un tetto stramineo, perché non si sono rinvenute tegole a supportare l’ipotesi di un utilizzo di tetto già in tegole. Un piccolo ingresso laterale, posto invece a Est sul lato lungo, portava direttamente ad una zona funzionale, dedicata ad attività di stoccaggio e produzione alimentare, vista la presenza di un ampio pit per stipare derrate alimentari o le riserve idriche, e di una macina ed un mortaio direttamente ricavati nel banco di roccia, insieme a piccoli pits che contenevano semi e granaglie, direttamente fuori alla capanna. I semi ed i materiali rinvenuti con la flottazione della terra proveniente dai pits sono ora in fase di analisi. Le altre strutture rinvenute non sono ancora state scavate completamente, per cui risulta più difficile ricostruirne una planimetria, ma i nuovi saggi di scavo del 2016 hanno già messo in evidenza una seconda area di notevole interesse, con sistemi di macinatura e pressatura direttamente ricavati nella roccia, posti proprio a Sud e ad Ovest della capanna. Sembrerebbe quindi plausibile che la grande struttura fosse al centro di aree lavorative e di stoccaggio, che dovevano essere funzionali alla struttura ed erano certo pertinenti a produzioni agricole locali e legate all’allevamento nella zona. Altro monumento interessante dell’abitato è il cosiddetto teatro o edificio per riunioni, che si appoggia sul pendio della collina. Le gradinate sono costituite da un’alternanza di gradini di due diversi spessori, per la seduta e per la pediera. Sulla sommità del colle, durante le campagne di scavo 2015/2016 sono state messe in luce due strutture absidate poste a Nord e a Nord-Est del Tempio B, che sembrerebbero essere relative ad edifici, databili tra V/VII e IX/XI sec. d.C. In base ai primi rinvenimenti sembrerebbero essere due strutture ben distinte, forse relative ad edifici di culto cristiani, che attestano una continuità d’uso dell’area cultuale pagana del Tempio B. La costruzione delle due strutture ha determinato la spoliazione delle strutture del Tempio B ed il riutilizzo di numerosi materiali architettonici. Nello specifico nelle Campagne 2015 e 2016 sono stati indagati i settori NE-1, 2 e 3 NO-2, e SE-2. Le attività di scavo nel settore NE-1 si sono limitate all'individuazione e lo scavo del pozzo US -2035 e lo scavo delle tombe α e β (UUSS -2046, -2048), entrambe contenenti le spoglie di infanti ed in qualche modo connesse alla chiesa n.1. L'unica sepoltura che presenta un corredo di una certa importanza è la tomba β nella quale le spoglie erano accompagnate da un piccolo anforisco a fondo piatto ed un orecchino in bronzo attualmente in fase di studio ma apparentemente databili nell'ambito del V-VI sec. d.C. Per quanto riguarda il pozzo esso ha un diametro di circa 110 cm per una profondità di circa 140cm. All'interno esso appare foderato in pietra, con conci semilavorati giustapposti a secco; dal riempimento non sono emersi materiali utili ad una definizione cronologica e/o dati utili a stabilire la funzione della struttura. Nel settore NE-2 è stato portato a termine lo scavo del silos/cisterna US -2015 scavato nel substrato roccioso; purtroppo durante lo scavo non sono emersi materiali utili a fornire chiarimenti sulla datazione e/o l'utilizzo della cavità. È stato altresì ultimato lo scavo nel settore NE-3 il quale ha restituito l'evidenza di un alloggiamento di palo rincalzato da pietre e malta di consistenza piuttosto tenace. Nella stessa area è stato rinvenuto un utensile in ferro identificato come un grande scalpello a punta (subbia). Le stratigrafie asportate in quest'area sono tutte da riferirsi alle fasi di costruzione e utilizzo della chiesa n.1. L'inizio delle indagini nel settore NO-2 ha messo in evidenza la presenza di un secondo abside orientato a sud USM 2050; purtroppo il termine della campagna di scavo del 2015 non ha permesso di stabilire le dimensioni approssimative della struttura denominata in via preliminare chiesa n.2. Lo scavo della struttura è proseguito nel 2016 con l’apertura della zona del secondo abside, che risulta conservato solo a livello di fondazione. Nello scavo sono stati messi in luce una sistemazione pavimentale direttamente sul piano in calcare, appositamente lisciato e preparato, ed una ampia buca, forse un ulteriore silos o pit. Per ora risulta difficile capire la cronologia di questa seconda struttura absidata. Solo con le prossime campagne di scavo si riuscirà a capire meglio la planimetria e la funzione della struttura. La sistemazione pavimentale all’interno dell’abside sembrerebbe costituire la base di un piano di calpestio funzionale a questa struttura absidata. Il silos o pit è forse relativo a motivazioni utilitaristiche, ma l’assenza di materiali al suo interno non facilita una datazione che possa confermare la pertinenza alla seconda struttura absidata o a fasi precedenti. In attesa di ulteriori campagne di scavo si propone in via preliminare una suddivisione delle diverse fasi di occupazione e utilizzo dell'area. Prima fase: Prima occupazione stabile dell'area; probabili strutture in materiale deperibile delle quali restano buche di palo scavate direttamente nel substrato roccioso; tali strutture sembrerebbero confrontabili con i resti messi in luce nell'area c.d. delle capanne, a breve distanza dall'ara del Tempio B. Datazione: VII-VI sec. a.C.? Seconda fase: Cava. Escavazione del banco roccioso per ricavare materiale litico da costruzione. Di questa fase restano profondi e regolari tagli nel banco roccioso e poche tracce di utensili da lavoro (subbie). Datazione: fine III - inizio II sec. a.C. circa Terza fase: Costruzione del tempio. Probabilmente una prima struttura in materiale deperibile e della quale non restano tracce all'infuori di buche di palo, fu in seguito sostituita da un edificio in muratura. Tale edificio si addossava verosimilmente al fronte di cava sfruttandone la parete e foderandola in muratura. Di questa fase restano un tratto di muratura in opera pseudo poligonale a secco USM 2, numerosi frammenti di intonaco dipinto di primo stile con motivo ad onda corrente provenienti dagli strati più profondi. Datazione: II sec. a.C. Quarta fase: Probabile dismissione della struttura del templare (abbandono/crollo), fase obliterata completamente dalla rioccupazione del sito. Quinta fase: Costruzione della prima struttura absidata. Spoliazione delle strutture murarie del tempio; riutilizzo di alcuni manufatti litici all'interno della struttura dell'abside della chiesa USM 2045, realizzazione della calcara utilizzata per ridurre in calce parte degli elementi litici del tempio. Sesta fase: Sepolture si collocano nell’area; una delle tombe più antiche potrebbe essere quella antropomorfa orientata E-O e scavata direttamente nel substrato roccioso. Tale sepoltura è l'unica finora individuata che presenta un tale orientamento il quale coincide perfettamente con quello della chiesa stessa. Datazione: V - VI sec. d.C. ? Settima fase: Costruzione della seconda struttura absidata, che deve ancora essere esaustivamente indagata. Ottava fase: Sepolture poste all’esterno all'edificio con orientamento NO-SE, in prossimità dell'abside della prima struttura absidata. Suddette tombe sono scavate nel terreno; le fosse sono foderate con lastre di pietra tra e quali si ravvisano alcuni elementi di riutilizzo databili al IX sec. d.C. Datazione: post IX sec. d.C.

Season Team

  • AIAC_3422 - Parco urbano di S. Pelino - 2016
    Le indagini condotte dall’Università “G. d’Annunzio” di Chieti presso l’area di Madonna delle Grazie (cd. Campus) si sono svolte tra il 12 settembre e il 14 ottobre 2016, al fine di effettuare alcune puntuali verifiche circa la consistenza e l’eventuale conservazione di strutture e stratigrafie relative agli edifici individuati da De Nino nel 1870-80. Tali strutture sono state interpretate in passato come Foro della città romana, come villa suburbana o come _Campus militaris_. La diagnostica non invasiva condotta durante la campagna di scavo 2014 aveva messo in evidenza una serie di anomalie sostanzialmente corrispondenti alle strutture indagate da De Nino. L’intervento di scavo del 2016 si è concentrato essenzialmente nella parte nord-orientale del complesso con operazioni di pulizia e rilettura stratigrafica in 3 aree interne al Saggio II (iniziato nel 2014). La campagna di scavo 2016 ha evidenziato diversi elementi di interesse. Il primo è la presenza di strutture precedenti a quella del cd _Campus_. Le strutture rinvenute nel saggio III C sembrano appartenere a un’altra cronologia rispetto a quella del _campus_ stesso; all’interno degli strati di riporto e delle fosse è stata rinvenuta ceramica a vernice nera che fa ipotizzare un orizzonte cronologico di III secolo a.C. La fossa US 2045 sembra interpretabile come deposizione di un sacrificio (le ossa risultano intere e composte e la deposizione volontaria, non proveniente da scarti di lavorazione o butti) e legata alla fondazione della struttura curvilinea in ghiaia e ciottoli di fiume. La presenza insediativa in quest’area è un dato importante e innovativo che fa ripensare la struttura dell’abitato preromano prima della sua strutturazione urbana classica; l’area di via di Pratola era sempre stata pensata come suburbana e deserta, costellata solo dalla presenza di elementi funerari facenti parte della necropoli preromana e romana. Il campus romano invece sembra insediarsi in una zona già precedentemente frequentata, forse con funzione rituale. La sovrapposizione dell’esedra US 2024 con la struttura 2046 forse può indicare una sorta di continuità (culturale/cultuale?) di cui però non è ancora possibile definire la natura.
  • AIAC_959 - Cencelle - 2016
    Lo scavo nella campagna 2016 si è articolato in tre settori: il VI, il VII ed il X. SETTORE VI: Nell'area della chiesa romanica, si è operato all'esterno del muro perimetrale destro dell'aula di culto. Qui le indagini precedenti avevano evidenziato la presenza di una muratura a scarpa di prima età moderna, che correva attorno ai lati est, nord ed ovest della chiesa, corredata da un fossato esterno; questo muro tagliava ed obliterava parte di una cisterna e di un'area funeraria. Ne è stato asportato un tratto, fortemente diruto, e viene messa in luce la foderatura del fossato con materiale di recupero, fra cui grandi lastre litiche frammentarie, appartenenti con ogni probabilità alla soglia della chiesa romanica. Lungo il muro perimetrale esterno della chiesa viene evidenziato quanto resta dell'area funeraria romanica, articolata in modo meno strutturato che nel settore VII, dotata di sarcofagi e casse litiche, con pochi inumati più tardi fra di essi. All'esterno, lungo il suo lato nord, lo stretto spazio fra i sarcofagi ed il muro perimetrale della chiesa, è stato utilizzato come un ossario, che privilegia la rideposizione di crani. E' stato possibile avviare lo scavo della cisterna posta lungo il fianco ovest della chiesa romanica. Lo scavo ha liberato l'interno della cisterna fino allo spiccato delle volte, di epoca età moderna e contemporanea, ma la muratura della cisterna tradisce una serie di fasi costruttive. SETTORE VII: L'area del settore VII si estende ad est della basilica romanica, lungo il suo lato sinistro, ed è occupata dal cimitero connesso con l'aula di culto, in uso a partire dal tardo XII-inizio XIII secolo; il settore è stato oggetto di scavi fin dal 2009. Si è proseguito lo scavo dell'area sepolcrale, che ha presentato caratteristiche del tutto analoghe a quanto osservato negli anni precedenti. La maggior parte delle inumazioni sono in fossa semplice, con defunti in posizione supina, avvolti in un sudario. Lo scavo ha consentito di individuare un livello sepolcrale anteriore, precedente l'istallazione del cimitero pienamente medievale. Lo scavo ha inoltre evidenziato come la muratura che delimita il cimitero ad Est e a Nord sia costituita da un muro in conci di tufo rosso la cui fondazione riutilizza grossi blocchi di tufo appartenenti con ogni probabilità alla fase etrusca della vita del sito. SETTORE X: Il settore X occupa un'area rialzata a sud-ovest della città, all'interno del circuito urbano, mai oggetto di indagini archeologiche. Lo scavo ha restituito un ampio ambiente pavimentato in lastre irregolari di trachite, che lungo il suo lato lungo nord presenta una sorta di marciapiede leggermente rialzato, sempre in pezzame trachitico. I muri che lo delimitano presentano una pluralità di fasi e l'orizzonte cronologico al momento riscontrato si colloca nell'ambito del XIV secolo.