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AIAC_3742 - Nora, Santuario di Eshmun/Esculapio - 2015_Introduzione_
Durante la campagna di scavo del 2015 l’Università di Padova si è concentrata in una prima campagna di scavo presso il Santuario di Eshmun/Esculapio, situato sull’estrema punta meridionale della penisola di Nora (Capo di Pula). I primi scavi erano stati qui condotti da Gennaro Pesce negli anni 1952-1960. L’area venne ripresa in esame e indagata da Sandro Filippo Bondì nel 1992.
Lo scavo del 2015 ha concentrato l’attenzione nella porzione orientale del pronao del tempio e presso la corte di accesso mosaicata a nord del pronao.
_Il pronao_
L’indagine nel pronao ha messo in luce alcune porzioni del livello pavimentale in cocciopesto con due strati di preparazione sottostanti; questi hanno restituito materiale ceramico che fa ipotizzare una cronologia di impianto delle fabbriche all’arco della prima parte del III sec. d.C. Fa riferimento a questa fase anche la scalinata, composta di cinque gradini, che dalla corte mosaicata dava accesso al pronao. Presso il limite superiore della scalinata è stata individuata una grande fossa di spoglio intesa come fossa di alloggiamento della fondazione di un sostegno verticale (colonna o pilastro) che questa permette di ricostruire un’articolazione distila in _antis_ per la fronte dell’edificio.
È stata, inoltre, identificata la fossa di spoglio della soglia che dal pronao dava accesso alla cella del tempio. In questo punto sono emersi numerosi lacerti marmorei, importati da diverse regioni del Mediterraneo, che componevano la decorazione in _opus sectile_ del pavimento della cella.
Lo scavo ha poi permesso di identificare nell’area centrale del saggio tracce di un pavimento in battuto di calce ben lisciata, riferibile a una fase repubblicana del complesso. Infine, in prossimità di quest’area, una struttura con pietre squadrate, ancora non del tutto riportata in luce, ma connessa con il muro punico est-ovest in blocchi squadrati di arenaria, fa ipotizzare la presenza di un monumentale edificio riferibile probabilmente ad una fase punica.
_La corte_
Un secondo saggio di scavo è stato praticato nell’area della grande corte mosaicata interposta tra il limite settentrionale del santuario e la scalinata che conduceva al pronao dell’edificio sacro. La corte risulta pavimentata con un tessellato geometrico policromo studiato da S. Angiolillo e considerato opera della media età imperiale romana. I restauri operati nel secolo scorso non avevano interessato una vasta lacuna del tessellato presente nella sua parte occidentale.
In questo spazio è stato praticato un sondaggio di 2,5 x 1,5 m che ha rimesso in luce i livelli preparatori del tessellato. Al di sotto di questi sono state individuate le creste di alcune strutture murarie realizzate in grandi blocchi di arenite posti a secco in composizione perpendicolare tra loro e risultati parallei e perpendicolari rispetto ad altre strutture individuate a sud del saggio, tra la corte e il pronao, e riferibili a fasi precedenti le fabbriche di età romana. Tali strutture sono connesse a stratigrafie che hanno restituito materiali di epoca ellenistica o pre-ellenistica. I livelli più profondi individuati al di sopra della roccia in posto (andesite) risultano tagliati da due nette fosse di fondazione realizzate per la struttura in blocchi di arenite. Tali livelli non hanno restituito alcun frammento di ceramica a vernice nera, ma solo fittili riferibili ad orizzonti cronologici fenici e punici. È quindi lecito supporre che il pur piccolo lembo di struttura individuata sia riferibile ad un complesso monumentale sacro di epoca preromana e di grande impegno edilizio.
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AIAC_3742 - Nora, Santuario di Eshmun/Esculapio - 2016In occasione della campagna di scavo 2016, svoltasi nel mese di settembre, una parte delle ricerche si è concentrata, per il secondo anno, presso il cd. tempio di Esculapio. In particolare la ricerca ha interessato l’area occupata dalla grande corte mosaicata posta tra il limite settentrionale del santuario, a cui vi si accedeva tramite una scalinata riconoscibile _in situ_ esclusivamente dai punti di imposta dei gradini sul muro di destra, e la scalinata a sud che dava accesso al pronao del tempio.
Lo scavo ha previsto l’allargamento, verso ovest e verso nord, del saggio indagato lo scorso anno presso la corte mosaicata, in corrispondenza della lacuna del mosaico, delimitando una nuova area di indagine di 4 x 5 metri (fig. 11). Dallo studio del deposito stratigrafico ed archeologico sono emersi dati interessanti riguardanti le fasi di una struttura di epoca punica, riferibile forse al santuario che Gennaro Pesce identifica come il grande santuario punico. Dal livello di fondo è emersa la roccia naturale di tipo andesitico che caratterizza l’intero promontorio del santuario.
I livelli direttamente superiori alla roccia sono costituiti da spessi strati di argilla impiegati per livellare l’area e privi di materiale ceramico. Su questi si imposta una struttura in grandi ciottoli con andamento ovest-est e prosecuzione ortogonale verso nord. Tra i grandi ciottoli di questa struttura, interpretabile come fondazione di un muro, sono stati rinvenuti frammenti ceramici riconducibili ad età punica e sono stati inoltre prelevati frammenti di carbone per future analisi di laboratorio. Gli strati di livellamento di argilla vengono in un secondo momento tagliati da una fossa di fondazione per la messa in opera di un muro (già identificato in parte durante la campagna di ottobre 2015) caratterizzato da grandi blocchi di arenite perfettamente squadrati ed aventi una lunghezza che varia tra i 70 cm e 1 m, larghezza 50-55 cm e spessore 20-25 cm. I cinque blocchi messi in luce sono disposti con un probabile andamento modulare: uno disposto per testa e due per lungo, poi nuovamente uno per testa ed un ultimo, leggermente più grande e parzialmente coperto perché in prosecuzione oltre il limite del saggio, posto probabilmente per lungo. Erano assemblati a secco con zeppature di scapoli lapidei in prossimità della fossa di fondazione e tra i blocchi, quando questi non aderivano perfettamente l’uno all’altro. Da una prima analisi questo muro sembra allineato ad un muro messo in luce da G. Pesce, disposto ad L ad ovest del saggio, costituito anch’esso da blocchi di arenite ben squadrati; inoltre il muro indagato risulta parallelo al grande muro tra la corte e il pronao, assegnato ad una fase pre-romana già nel secolo scorso.
Infine, dopo la defunzionalizzazione del muro e della struttura in grandi ciottoli, in età imperiale l’area viene coperta da livelli preparatori costituiti da un vespaio in ciottoli e scapoli lapidei e una stesura di malta di calce per la costruzione del mosaico tutt’ora parzialmente visibile.