Name
Simone Dilaria -Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali

Season Team

  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2016
    Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2016 si sono concentrate sul fondo a nord-ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di acquisire elementi relativi alla planimetria - e allo sviluppo diacronico - di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, verificando l’ipotesi di un’acquisizione, in epoca tardoantica, di alcuni spazi a essa pertinenti da parte dell’abitazione meridionale. Nel settore indagato, lo scavo ha consentito di indagare le strutture relative a una _domus_ confinante con l’edificio precedentemente indagato, posto a settentrione di questo e contraddistinto da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dalla fine del I sec. a.C. sino perlomeno all’inizio del V sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla metà del V sec. d.C. Per quanto riguarda la _domus_ settentrionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno quattro fasi di vita, concluse da un intervento di spoliazione che ha fortemente intaccato le strutture presenti. Alla fase di impianto - tra fine I sec a.C. e inizio I sec. d.C. - appartengono una serie di strutture murarie accomunate dall’identica tecnica edilizia, che delimitavano un pavimento musivo geometrico e figurato policromo probabilmente esteso a coprire l’intera area indagata (24 x 6 m). Contestualmente alle strutture murarie e alle relative stesure pavimentali venne realizzato il sistema di smaltimento delle acque, imperniato su una serie di canalette di scolo. L’abitazione ha conosciuto alcuni modesti interventi di restauro collocati in età medioimperiale, che precedono una fase di modifiche anche sostanziali a livello di planimetrie e destinazioni d’uso, da porsi fra la fine del IV e l’inizio del V sec. d.C. Questi cambiamenti comportarono un riassetto complessivo dell’orientamento dei vani dell’abitazione, in seguito alla realizzazione di una vasta area scoperta e di un’imponente sala di rappresentanza absidata orientata in senso nord-sud e pavimentata in _opus sectile_. Il cantiere di costruzione dell’abside, posto lungo il lato settentrionale del vano e accessibile tramite un gradino, determinò dismissione ed obliterazione dell’antica pavimentazione musiva – rimasta in uso fino ad allora - e di gran parte delle strutture delle fasi precedenti, analogamente a quanto avvenne più a ovest, dove una corte scoperta lastricata si sovrappose ai resti della sistemazione pavimentale. Tale ingente intervento edilizio comportò anche un generale riassetto dell’impianto di regimazione idrica, con la costruzione di nuove condutture che si sostituirono in parte alle precedenti. Dopo sporadici interventi che testimoniano un uso precario dell’abitazione, di difficile datazione, l’area venne pesantemente intaccata da azioni di spolio, che coinvolsero non solo le strutture murarie e le sistemazioni pavimentali, ma anche le infrastrutture di smaltimento delle acque. Queste attività hanno riguardato in maniera particolarmente invasiva il settore occidentale del saggio, completamente sconvolto a seguito della realizzazione di fosse e buche finalizzate alla ricerca e al recupero dei materiali da costruzione, in buona parte asportati. I materiali recuperati dai riempimenti di questi scassi hanno fornito un appiglio per una collocazione nel tempo di questi interventi, riferibili a un’epoca certamente posteriore alla metà del V sec. d.C. e forse attribuibile al VI-VII sec. d.C.
  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2017
    Le ricerche condotte durante la campagna di maggio-giugno 2017 si sono concentrate su due trincee di circa 50 mq l’una, aperte lungo il bordo saggio settentrionale della porzione indagata nel corso del 2016. L’intervento ha consentito di acquisire nuovi dati sulla planimetria e sullo sviluppo diacronico di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, da cui era separata mediante un _ambitus_ mantenuto in funzione almeno fino al IV secolo. I due sondaggi, distanziati tra loro da una decina di metri, presentano una suddivisione cronologica del tutto simile: la durata di vita dell’impianto, nelle sue diverse fasi edilizie, è compresa tra la primissima età imperiale e la metà del V sec. d.C., cui seguono periodi di abbandono e spoliazione. Per quanto riguarda la trincea A, nel corso dell’età augustea o primo-imperiale vennero realizzati, nella porzione settentrionale, un ambiente privato pavimentato a mosaico e, nella porzione meridionale, un’area scoperta, probabilmente connessa all’ _ambitus_ summenzionato e in cui trovavano posto un pozzetto e una canaletta per lo scarico di acque. Nelle fasi medio e tardo antiche l’impianto dell’area non sembra essere stato particolarmente modificato nell’assetto; la corte continuò a mantenere la sua fisionomia originaria, seppur con alcune modifiche planimetriche che videro il rifacimento di alcune strutture murarie, nonché la realizzazione di una scala. Lo smantellamento del quartiere e il conseguente uso precario divennero evidenti dal V sec. d.C, quando prima un piano in malta di pessima fattura e poi immondezzai e attività artigianali minori si impostarono sulla rasatura delle strutture più antiche. Analogo quadro complessivo si ritrova nella Trincea B. L’impianto della _domus_ venne completato durante l’epoca tiberiana, quando furono ultimati gli ambienti domestici e venne pavimentato in sesquipedali padani l’ _ambitus_ tra le due _domus_. Nel corso dell’età medio-imperiale, al di sopra dell’ambiente di prima fase venne realizzato un nuovo tessellato, scarsamente conservato e risarcito in alcuni punti da stesure di malta lisciata. In epoca tardo-imperiale, l’assetto planimetrico mutò radicalmente, non solo per il rifacimento dei piani pavimentali ma anche per la creazione di nuovi setti murari che chiusero l’originario _ambitus_: venne pertanto realizzato un nuovo accesso secondario per la _domus_, che si apriva su uno spazio pavimentato in lastre di pietra. Tale sistemazione venne presto modificata con la sostituzione di parte del lastricato, con la riduzione dello spazio domestico in favore di una corte scoperta monumentale e con la realizzazione di una nuova canaletta di scolo. A partire dal VI secolo l’area intera andò incontro ad un progressivo abbandono ed uso precario, con conseguente spoliazione delle strutture.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2015
    A partire dall’anno 2012 l’Università Padova ha rivolto i propri interessi al settore di abitato posto immediatamente a Nord dell’attuale accesso al sito archeologico già occupato dalle installazioni della Marina Militare. In quest’area è stata condotta tra il 2012 e il 2014 un’intensa campagna di rilievo geofisico tramite georadar (GPR) e strumentazione geoelettrica (ERT). Nel corso del 2014 e 2015, in base ai risultati ottenuti dalle campagne di acquisizioni geofisiche, è stato possibile delimitare l’area di maggiore interesse in cui effettuare un primo saggio di scavo, che ha consentito di mettere in luce un complesso funerario di epoca fenicia e punica fino ad oggi ignoto. _La necropoli punica a camera_ Le indagini all'interno del saggio I, dove era già emerso un banco di arenaria tirreniana posto in leggera pendenza da nord-est (Casa della Guardiania) verso sud-ovest (Porticciolo), hanno evidenziato il substrato roccioso intaccato da diverse azioni di taglio che presentano andamenti generalmente regolari. Tra questi, sono stati individuati almeno tre incisioni di forma rettangolare, con una lunghezza media di circa 2,20 m e una larghezza di 0,70 m interpretati come pozzi di accesso a tombe ipogeiche. Il progressivo svuotamento di uno dei tagli ha confermato trattarsi di un accesso ad una sepoltura a camera, scavata nel banco di arenaria e violata già in antico. Il pozzo di accesso consente di entrare in una prima camera (fig. 1) di forma rettangolare-trapezoidale di larghezza compresa tra i 2,73 m. e 2,31 m.; un piccolo portello conduce ad un’ulteriore camera di forma quadrangolare-trapezoidale. L’eterogeneità dei materiali rinvenuti all'interno della tomba hanno portato a ritenere che i riempimenti si siano formati in seguito a scarichi databili alla media età imperiale romana. Un ulteriore taglio nella roccia, di forma rettangolare allungata, è risultato un pozzo di accesso ad una seconda camera ipogeica. La particolarità di questa tomba è rappresentata dalla sua lunga continuità di vita: camera sepolcrale in età punica (fig. 2), venne riutilizzata in epoca romana come cisterna con rivestimenti parietali di cocciopesto idraulico e pozzetto funzionale all'attingimento dell’acqua. Copioso è il materiale rinvenuto nella tomba; le modalità di deposizione di tali materiali, nonché dei livelli di riempimento, rafforzano l’ipotesi di uno sfruttamento dell’area necropolare come discarica romana. Il progressivo allargamento del saggio ha inoltre permesso di mettere in luce due ulteriori tagli nella roccia, di maggiori dimensioni rispetto a quelli sopracitati, che risultano ancora dotati di coperchi di copertura (fig. 3). _La necropoli fenicia ad incinerazione_ Nella medesima area sono inoltre state individuate le tracce di un utilizzo in età arcaica, come testimoniano le sepolture fenicie ad incinerazione messe in luce già nel 2014. Di queste, almeno quattro risultano impostate in tagli poco profondi della roccia, che ospitavano le ossa combuste del defunto, successivamente coperte da cumuli di pietre o terra e materiale di corredo. I contenitori fittili recuperati dallo scavo, in corso di studio, permettono di inquadrare cronologicamente tali sepolture già dalle fasi iniziali del VII secolo a.C. In seguito all'ultimo (2015) allargamento effettuato, è stata inoltre messa in luce quella che sembra essere una sepoltura in cista litica (fig. 4). Sebbene lo scavo non sia ancora stato ultimato, possono già essere avanzate una serie di considerazioni, soprattutto di carattere cronologico, funerario e culturale. Le più antiche tracce individuate contribuiscono ad incrementare le conoscenze relative alla Nora di età arcaica. Le evidenze archeologiche permettono inoltre di confermare e ampliare le testimonianze di un “gruppo occidentale” di ipogei punici, descritto dal Patroni sulla base di indagini condotte da diversi studiosi, tra cui il Nissardi, negli anni tra il 1871 e il 1901.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2017
    Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest. L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2018
    Le indagini svolte dall’Università degli Studi di Padova tra settembre e ottobre 2018 nell’area dell’ex base della Marina Militare nel settore nord-occidentale della penisola di Nora si sono concentrate sia nel saggio 1, dove si sta intervenendo dal 2014, sia in corrispondenza della lunga trincea ad ovest di quest’ultimo, aperta nel corso del 2017. Lo scavo del saggio 1, dove negli anni passati sono venute alla luce varie tombe di età fenicia e punica, ha restituito quest’anno una nuova tomba a fossa (tomba 22), incisa nel banco arenitico. La tomba conserva due inumazioni sovrapposte con corredo; al di sopra del più recente dei due inumati, vennero scaricate ossa umane non in connessione anatomica, probabile esito della periodica pulizia dei vicini ipogei. Più ad ovest, nella trincea aperta nel 2017, sono stati praticati tre approfondimenti. Nel primo di questi (A) si è documentato il taglio corrispondente alla trincea realizzata da G. Patroni nel 1901; raggiunto il banco arenitico a 0,97 m s.l.m. si sono messe in luce incisioni nella roccia, con ogni probabilità da ricondurre a tagli di cava realizzati in età romana, dopo la dismissione della necropoli fenicia e punica. L’area venne infine obliterata da potenti riporti, sopra i quali è stata intercettata una struttura muraria pertinente ad una fase tarda. Anche nell’approfondimento B è stato individuato un fronte di cava romano che andava a tagliare e sezionare un ipogeo punico, di cui restano parte del pozzo d’accesso e dell’anticamera. Infine nell’approfondimento C è stata scavata una cisterna a bagnarola, che pure intercetta una tomba punica ad ipogeo, già in precedenza intaccata da attività di cava romane.