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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2015
A partire dall’anno 2012 l’Università Padova ha rivolto i propri interessi al settore di abitato posto immediatamente a Nord dell’attuale accesso al sito archeologico già occupato dalle installazioni della Marina Militare.
In quest’area è stata condotta tra il 2012 e il 2014 un’intensa campagna di rilievo geofisico tramite georadar (GPR) e strumentazione geoelettrica (ERT).
Nel corso del 2014 e 2015, in base ai risultati ottenuti dalle campagne di acquisizioni geofisiche, è stato possibile delimitare l’area di maggiore interesse in cui effettuare un primo saggio di scavo, che ha consentito di mettere in luce un complesso funerario di epoca fenicia e punica fino ad oggi ignoto.
_La necropoli punica a camera_
Le indagini all'interno del saggio I, dove era già emerso un banco di arenaria tirreniana posto in leggera pendenza da nord-est (Casa della Guardiania) verso sud-ovest (Porticciolo), hanno evidenziato il substrato roccioso intaccato da diverse azioni di taglio che presentano andamenti generalmente regolari.
Tra questi, sono stati individuati almeno tre incisioni di forma rettangolare, con una lunghezza media di circa 2,20 m e una larghezza di 0,70 m interpretati come pozzi di accesso a tombe ipogeiche. Il progressivo svuotamento di uno dei tagli ha confermato trattarsi di un accesso ad una sepoltura a camera, scavata nel banco di arenaria e violata già in antico. Il pozzo di accesso consente di entrare in una prima camera (fig. 1) di forma rettangolare-trapezoidale di larghezza compresa tra i 2,73 m. e 2,31 m.; un piccolo portello conduce ad un’ulteriore camera di forma quadrangolare-trapezoidale. L’eterogeneità dei materiali rinvenuti all'interno della tomba hanno portato a ritenere che i riempimenti si siano formati in seguito a scarichi databili alla media età imperiale romana.
Un ulteriore taglio nella roccia, di forma rettangolare allungata, è risultato un pozzo di accesso ad una seconda camera ipogeica. La particolarità di questa tomba è rappresentata dalla sua lunga continuità di vita: camera sepolcrale in età punica (fig. 2), venne riutilizzata in epoca romana come cisterna con rivestimenti parietali di cocciopesto idraulico e pozzetto funzionale all'attingimento dell’acqua. Copioso è il materiale rinvenuto nella tomba; le modalità di deposizione di tali materiali, nonché dei livelli di riempimento, rafforzano l’ipotesi di uno sfruttamento dell’area necropolare come discarica romana.
Il progressivo allargamento del saggio ha inoltre permesso di mettere in luce due ulteriori tagli nella roccia, di maggiori dimensioni rispetto a quelli sopracitati, che risultano ancora dotati di coperchi di copertura (fig. 3).
_La necropoli fenicia ad incinerazione_
Nella medesima area sono inoltre state individuate le tracce di un utilizzo in età arcaica, come testimoniano le sepolture fenicie ad incinerazione messe in luce già nel 2014. Di queste, almeno quattro risultano impostate in tagli poco profondi della roccia, che ospitavano le ossa combuste del defunto, successivamente coperte da cumuli di pietre o terra e materiale di corredo. I contenitori fittili recuperati dallo scavo, in corso di studio, permettono di inquadrare cronologicamente tali sepolture già dalle fasi iniziali del VII secolo a.C.
In seguito all'ultimo (2015) allargamento effettuato, è stata inoltre messa in luce quella che sembra essere una sepoltura in cista litica (fig. 4).
Sebbene lo scavo non sia ancora stato ultimato, possono già essere avanzate una serie di considerazioni, soprattutto di carattere cronologico, funerario e culturale. Le più antiche tracce individuate contribuiscono ad incrementare le conoscenze relative alla Nora di età arcaica. Le evidenze archeologiche permettono inoltre di confermare e ampliare le testimonianze di un “gruppo occidentale” di ipogei punici, descritto dal Patroni sulla base di indagini condotte da diversi studiosi, tra cui il Nissardi, negli anni tra il 1871 e il 1901.
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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2016Nel corso della campagna di scavo 2016, l’Università di Padova ha ripreso le indagini archeologiche nelle necropoli fenicie e puniche, situate in quel settore di abitato antico posto al centro del promontorio, nell’area già occupata dalla base della Marina Militare.
Le attività di scavo hanno consentito di mettere in luce nuove sepolture, che dimostrano come la necropoli ebbe una lunga continuità di vita, dall’epoca arcaica fino almeno alla media età imperiale, caratterizzata da una coesistenza, seppur a diversi livelli cronologici, di due sepolcreti con differenti riti funerari (incinerazione ed inumazione).
La Tomba 11 si configura come un taglio di forma rettangolare operato nel banco roccioso. Sul fondo della tomba fu ubicato l’accumulo di ossa calcinate del defunto, frammiste a terra di rogo, mentre in corrispondenza dei lati brevi del taglio, venne disposto il corredo fittile, costituito da una brocca ad orlo espanso in red-slip, due ollette monoansate non tornite e un’anforetta in bucchero (seconda metà del VII secolo a.C. circa).
La Tomba 21 è una sepoltura ad incinerazione apprestata entro un taglio praticato nel banco arenitico. Tale sepoltura fu parzialmente sconvolta in età romana, ma ha restituito alcuni piccoli frammenti di ossa combuste, nonché il collo e l’orlo di una brocca a fungo.
La Tomba 16 è una sepoltura arcaica che si conservava quasi integralmente; si è potuta accertare la presenza dei resti di un incinerato le cui ossa non dovettero essere state bruciate ad alte temperature. Queste furono poi ritualmente addossate ad un’olletta fittile monoansata deposta in un angolo al fondo del taglio (pieno VII sec. a.C.).
La Tomba 18 si componeva di un profondo taglio nella roccia sterile che progressivamente si andava restringendo. Il taglio era a sua volta sigillato mediante una grossa lastra arenitica lavorata e lisciata, mantenuta stabile e in piano grazie ad alcuni elementi di zeppatura ai lati e immediatamente al di sotto di essa. All’interno, al di sotto del terreno di infiltrazione, sono stati rinvenuti numerosi frammenti ossei combusti, cui era associato un corredo, composto da due ollette monoansate sovrapposte l’una all’altra, una brocca ad orlo espanso e una brocca trilobata con ansa spezzata ritualmente (pieno VII sec. a.C.).
Parallelamente allo scavo delle incinerazioni fenicie, l’indagine si concentra su una tomba ad ipogeo con copertura in lastre litiche, realizzata sul banco arenitico (Tomba 8). Nel pozzo di accesso sono stati riscontrati consistenti livelli di riempimento a matrice limo-sabbiosa caratterizzati dalla presenza di numerose ossa umane; nel settore più occidentale del pozzo tale dispersione lascia il posto ad una deposizione umana di cui rimane la sola porzione superiore, con evidente connessione anatomica a livello vertebrale e toracico e cranio reclinato all’indietro. Poco oltre ed alla stessa quota, viene individuato un ulteriore accumulo di ossa umane, accatastate a ridosso della parete di fondo del pozzo. Entrambe le deposizioni poggiano su un sottile strato terroso che copre un’estesa massicciata formata da blocchi lapidei di varie dimensioni. Ad una profondità di circa 1 m dai lastroni di copertura, il pozzo si restringe formando una banchina di circa 30 cm di larghezza, sotto la quale si apre un’ampia anticamera. Lungo il lato breve occidentale si apre invece la porta di accesso alla camera funeraria, disassata rispetto all’asse della tomba. Il materiale rinvenuto tra i numerosi scapoli lapidei è riferibile ad un contesto tardo-imperiale.
Anche la Tomba 9 fu realizzata mediante un taglio nel banco arenitico. La fossa si presenta coperta da due lastre in arenaria, alloggiate entro una risega realizzata nel banco roccioso. L’attività più antica finora documentata vide la deposizione di tre individui inumati: un bambino è collocato al di sopra della porzione pelvico-lombare di un adulto; di un terzo inumato, collocato leggermente a nord-ovest dei precedenti, sono state finora individuate esclusivamente le ossa dei piedi e la porzione inferiore di tibia e perone. Il corredo, collocato sopra e a lato dei primi due inumati descritti, consiste in 4 unguentari vitrei, due anelli d’oro, delle perline e amuleti in osso lavorato di una collana, che doveva essere infine arricchita da un pendaglio conformato a protome umana (circa IV-III sec. a.C.). Il sepolcro fu parzialmente perturbato dalle riaperture di età successiva; i corpi non si presentano in perfetta connessione anatomica e risultano carenti di buona parte delle ossa. Le sepolture erano infatti coperte da livelli di riempimento terrosi che hanno restituito numeroso materiale di età romana misto a ceramica di età punica.
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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2017Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest.
L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso.
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AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2015Nel corso della campagna di scavi 2015, le indagini dell’Università di Padova nella porzione orientale della penisola di Nora sono proseguite nell’area ad est del foro, alle spalle dell’edificio moderno noto come «Casa Sarda». Nel saggio denominato PO, lo scavo, dopo un primo sondaggio esplorativo effettuato nel 2008 e la ripresa delle indagini estensive a partire dal 2014, è stato approfondito e ampliato quest’anno con l’obiettivo di sviluppare la conoscenza dell’articolazione planimetrica degli edifici di età imperiale romana che occupano questo settore dell’abitato e che allo stato attuale delle ricerche sono solo parzialmente noti.
Nell’ambiente II si è portato a termine lo scavo dei due potenti strati di riempimento che obliteravano la porzione superstite delle quattro strutture murarie perimetrali e il piano pavimentale in cementizio. Tali strati presentavano al loro interno numerosissimi frammenti di intonaci dipinti e materiale edilizio di vario genere, in particolare tegole e coppi. Il piano pavimentale è risultato coperto da un sottile strato di vita, precedente all’accumulo dei livelli di obliterazione, il quale si estendeva verso est anche sopra la soglia che metteva originariamente in comunicazione l’ambiente II con l’attiguo vano IV, dotato di una capiente cisterna ipogea. In corrispondenza della soglia, sopra il sottile strato di vita, fu in un secondo momento realizzata una tamponatura muraria che venne ad occludere il passaggio tra i due ambienti.
Più a est lo scavo si è approfondito negli ambienti V e VI, due vani comunicati allungati in senso nord sud che, in via preliminare, sembrerebbero fungere da diaframma tra il complesso costituito dagli ambienti I-IV e un edificio contiguo composto almeno dagli ambienti VII-VIII. Nel vano V si è portato a termine lo scavo della cisterna identificata già nella scorsa campagna di ricerche e avente la consueta planimetria “a bagnarola”: la struttura idraulica è infatti caratterizzata dalla tipica pianta rettangolare con entrambi i lati brevi curvilinei (ca. 3,2 x 1,1 m), presenta un andamento pressoché conforme a quello dei perimetrali dell’ambiente entro la quale è compresa e si approfondisce al di sotto del piano di calpestio per ca. 3,3 m. L’acqua confluiva nella cisterna mediante due apprestamenti: una prima canaletta era alimentata da un pluviale inserito nel perimetrale del vano VI che, attraversato il tramezzo che separava i due ambienti, si gettava nell’angolo sud-occidentale dell’invaso; una tubatura proveniente pure dall’esterno del vano V e costituita nella sua porzione terminale da un collo d’anfora reimpiegato (Dressel 1), confluiva invece nell’angolo sud-orientale della cisterna.
Nell’ambiente VI è stato possibile identificare almeno due fasi edilizie. In un primo momento, inquadrabile a partire dal II sec. d.C., l’intero vano, accessibile da un largo varco verso sud, ma anche da due aperture secondarie lungo le pareti est e ovest, risulta pavimentato da un piano in cementizio e presenta, a ridosso della parete orientale, una struttura in argilla cruda, rivestita di intonaco lungo la fronte occidentale e alta alcune decine di centimetri; un secondo apprestamento strutturale, di cui si conserva solo la traccia in negativo nella pavimentazione, doveva trovarsi nell’angolo nord-occidentale dell’ambiente, mentre, nell’angolo opposto della stessa parete, una breve scalinata costituita da due gradini dava accesso al vano V. Nella seconda fase tanto il pavimento quanto la struttura in pisé e il più basso dei due scalini vengono obliterati mediante riporti di terreno sigillati da una massicciata funzionale alla stesura di una pavimentazione, malamente conservata lungo il perimetrale orientale del vano e posta a una quota compatibile con quella del piano di calpestio dell’ambiente V; a questo stesso momento vanno attribuite le tamponature dei due varchi d’accesso all’ambiente posti lungo le pareti occidentale e orientale.
Ad est dei vani V e VI è stato possibile identificare quest’anno due distinti ambienti: il primo, pressoché quadrangolare (VII; 4,1 x 3,9 m) si trova immediatamente ad est dell’ambiente V, mentre più a meridione si sviluppa il più ampio vano VIII (4,1 x 5,5 m), forse originariamente aperto verso sud, ma in una seconda fase circoscritto anche su questo lato da un apprestamento in grandi blocchi di forma irregolare e non connessi mediante legante.
Le indagini sono state infine rivolte anche a nord dell’ambiente VII nello spazio risparmiato dallo scasso effettuato in occasione della costruzione della «Casa Sarda» (vano IX). Per quanto le condizioni del tutto lacunose dell’ambiente non ne permettano al momento una precisa definizione planimetrica, si possono già da ora identificare tre gradini che conducono verso un piano del complesso posto a quota inferiore rispetto a quella dei vani sinora indagati, forse compatibile con quella dell’ambiente I; dallo scavo dei livelli immediatamente a nord del perimetrale meridionale dell’ambiente IX sono infine stati recuperati intonaci parietali in crollo, in straordinario stato di conservazione e caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate.
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AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2016Le ricerche condotte dall’Università di Padova nel settore orientale dell’abitato di Nora (area P) tra settembre e ottobre 2016 si sono concentrate nell’area oltre il limite orientale del foro e in particolare nel saggio a sud-ovest della c.d. Casa Sarda (saggio PO). Qui, dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008, dal 2014, con cadenza annuale, si sta procedendo alla lettura stratigrafica e planimetrica di un complesso edilizio di età romana imperiale.
In questa campagna, le indagini si sono dapprima concentrate nel vano IX (4,4 x 4,6 m), dove le ricerche avevano preso avvio già nel 2015, con la rimozione di grandi frammenti di intonaco parietale in stato di crollo, caratterizzati da decorazioni pittoriche geometriche e figurate. Lo scavo ha messo in luce in stato di giacitura primario anche consistenti lacerti di murature in crudo intonacate che, come i circostanti intonaci frammentari, sono stati asportati documentandone la posizione topografica, al fine di assecondare in un secondo momento la ricostruzione della partitura decorativa delle pareti individuate. È stato inoltre identificato il crollo della copertura del vano, costituita da tegole e coppi, che, a seguito del cedimento delle strutture murarie in materiale deperibile, collassò andando parzialmente ad obliterare una breve gradinata che caratterizza l’angolo sud-orientale dell’ambiente. I sottostanti piani di battuto pavimentale presentavano infine notevoli lacune che hanno consentito di effettuare un limitato approfondimento destinato a documentare i livelli di fondazione dell’edificio e di definire il limite costituito dallo scasso che in età contemporanea venne effettuato per posizionare gli impianti di scarico della c.d. Casa Sarda.
Più a ovest, oltre la tamponatura di un varco nell’angolo sud-occidentale del vano IX, lo scavo ha interessato il corridoio X (4,9 x 1,2 m) che, con orientamento est-ovest, si apre a nord con una soglia che conduce al piccolo ambiente XI (2,9 x 2,5 m), poco conservato a ragione delle profonde asportazioni di età moderna e contemporanea; verso ovest il vano X si raccorda invece con il corridoio IV (1,3 x 5,2 m), parzialmente indagato nel corso delle passate campagne. La rimozione dei livelli di abbandono degli ambienti IV, X-XI, pure caratterizzati dalla frequente presenza di frammenti di intonaco e di laterizi, ha anche qui consentito la messa in luce di livelli sovrapposti di battuto pavimentale, testimoni di una frequentazione del complesso prolungata nel tempo.
Significativo è soffermarsi sui livelli di defunzionalizzazione della pavimentazione in laterizi dell’ambiente IV: contestualmente alla spoliazione del piano pavimentale, venne asportata anche la copertura e parte delle spallette, pure in laterizi, della canaletta di «troppo pieno» che, diramandosi dal pozzo-cisterna indagato nel 2014 al centro del vano, proseguiva nel vano I, costeggiando le pareti orientale e settentrionale del vano II; in un secondo momento nella stessa fossa di spoglio venne praticato un secondo taglio in cui fu depositato un gruzzolo di 49 monete di bronzo, sigillato da una colata di malta e definitivamente obliterato dal riempimento che andò a colmare la lacuna lasciata nel corridoio dallo scasso della canaletta. Sulla base di uno studio preliminare avviato dal prof. M. Asolati secondo le modalità concordate con M. Canepa ed I. Sanna, il tesoretto sembra essere databile nella seconda metà del III sec. e va quindi ad inquadrare con precisione l’ultima fase di vita dell’ambiente in esame, precedente ai livelli di crollo e di abbandono dell’edificio.
Ha infine preso avvio lo scavo dell’ambiente VIII (4,1 x 4,1 m), che si sviluppa immediatamente a sud del vano IX e che ha presentato un panorama stratigrafico analogo, se non meglio conservato, rispetto a quest’ultimo: rimossi i livelli più superficiali, sono anche qui emersi laterizi in stato di crollo pertinenti al tetto dell’edificio e sovrapposti tanto a frammenti d’intonaco dipinto, molti dei quali caratterizzati da tracce d’incannucciato che sembrano rimandare al rivestimento del soffitto dell’ambiente, quanto a lacerti di murature in crudo, talora di lunghezza superiore ad 1,5 m, caratterizzate su ambo le fronti da rivestimenti parietali dipinti.
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AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2017Nel corso della campagna di scavo 2017 l’Università degli Studi di Padova ha ripreso lo scavo del vano VIII dell’edificio ad est del foro di Nora. Sottoposti al livello di crollo della copertura in laterizi dell’ambiente, già asportata nel 2016, su buona parte della superficie del vano si sono individuati tanto frammenti d’intonaco dipinto di piccole e medie dimensioni, immersi con orientamento caotico in una matrice argillosa, quanto veri e propri lacerti di muratura in mattoni crudi, caratterizzati da rivestimenti parietali dipinti su ambo le fronti. Questi ultimi, talora di lunghezza superiore a 1,5 m e con pareti intonacate conservate continuativamente anche per 0,8 mq, si trovavano senz’altro in uno stato di crollo indisturbato. Asportati integralmente i livelli di crollo, è stato possibile documentare una fase di abbandono del vano, caratterizzata dalla quasi completa distruzione della pavimentazione in cementizio, preservata _in situ_ per una modesta superficie nell’angolo nord-occidentale dell’ambiente, e da una profonda fossa di spoliazione in cui giaceva una soglia frammentaria in autobreccia andesitica, forse abbandonata durante l’asporto in età tardo antica a causa della mole notevole. Lo stato del tutto lacunoso della pavimentazione ha consentito l’avvio delle indagini al di sotto dei suoi livelli di preparazione, solamente impostato e rinviato alle prossime campagne di scavo, ma che già da ora ha permesso di identificare una precedente fase edilizia, caratterizzata da una grande struttura muraria che attraversa trasversalmente e pressoché a metà il vano VIII.