AIAC_3764 - Scarceta - 2015Nell'autunno 2015 si è svolta la campagna di scavo nel sito di Manciano (GR) - località Scarceta, ubicato sul versante destro del fiume, a quota 168 m s.l.m., su una superficie di 6 ha ed interessato dalla presenza di un abitato fondato nel Bronzo Medio iniziale - facies di Grotta Nuova e perdurato in continuità durante il Bronzo Medio, il Bronzo Recente e il Bronzo Finale, fasi iniziale e media (XVII-XI/X sec. a.C.).
La Campagna 2015 riprende, a distanza di 19 anni, lo scavo condotto nel sito dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana (1981-1996). A conclusione di quel ciclo di ricerche, si erano realizzati due interventi di studio e valorizzazione: la Sezione dedicata al sito nel Museo di Preistoria e Protostoria di Manciano (settembre 1997) e, nel 1999, l’edizione di una monografia: POGGIANI KELLER R. 1999, Scarceta di Manciano (GR). Un centro abitativo e artigianale dell'età del Bronzo sulle rive del Fiora, Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del fiume Fiora, Manciano.
Obiettivi e motivazioni della ricerca. Con lo scavo 2015 ci si proponeva, come primo obiettivo e doveroso impegno scientifico, di portare a conclusione l’indagine dei due settori (i Settori D ed E), aperti nelle precedenti campagne. Alla base delle motivazioni della ripresa della ricerca in questo abitato, uno dei pochi dell’età del Bronzo dell’Italia centrale dove si sia sviluppata un’indagine in estensione, stavano alcune “qualità” e specificità unanimamente riconosciute dal modo scientifico:
• la attestata presenza di un’attività metallurgica stanziale, sia per la fusione (“l’officina metallurgica”, scavata da A. Soffredi nel 1972), sia per la rifinitura dei manufatti, attività che ben si inseriscono nel contesto territoriale, noto per le presenze minerarie e il ritrovamento di alcuni significativi ripostigli dell’età del Bronzo;
• il modello insediativo, abbastanza anomalo per il periodo considerato in Italia centrale, di un abitato perialveale, a fronte di un modello pressoché esclusivo di abitati su pianoro sommitale;
• la presenza di una fase di Bronzo medio e Recente pertinente alla Cultura appenninica (Appenninico e “Subappenninico”), che costituiva un importante bacino di indagine per quanto fino allora noto in Toscana;
• infine, l’ottimo grado di conservazione generale dell’insediamento che era stato definitivamente abbandonato nel corso del Bronzo Finale e non più re-insediato.
A questi requisiti, le ricerche stratigrafiche condotte nelle pregresse campagne di scavo hanno aggiunto ulteriori, positive, opportunità e motivazioni:
• la serrata sequenza di fasi nel corso del Bronzo Medio-Finale, senza soluzioni di continuità, ha consentito una definizione assai dettagliata degli aspetti culturali susseguitisi nel sito, in particolare per le fasi della Facies di Grotta Nuova e del Bronzo Recente e Finale, nel più ampio quadro dell’Etruria meridionale e delle sue strette e privilegiate relazioni, in questo periodo, con l’area laziale;
• il rinvenimento di ceramica micenea nei livelli del Bronzo Recente ha aperto un interessante campo di indagine sulle relazioni a lunga distanza dell’abitato di Scarceta, certo favorite dall’attività metallurgica specializzata che vi si conduceva e dall’ubicazione in un areale ricco di presenze minerarie;
• il ritrovamento, nel Settore D, di grandi case a pianta ellissoidale (la casa-laboratorio 137 del Bronzo Finale e la casa 61 del Bronzo Recente, ora in corso di indagine) con attività specializzata e indicative di radicate differenziazioni sociali, oltre ad offrire elementi di confronto con analoghe, ma isolate, situazioni dell’Italia centro-meridionale, pongono il sito di Scarceta al centro del dibattito storico sul periodo di formazione dell’Etruria meridionale.
Nella campagna di scavo 2015, si sono riprese le indagini stratigrafiche nel Settore D, dove si è iniziata a scavare la grande casa a pianta ellissoidale del Bronzo Recente denominata ES 61 (lunga, in senso NO-SE, m 21,30 e larga metri 10), di cui si erano nel passato asportati i livelli di crollo raggiungendo il piano pavimentale sul 60% ca. della superficie.
L’indagine archeologica si è sviluppata principalmente su due interventi programmati e considerati prioritari con la ripresa delle ricerche:
1. l’impostazione di un rilievo GIS che, partendo dal Settore di scavo 2015 (il Settore D), potesse negli anni futuri comprendere e rilevare l’intero sito archeologico su base Lidar (responsabili del rilievo: i dottori di ricerca Paolo Rondini e Lorenzo Zamboni con Carlo Tessaro);
2. il completamento dello scavo, nel Settore D, dei livelli di abbandono della grande casa 61 del Bronzo Recente, per potere successivamente procedere, con uno scavo d’alto dettaglio, all’indagine e a tutte le necessarie verifiche stratigrafiche per la ricostruzione degli elementi strutturali.
AIAC_4363 - Pian del Monte della Baldissera - 2016Nel 2016 si è svolta la sesta campagna d’indagini sul terreno, condotta dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia nell’insediamento di Verucchio (Rimini), località Pian del Monte della Baldissera. Come noto, l’ampio pianoro circondato da alture ricche di sorgenti era stato sporadicamente indagato a cavallo tra Otto e Novecento (scavi Brizio e Ghirardini) e negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso (da Scarani, Zuffa e Gentili).
Le nuove indagini consentono di documentare tracce del popolamento più antico, risalente alla prima età del Ferro. In particolare si è messo in luce quello che – a correzione della provvisoria lettura come fondo di capanna, datane nella scheda di fine campagna 2014 – appare oggi un ben più complesso sistema di azioni di bonifica e preparazione e delimitazione del suolo, databile (grazie anche a misure radiocarboniche) tra il IX e l’VIII secolo a.C. e attestato dal taglio di larghi fossati orientati nord-sud, affiancati da canali minori e da numerosi pozzetti e silos.
Gli scavi confermano, almeno nel settore oggetto d’indagine (l’area recintata della cosiddetta Casa Etrusca), quello iato nella storia della frequentazione, collocabile tra la fine del VII e il V secolo a.C., che già in precedenza era stato supposto sulla base dei dati delle necropoli e di altre zone dell’insediamento. Solo allo scorcio del V e soprattutto nel IV secolo si registra infatti un ripopolamento del pianoro, con la costruzione di alcuni edifici dotati di fondazioni in pietra a secco. Tra questi spicca quello, assai ampio, a pianta rettangolare, già sterrato negli anni Settanta (la Casa Etrusca), di cui il progetto in corso intende offrire più corretta definizione planimetrica, strutturale e cronologica.
Per ciò che riguarda i materiali, la fase della prima età del Ferro restituisce un alto numero di frammenti ceramici che, per corpo, forma e decorazione, appaiono tipici dell’orizzonte villanoviano più antico, ben inquadrabili nel panorama già noto a Verucchio e nel resto della regione padana, con riferimento particolare al comparto bolognese, ma non senza buoni confronti anche nell’Etruria interna. Si segnala la produzione, che appare distintiva di Verucchio, di forme aperte dotate di anse sopraelevate, spesso configurate a protome zoomorfica.