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Angelo Lando

Season Team

  • AIAC_886 - Lucone - 2015
    Anche per il 2015 la campagna di scavo al Lucone D è stata abbastanza breve per le esigenze di spostare il cantiere, con relativa copertura, avendo ormai esaurito la precedente area di scavo. La campagna si è svolta dal lunedì 3 agosto a venerdì 5 settembre 2015. Nella trincea più vicina all’area di scavo, aperta l’anno scorso, si è proseguita l’asportazione di un cumulo di scarico (US 420), senza per altro riuscire, data la sua complessità, a completarne lo scavo. Questi cumuli di scarico alternano lenti a forte concentrazione di materiali di origine edilizia (concotti, argilla, pietre, ecc.) con livelli di pulizia dei focolari (cenere e carboni) e livelli di origine vegetale ricchi di rametti e fibre. L’origine di queste strutture è dovuta allo scarico di materiali in ambiente acqueo piuttosto fermo, con conseguente precipitazione degli elementi più pesanti e decantazione dei componenti più leggeri. Si è anche proseguito lo scavo della trincea 2013 che si diparte dall’angolo SW del Settore 1, dove già l’anno scorso, era iniziato lo scavo di un altro cumulo di scarico (US 423) particolarmente complesso, che è continuato per tutta la campagna di scavo, individuando un interessante crollo di elementi lignei forse appartenenti all’alzato della palafitta. Per cercare di cogliere finalmente il limite dell’abitato verso il centro del bacino si è deciso di allungare questa trincea per altri 4 metri. Proprio durante questa operazione è emersa una novità che ha mutato completamente le nostre conoscenze su questo antico abitato. In uno spesso livello torboso (US 378) è stata individuata una trave di notevole lunghezza che presentava una serie continua di fori quadrangolari. Dal momento che l’oggetto era in posizione trasversale rispetto alla trincea si è reso necessario un ampliamento dello scavo su entrambi i lati. La trave in legno di quercia, ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la Soprintendenza Archeologia della Lombardia, è lunga 7,60 metri e larga circa 0,20 metri, presenta 25 fori quadrangolari passanti. Il rinvenimento di questa struttura ha modificato le nostre conoscenze riguardanti la forma stessa del villaggio e la sua storia. L’abitato risulta ora estendersi maggiormente verso il centro dell’antico lago e, nella seconda fase, testimonia tecniche costruttive non note per la prima fase. La campagna 2015 per la sua breve durata ha portato alla luce un numero contenuto di materiali. Predominano innanzitutto i frammenti ceramici con esemplari appartenenti a tutto il patrimonio formale della cultura poladiana: boccali, tazze, scodelle, anfore, orci e dolii. Particolarmente interessante è la presenza di grandi vasi troncoconici decorati a cordoni plastici nella zona più prossima al lago. Nella stessa area sono emersi ben tre resti di cesto in vimini. Tra i manufatti in materiali deperibili bisogna ricordare anche un raro frammento di vaso e una immanicatura d’ascia. Abbondanti sono come al solito i manufatti in terracotta come le fusaiole e gli strumenti in osso o corno, come i perforatori e le spatole. Scarsi gli strumenti in selce e quest’anno assenti i manufatti in metallo.
  • AIAC_886 - Lucone - 2016
    La campagna di scavo 2016 ha comportato la chiusura del Settore 1, indagato tra il 2007 e il 2014, con l’interramento parziale della vecchia area di scavo operato con molta cautela per permettere la conservazione dei pali verticali rimasti _in situ_ dopo la campionatura dendrocronologica. Successivamente, dopo aver smontato e rimontato la copertura, si è aperta una nuova area di scavo, denominata Settore 2. Questo nuovo settore corrisponde a una fascia di terreno che va dal limite W del Settore 1 verso il centro del bacino per la larghezza di 9 m e la lunghezza di 17 m per un totale di 153 mq. Essa comprende tutti gli ampliamenti fatti dal 2013 al 2015. Dopo aver definito l’area, impostata la quadrettatura e asportato il terreno agricolo con un piccolo mezzo meccanico, si è proceduto a scavare lo strato carbonatico di colore bianco (US 2), che sigilla la stratigrafia sottostante, mettendo in luce una sequenza stratigrafica affine a quella rinvenuta negli anni precedenti. Naturalmente la possibilità di operare uno scavo più ampio in questa zona ha consentito di comprendere meglio le dinamiche deposizionali e di riconoscere una maggiore complessità stratigrafica. A grandi linee comunque tutto il deposito risente dell’interazione tra gli spessi strati torbosi di origine naturale che si chiudono a cuneo verso il limite occidentale dell’abitato e si interdigitano con i depositi antropici, in massima parte rappresentati da scarichi di materiali eterogenei, o con altri strati naturali nati dalla rielaborazione di questi scarichi o con crolli strutturali di elementi dell’alzato. Nella fascia più verso riva è stata individuata una grande struttura cumuliforme che si è dimostrata piuttosto complessa, rivelando un’alternanza di strati ricchi di materiali organici, con strati caratterizzati da materiali legati ad attività edile (concotti, argilla) e con livelli ricchi di cenere e carboni. Accanto a questi strati è stato individuato un ricco butto di materiali ceramici in matrice limo-sabbiosa grigia. In corrispondenza di questi strati si registra la presenza di numerosi elementi lignei verticali e orizzontali prontamente numerati e schedati. L’ultima operazione della campagna di scavo 2016 è consistita nel recupero della lunga trave gemella rispetto a quella trovata l’anno precedente. Durante il lavoro di recupero sono stati rinvenuti e documentati numerosi altri elementi lignei di dimensioni minori probabilmente pertinenti alla medesima struttura. La nuova trave (EL 1205) è lunga circa 7,60 m, larga al massimo 19/20 cm e presenta 25 fori quadrangolari; è dunque delle stesse dimensioni della precedente. La trave è ora conservata presso il Centro di Trattamento del Legno Imbibito presso la sede della ex Soprintendenza Archeologia della Lombardia in pretrattamento di restauro. Anche la campagna di scavo 2016 ha arricchito il patrimonio di materiali del Lucone di Polpenazze con numerosi manufatti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Tra i materiali più interessanti si possono citare un’immanicatura d’ascia in legno, trovata a poca distanza da una lama di ascia in rame (RR- 2158 - US 452), una collana di vaghi in faience, in semi e in dentalium. Importante è anche un raro resto alimentare: un grosso frammento di una sorta di galletta carbonizzata