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AIAC_3584 - Grotta delle Nottole - 2015
Tra il 22 giugno e il 12 luglio 2015 è stata condotta la seconda campagna di scavo nella Grotta delle Nottole in località Fondarca, presso Pieia nel Comune di Cagli (PE – Marche). La grotta, collocata sul Monte Nerone nelle Marche settentrionali, costituisce un contesto importante per la conoscenza delle cavità naturali utilizzate per scopi rituali dalle popolazioni dell’età del Bronzo in Italia centrale. Dopo le prime ricerche condotte tra il 2001 e il 2005 dall’Università della Tuscia, le indagini furono riprese nel 2013. Gli scavi hanno confermato che questa cavità si pone in relazione al gruppo di grotte della gola del Sentino, con elementi che suggeriscono rapporti nell’ambito della facies di Grotta Nuova lungo la fascia medio-tirrenica con una utilizzazione fino al Bronzo recente. La campagna 2015, che ha avuto come obiettivo l’ampiamento dell’area di scavo, ha confermato la frequentazione periodica della grotta, cui si aggiunge la mancanza di sepolture e di strutture abitative. La presenza di numerosi focolari in un ambiente dominato da acque di stillicidio e la presenza di una fauna costituita da ovicaprini, bovini e in un caso di orso su cui sono evidenti tracce di macellazione per un uso selettivo delle carni, rende sempre più plausibile una funzione cultuale della cavità. E’ probabile che questo ambiente naturale, con un contesto particolarmente suggestivo, fosse stato scelto per incontri conviviali svolti in forma periodica, probabilmente in specifici periodi dell’anno. Ulteriori analisi archeofaunistiche ed archeobotaniche, ancora in corso, potranno chiarire meglio questi aspetti e definire con maggiore precisione la reale funzione della grotta. Sebbene la ceramica finora rinvenuta non è abbondante, essa copre un arco cronologico compreso tra l’età del Bronzo antico ed il Bronzo recente, ma dallo scavo 2015 proviene un unico frammento di parete con “bugna cava”, un caratteristico profilo che ritroviamo in vasellame tipico dell’età del Rame. Potrebbe essere questo un indizio di una frequentazione più antica.
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AIAC_3584 - Grotta delle Nottole - 2017
Tra il 6 e il 30 giugno 2017 è stata condotta la quarta campagna di scavo nella Grotta delle Nottole in località Fondarca, presso Pieia nel Comune di Cagli (PE – Marche). La grotta, collocata sul Monte Nerone nelle Marche settentrionali, costituisce un contesto importante per la conoscenza delle cavità naturali utilizzate per scopi rituali dalle popolazioni dell’età del Bronzo in Italia centrale.
Dopo le prime ricerche condotte tra il 2001 e il 2005 dall’Università della Tuscia, le indagini furono riprese nel 2013. Gli scavi hanno confermato che questa cavità si pone in relazione al gruppo di grotte della gola del Sentino, con elementi che suggeriscono rapporti nell’ambito della _facies_ di Grotta Nuova lungo la fascia medio-tirrenica con una utilizzazione fino al Bronzo recente.
La campagne 2015 e 2016, che hanno avuto come obiettivo l’ampiamento dell’area di scavo, hanno confermato la frequentazione periodica della grotta, cui si aggiunge la mancanza di sepolture e di strutture abitative. La presenza di numerosi focolari in un ambiente dominato da acque di stillicidio e la presenza di una fauna costituita da ovicaprini, bovini e in un caso di orso su cui sono evidenti tracce di macellazione per un uso selettivo delle carni, rende sempre più plausibile una funzione cultuale della cavità. La campagna 2017 si è concentrata soprattutto nella zona interna, adiacente all’ingresso. Una spessa sequenza stratigrafica ha confermato una frequentazione in epoca romana proprio in questa zona della grotta già nella seconda metà del III secolo a.C. Quindi l’uso della grotta in epoca romana è accertata dal III avanti al III secolo dopo Cristo. Il materiale ceramico, alcune monete e ampie aree di fuoco sono le testimonianze più cospicue di questo periodo. Lo strato di epoca romana più antico oblitera completamente i sottostanti livelli dell’età del Bronzo. Proprio nei quadrati prospicienti l’ingresso è stata messa in luce per la prima volta una piccola struttura in pietra costituita da un profondo buco di palo rastremato, circondato da pietre di sostegno. Altre pietre dovevano costituire una sorta di muretto a secco solo parzialmente esposto. Con la campagna 2017 l’area di scavo complessiva, dalle prime ricerche sistematiche ad oggi, ha raggiunto quasi 100 metri quadrati di esposizione.
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AIAC_4228 - San Valentino - 2016
L’indagine 2016 è consistita nell’ampliamento della superficie d’indagine all’interno dell’edificio di culto con il fine di chiarire la funzione di una probabile struttura muraria individuata proprio a ridosso del limite di scavo. L’aumento della superficie di escavazione ha permesso l’individuazione di una risistemazione del piano pavimentale da attribuire, probabilmente, ad una fase successiva all’abbandono della chiesa.
L’indagine è inoltre proseguita con lo scavo del settore prossimo all’abside dove il rinvenimento di una sepoltura aveva fatto pensare, nel 2015, alla possibilità di essere giunti ai livelli della necropoli. La rimozione degli strati fino al terreno vergine, costituito da banco di travertino, ha invece evidenziato la presenza di almeno due strutture murarie preesistenti. Difatti, sia nel perimetrale N che nelle fondazioni dell’abside sono state individuate due murature che si distinguono sia per tecnica costruttiva che per orientamento, chiari indizi di anteriorità, di cui non è stato ancora possibile chiarire forme e destinazione d’uso. Il dato più sorprendente è l’assenza totale di sepolture, che porta a pensare che l’area della necropoli fosse disposta esclusivamente all’esterno dell’edificio sacro e che la sepoltura scavata sia un caso isolato da ricondurre, probabilmente, alle fasi post abbandono dell’edificio ecclesiastico. L’approfondimento dello scavo ha permesso, inoltre, di far emergere tutte le murature perimetrali e le fondazioni delle stesse, condizione fondamentale per poterne indagare la tecnica costruttiva e conoscere l’organizzazione del cantiere.
Inoltre già da una prima pulizia dell’area immediatamente vicina all’edificio, erano emerse tracce di ambienti addossati alla chiesa, che avevano fatto pensare ad un lungo utilizzo dell’area. Pertanto si è deciso di approfondire lo scavo di un piccolo ambiente quadrangolare, interpretato come campanile della bibliografia edita, al fine di conoscerne la sequenza stratigrafica e di individuarne funzione e destinazione d’uso. Lo scavo di questo piccolo settore ha permesso di portare alla luce numerosi frammenti di sarcofago, non più in giacitura primaria, a testimonianza del fatto l’area della necropoli si estendeva immediatamente al di fuori dell’edificio sacro. Considerazioni piuttosto interessanti possono essere fatte sui sarcofagi e sui materiali lapidei che sembrano potersi collocare cronologicamente, ad una prima valutazione, in periodi ben antecedenti alla chiesa romanica. In particolar modo un’iscrizione, attualmente in corso di studio, sembra richiamare una fase non più tarda del IV secolo d.C. L’approfondimento dello scavo ha permesso anche di fare delle considerazioni sulle strutture murarie, che sembrano appartenere a fasi completamente diverse. Anche se sono stati rinvenuti sarcofagi, nessuna sepoltura è stata rinvenuta _in situ_, i resti antropologici, recuperati in grandi quantità, sembrano essere stati oggetto di pesanti interventi di rimaneggiamento dovuti, presumibilmente, alla lunga frequentazione dell’area.
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AIAC_4228 - San Valentino - 2017
I risultati piuttosto promettenti della campagna 2016 hanno fortemente condizionato le scelte strategiche per la campagna di scavo del 2017 che si è concentrata esclusivamente nell’area esterna all’edificio di culto. In primo luogo, si è provveduto ad ampliare ed approfondire lo scavo delle strutture addossate al perimetrale est della chiesa (Settore II) e, vista la carenza di stratigrafie integre e la necessità di acquisire informazioni anche sul perimetro murario che delimita l’altopiano, è stato aperto un nuovo saggio di scavo venti metri circa ad ovest dell’abside (Settore III).
In primo luogo si è provveduto alla rimozione degli strati di crollo delle strutture perimetrali della chiesa che insistevano nell’ampliamento del settore II e, una volta raggiunti i livelli antropici già individuati nella precedente campagna, lo scavo è ripreso in maniera uniforme su tutta la superficie.
La rimozione degli strati di crollo ha portato in luce un ulteriore ambiente, a pianta rettangolare che una situazione stratigrafica solo in parte simile a quella individuata nel 2016 in quanto, dopo la rimozione degli strati di crollo non è stato individuato il livello di necropoli caratterizzato da tombe a cassone ma livelli di frequentazione che coprivano il banco sul quale è stato ricavato un sepolcreto a fosse antropomorfe della tipologia “a logette”.
In particolare è stata portata alla luce una sepoltura dove, oltre all’inumato in giacitura primaria, sono stati individuati resti di altri tre individui a testimonianza del fatto che, probabilmente nel momento della costruzione dell’edificio romanico, sono stati effettuati degli interventi di rimaneggiamento sul sepolcreto preesistente.
Dati particolarmente interessanti sono emersi dall’approfondimento della superficie di indagine dello scorso anno dove la rimozione delle tombe a cassone ha evidenziato come le stesse abbiano intercettato il preesistente cimitero a fosse antropomorfe.
Il settore III è stato invece aperto in un’area selezionata sulla base delle informazioni derivanti dalle prospezioni geofisiche che avevano evidenziato la presenza di numerose anomalie a ridosso della cinta muraria che delimita l’altopiano.
Lo scavo ha riportato subito alla luce il proseguimento della cinta realizzato con blocchetti di travertino legati da argilla, tecnica muraria apparentemente molto più tarda di quella già visibile.
Ad una quota di circa 0,50 m è iniziato ad affiorare il banco di travertino che presenta un andamento piuttosto irregolare e si caratterizza per bruschi salti di quota che hanno creato numerosi dislivelli, in alcuni casi colmati artificialmente con terra di riporto e pietrame. Si riscontrano sulla superficie dello stesso banco numerose tracce di lavorazione e buche di palo, di ancora incerta funzione.
L’approfondimento dell’indagine ha messo in evidenza due strutture murarie che si legano al proseguimento del muro di cinta con il quale, oltre a condividere tecnica di realizzazione e la cronologia, sembrano delimitare un piccolo ambiente all’interno del quale è stata rinvenuta una parte di sarcofago, probabilmente riutilizzato come vasca per la lavorazione dell’argilla impiegata per la messa in opera delle strutture murarie.
Al di sotto di questo è iniziato ad emergere il banco sul quale sono state ricavate altre sepolture antropomorfe, evidenziando così un’estensione piuttosto ampia del sepolcreto altomedievale.
I materiali emersi dall’indagine, abbastanza consistenti dal punto di vista quantitativo a differenza degli anni precedenti, ancora in fase di studio, sembrano coprire un arco cronologico che va dall’età classica al XII secolo. Si tratta prevalentemente di materiale ceramico e di materiale lapideo, recuperato dall’asportazione degli strati di crollo e dai livelli sottostanti, anche se iniziano a comparire con una certa frequenza anche oggetti metallici e reperti numismatici.
Il settore II ha restituito, come nella precedente campagna, una cospicua quantità di materiale lapideo e ceramico, oltre a numerosi elementi architettonici individuati negli strati di crollo. Inoltre, sempre dallo stesso settore, sono emerse stratigrafie integre riconducibili alle fasi di frequentazione della chiesa romanica, come testimoniato dal rinvenimento di materiale ceramico, monete e oggetti metallici cronologicamente riferibili all’ XI- XII secolo.
Le sepolture erano tutte prive di corredo, probabilmente perché spoliate nel momento della costruzione dell’edificio romanico.
Il settore III ha restituito un numero esiguo di materiali, quasi esclusivamente ceramici, ma che confermano ulteriormente la lunga frequentazione dell’area dall’età classica all’epoca moderna
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AIAC_4228 - San Valentino - 2018
_Settore I_
Con l’ausilio di un mezzo meccanico si è provveduto allo scavo della superficie interna all’edificio di culto risparmiata nel 2016 e, una volta individuati i livelli di crollo già documentati negli anni precedenti, si è deciso di interrompere le operazioni, anche in una futura ottica di fruizione del sito. Dallo scavo di questo settore sono emersi i frammenti mancanti della vasca in peperino già individuata nel corso della campagna 2015 e numerosi elementi architettonici della chiesa romanica che sono stati schedati e trasportati presso i depositi del costituendo Museo Archeologico dell’Agro Cimino.
Inoltre, sempre avvalendosi del mezzo meccanico, è stata scavata la superficie antistante l’ingresso alla chiesa che ha consentito di individuare un livello pavimentale in lastroni di peperino.
_Settore II_
In primo luogo si è proceduto a terminare lo scavo dei livelli di necropoli già individuati e parzialmente scavati nel 2017. Le operazioni hanno consentito di scavare diverse sepolture “a logette”, di cui solo una accoglieva l’individuo in giacitura primaria. Quest’ultima è l’unica, fino ad oggi provvista di un corredo consistente una fibula in bronzo, attualmente in corso di studio.
Con l’obiettivo di ampliare le conoscenze sull’estensione della necropoli altomedievale si deciso di scavare una piccola superficie a sud del settore che ha restituito, in primo luogo, la presenza di livello orizzontale costituito da blocchi spianati di peperino che fanno pensare ad una viabilità di servizio all’edificio di culto. Se in questo caso le ipotesi interpretative sono ancora del tutto da verificare è certo che la presenza di eventuali tombe altomedievali sia stata cancellata dalla messa in opera della sistemazione stradale, elemento ipotizzabile anche dal rinvenimento di una sepoltura a ridosso del limite sud di questa.
Anche lo scavo di questo settore ha restituito numerosi elementi scultorei appartenenti alla chiesa romanica e diversi Oggetti Scelti. La ceramica proveniente dallo scavo, attualmente in corso di uno studio più approfondito è abbastanza omogenea in tutti gli strati e non da una cronologia certa per questi. Ci testimonia soprattutto le fasi di frequentazione successive all'abbandono della chiesa, vista la presenza prevalente di ceramica comune di epoca moderna, ceramica da fuoco invetriata e non, ceramica depurata, ceramica invetriata e decorata in giallo e verde tipica della produzione di Vetralla, Vasannello e Gallese (fine XVI-XIX secolo).
_Settore III_
Si è proceduto all’ampliamento della superficie di scavo con l’obiettivo di collegare il settore di scavo con l’edificio di culto e di chiarire le relazioni tra le strutture di quest’ultimo e quelle individuate nel 2017.
Con l’ausilio di un mezzo meccanico è stata ripulita tutta la superficie, compresa quella retrostante l’abside e, una volta giunti a livelli stratigrafici ritenuti affidabili si è deciso di approfondire lo scavo solo nell’area attigua ai settori II e III, ritenuta la più interessante dal punto di vista delle relazioni stratigrafiche. L’approfondimento ha consentito l’individuazione di stratigrafie perfettamente integre, contenenti materiali ceramici di epoca medievale che, ad una prima valutazione, sembrano essere coevi alle fasi di vita dell’edificio di culto.
Di particolare importanza, nell’area Nord-Est del settore, l’individuazione di una depressione del banco utilizzata come ossario, probabilmente nelle fasi di cantiere della chiesa romanica che ha reso necessaria la bonifica della necropoli altomedievale.
Inoltre, sempre dallo stesso settore, sono emerse stratigrafie integre riconducibili alle fasi di frequentazione della chiesa romanica, come testimoniato dal rinvenimento di materiale ceramico, monete e oggetti metallici cronologicamente riferibili all’XI-XII secolo.
Tuttavia, seppur il materiale è in corso di studio, l’indagine di questa piccola superficie ha messo in evidenza un intenso sfruttamento di questa zona, come tra l’altro testimoniato dal rinvenimento di una macina lungo il limite S.