AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2017Lo scavo si è concentrato in sei settori di 25 mq l’uno (H3Q, H3R, H4C, H4D, I3O, I4A), in cui già era stato asportato il terreno di superficie in anni precedenti. Sono stati esplorati alcuni livelli subappenninici, ponendo in luce due strutture. Di particolare interesse è la base di un probabile edificio di cui si conserva un lato semicircolare, mentre la restante parte è andata distrutta in parte a causa di una fossa sub cilindrica e in parte a causa della distruzione operata dal passaggio della ruspa nel 1979 e dalle successive arature del terreno. Tale lato semicircolare è caratterizzato dalla presenza di una banchina in argilla, in parte debolmente combusta per un probabile incendio, al di sopra della quale sono in parte conservati 11 “anelli”, ugualmente in argilla, alla distanza di circa 20 cm l’uno dall’altro.
Non è facile interpretare questa sistemazione: si potrebbe trattare di basi per pali, ma in questo caso non è spiegabile una distanza così ravvicinata. All’interno della struttura sono stati individuati due piani di cottura, entrambi delimitati da un anello in argilla, sfalsati, riferibili a due fasi di uso. Quello inferiore, eccentrico, fu ricoperto con una sottile gettata di argilla. In altri punti sono presenti masserelle di argilla, solo in qualche caso debolmente combuste, ed elementi, probabilmente riferibili a fornelli, in argilla cruda o mal cotta. E’ attestato anche un peso da telaio troncopiramidale, oltre a numerosi frammenti ceramici presumibilmente in parte ricomponibili, prevalentemente riferibili a forme chiuse. Verso sud-est, dove la banchina sembra interrompersi, sono presenti diversi frammenti di concotto con impronte di canne, probabilmente riferibili a una parete della struttura.
E’ difficile individuare la funzione di tale struttura, in mancanza anche della sua parte orientale: il lato semicircolare, gli anelli di argilla e la presenza di elementi semi-crudi per la cottura la differenziano dalle strutture domestiche subappenniniche, in genere di forma quadrangolare. Non si può del tutto escludere un uso simbolico, ma l’ipotesi va avanzata con molta prudenza.
L’altra possibile struttura è indiziata dalla presenza di una piattaforma che sembra aver avuto in origine una pianta sub-quadrangolare, ma in parte disturbata, realizzata con calcare giallastro frantumato. In alcuni punti la piattaforma sembra essere stata esposta al fuoco. Adiacente a essa sono stati messi in luce diversi frammenti di macine.
Complessivamente, tra i materiali rinvenuti nella campagna 2017 si possono ricordare: una testa di spillone a raggi in osso, un probabile peso in pietra della categoria senza appiccagnolo, alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, alcuni frammenti di manufatti metallici.
AIAC_2329 - La Rocca - 2015La campagna di scavo 2015 è stata finalizza all’indagine dei livelli dell’età del Bronzo in tre aree all’interno del sito della Rocca di Oratino. L’indagine nell’area centrale di scavo (settori C4M, C4L, C4G, C4H, C4F e C4K) ha permesso di raccordare stratigraficamente le evidenze relative alla struttura 6 (probabile parte di un aggere) e alla struttura 3 (grande fossa con tracce di combustione). In quest’area sono stati indagati quattro principali gruppi si livelli corrispondenti dal più antico al più recente:
- Fase I: livelli di uso e messa in opera della struttura 6 e il suo dissesto sia a N che a S
- Fase II 0c: livelli di colmata sopra il dissesto della struttura 6
- Fase II 0b: livelli di preparazione, uso e prima obliterazione della struttura 3
- Fase II 0a: livelli di messa in opera della struttura 5 (probabile parte di mura in pietrame a secco).
Le altre due zone indagate interessano sia la parte meridionale (settori C4R e C4Q) che quella situata nell’angolo N-E dell’area di scavo. Queste due aree sono caratterizzate entrambe da livelli argillosi, in parte già investigati negli anni precedenti. La posizione stratigrafica di questi livelli sembra essere la più antica tra gli strati attualmente indagati ed è da attribuire all’Appenninico (fase I). Questi livelli rappresentano l’aggere su cui poggiano le pietre delle strutture 7 (probabile parte di un aggere) e 6.
Sono pertinenti alla fase I anche una serie di livelli tra le pietre della struttura 6.
Probabilmente sempre da ricondurre alla fase I è un importante evento di dissesto che interessa la parte S-W della struttura 6. Questi livelli sono caratterizzati dalla presenza di pietre di medie dimensioni.
Anche il versante N della struttura 6 risulta interessato da un dissesto. In questo caso si tratta di un masso di notevoli dimensioni caduto sulla sommità della struttura e di alcuni livelli di pietre di medie dimensioni che le si appoggiano sul lato N.
Un livello di matrice sabbioso con pochi materiali sembra riferibile a una fase di abbandono dell’area.
Per quanto riguarda i livelli subappenninici scavati quest’anno, quelli più antichi (fase II 0c), sono caratterizzati da un apporto consistente di terreno riconducibile a un’azione volontaria volta a regolarizzare il dislivello presente in questa zona. Sopra di essi è stato possibile individuare alcune unità stratigrafiche che rimandano a momenti diversi dell’uso della struttura 3 (fase II 0b): la preparazione del piano di appoggio della piastra, la strutturazione della piastra, il suo utilizzo, il suo disfacimento e la sua prima obliterazione.
Sono stati inoltre indagati alcuni livelli successivi alla fase II 0b che si riferiscono al piano di posa e alla costruzione della struttura 5 (fase II 0a).
Il proseguimento delle ricerche permetterà di comprendere le dinamiche di utilizzo nel tempo di quest’area del sito. In particolare la possibilità di proseguire in un prossimo futuro l’indagine dei livelli appenninici e di definire meglio le strutture in elevato individuate è di notevole importanza anche per la comprensione delle dinamiche insediative durante l’età del Bronzo nella Valle del Biferno, dove i dati, anche per questa fase, sono ancora molto carenti.