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Nicola Cappellozza (SAP)

Season Team

  • AIAC_3797 - Pat - 2015
    Da agosto a settembre 2015 si è svolto in Valle Camonica lo scavo di Ossimo-Pat, un esteso luogo di culto e cerimoniale all’aperto con un allineamento Nord-Sud di stele e massi menhir istoriati dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.), posto al centro di due aree con tumuli/cenotafi e recinti a carattere votivo, già indagato tra 1994 e 2013 da parte della Soprintendenza Archeologia della Lombardia, sotto la direzione di chi scrive. Il santuario, abbandonato nell’età del Bronzo e di nuovo frequentato per tutta l’età del Ferro, rappresenta eccezionale espressione del fenomeno del megalitismo alpino che vede in Lombardia diffuse attestazioni in Valle Camonica e Valtellina e fa parte di un singolare paesaggio cultuale con altri siti coevi (Pat, Anvòia, Passagròp e Ceresolo-Bagnolo) ubicati su terrazzi di versante a ca. 800 m slm sull’altopiano di Ossimo-Borno. Obiettivi e motivazioni della ricerca: I principali obiettivi di un nuovo e definitivo intervento di scavo sono quelli già percorsi nel primo ciclo di indagini: 1. completare la documentazione della serrata sequenza stratigrafica del santuario dalla fase di fondazione, intorno alla metà del IV mill. a.C., fino al definitivo abbandono con la romanizzazione del territorio; 2. ricostruire le complesse vicende del sito (rituali praticati, azioni di trasformazione) nell’ambito della costruzione di un paesaggio rituale (straordinariamente mantenutosi nei millenni) in cui gli elementi importati dall’uomo (tumuli, allineamenti di stele, recinti votivi) dialogano con le emergenze naturali in un insieme inscindibile; 3. portare a termine lo studio della cultura materiale che rappresenta un complesso particolarmente significativo, per grado di conservazione e varietà tipologica e iconografica; 4. verificare il potenziale di fruizione del sito nell’ambito del Percorso tematico ai santuari megalitici calcolitici camuni. La Campagna di scavo 2015 ha interessato il Settore centrale con allineamento di monoliti istoriati che si snoda, con andamento N-S con le facce principali dei monumenti rivolte verso oriente, per una lunghezza di oltre 40 m, lungo l’orlo del terrazzo affacciato sulla Valle dell’Inferno. I monumenti vennero eretti a metà del IV mill. a.C., ma risultano poi subire più interventi di manipolazione, comprendente azioni di abbattimento, di frantumazione, di dislocazione, di re-istoriazione con cambio dell’iconografia maschile/femminile nel corso dei secoli, con alcune stele che, una volta abbattute o cadute, giacciono definitivamente a terra (“Pat 6, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 24, 25 e 26”) e altre che permangono erette (“Pat 1, 2, 10, 19, 22 e 23”). Il santuario è infatti il risultato di più fasi di costruzione e di ristrutturazione. Nella fase di fondazione, nella prima età del Rame, i costruttori impostarono l’allineamento dei monoliti su una sorta di gradino naturale in corrispondenza di un salto di pendenza strutturato con una cordonatura di pietre lungo la quale furono posizionati i monumenti, che in questa prima fase presentano le c.d. incisioni topografiche e, in genere, figurazioni “femminili” (collane a più fili, pendagli a doppia spirale, elementi dell’abbigliamento), come si osserva sia nella successione stratigrafica delle figurazioni, sia in alcune delle stele abbattute dopo la prima fase del santuario e non più istoriate. A Nord dell’allineamento si estende un’area priva di monoliti e occupata da recinti circolari, costituiti da un doppio cerchio concentrico di pietre (alcune delle quali, con la parte figurativa capovolta, sono istoriate con i motivi topografici) con al centro una struttura rettangolare con perimetro in sassi, in forma di sepoltura, ma contenente solo offerte (cuspidi di freccia in selce in una, nell’altra un vaso e una collana di vaghi in pietra, secondo un rituale già praticato nei tumuli/cenotafi dell’area Sud). Lo scavo 2015 ha rivelato che la struttura circolare posta in adiacenza al lato Nord dell’allineamento di monoliti istoriati è una tomba a cista litica su piattaforma. All’interno, i resti della deposizione secondaria di resti ossei umani, ammonticchiati, e cuspidi di freccia e una lama di pugnale in selce. Il rinvenimento della sepoltura rappresenta un fatto nuovo nel sito di Pat e, in generale, nei santuari megalitici della Valle Camonica e Valtellina indagati in questi anni e induce ad attribuire al sito cerimoniale anche la valenza di luogo di culto ancestrale e funerario ed a considerare alcuni dei monumenti incisi come raffigurazioni degli “antenati”.
  • AIAC_4504 - Tosina - 2017
    In giugno e luglio 2017 si è svolta la sesta campagna di indagini archeologiche alla Tosina di Monzambano (MN), un insediamento del Neolitico Recente - Finale connotato da elementi della tarda Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata e della Cultura Chassey-Lagozza (fine V-primi secoli del IV millennio a.C.). Il sito, ubicato nelle colline moreniche a Sud del Lago di Garda si sviluppa sui versanti di un basso rilievo collinare prospiciente aree un tempo paludose, oggi bonificate, che costituiscono una sorta di difesa naturale attorno all’insediamento che è prossimo a due rivi d’acqua. L’abitato, che rappresenta uno straordinario segno plurimillenario nel paesaggio storico attuale che ancora conserva l’assetto circolare dell’antico impianto preistorico, è stato oggetto di cinque campagne di ricerca condotte nel 2006 (ricerche di superficie sistematiche su tutta l’area della collina), nel 2007 (scavo in estensione: Settori A e B), nel 2011-2012 (apertura di 18 sondaggi stratigrafici per definire l’estensione del sito), 2014-2015 e 2016 (scavo Settori A e B), sotto la direzione della Soprintendenza. Nel 2014 fu edita una prima monografia delle ricerche (POGGIANI KELLER R., a cura di, Contadini, allevatori e artigiani a Tosina di Monzambano (Mn) tra V e IV millennio a.C. Una comunità neolitica nei circuiti padani e veneti, Calcinato 2014). Dal 2017 lo scavo si svolge in concessione al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria. Gli obiettivi della campagna 2017 erano due: 1- completamento dell’indagine nel Settore di scavo A che era stato oggetto delle cinque Campagne di ricerca 2006-2016 2- apertura di un nuovo Settore di scavo in estensione in corrispondenza del Sondaggio 8 (aperto nel 2011 e ubicato nella particella catastale 54): il Settore C. Lo scavo stratigrafico ha previsto la setacciatura ad acqua della terra di risulta per raggiungere due risultati: - la ricostruzione paleoambientale di massimo dettaglio attraverso il recupero di tutti gli elementi di microfauna che offrono migliori indicazioni sulle variazioni climatiche e sugli aspetti ecologici generali dell’abitato neolitico di Tosina e del contesto territoriale circostante; - la definizione, attraverso la raccolta di ogni utile elemento, nell’ambito della catena operativa di lavorazione della selce (scarti di lavorazione, tecniche di confezionamento dei manufatti, provenienza materia prima), dell’assetto lavorativo ed economico del gruppo umano di Tosina dedito ad una produzione artigianale di manufatti in selce confezionati con materia prima proveniente dai Lessini veronesi, con tecniche mediate sia dai gruppi della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata dell’Italia settentrionale centro-orientale, sia dai Gruppi occidentali della Cultura Chassey-Lagozza. Nel corso della Campagna 2017 è stato elaborato anche il progetto di ricerca "Valorizzazione della Preistoria dell'Alto Mantovano: cultura, economia, ambiente e relazioni interregionali a Tosina di Monzambano", co-finanziato da Regione Lombardia sul Bando - Avviso unico 2017 relativo ad interventi per attività culturali - Anni finanziari 2017 e 2018 (D.D.G. del 05/06/2017)- Area d'intervento A7 – «Aree archeologiche e siti iscritti o candidati alla lista Unesco» (ultimazione LL prevista a fine 2017). Obiettivo primo del progetto è lo studio del sito di Tosina nel più ampio quadro dell’Italia settentrionale nel Neolitico tardo mediante ricerche mirate su temi di carattere generale quali: • l’approvvigionamento delle materie prime (selce soprattutto) • i percorsi di diffusione di materie prime, prodotti e tecnologie • le caratteristiche paleoambientali e climatiche • le relazioni culturali. Infatti la collocazione geografica della Tosina di Monzambano, non distante dai depositi selciferi della Lessinia, unita alla rilevante quantità di reperti litici rinvenuti (oltre 30.000 manufatti), rende lecito ipotizzare che durante il Neolitico il sito svolgesse un ruolo primario nella circolazione, nella gestione e distribuzione delle risorse litiche provenienti dalla regione alpina orientale che, in forma di semilavorati e prodotti finiti, erano destinati agli insediamenti dei territori posti ad West e a Sud. Allo scavo, infine, sono connessi interventi di divulgazione e valorizzazione (Incontro di studio su “La Tosina di Monzambano. Una comunità neolitica nel territorio padano-veneto tra V e IV millennio a.C.”, tenutosi a Castellaro di Monzambano il 23.4.2017), attività didattiche rivolte alle scuole del territorio e curate dall’archeologa R. Tremolada, un Corso di aggiornamento per docenti, organizzato al Museo Archeologico di Cavriana il 1° dicembre 2017, e un documentario, a cura del regista Piavoli, sulle attività di scavo, le ricerche specialistiche e gli incontri di divulgazione rivolti alla Comunità locale.