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Domenico Lo Vetro- Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria

Season Team

  • AIAC_1198 - Grotta del Cavallo - 2016
    Nella campagna di scavo 2016 l'indagine stratigrafica ha interessato una porzione residua dello strato B (Paleolitico superiore di _facies_ romanelliana), contenente due sottostrutture (fosse) che rappresentano la continuità delle analoghe cavità già messe in luce con gli scavi pregressi. Al di sotto è stata messa in luce una porzione residua, ancora in giacitura primaria, relativa al Paleolitico superiore arcaico di _facies_ uluzziana, sopravvissuta ai rimaneggiamenti dei clandestini. Una parte della campagna è stata dedicata alla bonifica del terreno rimosso conseguente agli scavi non autorizzati risalenti al periodo 19666-1975, al fine di valutare l'entità complessiva del deposito in posto post-musteriano che potrà essere oggetto di indagini future.
  • AIAC_3027 - Grotta del Romito - 2016
    L'indagine 2016 ha avuto come obiettivo il raccordo tra la sequenza stratigrafica del Riparo e quella del fondo grotta; si è potuto confermare che la sequenza mesolitica del riparo non è presente all’interno se non in alcuni esigui lembi. Sono stati interessati dall’indagine nel Riparo alcuni livelli del Paleolitico superiore finale che integrano le conoscenze sulla sequenza interna e che sono localizzati a ridosso del grande masso con l’incisione di Bos. Strutture, sottostrutture e paleo superfici sono venute in luce e saranno a breve oggetto delle indagini tafonomiche e paletnologiche.
  • AIAC_3027 - Grotta del Romito - 2017
    L'indagine 2017 ha avuto come obiettivo il raccordo tra la sequenza stratigrafica del Riparo e quella del fondo grotta; si è potuto confermare che la sequenza mesolitica del riparo non è presente all’interno se non in alcuni esigui lembi. Sono stati interessati dall’indagine nel Riparo alcuni livelli del Paleolitico superiore finale che integrano le conoscenze sulla sequenza interna e che sono localizzati a ridosso del grande masso con l’incisione di Bos. Strutture, sottostrutture e paleosuperfici sono venute in luce e saranno a breve oggetto delle indagini tafonomiche e paletnologiche.
  • AIAC_3797 - Pat - 2015
    Da agosto a settembre 2015 si è svolto in Valle Camonica lo scavo di Ossimo-Pat, un esteso luogo di culto e cerimoniale all’aperto con un allineamento Nord-Sud di stele e massi menhir istoriati dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.), posto al centro di due aree con tumuli/cenotafi e recinti a carattere votivo, già indagato tra 1994 e 2013 da parte della Soprintendenza Archeologia della Lombardia, sotto la direzione di chi scrive. Il santuario, abbandonato nell’età del Bronzo e di nuovo frequentato per tutta l’età del Ferro, rappresenta eccezionale espressione del fenomeno del megalitismo alpino che vede in Lombardia diffuse attestazioni in Valle Camonica e Valtellina e fa parte di un singolare paesaggio cultuale con altri siti coevi (Pat, Anvòia, Passagròp e Ceresolo-Bagnolo) ubicati su terrazzi di versante a ca. 800 m slm sull’altopiano di Ossimo-Borno. Obiettivi e motivazioni della ricerca: I principali obiettivi di un nuovo e definitivo intervento di scavo sono quelli già percorsi nel primo ciclo di indagini: 1. completare la documentazione della serrata sequenza stratigrafica del santuario dalla fase di fondazione, intorno alla metà del IV mill. a.C., fino al definitivo abbandono con la romanizzazione del territorio; 2. ricostruire le complesse vicende del sito (rituali praticati, azioni di trasformazione) nell’ambito della costruzione di un paesaggio rituale (straordinariamente mantenutosi nei millenni) in cui gli elementi importati dall’uomo (tumuli, allineamenti di stele, recinti votivi) dialogano con le emergenze naturali in un insieme inscindibile; 3. portare a termine lo studio della cultura materiale che rappresenta un complesso particolarmente significativo, per grado di conservazione e varietà tipologica e iconografica; 4. verificare il potenziale di fruizione del sito nell’ambito del Percorso tematico ai santuari megalitici calcolitici camuni. La Campagna di scavo 2015 ha interessato il Settore centrale con allineamento di monoliti istoriati che si snoda, con andamento N-S con le facce principali dei monumenti rivolte verso oriente, per una lunghezza di oltre 40 m, lungo l’orlo del terrazzo affacciato sulla Valle dell’Inferno. I monumenti vennero eretti a metà del IV mill. a.C., ma risultano poi subire più interventi di manipolazione, comprendente azioni di abbattimento, di frantumazione, di dislocazione, di re-istoriazione con cambio dell’iconografia maschile/femminile nel corso dei secoli, con alcune stele che, una volta abbattute o cadute, giacciono definitivamente a terra (“Pat 6, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 24, 25 e 26”) e altre che permangono erette (“Pat 1, 2, 10, 19, 22 e 23”). Il santuario è infatti il risultato di più fasi di costruzione e di ristrutturazione. Nella fase di fondazione, nella prima età del Rame, i costruttori impostarono l’allineamento dei monoliti su una sorta di gradino naturale in corrispondenza di un salto di pendenza strutturato con una cordonatura di pietre lungo la quale furono posizionati i monumenti, che in questa prima fase presentano le c.d. incisioni topografiche e, in genere, figurazioni “femminili” (collane a più fili, pendagli a doppia spirale, elementi dell’abbigliamento), come si osserva sia nella successione stratigrafica delle figurazioni, sia in alcune delle stele abbattute dopo la prima fase del santuario e non più istoriate. A Nord dell’allineamento si estende un’area priva di monoliti e occupata da recinti circolari, costituiti da un doppio cerchio concentrico di pietre (alcune delle quali, con la parte figurativa capovolta, sono istoriate con i motivi topografici) con al centro una struttura rettangolare con perimetro in sassi, in forma di sepoltura, ma contenente solo offerte (cuspidi di freccia in selce in una, nell’altra un vaso e una collana di vaghi in pietra, secondo un rituale già praticato nei tumuli/cenotafi dell’area Sud). Lo scavo 2015 ha rivelato che la struttura circolare posta in adiacenza al lato Nord dell’allineamento di monoliti istoriati è una tomba a cista litica su piattaforma. All’interno, i resti della deposizione secondaria di resti ossei umani, ammonticchiati, e cuspidi di freccia e una lama di pugnale in selce. Il rinvenimento della sepoltura rappresenta un fatto nuovo nel sito di Pat e, in generale, nei santuari megalitici della Valle Camonica e Valtellina indagati in questi anni e induce ad attribuire al sito cerimoniale anche la valenza di luogo di culto ancestrale e funerario ed a considerare alcuni dei monumenti incisi come raffigurazioni degli “antenati”.
  • AIAC_3797 - Pat - 2016
    Dal 25 maggio all’8 luglio 2016 si è svolto in Valle Camonica lo scavo di Ossimo-Pat, un esteso santuario megalitico dell’età del Rame, con riprese di frequentazione tra Bronzo Finale ed età del Ferro. La Campagna di scavo 2016 ha interessato i seguenti Settori: • il Settore centrale con allineamento di stele e massi menhir istoriati, nel quale sono state indagate le fosse di alloggiamento dei monoliti dislocati (perché scivolati o caduti o abbattuti). Procedendo da Sud verso Nord si sono indagate le fosse delle stele “Pat 22, 23, 24, 26, 13,15, 11e 12”, rilevandone la scarsa profondità (15-20 cm), anche in presenza di monoliti imponenti che superano i 2 m di altezza, l’uso di pietre di inzeppatura, in genere collocate lungo il lato a monte, cioè quello occidentale, la natura del riempimento, quasi sempre terreno limo-sabbioso, del tutto privo di reperti archeologici, salvo minuti frustoli carboniosi (nelle fosse di “Pat 23, 26, 11”); • il Settore settentrionale con recinti votivi. A Nord dell’allineamento di monoliti si estende un’area disseminata di recinti a doppio cerchio di pietre e struttura rettangolare interna (già scavati i circoli US 174, 173 ed ES 2), contenenti offerte “maschili” (cuspidi di freccia) o “femminili” (collana a più fili in perle di pietra e vaso) che attestano la reiterata frequentazione cerimoniale di questi luoghi di culto. Tra monoliti e circoli si trova la struttura sepolcrale in cista litica su piattaforma circolare in pietre scavata nel 2015 (US 227), pertinente ad un individuo maschile adulto (studio antropologico di Simona Marongiu). L’indagine del circolo 242 mostra una diversa struttura rispetto ai circoli scavati in precedenza che avevano all’interno del doppio cerchio di pietre una struttura rettangolare orientata NE-SO contenente le offerte. Il circolo 242, invece, presenta al centro una struttura circolare colma di pietrame sotto il quale sono deposte (e occultate) le offerte consistenti in cuspidi di freccia in selce di accurata fattura; • il Settore meridionale dei tumuli-cenotafi, dove si è scavato il Tumulo C con strutture connesse. Il tumulo C (US 256) ha forma circolare, con diametro E-O di m 5,05, N-S di 4,80 ca., copertura in sassi di medie dimensioni, perimetro in sassi più grossi infitti a coltello nel terreno. L’altezza del cumulo di pietre è di ca. 30 cm. Sopra è attestata una copertura in terra. Al centro si trova una struttura di forma sub-rettangolare con perimetro in pietre (US 271) e allineamento N-S, misurante m 2,30 N-S e 1,70 E-O e colmata da pietrame a scarsa matrice (US 286). Tolti i sassi che la colmavano, la struttura presenta il fondo regolarizzato nella parte Nord da pietre lastriformi (US 274) messe di piatto, in corrispondenza delle quali si rinvengono 15 punte di freccia in selce mentre un pugnale litico spezzato stava nella parte Sud. A breve distanza dal perimetro Sud ed Est del tumulo C si evidenziano anche altre strutture accessorie rispetto al tumulo, di forma circolare, due delle quali attribuibili a buchi per palo (segnacoli lignei?). Infine, una parte consistente delle ricerche è stata dedicata alla documentazione sul campo dei monumenti incisi rimasti in situ, tramite frottage, rilievo a contatto, foto digitali e 3D.
  • AIAC_4504 - Tosina - 2017
    In giugno e luglio 2017 si è svolta la sesta campagna di indagini archeologiche alla Tosina di Monzambano (MN), un insediamento del Neolitico Recente - Finale connotato da elementi della tarda Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata e della Cultura Chassey-Lagozza (fine V-primi secoli del IV millennio a.C.). Il sito, ubicato nelle colline moreniche a Sud del Lago di Garda si sviluppa sui versanti di un basso rilievo collinare prospiciente aree un tempo paludose, oggi bonificate, che costituiscono una sorta di difesa naturale attorno all’insediamento che è prossimo a due rivi d’acqua. L’abitato, che rappresenta uno straordinario segno plurimillenario nel paesaggio storico attuale che ancora conserva l’assetto circolare dell’antico impianto preistorico, è stato oggetto di cinque campagne di ricerca condotte nel 2006 (ricerche di superficie sistematiche su tutta l’area della collina), nel 2007 (scavo in estensione: Settori A e B), nel 2011-2012 (apertura di 18 sondaggi stratigrafici per definire l’estensione del sito), 2014-2015 e 2016 (scavo Settori A e B), sotto la direzione della Soprintendenza. Nel 2014 fu edita una prima monografia delle ricerche (POGGIANI KELLER R., a cura di, Contadini, allevatori e artigiani a Tosina di Monzambano (Mn) tra V e IV millennio a.C. Una comunità neolitica nei circuiti padani e veneti, Calcinato 2014). Dal 2017 lo scavo si svolge in concessione al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria. Gli obiettivi della campagna 2017 erano due: 1- completamento dell’indagine nel Settore di scavo A che era stato oggetto delle cinque Campagne di ricerca 2006-2016 2- apertura di un nuovo Settore di scavo in estensione in corrispondenza del Sondaggio 8 (aperto nel 2011 e ubicato nella particella catastale 54): il Settore C. Lo scavo stratigrafico ha previsto la setacciatura ad acqua della terra di risulta per raggiungere due risultati: - la ricostruzione paleoambientale di massimo dettaglio attraverso il recupero di tutti gli elementi di microfauna che offrono migliori indicazioni sulle variazioni climatiche e sugli aspetti ecologici generali dell’abitato neolitico di Tosina e del contesto territoriale circostante; - la definizione, attraverso la raccolta di ogni utile elemento, nell’ambito della catena operativa di lavorazione della selce (scarti di lavorazione, tecniche di confezionamento dei manufatti, provenienza materia prima), dell’assetto lavorativo ed economico del gruppo umano di Tosina dedito ad una produzione artigianale di manufatti in selce confezionati con materia prima proveniente dai Lessini veronesi, con tecniche mediate sia dai gruppi della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata dell’Italia settentrionale centro-orientale, sia dai Gruppi occidentali della Cultura Chassey-Lagozza. Nel corso della Campagna 2017 è stato elaborato anche il progetto di ricerca "Valorizzazione della Preistoria dell'Alto Mantovano: cultura, economia, ambiente e relazioni interregionali a Tosina di Monzambano", co-finanziato da Regione Lombardia sul Bando - Avviso unico 2017 relativo ad interventi per attività culturali - Anni finanziari 2017 e 2018 (D.D.G. del 05/06/2017)- Area d'intervento A7 – «Aree archeologiche e siti iscritti o candidati alla lista Unesco» (ultimazione LL prevista a fine 2017). Obiettivo primo del progetto è lo studio del sito di Tosina nel più ampio quadro dell’Italia settentrionale nel Neolitico tardo mediante ricerche mirate su temi di carattere generale quali: • l’approvvigionamento delle materie prime (selce soprattutto) • i percorsi di diffusione di materie prime, prodotti e tecnologie • le caratteristiche paleoambientali e climatiche • le relazioni culturali. Infatti la collocazione geografica della Tosina di Monzambano, non distante dai depositi selciferi della Lessinia, unita alla rilevante quantità di reperti litici rinvenuti (oltre 30.000 manufatti), rende lecito ipotizzare che durante il Neolitico il sito svolgesse un ruolo primario nella circolazione, nella gestione e distribuzione delle risorse litiche provenienti dalla regione alpina orientale che, in forma di semilavorati e prodotti finiti, erano destinati agli insediamenti dei territori posti ad West e a Sud. Allo scavo, infine, sono connessi interventi di divulgazione e valorizzazione (Incontro di studio su “La Tosina di Monzambano. Una comunità neolitica nel territorio padano-veneto tra V e IV millennio a.C.”, tenutosi a Castellaro di Monzambano il 23.4.2017), attività didattiche rivolte alle scuole del territorio e curate dall’archeologa R. Tremolada, un Corso di aggiornamento per docenti, organizzato al Museo Archeologico di Cavriana il 1° dicembre 2017, e un documentario, a cura del regista Piavoli, sulle attività di scavo, le ricerche specialistiche e gli incontri di divulgazione rivolti alla Comunità locale.