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Simona Marongiu- Università di Siena

Season Team

  • AIAC_2290 - Buca di Spaccasasso - 2018
    Nell’anno 2018, dal 3 al 15 settembre, è stata condotta la quattordicesima campagna di scavo nel sito di Poggio di Spaccasasso, nel Parco Regionale della Maremma (Alberese – GR). Le attività sono state condotte dal Laboratorio di Archeologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, dell’Università degli Studi di Siena e dall’Interuniversity Research Centre for the Study and Promotion of Prehistoric Cultures Technologies and Landscapes (CRISP). Le attività di scavo hanno riguardato l’approfondimento nei settori Nord Ovest e Sud Ovest del pianoro di cava, aperti nel corso delle indagini 2017; la ripresa delle indagini nei settori Nord Est e Sud Est dove le indagini erano state sospese dal 2016. La riapertura del settore NE era finalizzata allo scavo dell’area di fuoco, denominata “focolare 1”, caratterizzata da un accumulo di calcare calcinato commisto probabilmente a cenere, entrambi fortemente induriti. L’accumulo indurito ha restituito una discreta quantità di frustoli di carbone vegetale e alcuni percussori in gabbro (interi e frammentari). L’analisi preliminare allo FTIR del deposito indurito di questo punto di fuoco, in corso presso il Bioscience Research Center di Fonteblanda (GR), ha al momento riconosciuto elevati tenori di mercurio (Hg) mentre appare assente il cinabro (HgS). Tale risultato appare congruo con la tipologia di struttura analizzata. Il solfuro di mercurio, oggetto dell’estrazione mineraria del sito, se esposto a temperature anche non particolarmente elevate, libera mercurio. Diversamente, il cinabro, ben identificabile per il suo colore rosso, appare in forte concentrazione in tutto il deposito terroso e nel débris di riduzione mineraria che occupa l’area estrattiva nelle aree non soggette al calore dei fuochi. Come più volte riportato, l’uso del fuoco nel lavoro di estrazione è documentato a Spaccasasso sia nelle fasi di abbattimento del calcare che contengono le vene cinabrifere, sia in fase di riduzione, ciò a causa dell’estrema durezza del calcare in prossimità dei depositi di cinabro. E’ sicuramente plausibile che l’uso del fuoco, nonostante il buon livello delle tecniche atte al suo controllo, non potesse comunque prescindere dalla perdita di una parte del cinabro estratto in forma di mercurio. L’area di questo punto di fuoco potrebbe essere interpretata come luogo per la separazione del minerale dalla roccia incassante. Continuando verso il limite Ovest del pianoro, sempre nell’area Nord è stato ancora asportato terreno bruno, anche molto scuro, sciolto, con blocchi di calcare più o meno grandi e presenza di mazzuoli in quarzarenite, raramente in gabbro, interi e frammentari. Le diverse UUSS asportate mostrano una pendenza verso valle, contraria a quella delle UUSS dell’area Nord Est, tutte mediamente orizzontali o inclinate verso il fronte estrattivo. La quasi esclusiva presenza di strumentario da estrazione in quarzarenite, pone l’interrogativo ancora non chiarito del significato funzionale o cronologico da attribuire agli strumenti realizzati con questa materia prima. Al momento l’area non può essere datata con metodi di cronologia assoluta e lo stesso dato archeologico non consente una chiara collocazione cronologica del livello. In quest’area del pianoro continua ad essere invasiva la presenza degli apparati radicali di alcune piante che hanno chiaramente disturbato il deposito archeologico, imponendo una certa cautela nella lettura delle evidenze. Nell’area Sud dello scavo la prosecuzione delle indagini ha messo in evidenza nel settore prossimo alla parete Est, su cui si apre il pozzo minerario, un’ulteriore dispersione di calcare calcinato, più o meno indurito, misto a débris di dimensioni minute e minutissime nel quale sono disperse scaglie e blocchi calcarei medio grandi che delimitano la US verso W. Anche qui si rinvengono carbone vegetale e scaglie di gabbro. La tipologia del deposito, la sua collocazione spaziale e la sua inclinazione verso l’imboccatura del pozzo permettono di interpretarlo come accumulo di deiezione derivante dall’escavazione del pozzo. Sempre nell’area Sud ma verso il margine Ovest del pianoro, sono state isolate alcune UUSS negative contenenti ancora ossa umane e frammenti ceramici. Come già evidenziato nella scorsa campagna di scavo, queste presenze potrebbero essere messe in relazione ad interventi più recenti, forse sempre a scopo minerario, successivi alla fase in cui il pianoro fu usato come luogo di sepoltura durante l’età del rame.
  • AIAC_3797 - Pat - 2015
    Da agosto a settembre 2015 si è svolto in Valle Camonica lo scavo di Ossimo-Pat, un esteso luogo di culto e cerimoniale all’aperto con un allineamento Nord-Sud di stele e massi menhir istoriati dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.), posto al centro di due aree con tumuli/cenotafi e recinti a carattere votivo, già indagato tra 1994 e 2013 da parte della Soprintendenza Archeologia della Lombardia, sotto la direzione di chi scrive. Il santuario, abbandonato nell’età del Bronzo e di nuovo frequentato per tutta l’età del Ferro, rappresenta eccezionale espressione del fenomeno del megalitismo alpino che vede in Lombardia diffuse attestazioni in Valle Camonica e Valtellina e fa parte di un singolare paesaggio cultuale con altri siti coevi (Pat, Anvòia, Passagròp e Ceresolo-Bagnolo) ubicati su terrazzi di versante a ca. 800 m slm sull’altopiano di Ossimo-Borno. Obiettivi e motivazioni della ricerca: I principali obiettivi di un nuovo e definitivo intervento di scavo sono quelli già percorsi nel primo ciclo di indagini: 1. completare la documentazione della serrata sequenza stratigrafica del santuario dalla fase di fondazione, intorno alla metà del IV mill. a.C., fino al definitivo abbandono con la romanizzazione del territorio; 2. ricostruire le complesse vicende del sito (rituali praticati, azioni di trasformazione) nell’ambito della costruzione di un paesaggio rituale (straordinariamente mantenutosi nei millenni) in cui gli elementi importati dall’uomo (tumuli, allineamenti di stele, recinti votivi) dialogano con le emergenze naturali in un insieme inscindibile; 3. portare a termine lo studio della cultura materiale che rappresenta un complesso particolarmente significativo, per grado di conservazione e varietà tipologica e iconografica; 4. verificare il potenziale di fruizione del sito nell’ambito del Percorso tematico ai santuari megalitici calcolitici camuni. La Campagna di scavo 2015 ha interessato il Settore centrale con allineamento di monoliti istoriati che si snoda, con andamento N-S con le facce principali dei monumenti rivolte verso oriente, per una lunghezza di oltre 40 m, lungo l’orlo del terrazzo affacciato sulla Valle dell’Inferno. I monumenti vennero eretti a metà del IV mill. a.C., ma risultano poi subire più interventi di manipolazione, comprendente azioni di abbattimento, di frantumazione, di dislocazione, di re-istoriazione con cambio dell’iconografia maschile/femminile nel corso dei secoli, con alcune stele che, una volta abbattute o cadute, giacciono definitivamente a terra (“Pat 6, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 24, 25 e 26”) e altre che permangono erette (“Pat 1, 2, 10, 19, 22 e 23”). Il santuario è infatti il risultato di più fasi di costruzione e di ristrutturazione. Nella fase di fondazione, nella prima età del Rame, i costruttori impostarono l’allineamento dei monoliti su una sorta di gradino naturale in corrispondenza di un salto di pendenza strutturato con una cordonatura di pietre lungo la quale furono posizionati i monumenti, che in questa prima fase presentano le c.d. incisioni topografiche e, in genere, figurazioni “femminili” (collane a più fili, pendagli a doppia spirale, elementi dell’abbigliamento), come si osserva sia nella successione stratigrafica delle figurazioni, sia in alcune delle stele abbattute dopo la prima fase del santuario e non più istoriate. A Nord dell’allineamento si estende un’area priva di monoliti e occupata da recinti circolari, costituiti da un doppio cerchio concentrico di pietre (alcune delle quali, con la parte figurativa capovolta, sono istoriate con i motivi topografici) con al centro una struttura rettangolare con perimetro in sassi, in forma di sepoltura, ma contenente solo offerte (cuspidi di freccia in selce in una, nell’altra un vaso e una collana di vaghi in pietra, secondo un rituale già praticato nei tumuli/cenotafi dell’area Sud). Lo scavo 2015 ha rivelato che la struttura circolare posta in adiacenza al lato Nord dell’allineamento di monoliti istoriati è una tomba a cista litica su piattaforma. All’interno, i resti della deposizione secondaria di resti ossei umani, ammonticchiati, e cuspidi di freccia e una lama di pugnale in selce. Il rinvenimento della sepoltura rappresenta un fatto nuovo nel sito di Pat e, in generale, nei santuari megalitici della Valle Camonica e Valtellina indagati in questi anni e induce ad attribuire al sito cerimoniale anche la valenza di luogo di culto ancestrale e funerario ed a considerare alcuni dei monumenti incisi come raffigurazioni degli “antenati”.
  • AIAC_3797 - Pat - 2016
    Dal 25 maggio all’8 luglio 2016 si è svolto in Valle Camonica lo scavo di Ossimo-Pat, un esteso santuario megalitico dell’età del Rame, con riprese di frequentazione tra Bronzo Finale ed età del Ferro. La Campagna di scavo 2016 ha interessato i seguenti Settori: • il Settore centrale con allineamento di stele e massi menhir istoriati, nel quale sono state indagate le fosse di alloggiamento dei monoliti dislocati (perché scivolati o caduti o abbattuti). Procedendo da Sud verso Nord si sono indagate le fosse delle stele “Pat 22, 23, 24, 26, 13,15, 11e 12”, rilevandone la scarsa profondità (15-20 cm), anche in presenza di monoliti imponenti che superano i 2 m di altezza, l’uso di pietre di inzeppatura, in genere collocate lungo il lato a monte, cioè quello occidentale, la natura del riempimento, quasi sempre terreno limo-sabbioso, del tutto privo di reperti archeologici, salvo minuti frustoli carboniosi (nelle fosse di “Pat 23, 26, 11”); • il Settore settentrionale con recinti votivi. A Nord dell’allineamento di monoliti si estende un’area disseminata di recinti a doppio cerchio di pietre e struttura rettangolare interna (già scavati i circoli US 174, 173 ed ES 2), contenenti offerte “maschili” (cuspidi di freccia) o “femminili” (collana a più fili in perle di pietra e vaso) che attestano la reiterata frequentazione cerimoniale di questi luoghi di culto. Tra monoliti e circoli si trova la struttura sepolcrale in cista litica su piattaforma circolare in pietre scavata nel 2015 (US 227), pertinente ad un individuo maschile adulto (studio antropologico di Simona Marongiu). L’indagine del circolo 242 mostra una diversa struttura rispetto ai circoli scavati in precedenza che avevano all’interno del doppio cerchio di pietre una struttura rettangolare orientata NE-SO contenente le offerte. Il circolo 242, invece, presenta al centro una struttura circolare colma di pietrame sotto il quale sono deposte (e occultate) le offerte consistenti in cuspidi di freccia in selce di accurata fattura; • il Settore meridionale dei tumuli-cenotafi, dove si è scavato il Tumulo C con strutture connesse. Il tumulo C (US 256) ha forma circolare, con diametro E-O di m 5,05, N-S di 4,80 ca., copertura in sassi di medie dimensioni, perimetro in sassi più grossi infitti a coltello nel terreno. L’altezza del cumulo di pietre è di ca. 30 cm. Sopra è attestata una copertura in terra. Al centro si trova una struttura di forma sub-rettangolare con perimetro in pietre (US 271) e allineamento N-S, misurante m 2,30 N-S e 1,70 E-O e colmata da pietrame a scarsa matrice (US 286). Tolti i sassi che la colmavano, la struttura presenta il fondo regolarizzato nella parte Nord da pietre lastriformi (US 274) messe di piatto, in corrispondenza delle quali si rinvengono 15 punte di freccia in selce mentre un pugnale litico spezzato stava nella parte Sud. A breve distanza dal perimetro Sud ed Est del tumulo C si evidenziano anche altre strutture accessorie rispetto al tumulo, di forma circolare, due delle quali attribuibili a buchi per palo (segnacoli lignei?). Infine, una parte consistente delle ricerche è stata dedicata alla documentazione sul campo dei monumenti incisi rimasti in situ, tramite frottage, rilievo a contatto, foto digitali e 3D.