Name
Fausto Simonotti
Organisation Name
Studio di Ricerca Archeologica

Season Team

  • AIAC_1696 - Capitolium - 2006
    L’avvio dei lavori di restauro delle pareti affrescate della cella W del santuario di età repubblicana ha reso necessaria, la rimozione di un ultimo lembo di stratigrafia conservatosi sulla sommità del perimetrale ovest dell’aula. Si trattava di un livello di limo argilloso misto a detriti, collocato all’interno di un modesto scasso della muratura con profilo troncoconico capovolto, sul fondo del quale si intravedevano, in sezione, frammenti ossei riferibili ad uno scheletro umano. Lo scavo dello strato ha permesso di esporre i resti di una sepoltura orientata E-W, con capo ad W, troncata appena al di sotto del bacino dalle attività edilizie ed in parte sigillata da un plinto in cemento armato di recente collocazione. I resti scheletrici evidenziati - ben conservati e riferibili a prima vista ad un individuo in età adulta, di modesta statura (m 1,50/1,60), inumato in una semplice fossa in posizione supina con le braccia distese lungo i fianchi - erano accompagnati da un elemento di corredo collocato lungo il lato sinistro, nello spazio tra il corpo e l’avambraccio: un pettine in osso lavorato di grandi dimensioni. Il manufatto, riccamente decorato da incisioni geometriche, prevalentemente occhi di dado e curve concentriche, giaceva adagiato di piatto con la dentatura rivolta verso il busto del defunto ed orientamento visibilmente concorde con quello anatomico, particolari che potrebbero tradire una collocazione intenzionale successiva alla deposizione. Interessante notare come l’oggetto recuperato sia l’unico elemento di corredo rinvenuto nelle tombe presenti nell’ampio settore occupato da Palazzo Pallaveri, corrispondente alla porzione settentrionale del portico W del Capitolium di età imperiale.
  • AIAC_196 - Cascina Paoletti (Menec) - 2005
    Sondaggi archeologici effettuati in un appezzamento presso la Cascina Menec, dove arature avevano portato in superficie frammenti di ceramica fine e zolle carboniose, hanno permesso l’individuazione di tre gruppi di sepolture (5 nel settore nord, 2 al centro e 11 in quello sud) molto simili tra loro dal punto di vista della tipologia e dei corredi restituiti. Si tratta di sepolture ad incinerazione, in alcuni casi delimitate o coperte da embrici. Le fosse sono a pianta subrettangolare o subquadrangolare, orientate N-S e E-W (profonde m 0,20-0,30) con fondi piano-concavi. Il riempimento delle fosse è costituito da terra di rogo, ricca di carboni e di frammenti di ceramica nella maggior parte dei casi a vernice nera, ma anche a pareti sottili (coppette, patere, piatti, bicchieri, olpi, lucerne, olle, balsamari, fusaiole). Tutte restituiscono una lama di coltello o altri oggetti metallici (monete di bronzo, frammenti di lamina bronzea, manico di padella, anse di bronzo, pugnali, un simpulum, lame e piedini troncoconici della lettiga in ferro, chiodi, ganci e cesoie). In alcuni casi il perimetro delle tombe è ampliato sul lato corto a comprendere piccoli gruppi di oggetti integri (patere e coppette in vernice nera, olpi, lucerne o olle). L’assenza di un piano di calpestio relativo alla necropoli è imputabile a ripetute alluvioni subite dalla zona, che hanno provocato l’erosione di camminamenti e battuti. Tracce di questi eventi si riscontrano in un residuo strato argilloso di colore marrone giallastro presente in modo discontinuo nella zona indagata e all’interno di alcune tombe. Le tracce di strutture individuate nei settori sud e centrale potrebbero essere relative alla delimitazione (visti anche i buchi per palo) di un’area particolare situata fra i due gruppi di sepolture.
  • AIAC_197 - Via Gabriele Rosa, 14 - 2005
    Lo scavo di via Gabriele Rosa ha fornito due novità interessanti per la conoscenza del centro romano: un basolato stradale relativo ad un decumano parallelo a quello principale di via Musei, una delle maggiori arterie viarie di Brixia, finora mai documentata e la conferma dell’esistenza di importanti edifici, forse a carattere pubblico, forniti di efficienti servizi idrici e fognari, nell’isolato compreso tra il decumano appena scoperto e quelli ipotizzati più a sud lungo la via Cattaneo. Nella fase principale dell’impianto d’età romana (Fase romana 1, I sec. d.C.), il lastricato stradale è completato da marciapiedi, il suo percorso è delimitato da edifici con ambienti seminterrati e sotterranei che si estendono nella zona sud per centinaia di metri quadrati (a raccordarsi con le strutture d’età romana rinvenute nel 1977 in Piazzetta Legnano). La strada, orientata W-E collegava i due settori principali della città antica attraverso la cerniera dell’area forense. La realizzazione dell’asse viario coincide anche con la costruzione del sottostante cunicolo, opera al momento di difficile lettura per la presenza di due nicchie votive, in cui sono stati recuperati carboni, piccoli ossi ed una monetina di bronzo. Gli edifici attraversano in seguito varie fasi di ristrutturazione (Fase romana 2, III sec. d.C.) con il riutilizzo di elementi edilizi (ad es. elementi di suspensurae e marmi) nel rispetto dell’assetto planimetrico originario. In età tardoromana (Fasi tardoromane 1-2, IV-V sec. d.C.) i sotterranei sono parzialmente abbandonati e colmati di macerie, l’asse stradale viene ricoperto con inerti ed occupato da nuovi edifici. Si alternano frequentazione su battuti pavimentali inconsistenti, accumulo di rifiuti e crescite naturali per abbandono temporaneo. (Filli Rossi, Fausto Simonotti)
  • AIAC_202 - Paiole - 2005
    La verifica è stata effettuata in corrispondenza del rinvenimento avvenuto nel maggio 2005 durante una ricognizione in località Paiole (Corte Franca), in occasione di più estese indagini archeologiche su un sito preistorico. Lungo una strada campestre, appena sotto la cotica erbosa, emergevano tegole con giacitura orizzontale che avevano fatto pensare alla presenza di una probabile struttura tombale in cassa di laterizi. L’apertura di un piccolo settore di scavo (di m 1,60 x 2,00) ha evidenziato, alla profondità di m 0,15 dal p.d.c., la presenza di due embrici accostati per il lato corto, con i risvolti girati in basso. Entrambi presentavano numerose fratture dovute al transito di mezzi agricoli. Lungo il margine nord-est vi era un allineamento di ciottoli e pietre. L’asportazione delle tegole ha mostrato come l’allineamento di ciottoli fosse pertinente ad un muretto a secco largo circa m 0,45 e lungo m 1,45, che delimitava una cavità subrettangolare (profonda m 0,66) con fondo a SE. Il taglio conteneva quasi esclusivamente ciottoli e rare pietre. Non sono stati recuperati frammenti di ceramica o di laterizi. Si è notata la presenza di rari frustoli carboniosi e di un solo frammento d’osso. In considerazione di quanto osservato, è possibile che le strutture esaminate siano pertinenti ad un contesto d’abitato. Potrebbero, infatti, essere parte di opere legate alla sistemazione del pendio, in antico ancora più pronunciato dell’attuale. I lavori agricoli di terrazzamento, soprattutto nella zona ovest, hanno sicuramente asportato buona parte dell’eventuale deposito archeologico (frammenti di embrici sono sparsi in tutto l’areale). (Fausto Simonotti)
  • AIAC_203 - Serniga - 2005
    Le indagini sono state eseguite a seguito della segnalazione, effettuata dal Gruppo Grotte Gavardo, di un rinvenimento di materiali d’età romana. I reperti rinvenuti in seguito ad un piccolo sterro (lucerna a canale aperto e coppa in terra sigillata) indicavano la probabile presenza di una sepoltura. Un saggio di scavo in coincidenza di una lacuna nella superficie rocciosa, ha rilevato la presenza dei primi frammenti ceramici e di un’armilla di bronzo. Lo svuotamento della depressione ha portato al recupero di numerosi chiodi di varia foggia e dimensione oltre ad altri frammenti di ceramica e di ossa combuste. Sono state inoltre recuperate una moneta di bronzo (asse di Traiano) ed una fibula di bronzo. La giacitura dei materiali indica la presenza di una deposizione intenzionale di oggetti selezionati in parte sicuramente provenienti da rogo funebre (T. 1). A m 0,80 verso SW dalla tomba 1 è stato rinvenuto il resto di un altro rogo funebre (T. 2) con ossa combuste e numerosi chiodi della stessa tipologia di quelli rinvenuti nella tomba precedente. Sono state inoltre recuperate due monete di bronzo (sesterzi di Commodo e Faustina II), una fibula con molla bilaterale a 13 spire e staffa ripiegata sull’arco, una piccola fibula parzialmente fusa ed un ago, anch’essi di bronzo. Ad una prima analisi le deposizioni si presentano cronologicamente eterogenee, con elementi tardo La Téne (fibule) associati a monete romane del II sec. d.C. (Fausto Simonotti)
  • AIAC_610 - S. Maria di Torba - 2001
    Nel luglio 2001 sono stati eseguiti saggi di scavo preliminari all'approvazione del progetto adeguamento impianti del complesso di Torba; in particolare lungo i perimetrali meridionale e occidentale della chiesa di Santa Maria. I saggi di scavo lungo il perimetrale meridionale a sinistra dell'ingresso alla chiesa, hanno evidenziato non soltanto un deposito archeologico con sepolture, contiguo all'area saggiata negli anni ottanta e che dovrà essere esplorata complessivamente in futuro ma ha messo anche in evidenza parte del perimetrale e la testata della chiesa di fase 1(scavi e cronofasi di G.P. Brogiolo). Ciò ha permesso la rettifica dell'andamento di tale perimetrale rispetto a quanto precedentemente rilevato e pubblicato. Si è potuto così meglio notare come le tracce nel pavimento odierno relative alla chiesa più antica, realizzate a chiusura scavi anni ottanta, risultano errate. Infatti il perimetrale settentrionale riportato nel pavimento recente segue una direzione NE/SO che non risponderebbe né a quanto esperito nel 2001 né alla ricostruzione di G.P. Brogiolo. Un altro saggio di scavo lungo il perimetrale occidentale, costruito nell'ultima fase di ampliamento della chiesa, ha messo in evidenza piani di lavoro e strutture forse a salvaguardia della chiesa, costruite a ridosso del versante. La chiesa di S. Maria di Torba fa parte della postazione di fondovalle dell'antica Sibrium, Castel Seprio, localitàricordata dai geografi ravennati (VII sec. d.C.) ma in realtà località frequentata dal Bronzo Finale. Occupa terreni al limite settentrionale dell'odierno comune di Castelseprio (VA) ed un'esigua parte dell'odierno contiguo comune di Gornate Olona (VA). L'antica località subì numerose vicissitudini e fu distrutta nel 1287 dalla famiglia Visconti in lotta con la famiglia Della Torre, per la conquista della signoria di Milano. Un editto dell'arcivescovo Ottone Visconti ne decretò il perpetuo abbandono. Il parco archeologico di Castelseprio è aperto al pubblico dalla fine degli anni cinquanta. (Angela Surace)