Name
Valentino Gasparini
Organisation Name
Università di Perugia

Season Team

  • AIAC_1898 - Falacrinae - 2009
    The third season of excavation at the site of the Roman villa at San Lorenzo took place between the 6th July and 15th August and involved some 40 students from universities in Italy, Ireland, Spain, Slovakia and the United Kingdom. The site, which lies 4 kilometers to the south of Cittareale overlooking the Via Salaria, was first identified at the end of the 19th century, has since 2007 been the subject of detailed investigation through geophysical survey and excavation by the British School at Rome and the University of Perugia. The aim of the 2009 excavation was to investigate a range of rooms at the northern extent of the villa, initially indicated by the geophysical survey, and whose presence was confirmed at the close of the previous year’s excavation. Furthermore, excavation continued of the late antique phase, identified in the western range of the complex, where over the course of the previous two years a small workshop has been discovered, revealing that the villa was the site of a various forms of production in the late 4th and early 5th century AD. Finally, a test trench was planned in order to assess the southern extent of the villa, in view of future excavation. The 2008 excavation had revealed the north-western corner of a large double colonnade, to the east of which lay an open area, and behind which appeared to lie a series of rooms. This was confirmed by the 2009 excavation, which discovered a series of five rooms, two of which were decorated with white limestone mosaic floors, and one which was decorated with a marble floor in opus sectile. These rooms, which formed the pars urbana of the villa, also served to define the northern limit of the complex, also confirmed by a substantial external wall and the end of a long paved drainage channel. The spectacular discovery of a preserved floor in opus sectile is amongst the most important aspects of this villa. The two different types of modules used in the composition of the floor, together with the various different types of marble, suggest that the pavement can be dated to the Flavian period, a moment in which the villa was subject to significant alterations. Also discovered in this northern part of the complex was a small calidarium, as identified by the presence of in situ suspensurae and a praefurnium. The second major area which the 2009 excavation focussed upon was the continued investigation of a series of rooms of the complex which were later reused in the late antique, after a period of abandonment of the villa in the 3rd century AD. The discovery over the previous years of a series of pools and several paved bases which had been exposed to firing, as well a number of bronze vessels and millstones, together with a small hoard of coins gave an indication as to the activity in this villa in the late antique. Excavation therefore continued of the most southerly room before the site is cut by a small track and a modern pipeline. The excavation revealed further aspects of production on the site, including the mould of a lamp, as well as confirming the probability of several phases of construction in the late antique period. Excavation has shown that a significant part of the central range of the complex lies underneath the church and modern cemetery of San Lorenzo. Therefore, guided by the results of a magnetometry survey conducted in 2008, an evaluation trench, begun the previous year, was further extended to the south of the complex. The results suggest that the first phase of the villa lay on the southern end of the terrace, and as the villa was monumentalised in the Early Imperial period, it extended to the north, finally covering an area of approximately 10,000m².
  • AIAC_1899 - Falacrinae - 2006
    La campagna di scavo 2006, eseguita in concessione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, si è concentrata in due zone: nella località Collicelle (con il compito di completare l’esplorazione della necropoli tardoantica), e nell’area a sud della frazione di Vezzano, dove l’indagine geofisica del 2005 e la presenza di materiali archeologici in superficie avevano segnalato un insediamento antico. L’ipotesi che si trattasse del _vicus_ di _Falacrinae_ era suggerita dall’ampiezza dell’area, circa 7-8 ettari, che permetteva di escludere l’identificazione con una villa o comunque con un insediamento minore. Lo scavo ha permesso di confermare questa ipotesi: all’interno dell’area scavata (più di 500 mq) venivano portate alla luce i resti di due abitazioni, una delle quali, quasi integralmente liberata nel corso di questa campagna di scavi, appare costituita da due settori distinti, approssimativamente della stessa superficie (circa 140 mq). Il primo settore, caratterizzato dalla presenza di un atrio con un piccolo impluvio, da cubiculi (stanze da letto) e da altri locali non identificabili, era chiaramente destinato ad abitazione privata; il secondo, comprendente solo due grandi ambienti, con un ampio ingresso, era invece probabilmente destinato a magazzino di derrate o ad officine. Si tratta di vere e proprie fattorie, ma non disperse, bensì concentrate all’interno dell\'abitato. E’ notevole che l’occupazione del sito, documentata dai materiali raccolti, che ha inizio nel VI secolo a.C., si concluda con l’abbandono alla fine del periodo giulio-claudio: è inevitabile collegare tale cesura con l’accesso di Vespasiano al potere e con la distribuzione delle terre sabine a veterani della guerra giudaica, che dovettero determinare lo spostamento degli abitanti del vicus in fattorie disperse nel territorio. Lo scavo, di straordinaria importanza, non solo ha permesso di risolvere in via definitiva il controverso problema della localizzazione di _Falacrinae_, ma costituisce il primo esempio di esplorazione ampia e sistematica di un _vicus_: il tipo di insediamento non urbano, universalmente diffuso in tutta l’area appenninica dell’Italia centrale e meridionale, per cui fino ad oggi si disponeva solo delle scarse ed equivoche testimonianze dei testi letterari antichi. Da questo punto di vista, lo scavo di _Falacrinae_ costituirà l’esempio pilota per la conoscenza dell’habitat italico e delle sue caratteristiche forme di insediamento: un’indagine cruciale per una storia dell’Italia antica non esclusivamente concentrata sul centro egemone di Roma e sulle sue diramazioni.
  • AIAC_1899 - Falacrinae - 2007
    Alla terza campagna di scavo la ricerca si è concentrata in due settori: l’area di Vezzano, la cui esplorazione, già iniziata lo scorso anno, aveva rivelato la presenza di strutture pertinenti a un abitato, identificabile con ogni probabilità con il vicus di Falacrinae, luogo di origine dell’imperatore Vespasiano; e l’area adiacente al cimitero di S. Lorenzo, dove indagini di superficie ed esplorazioni geofisiche avevano segnalato la presenza di resti antichi, pertinenti verosimilmente ad una villa. Nel primo settore (Vezzano) è stata scavata un’area di circa 1000 mq (da aggiungersi ai circa 800 esplorati lo scorso anno). Sono emerse le strutture di una serie di edifici, pertinenti in parte ad abitazioni, in parte a una struttura cultuale che presenta almeno tre fasi successive, tra il VI secolo a.C. e la fine del periodo repubblicano. Da una serie di fosse scavate nel terreno provengono manufatti certamente di carattere rituale (buccheri, lucerne, pesi da telaio, monete ecc.) che permettono di riconoscervi i depositi votivi del santuario. Alcuni oggetti globulari realizzati in arenaria, con lettere incise vanno interpretati come simboli aniconici di divinità, da identificare probabilmente con Lari o altre entitità del mondo sotterraneo. Di particolare rilevanza è la scoperta di un calice di bucchero del VI secolo a.C. contenente le ossa di un neonato. Tale struttura rappresenta il più antico tempio sabino finora conosciuto. In ogni caso, l’identificazione dell’abitato (che sembra abbandonato nella seconda metà del II secolo d.C.) con _Falacrinae_ sembra confermata.
  • AIAC_1899 - Falacrinae - 2008
    La campagna di scavo del 2008 nel sito di _Falacrinae_ si è svolta tra il 7 luglio e il 16 agosto: in considerazione del fatto che si trattava dell’ultima campagna prima del bimillenario della nascita di Vespasiano (occasione di molteplici eventi, convegni e mostre, una delle quali avrà sede nella stessa Cittareale) si è ritenuto opportuno prolungarla a sei settimane (invece delle cinque abituali) e raddoppiare il numero delle persone coinvolte, portandolo a quaranta presenze quotidiane. Ciò ha permesso, tra l’altro, di ampliare notevolmente la superficie scavata. La stagione, cui hanno partecipato archeologi inglesi, italiani, francesi, spagnoli, slovacchi e australiani, ha fornito risultati di notevole importanza. Le aree prese in esame sono le stesse della campagna 2007: i siti di Vezzano e di San Lorenzo. Nel primo caso, si è completato lo scavo della particella catastale iniziata già dal 2006: è stata definitivamente chiarita la natura di santuario del complesso individuato: le prime manifestazioni sicure sono di età arcaica (inizio del VI secolo a.C.), e la stessa funzione si prolunga almeno fino al periodo tardo-repubblicano, con una fase prevalente nel III secolo a.C.: dato di particolare importanza, dal momento che esso corrisponde all’inizio della conquista romana (290 a.C., Curio Dentato), come conferma la presenza di numerosi graffiti latini su ceramica a vernice nera. Il carattere sacro del sito è attestato dalla presenza di numerosissime fosse votive (più di un centinaio), molte delle quali hanno restituito materiale di varia tipologia, ma sempre collegato a una funzione cultuale: ossa animali, ceramica a vernice nera (per lo più coppe), pesi da telaio, ciottoli sferici con lettere incise (cifre), oltre a materiali combusti: Si tratta certamente di resti di sacrifici e di libazioni, rivolti a divinità di carattere infero; l’assenza in alcune fosse di resti analoghi si spiega con la natura effimera dei prodotti libati (vino, latte, granaglie?). Si tratta ovviamente di un santuario di _vicus_, del tipo di quelli noti da fonti letterarie, iscrizioni e scavi (Amplero): in questo caso, siamo in presenza di un documento di grande importanza, trattandosi del primo, e in ogni caso del più antico luogo di culto del genere scoperto nell’area sabina. La scoperta di alcune sepolture di infanti lungo i muri di alcuni edifici annessi al santuario ha rivelato la pratica di un rito particolare (suggrundaria), che autorizzava la sepoltura dei bambini accanto alle case (“sotto le gronde”), in deroga all’interdetto che proibiva le sepolture all’interno degli abitati: ciò dimostra che il santuario era inserito in un’area occupata anche da abitazioni. Per quanto riguarda il vicus stesso, da identificare con la _Falacrinae _ ricordata da Suetonio come luogo di nascita di Vespasiano, sembra confermato che esso si trovasse nella stessa area: i saggi effettuati in vari punti del pianoro hanno permesso di portare alla luce solo scarsi resti delle sue strutture, che sono state purtroppo in gran parte distrutte dalle arature profonde. Un nucleo messo in luce nella particella situata immediatamente a sud di quella integralmente scavata sembra pertinente ad abitazioni: in esso infatti sono del tutto assenti le fosse votive. Di particolare interesse il materiale ceramico, databile in gran parte tra l’VIII e il VI secolo a.C., che dimostra la notevole antichità del vicus, già esistente in età protostorica.
  • AIAC_638 - Falacrina - 2005
    La prima campagna di scavo a _Falacrinae_, destinata a portare alla luce i resti del vicus natale di Vespasiano (anche in vista delle celebrazioni in occasione del bimillenario della nascita dell’imperatore, che cadrà nel 2009) si è svolta nel mese di agosto del 2005 nella località Collicelle. L’importanza archeologica del sito era già segnalata da alcune scoperte occasionali: un’importantissima iscrizione latina relativa alla guerra sociale (91-89 a.C.) e la base di una grande colonna in calcare. Una campagna di esplorazione geofisica, svolta a cura della British School at Rome nella primavera 2005 aveva confermato la presenza di resti antichi. Lo scavo ha riportato alla luce un grandioso edificio di carattere pubblico della seconda metà del II sec. a.C., dotato di un atrio tetrastilo con colonne corinzio - italiche nel quale si dovrebbe riconoscere la villa publica di _Falacrinae_, il luogo cioè destinato alla leva militare e alle esercitazioni sportive della _iuventus_ locale, come conferma l’esistenza di una grande spianata adiacente, sostenuta da un lungo muro di sostruzione, nella quale si dovrebbe riconoscere il _campus_ (terreno di allenamento e di gara). In età tardo antica, probabilmente tra il IV e il VII secolo d.C., l’area aveva perduto la sua funzione originaria, come dimostra la presenza di un’estesa necropoli, di cui sono state scavate trenta tombe ad inumazione. Di grande interesse sono il sistema di seppellimento, chiaramente orientato, e i corredi funerari, in qualche caso di una certa ricchezza. Notevole, in particolare, una deposizione femminile caratterizzata da un ricco corredo di gioielli, tra cui emerge una fibula a disco con la rappresentazione di due personaggi e un’iscrizione con i loro nomi.
  • AIAC_638 - Falacrina - 2006
    Nel corso di questa campagna è stato completato lo scavo della necropoli tardo-antica (IV-VII secolo d.C.) in località Collicelle, che ha restituito un’altra ventina di tombe, con le stesse caratteristiche di quelle scavate in precedenza e con alcuni ricchi corredi femminili, anche se nell’area scavata quest'anno sembrano concentrarsi soprattutto deposizioni di bambini.