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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2016
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una dettagliata ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate dall’uomo preistorico nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5. Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia.
Su alcuni resti di carnivori (soprattutto _Ursus spelaeus_ ) sono state rinvenute delle tracce di macellazione riconducibili sia ad uno sfruttamento per scopi alimentari che al recupero delle pellicce.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica
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AIAC_611 - Atella - 2017
Il comune di Atella si trova in provincia di Potenza (Basilicata), circa 10 km a sud della sommità del Vulture. Il giacimento paleolitico è localizzato a sud dell’attuale cittadina, alle spalle del moderno cimitero comunale, su un terrazzamento posto a circa 90 metri più in alto rispetto all’attuale alveo della Fiumara di Atella.
Nella continuità delle ricerche portate avanti da più di 20 anni dal Prof. Borzatti dell’Università di Firenze, il nuovo gruppo di lavoro italo-francese, si è dato l'obiettivo di ottenere nuovi risultati sui modi di vita, il paesaggio e l’ambiente degli uomini che popolavano il territorio attuale di Atella 600.000 anni fa.
Durante la missione 2017, lo scavo del deposito ha interessato l’insieme F in due aree diverse, nella parte alta e media del deposito che sembra di indicare storie tafonomiche complesse e varieghiate. La ricostituzione di queste dinamiche è uno degli obbiettivi delle analisi micromorfologiche in corso. Lo scavo di quest’anno ha permesso di mettere in luce 136 pezzi, tra cui 95 elementi litici (piccoli strumenti e schegge) e 41 resti faunistici che saranno studiati durante una missione invernale.
In continuità con il lavoro effettuato durante la campagna del 2016, si è portato avanti il lavoro di conservazione e di primo restauro dei resti faunistici presenti nel sito concentrandosi sulla difesa bassa di Elefante antico.
In sintesi, per quello che riguarda l’inquadramento cronostratigrafico, le diverse occupazioni umane sono avvenute durante 0.65 e 0.6 Ma, in diversi ambienti paleogeografici, e conservate in diversi contesti deposizionali. Il proseguimento dello scavo e delle analisi permetterà di affinare queste preliminari ipotesi sul contesto di deposizione, la paleogeografia, e le attività umane svolte sul sito del Cimitero di Atella.