AIAC_2234 - Gabi - 2018La campagna di scavi e ricerche 2018 del Gabii Project (Mogetta e Becker 2014), la decima consecutiva all’interno del Parco Archeologico di Gabii, si è svolta come di consueto nei mesi di Giugno-Luglio. Le attività sul campo hanno riguardato tre settori, già in corso di scavo nel 2017, dell’area oggetto di indagine, corrispondenti a distinti bacini stratigrafici chiaramente delimitati da strutture murarie e da particolari elementi topografici.
Nell’Area C le indagini si sono concentrate nel settore meridionale della casa ad atrio che occupa l’isolato (Mogetta-Becker 2014; Gallone-Mogetta 2013). Le indagini al di sotto degli orizzonti di età Arcaica hanno portato alla luce evidenze ascrivibili per lo più all’età orientalizzante. Sono stati scavati piani di occupazione con buchi di palo e piani di calpestio relativi all’insediamento capannicolo adiacente a quello precedentemente portato alla luce nella contigua Area D (cfr. scheda Fasti 2014 e 2015). Sono state inoltre portate alla luce due tombe infantili orientalizzanti associabili alle strutture abitative individuate.
L’Area G-H è un ampio settore che comprende parti di due isolati che si affacciano rispettivamente a N e S della strada principale (Mogetta 2014). Nell’Area G, lo scavo ha interessato una delle strade, con andamento Nord-Sud che si dipartono dall’asse viario principale (Via Gabina). Lo scavo ha messo in luce una sequenza di strade basolate, battuti stradali e glareate, che coprono un ampio arco cronologico (III a.C. -V d.C.). Inoltre si è proseguito lo scavo all’interno di due ambienti posti a Sud della via Gabina. Qui, al di sotto dei livelli pavimentali Imperiali, è stato portato in luce un complesso sistema di smaltimento delle acque.
Nell’Area I, prospiciente l’asse viario principale (Mogetta 2014), le indagini si sono concentrate nel settore occidentale, proseguendo lo scavo degli ambienti parzialmente indagati nel 2017 e aprendo un nuovo fronte ad ovest. Lo scavo ha raggiunto i livelli pavimentali del complesso (di cui non si conosce ancora il limite occidentale). Si tratta di una grande domus ad atrio la cui costruzione è ascrivibile all’età Imperiale, caratterizzata da ampi ambienti pavimentai con mosaici in bianco e nero a decorazione geometrica. La defunzionalizzazione del complesso, ben documentato dallo scavo di dei livelli di distruzione e abbandono, è databile al IV d.C.
La campagna 2018, oltre a confermare la presenza di una estesa occupazione di età orientalizzante, con associazione di capanne e tombe infantili, ha fornito nuovi dati sulla sequenza delle strade, comprovando una occupazione lunga e continuativa del sito. Lo scavo della grande domus imperiale, d’altro canto, testimonia una vitalità economica e costruttiva di cui gode ancora in età medio Imperiale, almeno questo settore di Gabii.
AIAC_2800 - Acropoli, cd. tempio di Giove - 2016La campagna di ricerca, svoltasi a settembre 2014, si è articolata in piccoli interventi di verifica stratigrafica e nel riordino della documentazione.
Nel 2015 e 2016 ci si è dedicati al completamento del rilievo e allo studio delle strutture e, soprattutto, ad operazioni di catalogazione e studio dei materiali rinvenuti nelle campagne pregresse al fine di predisporre lo studio analitico e l’edizione del complesso.
Presso le navate settentrionali è stato scavato un gruppo esiguo di tombe, risparmiato nel corso delle campagne precedenti. Sul limite opposto meridionale, con due brevi saggi, sono state verificate le stratigrafie più recenti: ancora un piccolo nucleo di tombe e accumuli da attribuire alla fase moderna di vita e contemporanea permettendo di chiarire la pertinenza cronologica di un gruppo di murature la cui interpretazione non poca confusione ha creato nella letteratura scientifica.
Lo studio dei reperti ha, invece, permesso di avanzare nuove ipotesi circa i sistemi di rivestimento del tempio. Agli annessi del santuario, o alla parete esterna del monumento, è da attribuire un sistema decorativo in stucco e pittura a finti ortostati, rientrante nella famiglia del così detto primo stile o strutturale. Si tratta delle superfici parietali cui sono pertinenti anche i frammenti di intonaco bianco o rosso su cui sono tracciati numerosissimi graffiti in greco e latino pertinenti alla frequentazione sacra del santuario.
Per la fase tardo augustea, la revisione dei contesti marmorei ha permesso di ricostruire a grandi linee il sistema decorativo delle celle. I muri esterni del complesso del naos erano rivestiti da lastre marmoree con paraste in brecce colorate. La prima cella, dominata sul fondo dal podio rivestito in pavonazzetto, presentava alle pareti semicolonne in muratura a inquadrare nicchie poco profonde su podio. La decorazione in questo caso era affidata alla pittura e agli stucchi. L’effetto finale risponde al gusto decorativo augusteo che, a partire dalle soluzioni monumentali e preziose del tempio di Apollo Sosiano, è possibile ritrovare in numerose declinazioni fino a raggiungere, per esempio, le semplificazioni quasi standardizzate dei sistemi decorativi delle pareti dell’edificio di Eumachia a Pompei o di quello dell’edificio dedicato al culto imperiale sullo stesso foro pompeiano. La seconda cella era, invece, interamente rivestita di marmo, come testimoniano i resti delle grappe metalliche che è stato possibile ritrovare in traccia nel vivo delle murature. Questa seconda cella, preziosa anche nelle forme dei rivestimenti, accessibile dai fianchi, doveva con ogni probabilità accogliere il o i simulacri di culto.
A una delle due celle, forse alla prima, montato al di sopra delle colonne, sul possibile architrave rilevato, doveva appartenere una iscrizione monumentale su marmo di cui sono stati ritrovati nel corso delle diverse campagne più frammenti, lastre reimpiegate in luoghi diversi della chiesa forse come chiusura delle tombe. Lastre e lettere, rubricate in rosso, sono tutte dello stesso modulo e _ductus_ . Il testo, estremamente frammentario, doveva contenere più titolature, nomi di personaggi della casa imperiale e dello stesso imperatore: un iniziale di lastra con Ti[---] è forse ancora troppo poco per poter supporre che l’imperatore coinvolto nella ricostruzione fu Tiberio associato con Livia: ricordo che proprio gli scavi del tempio hanno restituito due iscrizioni in cui si menziona Cupiennio Satrio Marciano, figlio di un amico intimo di Augusto, cumano, che, proprio nei primi anni del regno di Tiberio, fa ricostruire l’ _aedes Apollinis_.