AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2016La campagna di scavi, su concessione ministeriale, è stata condotta nell’arco di tre settimane ed ha visto la partecipazione di ricercatori e studenti dell’Università del Salento.
L’indagine ha interessato due settori.
_Area Nord_
La rimozione dell’accumulo agricolo ha permesso di riportare alla luce il piano di roccia. Gran parte della superficie è interessata da carreggiate, relative a percorsi già identificati in precedenza, collegati allo sfruttamento del banco calcareo in età moderna.
Nella parte più occidentale è stato riconosciuto un fronte della cava del VI-V sec. a.C.: si conservano due blocchi e dall’accumulo proviene un fr. di ceramica a vernice nera tardoarcaica.
Nella zona centrale sono state intercettate tre tombe orientate E-O relative al cimitero del V-VI sec. d.C.
La tomba 1 (1,84x0,60x0,45 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità e cuscino a O. Il riempimento è costituito da terreno compatto marrone-rossiccio, con schegge di pietra e resti malacologici. All’estremità orientale era una concentrazione di ossa lunghe, alcune delle quali in connessione. I resti sono riferibili ad almeno 5 individui adulti; inoltre sono stati recuperati alcuni oggetti di corredo: uno spillone e due anelli in bronzo, un vago in pasta vitrea.
La tomba 2 (1,95x0,60x0,10 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità. Il riempimento è costituito da terreno molto compatto marrone-rossiccio, misto a fr. calcarei, con numerose ossa pertinenti sia ad adulti che a sub-adulti.
Nella tomba 3 (1,75 x 0,60 x 0,25 m) alcuni resti scheletrici si sono conservati in connessione a ridosso del margine N.
_Saggio Sud_
L’esplorazione dell’area a sud delle chiese è stata avviata con gli obiettivi di definire l’articolazione topografica e funzionale degli spazi adiacenti all’impianto paleocristiano e di accertare eventuali presenze relative alle fasi preromane.
Al di sotto del terreno agricolo è stata intercettata, nell’angolo N, una struttura (US 2349) con orientamento NE-SO; ad essa appare associato un livello di frequentazione (US 2338) con materiale ceramico di epoca tardo-romana (tegole, fr. di vetro ed una moneta di bronzo del V sec. d.C.). E’ stato rinvenuto anche un fr. di _skyphos_ a vernice nera.
Al di sotto della US 2338 è stato identificato uno strato calcareo giallo-bruno (US 2341), presente su tutta l’area; esso contiene materiale di epoca tardo-romana, ma anche una fibula arcaica. Sulla sua superficie si è messa in evidenza una traccia di terreno scuro (US 2339-2340), con andamento rettilineo N-S, larga 60 cm ca., che prosegue oltre i limiti del saggio: appare riferibile all’asportazione di un muro collegato alla prima chiesa (IV-VI secolo), le cui strutture sono realizzate con grandi blocchi.
Nella parte meridionale del saggio è stato evidenziato l’angolo di un edificio, i cui muri proseguono oltre le sezioni. Essi sono realizzati con pietre irregolari a secco e sembrano delimitare un ambiente. Sono stati scavati due livelli di distruzione: il primo di terreno morbido, bruno-arancio, con fr. ceramici tardo-romani, manufatti in pietra e resti di fauna; il secondo di terreno morbido, bruno scuro, con pochi fr. ceramici e di vetro. Entrambi i contesti hanno restituito elementi della fase messapica.
L’asportazione della US 2341 ha consentito di mettere in luce sul lato occidentale del saggio un battuto pavimentale in calcare molto compatto, tagliato dal ghost wall 2339.
Al momento non è possibile stabilire con certezza la cronologia degli elementi riportati alla luce. Il battuto pavimentale deve essere associato ad una struttura a blocchi completamente asportata e forse legata al primo edificio di culto; più problematica la datazione dell’ambiente nell’angolo sud-est le cui caratteristiche potrebbero consentire di riferirla ad età messapica.
AIAC_4405 - Fondo Torre - 2016Presso Giuggianello è stata condotta una campagna di scavi per proseguire indagini condotte nel 2006-2007, quando furono messe in luce parti di una grande struttura circolare, interpretata come torre di avvistamento messapica (IV-III sec. a.C.), collocata tra gli insediamenti di Vaste e MuroLeccese. Fu identificato, per una lunghezza di oltre m 16, un muro a blocchi con andamento curvilineo, conservato per cinque assise sovrapposte, messe in opera con andamento a scarpa.
Per definirne planimetria, funzione e cronologia, sono state praticate tre trincee.
A. Si colloca sulla prosecuzione della struttura già in luce. Al di sotto di un modesto strato di accumulo superficiale (ca. 15 cm) è stata intercettata un’unica assisa di blocchi, con andamento curvilineo (US 31). Essi si presentano di forma trapezoidale e misurano ca. m 1,20 x 0,65 (lato esterno) x 0,45 (lato interno); lo spessore varia tra 25 e 30 cm. Sono messi in opera a cuneo, e risultano posizionati con estrema cura, strettamente connessi. La faccia superiore è obliqua, accentuatamente inclinata verso l’interno. All’esterno è stato messo in luce un livello di distruzione (US 32); all’interno è presente un riempimento di pietre di medie dimensioni legate da terreno bruno-rossastro (US 46), in fase con la struttura a blocchi.
Un piccolo saggio, praticato all’esterno del muro, ha permesso di identificare due strati: il primo ha restituito alcuni frammenti di ceramica acroma di età ellenistica ed appare interpretabile come un accumulo livellato per mettere in opera i blocchi (US 40); esso copre uno strato con frammenti di ceramica ad impasto dell’età del Bronzo (US 41).
B. Ha consentito di mettere in luce un altro lungo tratto dell’opera a blocchi nella zona nord; qui si conserva, sia pur parzialmente, anche una seconda assisa. I blocchi hanno modulo costante, tranne alcuni elementi più piccoli verso est. All’esterno della struttura è emerso un livello di distruzione (US 43) corrispondente a quello intercettato nella trincea A; esso copre uno spesso strato di terreno argilloso (US 33) di colore verdastro, compatto, che si appoggia ai blocchi. All’interno è presente un riempimento di pietre di medie dimensioni (US 46).
C. Va dalla trincea B fino al centro dell’edificio. Contiguo al paramento, è emerso un riempimento di pietre di medie dimensioni legate da terreno bruno-arancio, in fase con i blocchi. Procedendo verso la zona centrale, al di sotto dell’accumulo agricolo (US 36), è stato portato in luce un riempimento costituito da grosse pietre informi in calcarenite compatta e frr. di blocchi (US 39). I grandi massi, associati a terreno incoerente, sono stati rimossi: essi erano a contatto con uno strato bruno-rossiccio (US 42) che ha restituito impasti dell’età del Bronzo ed una lama in selce.
Le indagini hanno permesso di riportare alla luce quasi interamente un anello di blocchi squadrati che definisce un edificio a pianta circolare con diametro di 24,5 m. L’alzato della struttura era costituito da più filari concentrici e rastremati. Il modulo e la tipologia dei blocchi, insieme ai reperti rinvenuti, consentono di proporre una datazione tra il IV ed il III sec. a.C.
Il paramento in tecnica isodoma, insieme ad una intercapedine di pietre, funge da fodera di un ampio basamento di pietre. Questo corrisponde ad un “specchia” risalente all’età del Bronzo Medio, anch’essa con funzione di controllo del territorio. In età ellenistica la struttura più antica, ancora in vista, venne risistemata e monumentalizzata e probabilmente, nella parte centrale, fu innalzata una torretta lignea, così che l’intera costruzione poteva raggiungere un’altezza di almeno 10 m.