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Giorgio Manzi - Università “La Sapienza”

Season Team

  • AIAC_1023 - Incaldana, Roccia S. Sebastiano - 2016
    Sistematiche ricognizioni nel territorio di Mondragone sono state condotte a partire dal 1994 nell’ambito di un progetto promosso dalla Cattedra di Preistoria dell’Università di Napoli “Federico II” e successivamente dell’Università di Roma “La Sapienza”, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e con il Comune di Mondragone. Ad una fase finale del Paleolitico superiore risalgono i materiali scoperti nel 1993, fuori contesto stratigrafico, presso una cava in località Incaldana. L’industria litica è attribuibile all’Epigravettiano finale. Le prime determinazioni paleontologiche hanno consentito di accertare la presenza di una fauna caratterizzata da equidi, bovidi e, in numero minore, cervidi. Una datazione C14 su resti di fauna (Mondragone R-2447=11.495±143 BP, calibrata 13,595-13,249 BP) colloca questo giacimento intorno a 13.500 anni fa. Nel corso delle successive ricognizioni venne individuata, nel 1999, una grotta in località Roccia San Sebastiano, alle falde del versante meridionale del Monte Massico, completamente ostruita da deposito in parte rimaneggiato e da detriti di una vicina cava di calcare. Campagne di scavi annuali hanno permesso di esplorare, ancora su una estensione limitata a pochi metri quadrati, un importante deposito riferibile ad una fase finale del Gravettiano, al quale una datazione C14 su ossa combuste, ottenuta dal Laboratorio C14 dell’Università “La Sapienza”, attribuisce un’età di circa 23.000 anni fa (19.570±210 BP, calibrata 23.660 – 22.770 BP) e ad un sottostante deposito musteriano datato C14 a circa 40.000 anni fa. L’analisi dei dati acquisiti grazie a un rilevamento georadar e ad un carotaggio di controllo effettuati nel 2005, indica che il deposito preistorico ha uno spessore di circa 3 m. L’industria litica recuperata nel corso delle diverse campagne finora condotte, costituita da decine di migliaia di manufatti e scarti di lavorazione, appare indirizzata soprattutto alla produzione di microgravettes e lamelle a dorso abbattuto, mentre quella musteriana si riferisce ad una _facies_ finale. La fauna è caratterizzata da resti di cavallo, idruntino, cervo, uro, camoscio e, più rari, cinghiale, lupo e volpe. Alcuni resti umani, riferibili ad un singolo individuo di età compresa tra 8 e 10 anni di età, e un molare di individuo adulto sono stati rinvenuti nella porzione superficiale del deposito gravettiano. Un molare deciduo di bambino di circa 10 anni è stato rinvenuto alla base del livello musteriano nel 2009. Ricerche sul DNA di questo reperto sono attualmente in corso presso l’Università degli Studi di Firenze da parte del Prof. David Caramelli. L’asportazione dei grossi massi sopra e all’interno del deposito ha permesso negli ultimi anni di liberare una più vasta estensione del deposito preistorico che è stato in più occasioni esplorato sia per quanto riguarda i livelli gravettiani che, in limitate aree, per quelli musteriani. Per quanto riguarda il deposito musteriano è stato possibile perfezionare la conoscenza della frequentazione più antica e mettere in luce alcuni livelli finora non ancora noti. Questi livelli si caratterizzano per la presenza di un’industria di piccole dimensioni su ciottoli di selce e diaspro con evidenza di metodo levallois e scagliati. Questi livelli si sovrappongono ai livelli di base già noti caratterizzati, tra l’altro, da manufatti musteriani ricavati su calcare. Al di sopra di questi livelli la sequenza prosegue con una fase di frequentazione aurignaziana a sua volta ricoperta dalla già nota lunga frequentazione gravettiana che sigilla il deposito. Infine, una parte importante delle attività di ricerca è stata dedicata al progressivo rilievo 3D della grotta e ad una più raffinata documentazione delle possibili manifestazioni di arte incise sulle pareti della grotta stessa. La rimozione nel corso dell’ultimo anno di grossi massi e di una parte importante del deposito rimaneggiato consente oggi un migliore apprezzamento dell’estensione della grotta stessa.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2022
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna di scavo 2022 ha interessato i livelli G, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi). I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia due nuovi bifacciali su calcare e selce. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Durante la campagna di scavo 2022, all’interno del livello I1 è stato rinvenuto un grande frammento di palco di un cervide di grandi dimensioni. Il reperto, che costituisce un rinvenimento molto raro per questo periodo, è caratterizzato dalla presenza della porzione basale, inclusa la rosetta.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2016
    Dal 10 luglio al 6 agosto 2016 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’indagine si è estesa nei qq. 156-159, 166-169 e 174-179 del quadrante 1 del I settore di scavo, in parte già oggetto di esplorazione nel 2015. L’intervento è stato predisposto per la rimozione dell’unità 3 originata da depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini (dall’alto al basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b) allo scopo di mettere in luce l’archeosuperficie 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. La 3c, già indagata a partire dagli anni ’80, rappresenta la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta in seguito alla riduzione delle aree umide. Si riscontrano concentrazioni minori di materiali rispetto alle archeosuperfici più recenti, tra questi si annoverano resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa rubefatta dello spessore di pochi centimetri. L’industria litica si caratterizza per la presenza di schegge in selce di piccole dimensioni che non presentano tracce di trasporto postdeposizionale. Si annoverano frammenti ossei indeterminabili di dimensioni varie, ma anche alcuni resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre di elefante e corna di bisonte. I materiali osteologici sono stati ripuliti e consolidati. A fine scavo l’archeosuperficie 3c è stata messa in luce in tutti i quadrati dell’area oggetto di ricerca ad eccezione dei quadrati 158 e 174-175. La registrazione informatizzata dei dati di scavo, impostata direttamente sullo scavo, ha permesso l’immediato sviluppo del rilievo planimetrico grazie all’utilizzo di una stazione totale e all’uso di un sistema integrato di acquisizione (registrazione coordinate dei reperti, immagini ortorestituite, analisi GIS, ecc.). Come di consueto, il vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche. Durante la campagna di ricerca scientifica è stato organizzato un ciclo di conferenze presso il Museo Paleolitico di Isernia dal titolo “Pomeriggi al Museo. Scavi in corso a Isernia La Pineta: condividiamo le ricerche” con relatori italiani e stranieri. A fine campagna di scavo sono stati presentati al pubblico i risultati della ricerca scientifica presso la sala della Gea Medica di Isernia.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2017
    Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b). I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori. Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci). I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca. Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.