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C. Lacirignola, E. Toma, N. D. Mogavero, M. A. Vadacca, G. Cannarile, A. Stano - Università del Salento

Season Team

  • AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2016
    La campagna scavi 2016 presso la piazza d’armi del castello di Lecce si è svolta tra i mesi di settembre e ottobre sotto la direzione del Prof. Paul Arthur e la partecipazione di studenti e laureandi dell’Università del Salento. Le indagini si sono concentrate principalmente nel settore meridionale e settentrionale dell’area, quest’ultimo interessato, nel 2015, da un allargamento verso nord e verso est del fronte di scavo. I risultati raggiunti con l’ultima campagna di scavi, nonostante la brevità dell’intervento, sono incoraggianti in quanto permettono ancora di riscrivere la storia del castello di Lecce. Nel settore nord dell’area i lavori svolti nel 2015, avevano portato in luce il piano pavimentale costituito da un battuto in tufina e terra pressata realizzato in epoca aragonese in concomitanza con la rasatura dei resti del castello angioino e la creazione della piazza d’armi. All’interno di questo piano sono state intercettate due concentrazioni di buche di palo, collocate rispettivamente in prossimità del margine occidentale ed orientale del settore. In entrambi i casi, le buche, pressoché equidistanti tra loro, mantenevano un andamento rettilineo in senso E-O. Le buche situate nella porzione occidentale del settore, hanno intaccato e danneggiato le fasi più antiche di un muro (US 8275) orientato in direzione E-O, arrivando a raggiungere una profondità di ca. 80 cm. Diversa, invece, è la situazione delle buche rinvenute nella porzione orientale del settore che si spingono al massimo fino a ca. 30 cm di profondità. In entrambi i casi, le buche potrebbero essere pertinenti a delle aree porticate, a palizzate o a recinti risalenti ad una fase posteriore alla sistemazione aragonese del cortile. La rimozione dell’ultimo lembo di tufina nella porzione centrale ed orientale del settore ha permesso di riportare completamente alla luce, un piano di frequentazione (US 8327) formato da terreno battuto, misto a conci informi di medie dimensioni e a ceramica databile al XV secolo. Nella porzione centrale del settore il piano US 8327 è stato intaccato da quattro fosse; tre di esse sono risultate contemporanee tra loro e con un riempimento omogeneo. La quarta, collocata a N-O rispetto alle altre tre ed adiacente al muro US 8275, appariva, invece, informe e riempita da tre livelli di terreno che hanno restituito materiali di varia natura e di epoche differenti (XV-XVI sec.). Si tratta di materiali lapidei e fittili, tra cui anche una cospicua concentrazione di coppi, oltre che frammenti di intonaco e carbone. Terminata l’asportazione di quest’ultima fossa, sono emersi i resti di una fornace per metallo, probabilmente abbattuta durante una delle fasi di costruzione del muro US 8275. Di essa si conservano la base della camera (US 8478), riconoscibile in un cordolo perfettamente circolare in terreno limoso, e la cupola (US 8475), composta dallo stesso materiale e rinvenuta collassata verso sud. Il terreno della cupola è stato completamente scavato e conteneva una considerevole quantità di carbone e di gocce e scorie metalliche in lega di rame. Sono stati inoltre recuperati alcuni frammenti appartenenti ad uno stampo ed al mantice della fornace. Nel settore meridionale dello scavo le indagini si sono concentrate particolarmente nell’area adiacente al limite meridionale dell’area e, poco più a nord, all’interno di un vano. Entrambe le zone hanno restituito interessanti dati, relativi alle fasi più antiche del castello. Nella fattispecie si è operato a ridosso del muro di età federiciana US 619 intercettato fin dalle prime campagne di scavo (si vedano le schede degli anni 2009-2015 e relativa bibliografia). Nel vano a nord del muro sono stati intercettati tre livelli pavimentali; si tratta, dal più alto al più basso, di un battuto in tufina con focolare e di due battuti duecenteschi in terra, relativi probabilmente a momenti di risistemazione dell’ambiente, determinati forse dallo svilupparsi di incendi, documentati da rilevanti residui di carboni, rinvenuti sia in forma sparsa che concentrata in tutta la superficie dei piani pavimentali. L’ultimo piano intercettato, probabilmente di età federiciana, conserva le tracce di un poderoso incendio nel quale sono andate bruciate alcune travi in legno. Queste ultime evidenze sono state accuratamente campionate e lo scavo dell’intero vano rinviato alla prossima campagna. A sud del muro US 619 si è proceduto con lo scavo delle testimonianze relative alla fase di frequentazione di epoca normanna già messe in luce lo scorso anno. Gli ultimi strati scavati prima di giungere al terreno naturale, comprendono un crollo che copriva un’ampia fossa circolare (US 8446). Il materiale ceramico associato al crollo, composto da laterizi, tra cui alcuni coppi con decorazione incisa ad onda, è databile al XII secolo. E' da menzionare inoltre il rinvenimento di una moneta del re ed imperatore Corrado II (1027-1039) all’interno del crollo. Lo scavo del settore meridionale della piazza d’armi può considerarsi concluso essendo giunti al terreno naturale privo di evidenze antropiche. Ciò porta a concludere, come peraltro già avanzato in altra sede (ARTHUR 2014), che la fondazione del castello di Lecce debba farsi risalire all’età Normanna. Lo studio dettagliato dei reperti ceramici e numismatici potrà aiutare a formulare una datazione più precisa.