Name
Davide Visentin - Università di Ferrara

Season Team

  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2016
    La campagna di scavo 2016 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013, 2014 e 2015 ed ha comportato l’apertura di una superficie globale di 5,50 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti) e S-O. Sono inoltre stati aperti due sondaggi esterni di 50 cm di lato. Dopo la rimozione della cotica erbosa (riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Al di sotto di US 12, solo su una porzione della superficie aperta, compariva il suolo denominato US 23 (consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato); sulla restante era attestato un passaggio diretto tra US 12 a US 18 (suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto). I manufatti litici, attestati lungo tutta la sequenza, si addensavano al passaggio tra US 23 e US 18 e tra US 12 e US 18. Lo scavo dell’orizzonte eluviale di US 18 ha rivelato la presenza di diversi carboncini all’interno delle chiazze violacee nei quadrati più stabili e meno disturbati. Da segnalare la presenza di un livello a matrice argillosa di colore grigio scuro-nerastro (US 27), attestato su un’area ristretta di circa 1m x 0,50 m, interpretato come il riempimento di una cavità originata da radici/ceppaia; questo appariva inglobato all’interno di US 18 e 8. Non trattandosi di un “taglio” vero e proprio (ma di un rimaneggiamento _in situ_ dei sedimenti che non ha comportato asporto) non è stata identificata un’unità stratigrafica negativa. La sequenza, omogenea su tutta la superficie esplorata, appariva, caratterizzata di bioturbazioni diversamente accentuate da zona a zona, attribuibili principalmente all’azione di radici e ceppaie. In uno dei due sondaggi esterni US 18 non era presente e i manufatti rarefatti (probabile area di riporto di in corrispondenza di un piccolo dosso). Al termine della campagna, su tutta la superficie esplorata, è stato messo in luce US 8, livello basale sterile di origine glacio-lacustre, il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1000 manufatti litici (600 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2017
    Durante la campagna di scavo 2017 si è ampliata ulteriormente la superficie esplorata tra il 2013 e il 2016 interessando un’area di 5,25 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti). Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione in situ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 era presente US 18, un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale, a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto. Nella porzione più meridionale dell’area esplorata sono state rilevate alcune discontinuità stratigrafiche legate sia a fattori naturali che antropici. Al tetto di US 18 è stata individuata una lente carboniosa interpretabile come un focolare non strutturato (US 28). Una volta asportata US 18, inoltre, è stata identificata la prosecuzione di US 27 (identificata nel 2016), ossia un livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro interpretato come il riempimento di una cavità originata da una ceppaia. US 27 si approfondiva al di sotto di un livello con caratteristiche tessiturali e colorimetriche simili a quelle del livello glacio-lacustre sterile (US 8) che costituisce la base della sequenza archeologica. Quest’ultimo è stato ridenominato US 8B e interpretato come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici. Inoltre, al tetto di US 8B, è stata individuata un’altra struttura di combustione denominata US 31. Accanto a questa ceppaia ne è stata identificata una seconda, di dimensioni più ridotte, denominata US 29. In questa stessa zona dello scavo, nelle porzioni non interessate dalla presenza delle ceppaie, dopo la rimozione di US 18 è apparso un livello marcatamente bruno-aranciato con numerose concrezioni calcitiche, denominato US 30. Tale livello sembra costituire un’alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro e potrebbe essere legato alla presenza di una grossa struttura di combustione nelle zone adiacenti. Una simile situazione era, infatti, stata rilevata anche in corrispondenza del focolare datato (su base radiometrica, ma privo di materiali diagnostici) all’Età del Rame, individuato nel 2014. L’intervento si è chiuso con la messa in luce della già citata US 8 il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1700 manufatti litici (772 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.